Museo Torlonia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando i musei di Villa Torlonia, vedi Musei di Villa Torlonia.
Museo Torlonia
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
Caratteristiche
Tipomuseo archeologico
FondatoriAlessandro Torlonia[1]
Apertura1859[1]
Chiusura1976[1]
Sito web

«La più importante collezione privata di scultura antica esistente al mondo.»

(Federico Zeri)

Il museo Torlonia era un museo di scultura esistente fino agli anni settanta del Novecento in via della Lungara a Roma, di proprietà della famiglia nobiliare dei Torlonia, paragonata in quantità e qualità delle opere esposte ai Musei Vaticani e ai Musei Capitolini.[1]

Collezione museale[modifica | modifica wikitesto]

Il museo esponeva 620 statue greche e romane, in 77 sale,[1][2] frutto di scavi archeologici negli ampi possedimenti dei Torlonia (tra cui la Villa dei Quintili e la Villa di Massenzio sull'Appia antica) e di prestiti non onorati da altre famiglie nobili romane, a cui i Torlonia, essendo banchieri, avevano prestato del denaro. Molte delle sculture provenivano delle collezioni Giustiniani, Cavaceppi, Orsini, Caetani-Ruspoli, Carpi e Cesarini.[1]

Per quantità e qualità del livello artistico si è calcolato che le opere della collezione Torlonia rappresentano da sole "un buon terzo del patrimonio antico posseduto dalla città". Tra i veri e propri capolavori: l'Hestia Giustiniani, la Pallade di Porto, la colossale Testa di Apollo di Kanachos, due esemplari dell'Eirene di Cefisodoto padre di Prassitele, l'Afrodite Anadiomene, l'Atleta di Mirone, il Diadumeno di Policleto, il ritratto noto come Eutidemo di Battriana, l'eccezionale rilievo di Portus con la rappresentazione degli edifici, delle navi, delle divinità protrettrici e della vita commerciale dell'antico Porto di Roma, pregevolissimi sarcofagi, come quello delle fatiche di Ercole e quello singolare di un'accolta di dotti a grandi figure, la splendida serie di un centinaio di ritratti, in maggior parte imperiali, considerata dagli studiosi più importante di quelle dei Musei Capitolini e dei Musei Vaticani.

Della raccolta esiste un solo catalogo, del 1881, compilato da Pietro Ercole Visconti.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il contenuto del museo venne raccolto, in vario modo, da Alessandro Torlonia,[3] che nel 1859 allestì un museo proprio in Via della Lungara, nei pressi dell'Accademia dei Lincei, tra Trastevere e Regina Coeli.

Già dalla fine dell'Ottocento questo museo non era aperto al pubblico: potevano ammirare le opere solo una selezionata schiera di aristocratici romani. E tale rimase anche in epoche più recenti.

La collezione Torlonia, nella sua unitarietà ed interezza, è stata oggetto di notifica da parte dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione (che era competente sui Beni Culturali), Guido Gonella, il 22 dicembre 1948, ai sensi e per gli effetti della legge n. 1089 del 1939, in quanto "per tradizione, fama e caratteristiche ambientali" la collezione riveste come complesso un eccezionale interesse artistico e storico; la collezione nella sua interezza e quindi l'edificio che la ospitava era sottoposto a vincoli. Nonostante questo tra il 1960 ed il 1970 Alessandro Torlonia, nipote del capostipite, riuscì ad avere l'autorizzazione a sistemare il tetto, ma i lavori trasformarono il palazzo in tanti miniappartamenti e le opere vennero trasferite altrove o forse ammassate nei sotterranei dell'edificio; l'abuso è stato confermato con una sentenza della Corte di Cassazione (n. 2284, Sez. III penale del 27 aprile 1979), in cui è stato appurato che le 620 sculture erano state poste "(...) in locali angusti, insufficienti, pericolosi (...) rimosse dai locali destinati a museo (...) stipate in maniera incredibile, addossate l'una all'altra senza alcun riferimento storico o di omogeneità", talché a giudizio della Corte si sarebbe verificata di fatto "(...) la distruzione del Museo e di quanto esso rappresentava per gli studiosi", concludendo che un simile tesoro d'arte va difeso con la rigorosa applicazione delle leggi e che il privato che abbia disperso o distrutto una cosa artisticamente protetta, e che non sia quindi suscettibile di riduzione in pristino, è condannato al pagamento in favore dello Stato di una somma pari al valore della cosa perduta o della diminuzione di valore subìta per effetto del suo comportamento. La sentenza però non è stata mai applicata. Nel 2002, con la proposta di legge 2407,[4] si proponeva di confiscare le opere come risarcimento del danno inflitto alla collettività. Antonio Cederna, il grande intellettuale italiano che si era battuto a lungo per la tutela dei beni culturali italiani, si occupò dell'occultamento del museo e scrisse anche alcuni articoli su di esso.

