Sé (coscienza)

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Il , dal punto di vista introspettivo, è considerato il nucleo della personalità, indicato col pronome di terza persona singolare per distinguero dall'ego, cioè dalla sua immagine riflessa nella quale la coscienza normalmente si identifica.[1] Pur assumendo diversi significati in ambito psicologico, educativo, sociologico, filosofico e teologico, rappresenta generalmente il principio superiore dell'individuo, di cui secondo un'interpretazione esoterica porterebbe iscritto il destino e le linee guida della sua condotta esistenziale.[2]

Il sé nella psicologia analitica[modifica | modifica wikitesto]

Lo psicologo analista Carl Gustav Jung definisce il (Selbst) come la totalità psichica rispetto a cui l'io, la nostra parte cosciente, è solo una piccola parte.

Egli ritiene che compito dell'attività analitica sia quella di istituire un rapporto gerarchico tra sé e io, tra la totalità e la parte, in grado di soddisfare le condizioni per una ripresa del movimento evolutivo che lui chiama "individuazione" e che era stato arrestato dalla nevrosi conseguente a un irrigidimento delle istanze dell'Io rispetto ai bisogni individuativi del sé.

Il sé in altri ambiti del sapere[modifica | modifica wikitesto]

La coscienza di sé è anche la caratteristica primaria che differenzia l'intelletto degli uomini dalla mente degli animali, i quali non possederebbero il pensiero ma solo la sensazione di esistere.[3] Nell'induismo, in particolare, il Sè è definito "Atman", espressione che nell'Advaita Vedānta sta a indicare l'intima essenza dell'individuo, ed è utilizzato anche come pronome riflessivo.[4] Assumendo in origine il significato di «respiro vitale», l'Atman è il principio primo della soggettività, che nel suo fondo riflette però l'oggettività del cosmo, denominato Brahma: avviene così che nell'interiorità più recondita il Sè individuale giunge a coincidere con la totalità universale, in un'identità di macrocosmo e microcosmo.[5]

In Occidente la coscienza di sè è stata spesso il fondamento della riflessione di numerosi filosofi, i quali hanno espresso l'importanza di approdare a se stessi prima di iniziare l'indagine delle verità assolute: l'autocoscienza cioè come presupposto della conoscenza, sintetizzato dal motto delfico conosci te stesso, il quale «ha assunto una posizione di esortazione morale di carattere strettamente filosofico soprattutto con Socrate – il cui messaggio ruota per intero intorno a questo perno teoretico – e nell'ambito della cultura occidentale ha poi avuto una Wirkungsgeschichte, ossia una "storia di effetti" di straordinaria portata».[6]

Sin dall'antica Grecia, così, il "pensiero di sè" ha assunto i connotati di una sorta di «coscienza morale» di ispirazione divina,[7] manifestandosi talora come la presenza di un daimon o demone interiore,[8] oppure nel cristianesimo, soprattutto esoterico, come la voce dell'angelo custode o di uno spirito guida, identificabile con l'autentica natura dell'anima umana.

« Quando l'uomo si è incarnato per la prima volta ha potuto guardare in alto a uno spirito superiore e dirsi: "tu devi diventare come lui che ti guida di incarnazione in incarnazione". Che si dica: "l'uomo guarda in alto al suo Sé superiore al quale deve diventare sempre più simile"; oppure che si dica, nel senso dell'esoterismo cristiano: "l'uomo guarda in alto a un Angelo come a un grande modello", si tratta fondamentalmente della stessa cosa. »
(Rudolf Steiner, Angeli all'opera nell'evoluzione dell'uomo tra la terra e il cosmo, vol. 1, conferenze del 1908, O.O. 105 [9])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabrizio Desideri, L'ascolto della coscienza: una ricerca filosofica, pag. 202, Feltrinelli, 1998.
  2. ^ Chris Griscom, Estasi. Il sé superiore in azione, Mediterranee, 1997.
  3. ^ Rudolf Steiner, Teosofia. Un'introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino dell'uomo (1918), trad. it. di Emmelina de Renzis, pag. 56, Milano, Carlo Aliprandi editore, 1922.
  4. ^ Joseph Masson, Mistiche dell'Asia. L'esperienza religiosa dell'induismo, buddhismo e Islam, pag. 55, trad. it. di A. Piattelli, Città Nuova, 1995.
  5. ^ Joseph Masson, Mistiche dell'Asia, op. cit., pag. 56.
  6. ^ Giovanni Reale, prefazione all'opera di Pierre Courcelle, Conosci te stesso, Vita e Pensiero, 2001.
  7. ^ Monique Canto-Sperber, Socrate, ne Il sapere greco. Dizionario critico, vol. II, pag. 296, Torino, Einaudi, 2007.
  8. ^ Paolo De Bernardi, Socrate, il demone e il risveglio, in «Sapienza», vol. 45, pagg. 425-43, Napoli, ESD, 1992.
  9. ^ Testo orig.: Die Entwicklung von Erde und Mensch - Bd. 1, traduzione di Giusi Graziuso, Archiati Verlag, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]