Il gigante di ferro

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Il gigante di ferro
Gigante di ferro.JPG
Hogarth e Il gigante in una scena del film
Titolo originaleThe Iron Giant
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1999
Durata86 min
88 min (director's cut)
Rapporto2,35:1
Genereanimazione, commedia, avventura, fantascienza, drammatico
RegiaBrad Bird
SoggettoTed Hughes (romanzo)
Brad Bird (storia)
SceneggiaturaTim McCanlies, Brad Bird
ProduttoreAllison Abbate, Des McAnuff, John Walker (produttore associato)
Produttore esecutivoPete Townshend
Casa di produzioneWarner Bros.
FotografiaSteven Wilzbach
MontaggioDarren T. Holmes
Effetti specialiCarl Canga, Ray Aragon
MusicheMichael Kamen
ScenografiaMark Whiting
Art directorAlan Bodner
Character designTony Fucile, Lou Romano
AnimatoriTony Fucile, Lauren Faust
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Il gigante di ferro (The Iron Giant) è un film d'animazione del 1999 diretto da Brad Bird e prodotto dalla Warner Bros.

Il cartone animato è tratto liberamente dal libro L'uomo di ferro (The Iron Man) del 1968, scritto da Ted Hughes, e narra le avventure di un bambino che scopre l'esistenza di un essere meccanizzato gigante.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia è ambientata nel 1957, durante la guerra fredda, dopo il lancio dello Sputnik 1 il 4 ottobre. Una strana e gigantesca figura precipita in mare nel corso di una tempesta, distruggendo un peschereccio sul quale era presente un marinaio, unico testimone dell'accaduto. L'uomo, salvatosi, prova a raccontare quanto ha visto, ma non viene creduto.

Frattanto, in una piccola e tranquilla città di nome Rockwell (chiaro riferimento alla città di Rockland) nel Maine, Hogarth Hughes, un bambino di 9 anni, vive solo con la madre, Annie, cameriera in un bar. Una sera Hogarth rimane a casa da solo e mentre guarda la televisione il segnale si interrompe. Il ragazzo scopre che sia l'antenna sia parte del cortile di casa sono devastati e decide di seguire la pista degli alberi spezzati che si inoltra nella foresta. Giunto nei pressi della centrale elettrica del paese, incontra l'artefice del disastro: un mastodontico robot di 30 metri, il gigante di ferro del titolo. Hogarth, terrorizzato, inizia a darsi alla fuga, mentre il robot si dirige verso la centrale elettrica, cibandosi dei pali della luce e persino dei generatori della centrale, ma finisce per impigliarsi fra i cavi dell'alta tensione. Allora Hogarth, impietosito, torna indietro e lo salva spegnendo l'interruttore generale della centrale. Poco dopo, il gigante si riprende; Hogarth riprende la fuga e lungo la strada incontra sua madre, raccontandole ciò che gli era successo ma non venendo creduto.

Il giorno dopo, in seguito a vari avvistamenti, il governo statunitense sospetta che nei pressi di Rockwell vi sia una specie di "mostro" non ben identificato. Un ispettore speciale governativo, Kent Mansley, viene inviato nella piccola città; all'inizio è scettico, ma cambia drasticamente idea quando trova la sua macchina "azzannata come un tramezzino".

Quello stesso pomeriggio, Hogarth torna nella foresta e ritrova il gigante. Nonostante qualche timore, il ragazzo scopre che è inoffensivo e diventa suo amico. Inoltre constata che il robot ha perso la memoria arrivando sulla Terra e può aggiustarsi da solo, riunendo i suoi componenti al loro posto originario. Gradualmente, il rapporto con Hogarth farà emergere una personalità umana e amichevole nel cuore metallico del gigante di ferro. Complice nel nascondere l'esistenza dell'androide sarà Dean McCoppin, un rottamaio che crea opere d'arte da vecchi pezzi di metallo, conosciuto da Hogarth all'inizio del film nel bar della madre mentre stava cercando il suo scoiattolo. Dean viene a conoscenza dell'esistenza del gigante, in quanto Hogarth porta l'androide nella sua officina per sfamarlo con il metallo di proprietà del rottamaio. Quando Dean li scopre, Hogarth gli chiede se può nascondere il gigante nella sua proprietà, cosa a cui Dean, malvolentieri, acconsente. I due, così, si divertono cercando di badare al gigante.

