Sé (coscienza)

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Il , dal punto di vista introspettivo, è considerato il nucleo della personalità, indicato col pronome di terza persona singolare per distinguero dall'ego, cioè dalla sua immagine riflessa nella quale la coscienza normalmente si identifica.[1] Pur assumendo diversi significati in ambito psicologico, educativo, sociologico, filosofico e teologico, rappresenta generalmente il principio superiore dell'individuo, di cui secondo un'interpretazione esoterica porterebbe iscritto il destino e le linee guida della sua condotta esistenziale.[2]

Il sé nella psicologia analitica[modifica | modifica wikitesto]

Lo psicologo analista Carl Gustav Jung definisce il (Selbst) come la totalità psichica rispetto a cui l'io, la nostra parte cosciente, è solo una piccola parte.

Egli ritiene che compito dell'attività analitica sia quella di istituire un rapporto gerarchico tra sé e io, tra la totalità e la parte, in grado di soddisfare le condizioni per una ripresa del movimento evolutivo che lui chiama "individuazione" e che era stato arrestato dalla nevrosi conseguente a un irrigidimento delle istanze dell'Io rispetto ai bisogni individuativi del sé.

Il sé in altri ambiti del sapere[modifica | modifica wikitesto]

La coscienza di sé è anche la caratteristica primaria che differenzia l'intelletto degli esseri umani da quello degli esseri animali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabrizio Desideri, L'ascolto della coscienza: una ricerca filosofica, pag. 202, Feltrinelli, 1998.
  2. ^ Chris Griscom, Estasi. Il sé superiore in azione, Mediterranee, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]