Nigredo

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Il corvo e il teschio, simboli della Nigredo

La nigredo, termine latino che significa colore nero o nerezza, denota in alchimia la fase al Nero della Grande Opera, cioè il passo iniziale nel percorso di creazione della pietra filosofale, quello della putrefazione e decomposizione.[1] È il primo momento, il più cruciale, simboleggiato da un corvo nero,[2] in cui occorre "far morire" tutti gli ingredienti alchemici, macerandoli e cuocendoli a lungo in una massa uniforme nera.

Davide e Golia (1597) di Caravaggio, autore di numerose opere intrise di riferimenti alle tre iniziazioni alchemiche, di cui la prima simbolizza la morte dell'ego.[3]

Il nero contiene inoltre un rimando all'etimologia stessa del termine Alchimia, in quanto antica scienza sacerdotale egizia, di cui uno dei significati è «terra nera» (al-kimiya) come quella inondata dal Nilo.[4]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Immagine della nigredo in forma di scheletro, in piedi sulla sua bara, raffigurato nella "quarta chiave" del Musaeum Hermeticum di Basilio Valentino (1678)
Uno scheletro sopra un sole nero (sol niger), che allude alla putrefazione della nigredo, è tra i disegni di Philosophia Reformata di Johann Daniel Mylius (1622)

La nigredo rappresenta la fase in cui la materia deve essere decomposta, affinché ritorni al suo stadio primitivo, cioè alla condizione del caos originario da cui ha avuto origine tutta la creazione: dapprima occorre infatti distruggere gli elementi, perché si possano ricomporre successivamente in una sintesi superiore. Solve et coagula era appunto il motto degli alchimisti, indicante le operazioni da compiere, di cui lo scioglimento e la decomposizione costituisce necessariamente il primo passaggio ineludibile. La solutio o liquefazione consentiva infatti di ridurre la materia alla sua essenza indifferenziata, che era identificata con il mercurio filosofico, ma si poteva operare anche tramite separazione, cioè suddivisione nei suoi componenti, o calcinazione, ossia riduzione in cenere sul fuoco.[5]

A livello macrocosmico la nigredo è governata da Saturno, pianeta della pesantezza e della gravità associato ai colori scuri e tenebrosi, e tra i metalli al piombo. Nell'alchimia cristiana consiste nel sacrificio di Cristo sulla croce, il cui Corpo viene distrutto e il suo Sangue disperso;[6] in particolare il «Golgota», che significa propriamente «luogo del teschio», diventò un'immagine ricorrente per descrivere la nigredo alchemica.[7]

Nella Divina Commedia, la fase della nigredo corrisponde al passaggio di Dante e Virgilio attraverso l'Inferno.[8] Nel rito di ingresso iniziatico della massoneria, è tradizione rinchiudere il profano in un Gabinetto di Riflessione dove viene lasciato solo in compagnia di un teschio, in analogia all'operazione alchemica della nigredo.[9]

Analogie psicologiche[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della psicologia analitica elaborata da Jung, il termine è diventato una metafora per indicare la notte oscura dell'anima, quando un individuo è condotto a confrontarsi con l'Ombra dentro di sé.[11]

La dolorosa, crescente consapevolezza del soggetto dei suoi aspetti ombra, generalmente descritta come un momento di massima disperazione, è per Jung un prerequisito per lo sviluppo personale nel percorso di individuazione. Il confronto con l'Ombra genera dapprima una stasi, una disillusione, una battuta d'arresto che frena l'azione e mostra l'inefficacia delle proprie convinzioni. Solo in seguito avviene quella che in filosofia si chiama enantiodromia, cioè il rovesciamento nell'opposto: la nigredo cede il passo all'albedo, la discesa sempre più profonda nell'inconscio si tramuta improvvisamente in un'illuminazione dall'alto.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Vatinno, Aenigma. Simbolo mistero e misticismo, pag. 110, Armando editore, 2013.
  2. ^ Animali e alchimia.
  3. ^ L'arte rinascimentale di Caravaggio.
  4. ^ Jack Lindsay, Le origini dell'alchimia nell'Egitto greco-romano, pag. 84, Mediterranee, 1984.
  5. ^ Jeffrey Raff, Jung e l'immaginario alchemico, pag. 21, Mediterranee, 2008.
  6. ^ Johannes Fabricius, L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, pag. 138, Mediterranee, 1997.
  7. ^ Glenn Alexander Magee, Hegel e la tradizione ermetica, a cura di Massimo Donà, § 14, Mediterranee, 2013.
  8. ^ Vincenzo Schettino, Scienza e Arte: Chimica, arti figurative e letteratura, pag. 59, Firenze University Press, 2014.
  9. ^ Marcello Fagiolo, Architettura e massoneria: L'esoterismo della costruzione, pag. 217, Gangemi, 2006.
  10. ^ Giuseppe Sermonti, Alchimia della fiaba, cap. 2, con collaborazione di Elémire Zolla e Giulio Giorello, Torino, Lindau, 2009.
  11. ^ Roberte H. Hopeke, A Guided Tour of the Collected Works of C. G. Jung, pag. 165, Boston 1989.
  12. ^ C. G. Jung, La psicologia della traslazione (1946), Opere complete, vol. 16, sez. 2a, Bollati Boringhieri, 1966-2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]