Basilica di San Michele Maggiore

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Basilica di San Michele Maggiore
San Michele Maggiore, Pavia, veduta laterale della facciata.jpg
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Pavia-Stemma.png Pavia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Arcangelo Michele
Stile architettonico romanico
Completamento XI-XII secolo

Coordinate: 45°10′56″N 9°09′25″E / 45.182222°N 9.156944°E45.182222; 9.156944

Il tiburio

La basilica di San Michele Maggiore, capolavoro di stile romanico lombardo, è una delle principali chiese di Pavia, risalente ai secoli XI e XII.

Particolare della facciata

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una prima chiesa dedicata a san Michele Arcangelo fu costruita originariamente nel periodo longobardo. È infatti documentata per la prima volta nell'età di Grimoaldo (662-671) e probabilmente la sua fondazione risale a quel periodo. Essa ebbe un ruolo primario nel contesto ecclesiastico pavese: in età carolingia era affidata a un collegio di chierici (i monaci di san Colombano di Bobbio) e sede di cerimonie ufficiali[1]. Nel X secolo l’edificio compare nei documenti con il nome di San Michele “Maggiore” e viene indicato come chiesa palatina, cioè legata al palazzo dei re, che doveva trovarsi pochi isolati più a Nord.

A Pavia fu coniata la prima moneta longobarda, la quale raffigurava proprio la chiesa di San Michele[2].

Questo primo edificio fu distrutto da un incendio nel 1004.

La costruzione della nuova chiesa, ossia dell'attuale basilica, iniziò verso la fine dell'XI secolo (a questo periodo risalgono cripta, coro e transetti) e fu completata sicuramente completata entro l'anno nel 1155, con una interruzione dovuta al grande terremoto del 3 gennaio 1117.

Nella Basilica da poco ricostruita, il giorno di lunedì 17 aprile 1155 Federico Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia, all’età di 32 anni.

La basilica ospitò nei secoli altre fastose cerimonie ed incoronazioni.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La basilica di San Michele è considerata il prototipo della chiesa romanica medievale, tra le chiese medievali che vanta Pavia, quali la chesa di San Pietro in ciel d'oro e San Teodoro.

San Michele però si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per la struttura che per le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra invece del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato, a differenza di quanto accade, per esempio, in San Pietro in Ciel d'Oro, dove il transetto non sporge dal corpo di fabbrica rettangolare della chiesa. Tale transetto, dotato di una propria facciata sul lato settentrionale, di una propria finta abside nel lato opposto e di una volta a botte sostanzialmente diversa dalle volte a crociera delle restanti parti della chiesa, costituisce quasi un corpo autonomo, una seconda chiesa compenetrata a quella principale: una soluzione inedita per quei tempi.

Già le dimensioni della basilica (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri) evidenziano l'importanza di questa parte della struttura. All'incrocio tra navata e transetto si alza l'ardita cupola ottagonale (assai asimmetrica), su pennacchi di tipo lombardo.

Pianta[modifica | modifica wikitesto]

La pianta della Basilica di San Michele maggiore di Pavia, illustrazione tratta dall'Enciclopedia Britannica (1911).

La pianta a croce latina presenta una suddivisione in tre navate, a ciascuna delle quali corrisponde un portone sulla facciata. La navata centrale è larga il doppio delle laterali. Il transetto presenta una propria facciata con tanto di portale d'accesso, situato sul lato nord. Tale facciata è sostanzialmente differente da quella principale, in quanto meno ricca di dettagli, ma dispone di una propria ampia piazzetta indipendente in funzione di sagrato.

Alzato e copertura[modifica | modifica wikitesto]

La navata maggiore presenta ora quattro campate, come le navate laterali. Le campate della navata principale hanno pianta rettangolare con lato maggiore parallelo alla facciata e sono coperte da volte a crociera con costoloni. Le volte sono state costruite tra il 1488 e il 1491 da Iacopo da Candia e dal figlio Agostino: originariamente vi erano due volte a crociera (o due cupole secondo Piero Sanpaolesi) a pianta quadrata che probabilmente sostenevano direttamente il manto di copertura (o, secondo alcuni storici, con volta cupolata su modello delle basiliche romanico-bizantine come San Marco a Venezia).

La ricostruzione con uno schema di quattro campate rettangolari garantiscono una migliore efficienza statica del complesso. Contestualmente fu costruita una struttura lignea a capriate ancora parzialmente conservata[3].

