Scandalo a Filadelfia

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Scandalo a Filadelfia
Philadelphia Story 16.jpg
I tre protagonisti in una scena
Titolo originaleThe Philadelphia Story
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno1940
Durata112 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Generecommedia, sentimentale
RegiaGeorge Cukor
Soggettodalla commedia teatrale di Philip Barry
SceneggiaturaDonald Ogden Stewart
ProduttoreJoseph L. Mankiewicz
Casa di produzioneMGM
Distribuzione (Italia)MGM (1947)
FotografiaJoseph Ruttenberg
MontaggioFrank Sullivan
MusicheFranz Waxman
ScenografiaCedric Gibbons
CostumiAdrian
TruccoJack Dawn
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Doppiaggio originario:

Ridoppiaggio TV:

Scandalo a Filadelfia (The Philadelphia Story) è un film del 1940 diretto da George Cukor. I protagonisti sono Katharine Hepburn, Cary Grant e James Stewart.

Scelto nel 1995 per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti,[1] è considerato uno dei migliori esempi della cosiddetta comedy of remarriage, genere popolare negli anni trenta e quaranta, in cui una coppia divorziava per poter intrattenere delle relazioni con altri partner, per poi risposarsi, espediente usato per rappresentare una relazione extraconiugale, all'epoca non accettata nel mondo cinematografico statunitense.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Katharine Hepburn e James Stewart.

Tracy Lord è una viziata e presuntuosa ragazza dell'alta società di Filadelfia. Stanca di suo marito, Dexter Haven, lo sbatte fuori di casa e gli chiede il divorzio. Due anni dopo Tracy è in procinto di risposarsi con un nouveau riche, lavoratore ma anche un po' noioso.

Dexter, che è comunque ancora innamorato di lei, incarica Macaulay Connor, un giornalista di una rivista scandalistica, di appiccicarsi alle costole della ex moglie, cercando nel frattempo in tutti i modi di mandare a monte le nozze. Anche il giornalista finisce suo malgrado con l'innamorarsi dell'affascinante Tracy ma così facendo riuscirà a farle capire chi ama in realtà.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film è giudicato come uno dei migliori esempi di commedia sofisticata.[senza fonte]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film ebbe una candidatura a 6 premi Oscar: miglior regia (gli altri concorrenti quell'anno erano Ford, Hitchcock e Wyler), miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura (vinto) e miglior attore protagonista (vinto).

James Stewart vinse il suo unico Oscar come attore protagonista battendo il suo amico Henry Fonda (con Furore), Laurence Olivier (con Rebecca - La prima moglie) e Il grande dittatore di Charles Chaplin. Non aspettandosi di vincere, e non avendo nemmeno votato per se stesso, bensì per Fonda, non aveva nemmeno pianificato di prendere parte alla cerimonia di premiazione; venne avvisato di dover essere presente in un secondo momento, con un abbigliamento "da sera", visto che avrebbe dovuto, appunto, essere premiato. Stewart ebbe comunque sempre la sensazione che questo premio fosse in un certo senso una compensazione per non essere stato premiato l'anno precedente, con Mr. Smith va a Washington.

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al cinquantunesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al quarantaquattresimo posto.[3]

Altri adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Cary Grant e John Howard

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Librarian Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 18 dicembre 1995. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) John Douglas Eames, The MGM Story Octopus Book Limited, Londra 1975 ISBN 0-904230-14-7
  • Alvin H. Marill, Katharine Hepburn - Storia illustrata del cinema, Milano Libri Edizioni, giugno 1976 (versione italiana di Katharine Hepburn, Pyramid Communications Inc., 1973)

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Controllo di autoritàVIAF: (EN316751867 · GND: (DE7500294-2 · BNF: (FRcb16463069m (data)
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