Rubedo

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La Fenice, simbolo della rubedo o della Fase al Rosso per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, congiungendo l'inizio e la fine di ogni ciclo

Il termine latino rubedo, traducibile con "rossore", designa in alchimia l'ultima fase della Grande Opera, quella «al Rosso» dopo la nigredo e l'albedo: è il compimento finale delle trasmutazioni chimiche, che culminano con la realizzazione della pietra filosofale e la conversione dei metalli vili in oro. Se la nigredo consisteva nella putrefazione e l'albedo nella distillazione, la rubedo avviene per sublimazione sotto l'effetto del fuoco, cioè dello Spirito.[1] È simboleggiata dalla fenice, oppure da un pellicano, un uovo, una rosa rossa,[2] o un re incoronato.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Essendo il rosso considerato dagli alchimisti il colore intermedio tra bianco e nero, tra luce e oscurità, la rubedo rappresenta il ricongiungimento degli opposti, la chiusura del cerchio, l'unione di spirito e materia, di maschile e femminile, o di Sole e Luna, in definitiva l'androgino o rebis; dopo che il piombo era stato trasmutato in argento, essa segna dunque il passaggio finale all'oro.[4]

Analogamente, come la nigredo corrispondeva al corpo fisico dell'alchimista, e l'albedo alla sua anima, ora la rubedo ne identifica lo spirito,[5] la parte più elevata dei tre organi costitutivi dell'essere umano.[6]

Il serpente Ouroboros nell'atto di mordersi la coda rappresenta il ciclo alchemico culminante nella rubedo
Marte e Venere (dettaglio dal Parnaso di Andrea Mantegna) espressione dell'unione alchemica degli opposti, del maschile e del femminile

Il compito finale dell'alchimista, ad un tale stadio di sviluppo, diventa non solo quello di elevarsi al di sopra della materia, ma di rincongiungersi con essa e di redimerla, dopo averla resa fertile e ripulita dagli aspetti grossolani; la sua anima cioè, dopo essersi liberata dalla corporeità, deve morire a sua volta per cedere il passo alla discesa dello spirito, realizzando la fusione dell'Io con il mondo, com'era all'inizio dell'Opera ma non più in maniera inconscia, bensì ad un livello superiore di consapevolezza, e come risultato di una sua libera volontà. L'Io giunge a rendersi strumento di Dio prendendo coscienza di essere un tutt'uno con il mondo, che in lui si rispecchia: il microcosmo è divenuto macrocosmo. Nell'alchimia cristiana il colore rosso equivale infatti alla Pentecoste, ossia alla discesa dello Spirito Santo sulla Terra in forma di lingue di fuoco.[7]

A livello planetario la rubedo è associabile al Sole, simbolo del fuoco e dello Spirito, astro ritenuto governatore dell'oro, e nel quale la Terra sarebbe destinata a ricongiungersi in futuro al termine della sua evoluzione.[8] Il significato del rosso rimanda invece al sangue, alla vita, alla fertilità e al sacrificio; simboleggia lo zolfo che si ricongiunge al mercurio infondendovi la propria tintura, termine alchemico che non consiste solamente nel "dipingere" ma propriamente nel "trasmutare".[9]

Il rosso è anche l'attributo dei gradi più elevati della gerarchia massonica,[10] così come rosso è il colore della tappezzeria delle logge in cui hanno sede i suoi rituali.[11] La diffusione del rosso si riscontra nella presenza in numerose bandiere nazionali.[12] Goethe ad esempio considerava il rosso il colore per eccellenza, sintesi degli opposti, che «contiene, in atto o in potenza, tutti gli altri colori», capace di «donare un'impressione tanto di gravità e dignità, che di clemenza e grazia».[13]

Nella Divina Commedia la rubedo corrisponde all'ingresso di Dante e Beatrice nel Paradiso,[14] mentre nell'ambito della teoria umorale alla rubedo è attribuito il temperamento sanguigno,[15] oppure quello collerico.[16]

Analogie in ambito psicoanalitico[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della psicologia analitica sviluppata da Jung, la rubedo rappresenta l'archetipo del conquistato al culmine del processo di individuazione, quando avviene la fusione tra l'ego e il Sé, simboleggiata da un uomo rosso e una donna bianca.[19] È l'unione degli opposti, il punto in cui la persona non solo si riappropria del materiale inconscio che era stato proiettato ingannevolmente all'esterno, ma lo rielabora consapevolmente a un livello superiore aprendosi all'amore. Egli giunge così a scoprire la propria vera natura, ricevendo la manifestazione dell'Io nella sua interezza.[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Vatinno, Aenigma. Simbolo mistero e misticismo, pag. 110, Armando editore, 2013.
  2. ^ La Rosa, di Barbara Spadini.
  3. ^ Animali e alchimia.
  4. ^ Georges Aurach, Albert Poisson, Teorie e simboli dell'Alchimia, § VII, a cura di Anna Maria Partini, Mediterranee, 2013.
  5. ^ Rubedo, l'Opera al Rosso.
  6. ^ Risale a Paolo di Tarso la tripartizione dell'essere umano: «Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, "spirito", "anima" e "corpo", si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (Paolo, Prima lettera ai Tessalonicesi, 5, 23).
  7. ^ Il Colore del turismo digitale § 3.1, pag. 42.
  8. ^ Johannes Fabricius, L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, pag. 169, Mediterranee, 1997.
  9. ^ Tommaso d'Aquino, Trattato sulla pietra filosofale e sull'arte alchemica, a cura di Paolo Cortesi, pag. 82, cap. I, nota 2, Newton, 1996.
  10. ^ F. Chiapperini, Rituali massonici del primo e del trentesimo grado, pag. 3, Roma 1874.
  11. ^ Lavori della G. Madre I. la Sebezia, pag. 9, Stamperia e Cartiere del Fibreno, Napoli 1864.
  12. ^ La bandiera tricolore un vessillo massonico, pag. 5, di Ubaldo Sterlicchio.
  13. ^ Goethe, Teoria dei colori (1810), §§ 793-794-796, trad. it. a cura di Renato Troncon, Milano, Il Saggiatore, 2008.
  14. ^ Vincenzo Schettino, Scienza e Arte: Chimica, arti figurative e letteratura, pag. 59, Firenze University Press, 2014.
  15. ^ Vincenzo Schettino, Scienza e Arte: Chimica, arti figurative e letteratura, pag. 59, Firenze University Press, 2014.
  16. ^ L'Arte, Volumi 5-8, pag. 127, Istituto editoriale italiano, 1969.
  17. ^ L'uovo infatti contiene in senso metaforico i tre componenti fondamentali della materia, cioè sale, mercurio e zolfo, corrispondenti rispettivamente a guscio, albume e tuorlo (Severin Batfroi, La via dell'alchimia cristiana, pag. 158, Arkeios, 2007).
  18. ^ Johannes Fabricius, L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, pag. 170, Mediterranee, 1997.
  19. ^ Jung, Opere Complete, XIV, pp. 218-219.
  20. ^ Gianfranco Bertagni, Jung: Mysterium Coniunctionis, cap. 3, pp. 82-86, Bollati Boringhieri.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carl Gustav Jung, Psicologia ed Alchimia, trad. it., Torino, Bollati Boringhieri, 2006
  • Jeffrey Raff, Jung e l'immaginario alchemico, Roma, Mediterranee, 2008
  • Salvatore Brizzi, Officina alkemica, Milano, Anima Edizioni, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]