Intanto, Mansley, sempre più convinto e preso dalle sue indagini, continua a investigare e scopre sempre più particolari sul gigante, prendendo persino residenza proprio nella casa di Hogarth, avendo Annie messo in affitto una camera per guadagnare un po' di soldi. Mansley si trasferisce lì perché comincia a sospettare del ragazzino. Un giorno, mentre Hogarth e il gigante si trovano nella foresta, vedono un cervo venire ucciso da due cacciatori. Il gigante, dopo che Hogarth gli ha fatto capire che il cervo è morto, vede il fucile che aveva ucciso l'animale, e inizia a manifestare i sintomi della sua vera natura, con gli occhi che stanno diventando rossi. Hogarth gli fa però riprendere consapevolmente i sensi. Quella stessa notte, nonostante il gigante si senta in colpa per la morte del cervo, Hogarth gli fa capire che la morte è una cosa naturale, ma anche che lui ha dei sentimenti e quindi un'anima.

Sfortunatamente, l'ispettore Mansley, approfittando dell'assenza della madre, riesce a individuare e incastrare Hogarth grazie alle foto che ha scattato al gigante, per cui lo costringe a rivelargli la posizione del robot, minacciandolo di allontanarlo dalla madre. Finito l'interrogatorio, Kent stordisce Hogarth con il cloroformio e, per catturare il robot, convince il generale delle forze armate a radunare parte dell'esercito. In questo modo, il giorno dopo, Kent, Hogarth, Annie, il generale e la sua parte dell'esercito vanno al deposito di ferri vecchi di Dean. Il gigante viene così ritrovato, ma adeguatamente travestito da imponente opera cubista da Dean, il tutto grazie a un piano ideato insieme al bambino, sfuggito alla sorveglianza di Mansley. L'agente, dopo una violenta strigliata, viene così licenziato in tronco dal generale Rogart, che si stava apprestando a ritirarsi dalla città insieme alle forze armate.

Più tardi, mentre Hogarth e il robot giocano, Hogarth punta una pistola giocattolo contro il robot, che assume un'espressione totalmente seria e in un attimo spara qualche colpo, mancando miracolosamente il suo amico. Dean assiste a ciò e, spaventato, lo caccia via. L'androide, offeso e demoralizzato, fugge verso la città. Dean vede a terra l'arma giocattolo usata da Hogarth e si rende conto che il gigante aveva solo cercato di difendersi dal presunto "attacco" della pistola di Hogarth; così, i due lo seguono in città per riconciliarsi.

In quel momento, in città il gigante salva due bambini da una caduta mortale; Mansley, con il convoglio di militari che si stava ritirando, si accorge della sua presenza e il generale, credendo che l'androide volesse attaccare la città, dà l'ordine di attaccarlo. Il gigante allora scappa dalla città insieme a Hogarth, riunitosi a lui. Dean tenta di far ragionare i militari a smettere di attaccare il gigante in quanto inoffensivo e avvisa Mansley che rischiano di far del male a Hogart che è con lui. Mansley, per vendicarsi del ragazzo, mente al generale dicendogli che il gigante ha ucciso Hogart, in modo che l'attacco continui più violento di prima. Il gigante, durante l'inseguimento, si rivela anche in grado di volare, ma viene colpito da un missile e precipita in fondo a un burrone con Hogarth, che perde i sensi. Il robot, che lo dà per morto, accecato dalla rabbia e dal dolore, riacquista la consapevolezza di essere un'arma, trasformandosi in una versione mostruosa e potentissima di sé, che, nonostante gli sforzi dei militari nel fermarlo, sbaraglia tutti, ma Hogarth si riprende, raggiunge il gigante e lo fa tornare in sé, disattivando il suo armamento. Mansley non vuole rassegnarsi alla sconfitta e vuole distruggere il robot con un'arma nucleare sparata da un Nautilus, con il quale il generale è in contatto, quindi si impone nella comunicazione e ordina di fare fuoco sul gigante. Essendo quest'ultimo situato in mezzo alla città, il missile è destinato a uccidere anche tutti i presenti. Mansley tenta di fuggire ma il gigante glielo impedisce e viene arrestato per i suoi crimini. Il gigante dimostra tutto il suo altruismo: dopo aver salutato per l'ultima volta Hogarth si lancia nel cielo stellato, colpendo il missile e facendosi esplodere nel cielo.