Sul transetto si eleva una cupola di discrete dimensioni, la cui volta raggiunge internamente un'altezza di circa 30 metri. Le navatelle laterali sono sovrastate da matronei, che, oltre ad avere una funzione formale, svolgono un preciso compito statico: creare cioè forze laterali che si contrappongano e arginino la pressione delle volte della navata centrale. Le quattro cappelle rettangolari che si aprono a coppie, in corrispondenza della seconda e terza campata delle navate laterali, sono un'aggiunta molto più tarda.

Sotto l'abside, che presenta un grande affresco cinquecentesco, troviamo l'altare del 1383 con delle reliquie al suo interno. I muri sono molto solidi, soprattutto all'esterno, rinforzati da contrafforti in muratura che respingono la pressione delle volte.

La facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata presenta un lineare profilo a capanna del tipo a "a vento" (cioè più alta del tetto della navata centrale), impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta di ventuno arcatelle. I contrafforti sono costituiti da pilastri a fascio che scandiscono verticalmente la superficie. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici, nonostante i numerosi programmi di restauro conservativo avviati negli ultimi decenni. Fra queste San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col Bambino e quelle presenti sul portale.

Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi. Tale disposizione è una ricostruzione ottocentesca: fino a quel periodo, era presente infatti un grosso finestrone circolare, certamente non originale, eliminato appunto per riportare la facciata alla configurazione originaria. Vi sono fasce orizzontali scolpite a bassorilievo, raffiguranti intrecci di esseri umani, animali e creature mostruose.

L'altare e le reliquie al suo interno[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore risale al 1383 In una teca all'interno dell'altare sono conservate le reliquie di tre santi:

- Sant’Ennodio, nato ad Arles intorno al 473 d.C. ed educato a Pavia da una zia dopo esser diventato orfano dei genitori. Guarito da una grave malattia per intercessione di S. Vittore prese gli ordini e nel 494 Epifanio, vescovo di Pavia, lo ordinò diacono. Nel 513 il clero e i fedeli di Pavia lo vollero come vescovo. Morì a Pavia il 17 luglio 521;

- San Eleucadio, di origine orientale, nella seconda metà del II secolo d.C fu il secondo Vescovo di Ravenna e succedette a Sant’Apollinare. Ravenna dedicò una basilica a Eleucadio. Nel 751 Astolfo, re dei Longobardi re prese da Ravenna l'arca con le reliquie di Eleucadio e le trasportò in S. Michele;

- S. Aldo eremita: si ritiene che Aldo abbia condotto la sua vita eremitica prima nei dintorni di Bobbio poi di Carbonara di Pavia. Il suo corpo passò dalla chiesa di S. Colombano Maggiore a Pavia, per poi passare dalla Cattedrale e giungere infine a S. Michele.

L'interno della basilica[modifica | modifica wikitesto]

Il pluteo è decorato con motivi ispirati al mondo vegetale.

Il luogo dove, secondo la tradizione avvenne l’incoronazione del re Barbarossa è segnato da cinque cerchi di marmo. Quello centrale, più grande, è stato rifatto durante i restauri dell’Ottocento. In esso è stata incisa una scritta in latino che fa a riferimento alla cerimonia.

Regibus coronam ferream solemni ritu accepturis heic solium positum fuisse vetus opinio testatur

Le Honorantiae civitatis Papaie, risalenti alla prima metà del XI secolo riferiscono che "Come Roma incorona l’imperatore con il suo papa nella chiesa di San Pietro, così Pavia con il suo vescovo incorona il re nella chiesa di San Michele maggiore, dove di trova una pietra rotonda con quattro altre pietre rotonde."[4]

Nel transetto è conservato un bellissimo crocifisso in lamina d'argento, risalente al X secolo.

La cripta e le reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il presbiterio e l'abside si trova una bellissima cripta divisa in due piccole navate da due file di sei colonne. I capitelli risalgono per la maggior parte al XII secolo. Probabilemnte alcuni di essi appartengono alla cripta della chiesa precedente (e quindi sono del IX secolo).

