Museo nazionale romano

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Museo nazionale romano
Cloister garden, 2015-12-05.jpg
Tipo Archeologia
Data fondazione 1889
Stato Italia Italia
Indirizzo via Enrico de Nicola 79 (terme di Diocleziano)
largo di Villa Peretti 1 (palazzo Massimo)
via Sant’Apollinare 46 (palazzo Altemps)
via delle Botteghe Oscure 31 (Crypta Balbi)

Roma, Italia

Visitatori 356.345 [1]. (2015)
Sito web

Coordinate: 41°54′05″N 12°29′54″E / 41.901389°N 12.498333°E41.901389; 12.498333

Il Museo nazionale romano è un museo archeologico di Roma che ospita collezioni riguardanti la storia e la cultura della città in epoca antica. È stato interamente riorganizzato sotto l'egida della Soprintendenza dei Beni Archeologici della città di Roma.

Storia e collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Il museo venne istituito nel 1889 (e inaugurato l'anno successivo),[2] per raccogliere le antichità della città datate tra il V secolo a.C. e il III secolo d.C. Vi confluirono le collezioni archeologiche romane del Museo Kircheriano e i numerosi reperti che si andavano scoprendo nella città in seguito alle trasformazioni urbanistiche determinate dal nuovo ruolo di capitale del Regno di Italia, in un primo momento destinati ad essere esposti in un "Museo Tiberino", mai realizzato. Nel 1901 venne acquistata dallo Stato la villa Ludovisi e l'importante collezione di sculture antiche fu trasferita al museo.

La sede fu stabilita negli ambienti del grande chiostro del convento della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, costruito a partire dal Cinquecento nelle terme di Diocleziano.[2]

Il risanamento degli antichi ambienti termali fu avviato in occasione dell'Esposizione internazionale del 1911 e l'acquisizione del nucleo principale della collezione Ludovisi.[2] L'allestimento fu completato negli anni 1930.

Un nuovo riordino del Museo fu finanziato con la legge speciale per le antichità di Roma del 1981, rendendosi così possibile l'acquisto di Palazzo Massimo alle Terme e Palazzo Altemps.[2]

Negli anni 1990 fu avviata una radicale trasformazione, che ha suddiviso le opere tra quattro diverse sedi espositive delle:[2][3]

Sedi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Massimo alle Terme[modifica | modifica wikitesto]

Museo nazionale romano: la sede di Palazzo Massimo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo nazionale romano di Palazzo Massimo e Palazzo Massimo alle Terme.

Il palazzo fu ricostruito tra il 1883 e il 1886 dall'architetto Camillo Pistrucci sulla villa Montalto-Peretti, come sede per il collegio per i Gesuiti.[4] Dopo varie vicende fu infine acquistato dallo Stato nel 1981 e restaurato.[2]

La sede museale è stata inaugurata nel 1995 e completata nel 1998.[5]

Ospita una "sezione di numismatica e oreficeria" sugli aspetti dell'economia romana; una "sezione di arte antica" con opere figurative di epoca tardo-repubblicana, imperiale e tardo-antica (tra cui le opere d'arte delle grandi residenze dell'ordine senatorio, con originali greci portati a Roma in epoca antica); quest'ultima sezione è integrata dalle rappresentazioni artistiche contenute nei palazzi imperiali, presenti in parte nell'Antiquarium del Palatino.[2]

Piano terra[modifica | modifica wikitesto]

Il pianterreno ospita capolavori dell'arte romana, dalla tarda età repubblicana (con opere appartenute alle classi dirigenti del II-I secolo a.C.), all'epoca della dinastia Giulio-Claudia. Subito dopo la biglietteria si incontra una colossale statua di divinità femminile seduta. Essa proviene dalle pendici dell'Aventino ed è composta da numerose tipologie di marmi colorati antichi, secondo una tecnica molto apprezzata dagli scultori romani.[6] Questa statua è di età augustea ed è stata restaurata come Minerva, dove il viso è stato rifatto in gesso con le sembianze di dell'Atena Carpegna. Secondo recenti studi sembra però che la statua raffigurasse Magna Mater-Cibele, un'antica divinità anatolica, il cui centro principale del suo culto era Pessinunte in Frigia e che, a partire dalla seconda guerra punica, iniziò a proteggere i Romani.[6]

