Ludovisi (famiglia)

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Ludovisi
Coa fam ITA ludovisi.jpg
Di rosso, a 3 bande di oro ritirate in capo
Stato bandiera Stato Pontificio
Titoli
Fondatore Bertrando di Monterenzi
Ultimo sovrano Ippolita Ludovisi
Attuale capo Stemma boncompagni ludovisi.jpg Nicolò Boncompagni Ludovisi (1941)[1] [2]
Data di estinzione si estinse nel 1681 nei Boncompagni.PNG Boncompagni
Etnia italiana
Rami cadetti marchesi di Bucine

I Ludovisi furono una famiglia di piccola nobiltà bolognese, trasferitasi a Roma nella metà del XVI secolo: il suo prestigio aumentò attraverso Alessandro, eletto, nel 1621, papa Gregorio XV. I titoli nobiliari e i beni successivamente passarono ai Boncompagni (che unirono i due cognomi) nel 1700.

I personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Ludovisi, papa Gregorio XV[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Papa Gregorio XV.

Il fondatore delle fortune romane della famiglia fu Alessandro Ludovisi, poi Gregorio XV (1554-1623).

Figlio del conte Pompeo e di Camilla Bianchini, studiò presso i Gesuiti del Collegio Romano. Laureatosi a Bologna utroque iure, tornò a Roma a 21 anni; qui cominciò il proprio cursus honorum sotto l'ala protettrice del pontefice bolognese Gregorio XIII Boncompagni, che lo designò primo giudice del tribunale del Campidoglio. A coronamento di una brillante carriera prelatizia Paolo V Borghese gli conferì prima la carica di arcivescovo di Bologna (1612) e poi quella di cardinale, nel 1616. Eletto papa il 9 febbraio 1621, Alessandro praticò un'attenta ed efficace strategia nepotistica che gli permise di inserire saldamente la propria famiglia negli ambienti che contavano a Roma. Tattica che si fondava anzitutto sui matrimoni dei membri laici della casata come fecero subito notare i contemporanei:

« a' 13 marzo giunsero in Roma da Bologna il fratello del Papa, conte Orazio senatore bolognese, colla moglie Lavinia di Fabio Albergati, e coi loro figli Nicolò, Lodovico, ed una figlia da marito chiamata lppolita, la quale fu maritata a Gio. Giorgio Aldobrandini nipote di Clemente VIII e principe di Bassano »
(Moroni cit., pag. 108, dal Diario romano di Giacinto Gigli)

In meno di un anno il nuovo papa aveva già "giocato" tutte le sue pedine familiari, secondo un disegno che appariva già delineato al momento della cavalcata del possesso:

« Ai 9 maggio Gregorio XV si recò con solenne cavalcata a prendere possesso della basilica lateranense, e dopo i conservatori di Roma cavalcarono il conte Orazio suo fratello, e il figlio di questi Nicolò, dal Papa dichiarato suo nipote, ed il principe Gio. Giorgio Aldobrandini egualmente dichiarato suo nipote come marito d'lppolita Ludovisi; indi seguivano a cavallo gli oratori ed ambasciatori de' principi. lnoltre Gregorio XV fece generale di santa Chiesa il fratello Orazio, che poi spedi nella Valtellina con un corpo di milizie pontificie. Sino dai 15 febbraio creò cardinale il nipote Lodovico Ludovisi, la cui biografia segue questo articolo, e ad esso affidò meritamente tutto il governo dei dominii della santa Sede, ricolmandolo di cariche, di onori e di benefizi. »
(Moroni cit., ibidem.)
Stemma dei Ludovisi (tre bande d'oro in capo dello scudo, il quale è rosso) cardinali

L'altra arma della politica di alleanze del papa fu la creazione degli undici cardinali "promossi" durante il breve pontificato.

  • Il primo, come si è visto, fu il nipote Lodovico (15 febbraio).
  • Nella seconda tornata del 19 aprile la berretta toccò ad un Caetani di Sermoneta[3], ad un Francesco Sacrati nobile ferrarese, a Francesco Buoncompagni nobile bolognese dei duchi di Sora, pronipote di Gregorio XIII[4], e infine ad Ippolito Aldobrandini nobile Romano, pronipote di Clemente VIlI come il marito appena assegnato alla nipote Ippolita.
  • Il 21 luglio fu attuata una politica estera orientata verso regno di Napoli (a supporto del nipote Niccolò che si muoveva sullo scacchiere spagnolo), assegnando la porpora a Lucio Sanseverino di Bisignano, e bolognese con la nomina di Marco Antonio Gozzadini.
  • L'anno seguente, secondo del pontificato, la quarta serie di promozioni (destinata ad essere l'ultima) fu dedicata soprattutto agli affari esteri, con la nomina cardinalizia degli spagnoli Cosimo de Torres e Alfonso de la Cueva, al francese Richelieu, e ad Ottavio Ridolfi "alle istanze dell'Imperatore per i meriti della sua famiglia colla Casa d'Austria"[5].