All'interno dell'altare della cripta sono conservante le seguenti reliquie:

- S. Massimo, vescovo di Pavia e predecessore di Ennodio. Le sue reliquie, conservate fino al 1866 nella chiesa di S. Luca, sono poi state traslate in S. Michele;

- S. Pietro I, vescovo di Pavia dal 730 al 743. I suoi resti conservati prima nella chiesa di S. Giovanni in Borgo fino al 1805, poi trasportati nella chiesa di S. Luca e quindi nel 1866 a S. Michele;

- S. Brizio, vescovo di Tours morto nel 444: nel 1863, con una lettera del Vescovo di Tours scritta al fabbriciere Carlo Dell'Acqua venne però alla luce che le reliquie non sono del Santo Vescovo di Tours.

Altre reliquie conservate nella basilica[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono le reliquie conservate a San Michele, oltre a quelle presenti nell'altare della basilica e nell'altare della cripta, il catalogo stilato da don [null Pietro Agnelli] conta circa 235 reliquie di cui 100 contenute in piccole teche. Le più rilevanti sono le seguenti [5]:

- la testa di S. Barnaba apostolo: la reliquia giunta a S. Michele nel 1799, si trova in una teca nella cappella della Madonna Addolorata;

- S. Cornelio, 21º Papa dal 251 al 253, morto martire a Civitavecchia, le sue reliquie sono all'interno di un busto custodito in un armadio;

- S. Saturnino martire, le sue reliquie custodite prima a Pavia nella chiesa di San Pietro in Vincoli. furono traslate nel 1799 a San Michele. L'urna è conservata sotto l'altare di Santa Lucia;

- S. Cipriano, vescovo martire, nato a Cartagine nel 210 circa, dopo una vita dissipata a 25 anni entrò in crisi e con l'aiuto del prete Ceciliano si convertì al Cristianesimo, diventando sacerdote nel 248 e vescovo di Cartagine per acclamazione popolare nel 249. Morto decapitato nel 258. Le sue reliquie sono all'interno di un busto custodito in un armadio;

- S. Alessandro Sauli, nato a Milano nel 1534, vescovo di Aleria dal 1570 al 1591 e di Pavia dal 1591 al 1592 (anno in cui riconsacrò l'altare in San Michele). A Pavia fu docente all'università in Teologia e Filosofia. Morto nel 1592. Una sua reliquia è custodita in un ostensorio depositato in un armadio;

- S. Carlo Borromeo, nato ad Arona nel 1538, vescovo nel 1563, divenne arcivescovo di Milano, ove morì nel 1584. Beatificato nel 1602 e canonizzato nel 1610, una sua reliquia è contenuta in un ostensorio custodito in un armadio;

- beato Lanfranco, nato a Pavia nel 1005, divenuto arcivescovo di Canterbury nel 1070 e morto nel 1089. La reliquia fu donata a s. Michele nel 1867 dal Cardinale Trevisanato, Patriarca di Venezia;

- beato Martino Salimbene, notaio pavese, morto forse nel 1457 il suo corpo fu sepolto in una chiesa in borgo oggi, nel 1866 le sue reliquie furono traslate in San Michele, in un’urna nella cripta;

- reliquia della Croce di Gesù, dono dell'imperatore Ottone alle monache del soppresso Monastero di San Felice e donata a San Michele dal canonico Barbieri. Si trova nella cappella della Madonna Addolorata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Forzatti-Golia, Istituzioni ecclesiastiche pavesi dall'età longobarda alla dominazione visconteo-sforzesca, Roma, 2002.
  2. ^ A. Settia, Pavia carolingia e postcarolingia, Storia di Pavia II, 1987, p. 103 e s..
  3. ^ Emanuele Zamperini, The timber roof of the central nave in the Basilica of San Michele in Pavia, su F. Peña e M. Chávez (a cura di), Proceedings of the SAHC2014 - 9th International Conference on Structural Analysis of Historical Constructions, Academia, Tlalpan, Sociedad Mexicana Ingeniería Estructural, 2014. URL consultato il 04 ottobre 2015.
  4. ^ Il testo latino delle Honorantiae così recita: "Sicut Roma coronat imperatorem in Ecclesia Sancti Petri cum papa suo, ita Papia cum episcopo suo coronat regem in ecclesia Sancti Micaelis maioris, ubi est lapis unus rotundus cum quattuor aliis lapidibus rotundis”
  5. ^ Per l'elenco ci si è valsi delle indicazioni contenute nel sito internet della Basilica: http://www.sanmichelepavia.it/html/reliquie.html

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