Secondo gli oracoli dei Libri Sibillini, l'introduzione del culto della Magna Mater fu una condizione indispensabile per raggiungere finalmente la cacciata del nemico cartaginese dall'Italia. Nell'aprile 204 a.C. la pietra nera di Pessinunte giunse a Ostia e venne consegnata a Publio Cornelio Scipione Nasica, cugino di Publio Scipione e figlio di Gneo Scipione.[7]

Planimetria del piano terra del Museo nazionale romano di palazzo Massimo


Piano primo[modifica | modifica wikitesto]

Al primo piano si giunge da un ampio scalone dove sono esposte in alcune nicchie le statue (copie o rielaborazioni da originali greci) delle più importanti divinità della religione romano-greca di provenienza dalle ville laziali: Giove, Apollo, Dionisio e Atena.[8]

Sono esposti i capolavori della statuaria romana, dall'età dei Flavi alla tarda antichità, oltre a numerosi sarcofagi, pagani e cristiani, tra cui ricordiamo il sarcofago di Portonaccio. In un grande salone è riproposto l'antico "salone dei capolavori" del "Museo delle Terme", in cui sono esposte alcune importanti opere sulla scultura "ideale", utilizzata come prezioso arredo di ville dell'aristocrazia romana, come l'Afrodite accovacciata, due copie del Discobolo e alcuni originali greci (tra cui la Fanciulla di Anzio).[8]

Planimetria del piano primo del Museo nazionale romano di palazzo Massimo


Piano secondo[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo piano ospita gli affreschi del ninfeo sotterraneo della villa di Livia "ad Gallinas Albas", località presso Prima Porta, appartenuta a Livia Drusilla, imperatrice moglie di Augusto: un trompe-l'oeil che riproduce un giardino con alberi da frutto e uccelli sui quattro lati.

Nelle altre sale vi sono una serie di mosaici, parietali e pavimentali, megalografie tardo-imperiali, i pannelli con pompa circensis e "Ila rapito dalle Ninfe" provenienti dalla cosiddetta basilica di Giunio Basso, gli affreschi provenienti dal "porto fluviale di San Paolo" e la sezione degli affreschi ritrovati nei locali ipogei della "villa o casa della Farnesina" (poiché ubicata in quelli che erano i giardini della villa Farnesina costruita da Baldassarre Peruzzi per Agostino Chigi e successivamente sbancati, a fine Ottocento, per permettere l'apertura del Lungotevere). Gli ambienti affrescati sono stati recentemente restaurati, riallestiti e inaugurati il 30 giugno 2010.[9]

Presso la sede di Palazzo Massimo alle Terme, al terzo piano è conservato un pavimento a mosaico di epoca romana la cui datazione è collocabile fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C.. Al centro è presente un motivo geometrico con un cesto di frutta, tra cui spicca chiaramente un ananas, con il tipico colore, la caratteristica infiorescenza a spiga e le scaglie. Ad incuriosire è proprio la presenza di questo frutto originario dell’America tropicale, giunto in Europa solo dopo i viaggi di Cristoforo Colombo.[senza fonte]

Piano interrato[modifica | modifica wikitesto]

Presenta una sezione dedicata all'oreficeria e una ricca collezione di numismatica, una volta appartenuta a Vittorio Emanuele III di Savoia.

Vi si conserva inoltre la mummia di una bambina di circa otto anni, la cosiddetta mummia di Grottarossa[10], risalente al II secolo d.C. circa; ritrovata sulla via Cassia all'interno di un sarcofago assieme al suo corredo funerario, anch'esso esposto; è l'unica mummia di età romana mai rinvenuta.

Palazzo Altemps[modifica | modifica wikitesto]

Museo Nazionale Romano: ingresso della sede di Palazzo Altemps
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo nazionale romano di Palazzo Altemps e Palazzo Altemps.