Per avere un'idea del valore delle opere in questione, basta dire che il sovraintendente alle Belle arti di Roma ha detto che la Collezione vale sette volte quelle raccolte a Palazzo Altemps. Inoltre, parte della collezione (quella proveniente dalla famiglia Giustiniani e Cavaceppi) è stata restaurata da Stefano Maderno. C'è anche chi dubita che la collezione sia ancora integra in tutte le parti.

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda della fruibilità della collezione è un argomento complesso che ha interessato le massime cariche istituzionali. Nel 2016 l'allora ministro per i beni culturali Dario Franceschini siglò un accordo con la Fondazione Torlonia: l'obiettivo era quello di realizzare un apposito museo per le collezioni d'arte antica della famiglia, che sarebbero state inoltre preventivamente oggetto di una mostra curata da Salvatore Settis, in Italia e all'estero. Dopo un rinvio dovuto ad una disputa legale sorta all'interno della famiglia Torlonia,[5] l'inaugurazione della mostra è prevista per la primavera 2020 a Palazzo Caffarelli al Campidoglio.[6] Al termine di questa esposizione seguiranno più tappe di un tour espositivo all'estero, che si concluderà con l'inaugurazione di un nuovo Museo Torlonia a Roma.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Collezione Torlonia, c'è l'accordo, su Arte.com, 4 febbraio 2016. URL consultato il 7 settembre 2016..
  2. ^ a b Catalogo del Museo Torlonia di sculture antiche (PDF), Roma: Tipografia Tiberina, 1881. — 234 p. URL consultato il 16 agosto 2015.
  3. ^ Torlonia Museum, www.britannica.com. URL consultato il 16 agosto 2015.
  4. ^ XIV LEGISLATURA PROGETTO DI LEGGE - N. 2407, www.camera.it. URL consultato il 18 agosto 2015.
  5. ^ Desirée Maida, Collezione Torlonia: sotto sequestro le statue e il patrimonio della famiglia, in Artribune, 23 novembre 2018. URL consultato il 18 ottobre 2019.
  6. ^ Stefano Biolchini, Una mostra eccezionale in Campidoglio con le sculture del Museo Torlonia, in Il Sole 24 ORE, 17 ottobre 2019. URL consultato il 18 ottobre 2019.
  7. ^ The Torlonia Marbles - Collecting Masterpieces, su beniculturali.it. URL consultato il 18 ottobre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Ercole Visconti, Catalogo del Museo Torlonia di sculture antiche, Roma, Tipografia Tiberina, 1881, ISBN non presente.
  • Carlo Lodovico Visconti, I monumenti del Museo Torlonia riprodotti con la fototipia. descritti da Carlo Lodovico Visconti. Testo, I, Roma, Tipografia Tiberina, 1885, ISBN non presente.
  • Carlo Lodovico Visconti, I monumenti del Museo Torlonia riprodotti con la fototipia. descritti da Carlo Lodovico Visconti. Tavole, II, Roma, Tipografia Tiberina, 1885, ISBN non presente.
  • Carlo Gasparri, Olivia Ghiandoni, Lo studio Cavaceppi e le collezioni Torlonia, Roma, Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte, 1994, ISBN 88-7275-100-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]