La guerra lampo dei Fratelli Marx

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La guerra lampo dei fratelli Marx
Duck Soup.png
Chicolini e Rufus T. Firefly (Chico e Groucho)
Titolo originaleDuck Soup
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1933
Durata70 min
Dati tecniciB/N
Generecomico
RegiaLeo McCarey
SoggettoBert Kalmar, Harry Ruby, (dialoghi addizionali: Arthur Sheekman, Nat Perrin)
SceneggiaturaBert Kalmar, Harry Ruby, (dialoghi addizionali: Arthur Sheekman, Nat Perrin)
FotografiaHenry Sharp
MontaggioLe Roy Stone
MusicheBert Kalmar, Harry Ruby, Frank Churchill
ScenografiaHans Dreier, Wiard B. Ihnem
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La guerra lampo dei Fratelli Marx (ingl. Duck Soup e per tale motivo noto anche come Zuppa d'anatra o Zuppa d'anitra) è un film comico statunitense del 1933 diretto da Leo McCarey, e interpretato dai fratelli Marx.

Nel 1990 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito all'ottantacinquesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al sessantesimo posto.[3] Nel 2000 lo ha inserito al quinto posto nella classifica delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Per far fronte alla grave situazione economica di Freedonia, immaginario Stato dell'Europa centrale, il governo si rivolge nuovamente alla ricca signora Teasdale in cerca di un prestito. Ma la donna è decisa a concederlo solo se come nuovo capo del governo sarà eletto Rufus T. Firefly, i cui metodi hanno l'arroganza del dittatore e la follia dell'anarchico. Non appena sale al potere, Firefly mette scompiglio nel governo, promuove leggi bizzarre e arriva a far scoppiare una guerra col vicino Stato di Sylvania[4]. Al suo fianco ci sono due strampalati buontemponi, Chicolini e Pinky, inizialmente spie che erano state messe alle costole di Firefly dall'ambasciatore di Sylvania. Al termine di un singolare e stravagante conflitto, lo stato di Freedonia avrà la meglio.

Distribuzione e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua uscita, La guerra lampo registrò uno scarso successo commerciale. La comicità e l'ironia dei fratelli Marx erano troppo diverse per quelle dell'epoca, e quindi sorpresero il pubblico.[5]

Il film è un sottile apologo sulla tragicomicità della guerra e sull'ipocrisia di coloro che ne sono ispiratori: i tanti primi ministri e capi di Stato. Bastò l'uso del linguaggio e delle gag che ironizzavano sulla retorica del patriottismo a far proibire il film in Germania e in Italia[5].

Lo stravagante antimilitarismo della pellicola fu riscoperto dal pubblico e assunse un profondo significato negli anni sessanta, all'epoca dei movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam.[6]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

È da notare anche la gag dello scambio di cappelli tra Harpo, Chico ed il venditore di limonate, da cui, probabilmente, ha preso spunto Roberto Benigni ne La vita è bella.[senza fonte]

  • Leo McCarey fu costretto a sopportare i capricci e le pretese autoritarie di tutto lo staff Marx (famiglia più gagman) riguardanti la gestione delle riprese e la scrittura della sceneggiatura.[5]
  • A questo film si ispira l'episodio Re Yakko degli Animaniacs.[senza fonte]
  • Da notare che in molte scene sequenziali Groucho indossa abiti completamente differenti dalla scena precedente. Questa gag è stata ripresa in numerosi cartoni animati, in particolar modo ne I Griffin.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ Lo stato di Sylvania appare al cinema per la prima volta nel film di Lubitsch Il principe consorte del 1929, monarchia retta dalla regina Luisa, interpretata da Jeanette MacDonald
  5. ^ a b c "Dizionario del cinema americano", di Fernaldo Di Giammatteo, Editori Riuniti, Roma, 1996, pag.132
  6. ^ O quest'uomo è morto, o il mio orologio si è fermato, Einaudi, 2001.

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