Il palazzo, costruito nel XV secolo dalla famiglia Riario e rinnovato dal cardinale Marco Sittico Altemps nel XVI secolo ad opera di Martino Longhi, fu acquistato dallo Stato nel 1982 ed inaugurato nel 1997. Ospita la sezione di "storia del collezionismo" (sculture delle collezioni Boncompagni-Ludovisi, Mattei, Altemps e Del Drago) e la "raccolta egizia" con opere provenienti dai santuari delle divinità orientali.[2]

Il palazzo comprende anche l'antico teatro privato, attualmente spazio adibito ad esposizioni temporanee, e la chiesa di Sant'Aniceto. Negli spazi aperti al pubblico sono evidenziate anche le tracce dell'evoluzione architettonica e decorativa del palazzo.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Crypta Balbi[modifica | modifica wikitesto]

Museo Nazionale Romano: ingresso della sede alla Crypta Balbi
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Crypta Balbi.

La sede museale fa parte di un vasto complesso di edifici (le chiese di Santa Caterina dei Funari e San Stanislao dei Polacchi, circa 7.000 m2 con un patrimonio edilizio di circa 40.000 metri cubi) acquisito dallo Stato nel 1981 e che sorge, a sua volta, sul cortile porticato annesso al teatro di Balbo, fatto costruire da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C., la Crypta Balbi, appunto.

È anche sede del Laboratorio archeologico per le attività di restauro, archivio, analisi e studio.[2]

Fu inaugurato nel 2001, ed ospita in alcune sale restaurate dell'isolato urbano costruito sopra l'antico edificio romano, un quadriportico alle spalle del teatro di Lucio Cornelio Balbo. Nella prima sezione ("Archeologia e storia di un paesaggio urbano") vengono presentati i risultati degli scavi archeologici condotti a partire dal 1981 nel complesso edilizio, compresi i resti antichi messi in luce.

Una seconda sezione ("La città di Roma dall'antichità al medioevo. Archeologia e storia") illustra la vita e le trasformazioni della città tra il V e il X secolo.[2]

Nuclei espositivi trovano anche sede nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme o nell'ex arsenale pontificio di Ripa Grande.[2]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Terme di Diocleziano[modifica | modifica wikitesto]

Museo nazionale romano: interno nella sede delle Terme di Diocleziano
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo nazionale romano delle Terme di Diocleziano e Terme di Diocleziano.

La sede storica sorge sulle rovine delle antiche Terme di Diocleziano, costruite tra il 298 ed il 305/6 d.C. nella zona orientale della città di Roma, tra i colli Quirinale e Viminale. L'area si estendeva in origine su ben 13 ettari. Il complesso termale, una volta che furono tagliati gli approvvigionamenti degli acquedotti durante la guerra gotica (attorno al 538 d.C.), fu abbandonato e subì continue spoliazioni.[11]

All'interno delle antiche Terme sorsero, prima un convento di Certosini sotto Papa Pio IV (dal 1561). In seguito Michelangelo Buonarroti (1561) e Luigi Vanvitelli (1749) realizzarono la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.[11]

Essa comprende attualmente sculture e materiali funerari o di arredo (giardini esterni, il "Giardino dei Cinquecento" e l'"androne", il "Chiostro di Michelangelo), la "sezione epigrafica", nelle sale precedentemente destinate ai capolavori, e la "sezione protostorica", al primo piano del chiostro. Le antiche sale termali tuttora conservate, sono utilizzate prevalentemente per esposizioni temporanee, in attesa di un definitivo allestimento per i reperti di alcuni importanti scavi urbani. Fanno parte della sede museale anche l'"Aula ottagona", riallestita nel 1991 (sculture provenienti dalle terme romane) e la contigua aula di Sant'Isidoro, ex-chiesa.

Opere esposte[modifica | modifica wikitesto]

Tra i reperti e le opere esposte si possono ammirare:

Museo del Palatino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antiquarium del Palatino.

