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Gino Marotta

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Gino Marotta (Campobasso, 20 giugno 1935 – Roma, 16 novembre 2012) è stato un pittore e scultore italiano attivo nell'arte contemporanea.

Gino Marotta

È noto soprattutto per l'impiego del metacrilato e di altri materiali industriali, attraverso i quali sviluppò una personale riflessione sul rapporto tra natura e artificio.

Formazione e primi anni

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Nato a Campobasso nel 1935, si trasferì giovanissimo a Roma, dove entrò in contatto con l'ambiente artistico della capitale.[1]

Nel 1957 tenne la sua prima mostra personale a Milano, alla Galleria Montenapoleone, esponendo arazzi, encausti e velatini. Alla fine degli anni cinquanta presentò inoltre lavori realizzati con piombi, allumini e lamiere di ferro assemblate, esposti a Roma alla Galleria Appunto e a Milano alla Galleria dell'Ariete.

La ricerca sui materiali industriali

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A partire dagli anni sessanta Marotta orientò la propria ricerca verso l'impiego di materiali industriali, sperimentando poliuretani, poliesteri e materiali plastici. Nei laboratori di industrie chimiche, fabbriche e fonderie realizzò sculture e oggetti servendosi anche di procedimenti produttivi legati alla produzione in serie.

Questa ricerca trovò uno dei suoi sviluppi più riconoscibili nelle opere in metacrilato, materiale con cui l'artista realizzò sculture, ambienti e installazioni. Tra queste figurano Bosco Naturale-Artificiale (1967), Nuovo Paradiso (1968), Eden Artificiale (1969) e Misura Naturale Cava (1970).

Nel 1968 partecipò alla rassegna Il Teatro delle Mostre, organizzata alla galleria La Tartaruga di Roma, con l'installazione Foresta di menta. Nello stesso anno realizzò Giardino all'italiana, intervento a carattere urbano presentato nell'ambito della manifestazione di Amalfi legata all'arte povera e organizzata da Germano Celant.

Mostre e attività artistica

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Marotta partecipò ad alcune importanti rassegne dell'arte italiana del secondo Novecento, tra cui Lo spazio dell'immagine a Foligno nel 1967, Amore mio a Montepulciano nel 1970 e Vitalità del negativo al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1970-1971.

Nel 1969 fu tra gli artisti presenti nella mostra Ceroli, Kounellis, Marotta, Pascali: 4 artistes italiens plus que nature, allestita al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, nel complesso del Palazzo del Louvre.

Fu invitato alla IX Quadriennale di Roma nel 1965-1966 e alla X Quadriennale nel 1972, dove presentò l'installazione Introduzione generale alla natura. Nel 1973 gli fu dedicata una mostra antologica alla Rotonda della Besana di Milano; nello stesso anno l'opera-ambiente Eden Artificiale fu esposta nei giardini della XV Triennale di Milano, nella sezione Contatto arte-città.

Negli anni settanta fu direttore dell'Accademia di belle arti dell'Aquila.[2]

Nel 1984 partecipò alla XLI Esposizione internazionale d'arte di Venezia con Le rovine dell'Isola di Altilia.

Alcune sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e istituzionali. La scultura in metacrilato Albero della vita è conservata nella Collezione Farnesina del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.[3]

Nel 2005 partecipò alla collettiva Burri, gli artisti e la materia 1945-2004 presso le Scuderie del Quirinale a Roma. Nel 2007 l'Università degli Studi del Molise gli dedicò la mostra Gino Marotta. Naturale Artificiale, curata da Lorenzo Canova presso l'ARATRO, Archivio delle Arti Elettroniche. A Milano, lo Studio Giangaleazzo Visconti allestì le personali Gino Marotta anni Cinquanta nel 2007 e Gino Marotta amore amore nel 2009.

Nel 2009, in occasione della riapertura del MACRO di Roma, espose l'opera Ricognizione virtuale della savana, installazione di dieci metri basata sull'impiego di led e laser.

Collaborò inoltre a opere architettoniche e decorative, tra cui la facciata della Sinagoga di Livorno, il soffitto del Palazzo RAI a Roma e la vetrata del Centro Congressi di Bergamo.

Fu attivo anche nel cinema e nel teatro d'avanguardia. Realizzò interventi scenografici per il film Salomè e per lo spettacolo Nostra Signora dei Turchi del 1972. Per le scene e i costumi di Hommelette for Hamlet di Carmelo Bene ottenne il premio Ubu per la migliore scenografia nella stagione 1987-1988.