Il papato Ludovisi durò meno di due anni e mezzo, tempo breve ma sufficiente a che la famiglia accumulasse grandi fortune, tanto da poter comprare dai Colonna per un milione di ducati, nel 1622, i feudi di Zagarolo, Gallicano e perfino Colonna.

Lodovico Ludovisi, cardinale[modifica | modifica wikitesto]

Una veduta di Villa Ludovisi da Ettore Roesler Franz

Ludovico Ludovisi (1595-1632), nipote di Alessandro, creato cardinale nel 1621 dal papa appena eletto, è stato colui che fece realizzare la Villa Ludovisi. Morì giovane a Bologna e la tomba venne poi trasferita a Roma, nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio patrocinata dalla famiglia.

Nella generazione successiva, l'altro nipote, Niccolò Albergati-Ludovisi (1608-1687), cugino del cardinale Lodovico, venne nominato cardinale da Innocenzo X Pamphilj, che di Gregorio era stato amico personale pur avendo vent'anni di meno, nel 1645.

Niccolò Ludovisi, grande di Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Niccolò I Ludovisi.
Antonio (I) Boncompagni
Gregorio I Boncompagni

L'altro fondatore della famiglia, quello laico, fu invece Niccolò I Ludovisi (1610-1664), figlio del fratello del papa, Orazio. Fu viceré spagnolo di Aragona e di Sardegna, dove gli successe il figlio Giovanni Battista.
Sposò la nipote e unica erede di Gesualdo da Venosa, il quale oltreché uno straordinario musicista era anche principe di Venosa; Isabella, oltre a portargli in dote fra l'altro il feudo di Gesualdo (venduto poi dall'erede Giovanni Battista nel 1682 per dodicimila ducati), lo lasciò precocemente vedovo. Ciò permise a Niccolò di sposare in seconde nozze l'erede della principessa di Piombino Isabella Appiano. A seguito di questo matrimonio, nel 1634, Ludovisi poté riscattare dalla Spagna, alla quale si erano riavvicinati, il titolo e i domini di principe di Piombino, in cambio di un milione di franchi. Sposò poi, in terze nozze, Costanza Pamphili, pronipote di Innocenzo X.
La figlia Olimpia (1656-1700), principessa di Piombino, si fece suora. Il primogenito Giovanni Battista morì nel 1699, e il figlio di questi l'anno dopo. Il titolo e i beni dei Ludovisi principi di Piombino passarono così nel 1700 alla quartogenita Ippolita, che aveva sposato Gregorio I Boncompagni (1676-1707), duca di Sora e di Arce. Non avendo la coppia prole maschile, la prima delle femmine, Maria Eleonora (1686–1745), sovrana di Piombino, fu data in moglie allo zio Antonio (I) Boncompagni (1658-1731), fratello minore del padre, in modo da riconfermare l'unione delle due stirpi e con cui ebbe cinque figli.[6]

I Boncompagni Ludovisi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Principato di Piombino e Sovrani di Piombino.
Boncompagni Ludovisi
Tomba di Maria Eleonora Boncompagni Ludovisi, con lo stemma integrato

Nel 1701 la linea dinastica della famiglia - nome, feudi, beni e titoli - passava quindi nella famiglia Boncompagni, che nel ramo di Gregorio divennero così, definitivamente, Boncompagni Ludovisi principi di Piombino.

Nello stemma sulla tomba di Maria Eleonora in Santa Maria del Popolo, con il drago Boncompagni a sinistra e le bande d'oro Ludovisi a destra, la fusione delle due casate è visibilmente compiuta.

I Ludovisi, poi Boncompagni Ludovisi, regnarono su Piombino per 167 anni, dal 20 marzo 1634 al 28 marzo 1801.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.angelfire.com/realm/gotha/gotha/boncompagni.html
  2. ^ http://italianprinces.com/family.html
  3. ^ "Antonio Gaetani nobile Romano de' Duchi di Sermoneta, fratello del Cardinal Bonifacio, nipote del Cardinal Niccolò, pronipote del Cardinale Enrico, e zio del Cardinal Luigi Gaetani" (De Novaes, cit., pag. 180).
  4. ^ "per la restituzione del Cappello che il Papa avea avuto dal prozio" (ibidem)
  5. ^ (ibidem)
  6. ^ Carrara, p. 52
  7. ^ Carrara, p. 60

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, Bertini, Roma 1910.
  • Mauro Carrara, Signori e Principi di Piombino, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera 1996.
  • Giuseppe de Novaes, Elementi della storia de' sommi pontefici: da San Pietro sino al felicemente regnante Pio Papa VII, Tomo IX, Siena 1805. Per Gregorio XV, si veda pagg. 171-203
  • Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, vol. XXXIX, Venezia 1846. Per la famiglia, si veda a pagg. 104-114
  • Anthony Majanlahti, Guida completa alle grandi famiglie di Roma, Vallardi 2006. ISBN 8878870080

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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