Il Museo del Palatino è un museo situato sul colle Palatino a Roma.Fondato nella seconda metà del XIX secolo, esso ospita sculture, frammenti di affreschi e del materiale archeologico scoperto sul colle. Il museo è stato interamente riorganizzato sotto l'egida della Soprintendenza dei Beni Archeologici per presentare un panorama dei gusti artistici imperiali, da Augusto fino alla Tarda Antichità.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Le raccolte furono spostate durante la Seconda Guerra Mondiale per ragioni di sicurezza, divenendo poi l'oggetto di un nuovo conflitto d'attribuzione tra l'Antiquarium del Palatino e il Museo Nazionale Romano. Quest'ultimo voleva mantenere al suo interno le opere più belle. Il Ministero dell'Istruzione, proprietario di entrambe le istituzioni, diede ragione al Museo Nazionale Romano, motivando la scelta con il fatto che i visitatori del Palatino si interessano innanzi tutto ai luoghi e, solamente in maniera molto secondaria, al museo che vi è ospitato. L’Antiquarium pertanto ora espone esclusivamente materiali legati in maniera diretta alla storia del Palatino.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Visitatori/introiti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 è risultato il ventunesimo sito statale italiano più visitato, con 247.795 visitatori e un introito lordo totale di 909.016,50 Euro.[12] Nel 2015 il numero dei visitatori è aumentato a 356.345 ed è risultato il quindicesimo sito statale italiano.[13]

In accordo con i dati dell'ufficio statistico dei beni culturali italiani il movimento di visitatori registrato fra il 1998 e il 2015 è stato il seguente[14]:

ANNO

VISITATORI TOTALI

INTROITI LORDI

PREZZO MEDIO ENTRATA

2015

356.345

n.d.

n.d.

2014[15]

301.325

€ 1.044.220

€ 3,465

2013[16]

247.796

€ 909.016,50

€ 3,668

2008[17]

251.535

€ 924.136,50

€ 3,673

2003[18]

262.380

€ 664.373,00

€ 2,532

1998[19]

342.548

€ 1.033.835,00

€ 3,018

Raggiungibilità[modifica | modifica wikitesto]

La sede del museo è raggiungibile dalle fermate Termini e Repubblica della metropolitana. Fino alla loro chiusura, proprio di fianco al museo era presente il capolinea delle tranvie dei Castelli Romani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ a b c d e f g h i j k Guida al Museo Nazionale Romano, 2005, Adriano La Regina, Museo Nazionale Romano, p. 9.
  3. ^ Museo Nazionale Romano, su archeoroma.beniculturali.it. URL consultato il 1 maggio 2016.
  4. ^ Guida al Museo Nazionale Romano, 2005, Pier Giovanni Guzzo, Palazzo Massimo alle Terme, p. 12.
  5. ^ L'edificio - Palazzo Massimo alle Terme, su archeoroma.beniculturali.it. URL consultato il 1 maggio 2016.
  6. ^ a b Guida al Museo Nazionale Romano, 2005, Matteo Cadario, Palazzo Massimo alle Terme, p. 11.
  7. ^ Lancel 2002, p. 248
  8. ^ a b Guida al Museo Nazionale Romano, 2005, Matteo Cadario, Palazzo Massimo alle Terme, p. 32.
  9. ^ Articolo sulla riapertura delle sale degli affreschi della Farnesina su La Repubblica, cronaca di Roma del 30 giugno 2010.
  10. ^ Filmato su YouTube.com della mummia di Grottarossa.
  11. ^ a b Guida al Museo Nazionale Romano, 2005, Pier Giovanni Guzzo, Palazzo Massimo alle Terme, p. 11.
  12. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  13. ^ Franceschini: il 2015 è stato un anno record per i musei, su corriere.it. URL consultato il 13 gennaio 2016.
  14. ^ Visitatori e introiti di Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali per anno.
  15. ^ Visitatori ed Introiti Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2014.
  16. ^ Visitatori ed Introiti Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2013.
  17. ^ Visitatori ed Introiti Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2008.
  18. ^ Visitatori ed Introiti Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 2003.
  19. ^ Visitatori ed Introiti Musei, Monumenti e Aree Archeologiche Statali - ANNO 1998.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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