Salomè (film 1972)

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Salomè
Salome CB-01.jpg
Carmelo Bene in una scena del film
Titolo originaleSalomè
Paese di produzioneItalia
Anno1972
Durata73 min
Generedrammatico, religioso
RegiaCarmelo Bene; assistenti alla regia Monica Maurer, Michele Francis
SoggettoCarmelo Bene (da Oscar Wilde)
SceneggiaturaCarmelo Bene
ProduttoreCarmelo Bene
FotografiaMario Masini
MontaggioMauro Contini
MusicheGeorges Bizet, Giacomo Puccini, Richard Strauss, Pëtr Il'ič Čajkovskij, Johannes Brahms, Franz Schubert
Interpreti e personaggi

Salomè è un film drammatico[1] del 1972 diretto da Carmelo Bene, qui al suo 4° film, nonché trasposizione cinematografica dell'omonima opera teatrale dello stesso Carmelo Bene.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Erode gozzoviglia con i suoi commensali nella grande sala buia del suo palazzo, mentre a sua insaputa si verifica un'orrenda metamorfosi. Gesù Cristo, durante l'Ultima Cena, si tramuta in vampiro, dopo aver rivelato agli apostoli il nome di colui che lo tradirà. Questi improvvisamente impazziscono e incominciano a dilaniare a mani nude un gregge di agnelli, mentre Giuda se la spassa coi trenta denari. Gesù intanto inizia una lunga peregrinazione, che lo rende più simile a un mostro che al figlio di Dio.

Tornando al palazzo, Erode è riuscito a far catturare Iokanhaan (Giovanni Battista), colui che profetava contro i ricchi a favore di Cristo. Costui appare come un uomo attempato, spaurito e percosso dagli schiaffi dei lussuriosi commensali. Tutti provano ribrezzo per lui e lo vorrebbero immediatamente morto. L'intervento di Salomè, la figlia di Erodiade, salva il profeta. Salomè simboleggia tutta la sua persona piena di vizi: è scura, pelata, raggrinzita e parla balbettando. Tuttavia le sue perversioni sessuali sono ben evidenti.

Ella è rimasta stupita dal modo di parlare coraggioso e anticonformista di Giovanni e vorrebbe vederlo ancora, sebbene venga richiamata numerose volte dal consigliere del padre. Da un enorme canestro in una pozza d'acqua compare di nuovo il Battista che, vedendo Salomè, incomincia ad ingiuriarla senza sosta in dialetto pugliese. Salomè invece di arrabbiarsi, prova piacere e infatuazione per lui, che dopo un ultimo alterco di rabbia viene rinchiuso. L'elemento pregnante e ripetitivo nel film è la figura di un energumeno che ridendo taglia con la sciabola un'anguria in due: segno previdente della decapitazione del Battista che tuttavia non viene mai mostrata.

Il film si conclude con la scena della danza dei sette veli e la richiesta della testa del profeta da parte di Salomè ad Erode.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu girato a Cinecittà e costò circa 150 milioni di lire.

Per la stesura della trama del film, Carmelo Bene apportò notevoli modifiche. Infatti il film è ambientato nel Palazzo di Erode Antipa, anche se sulla scena per i costumi dei personaggi e per oggetti di scena prevale un forte senso di anacronismo.

Riprendendo la Salomè di Oscar Wilde[2], il genio trasgressivo del regista ha ispirato un'interpretazione[3] decisamente insolita e personale. Carmelo Bene spiega la sua Salomè come...

... l'impossibilità del martirio in un mondo presente, non più barbaro, ma esclusivamente stupido.[4]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]


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Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu accolto con gaudio dai fautori di Carmelo Bene (Giulio Turcato, Arbasino, De Chirico, Moravia, Flaiano), ma a Venezia suscitò il pandemonio, con violenze gratuite, sputi e insulti, da parte del pubblico scandalizzato e inferocito, con conseguente spiegamento delle forze dell'ordine, non escluso l'esercito.

Anche questo film, come i precedenti e il successivo Un Amleto di meno, fu un vero fiasco a livello economico. Lo stesso Bene nella sua autobiografia ricorda:

« Alla prima al Palazzo del cinema, stipato di più di tremila bestiacce, accadde l'inverosimile. Urlavano di tutto [...] Il prefetto aveva un gran da fare a sedare i tumulti [...] I veneziani in frac mi sputavano addosso, li benedicevo e loro si incazzavano ancora di più. Evitai il linciaggio grazie alla barriera umana dei celerini, per una volta dalla mia parte.[senza fonte] »

(Carmelo Bene, Sono apparso alla madonna)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In realtà il genere, per quanto concerne le opere beniane, è difficile da determinare. Carmelo Bene definisce a volte la sua arte (teatrale, filmica, letteraria, ...) "degenere".
  2. ^ Erode, tetrarca di Galilea, ha sposato la cognata Erodiade ed è affascinato dalla figlia della consorte, Salomè. Da mesi tiene prigioniero Giovanni Battista, a cui interessa la giovane donna.
  3. ^ Bisogna valutare il fatto che Bene considera le sue versioni non rivisitazioni o reinterpretazioni di un testo, ma una restituzione del così definito da Klossowski "significato metafisico del teatro". Carmelo Bene e Giancarlo Dotto
  4. ^ Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, pag. 305

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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