Morì a Roma il 16 novembre 2012.[4]

La ricerca di Marotta si sviluppò attraverso un costante confronto tra natura e artificio. L'artista utilizzò materiali industriali, in particolare plastiche e metacrilato, per creare immagini di alberi, animali, paesaggi e ambienti naturali trasformati in presenze sintetiche e artificiali.

Dopo le prime opere pittoriche e polimateriche degli anni cinquanta, la sua produzione si mosse tra pittura, scultura, assemblaggio e installazione ambientale. Secondo il Museo Madre di Napoli, Marotta avviò una ricerca polimaterica basata su piombo, stagno, lamine di alluminio e lamiere di ferro, collocandosi tra pittura, scultura e assemblaggio neodadaista.[5]

Dopo la sua scomparsa, l'opera di Marotta ha continuato a essere oggetto di mostre, studi e attività di catalogazione. L'Archivio Gino Marotta promuove la conservazione, lo studio e la documentazione della sua produzione artistica.[6]

Nel 2025 alcune sue opere sono state presentate nell'ambito di miart a Milano, in una sezione monografica dedicata alla sua ricerca sul metacrilato e sul rapporto tra natura e artificio.[7]

Tra le opere più rappresentative di Marotta figurano:

  • Bandone (1958), conservato presso il MAGI '900 di Pieve di Cento;
  • Albero artificiale (1965);
  • Bosco naturale-artificiale (1967);
  • Nuovo Paradiso (1968);
  • Natura modulare (1969);
  • Siepe artificiale (1969);
  • Palma gialla (1969), conservata presso il MAGI '900;
  • Eden artificiale (1969);
  • Misura naturale cava (1970);
  • Struzzo artificiale (1973);
  • Le rovine dell'Isola di Altilia (1984);
  • Il grande alone (2002);
  • Ricognizione virtuale della savana (2009).

Premi e riconoscimenti

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  1. ↑ Gino Marotta - Biografia, su Archivio Gino Marotta. URL consultato il 7 luglio 2026.
  2. ↑ È morto Gino Marotta: fu direttore dell'accademia belle arti, in AbruzzoWeb, 16 novembre 2012. URL consultato il 7 luglio 2026.
  3. ↑ Albero della vita - Gino Marotta, su Google Arts & Culture. URL consultato il 7 luglio 2026.
  4. ↑ Gino Marotta, su Accademia Nazionale di San Luca. URL consultato il 7 luglio 2026.
  5. ↑ Gino Marotta, su Museo Madre. URL consultato il 7 luglio 2026.
  6. ↑ Bibliografia illustrata, su Archivio Gino Marotta. URL consultato il 7 luglio 2026.
  7. ↑ miart: Spotlight on Gino Marotta, su Richard Saltoun Gallery. URL consultato il 7 luglio 2026.
  • Maurizio Calvesi, Marotta, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2007.
  • Alberto Fiz, Gino Marotta anni Cinquanta, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2007.
  • Lorenzo Canova, Gino Marotta. Naturale/Artificiale, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2007.
  • Ada Masoero, Amore amore, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2009.
  • Gino Marotta: Indaco, Christian Maretti Editore, 2009.
  • Luca Massimo Barbero, Gino Marotta, Christian Maretti Editore, 2009.
  • Maurizio Calvesi, L'incanto della savana, Christian Maretti Editore, 2010.
  • Lorenzo Canova, Pinacoteca Artificiale, Christian Maretti Editore, 2010.

Studi e cataloghi

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  • AA.VV., Lo spazio dell'immagine, Alfieri Edizioni d'Arte, Venezia, 1967.
  • Maurizio Calvesi e Lorenzo Canova (a cura di), Cento anni di arte italiana alla Farnesina, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2006.
  • Maurizio Calvesi e Lorenzo Canova, 20 Maestri della Collezione Farnesina, Carlo Cambi Editore, Siena, 2007.
  • Farnesina Collection, Carlo Cambi Editore, Siena, 2007.

Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 189284994 · ISNI (EN) 0000 0003 8533 6314 · SBN CFIV059925 · ULAN (EN) 500277068 · LCCN (EN) nr98005535 · GND (DE) 11927082X · BNF (FR) cb158146649 (data)