Qualche mese dopo, Annie e Dean si fidanzano, e quest'ultimo ha realizzato una statua raffigurante il gigante per ricordare il suo sacrificio. Il generale ha fatto recapitare un pacco al ragazzo, che contiene l'unico frammento del robot ritrovato: una sua vite. Quella notte stessa la vite si illumina e comincia a muoversi da sola. Il ragazzo capisce che il robot è ancora attivo da qualche parte e lascia andare la vite che si andrà a ricomporre in lui. Il film si conclude nel ghiacciaio Langjökull in Islanda: tutti i pezzi stanno lentamente convergendo verso la testa e l'androide, sorridente, sta per ritornare in vita grazie alla capacità di autoripararsi per tornare da Hogart.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Hogarth Hughes: Hogarth è un ragazzino di 9 anni e protagonista del film. Vive con sua madre nella piccola cittadina di Rockwell, nel Maine. È un ragazzo vivace, altruista, coraggioso, di buon animo e generoso; vive una vita abbastanza normale, finché in un bar sente parlare di un "invasore" atterrato nell'oceano. Quella notte stessa, Hogart trova il gigante e lo salva dalla folgorazione, e dal giorno successivo diventa suo amico. Più avanti, fa amicizia anche con Dean Mc Coppin, uno sfasciacarrozze che concede al gigante di rifugiarsi nel deposito, mantenendo il segreto persino davanti alle autorità militari. Hogart è tenuto sott'occhio da un agente federale di nome Kent Mansley, che lo torchierà, sospettando che gli nasconda qualcosa, ma riesce a trarre informazioni soltanto quando lo minaccia di separarlo dalla madre. Più avanti, Hogarth riporta alla ragione il gigante, dandogli un mesto addio, mentre questo parte per salvare la cittadina di Rockwell dalla bomba nucleare. Verso la fine, Hogarth scopre che il gigante è ancora vivo, dal momento che un pezzo in suo possesso, una vite, si anima per cercare il corpo principale, cosicché lascia andare la vite e felice gli augura di tornare presto.
  • Gigante di ferro: un essere meccanizzato di 30 metri e co-protagonista del film, dalle fattezze umanoidi e interamente in metallo, che si schianta sulla Terra prendendo una botta in testa, perdendo la memoria. Dopo essersi nascosto nella foresta, prova a mangiare dei generatori di corrente di una centrale, e solo l'intervento tempestivo da parte di Hogarth lo salva dalla folgorazione. Da quel momento, i due cominciano a legare diventando migliori amici, con il gigante che si rivela estremamente protettivo nei confronti di Hogarth. Dopo essersi schiantato di nuovo nel tentativo di fuggire dall'esercito, il gigante ripara il danno alla testa, recuperando così la memoria, e, trasformandosi nella sua versione da guerra, dà inizio alla distruzione dei carri armati dell'esercito militare dopo aver creduto che Hogarth fosse morto. Più tardi, Hogarth lo convince a non essere un'arma ma un eroe, e il gigante, ritornato normale, capisce che è l'unico che può salvare Rockwell dall'esplosione nucleare, quindi saluta il ragazzo per l'ultima volta e si lancia contro il missile, scegliendo di essere un eroe come Superman. Mesi dopo, il gigante si ricompone nel ghiacciaio Langjökull e sorride.
  • Kent Mansley: Kent Mansley è l'agente governativo inviato per far luce sulle strane segnalazioni provenienti dalla cittadina di Rockwell e il principale antagonista del film. Avido di fama, cieco di fronte a qualsiasi cosa che non riguardi il suo specifico interesse personale, pieno di sé e del suo importantissimo "ruolo" governativo, si erge a difesa e baluardo dell'intera nazione americana. Ma tutto ciò è solo una scusa per coprire e giustificare le sue bieche azioni, guidate da intolleranza, invidia e vendetta personale. Non si pone certo problemi nel carpire la fiducia della madre di Hogarth, né nel minacciare e ricattare con violenza psicologica lo stesso Hogarth, un bambino di 9 anni, pur di ottenere le informazioni che tanto brama. Scomoderà generali e le forze armate americane, arrivando perfino a mentire per autorizzare il lancio di un ordigno atomico sulla cittadina e sui suoi abitanti al solo scopo di soddisfare il proprio bisogno di vendetta. Di particolare efficacia drammatica è la scena dell'interrogatorio: solo una luce puntata ad illuminare il viso disorientato ed esterrefatto di Hogarth, un tavolo, il buio intorno e la figura di Kent che emerge ora qui ora là per disgustare lo spettatore con la sua meschina violenza, soprattutto psicologica.
  • Dean Mc Coppin: Dean Mc Coppin è uno sfasciacarrozze e artista bizzarro, creatore di sculture con rottami in ferro. Incontra Hogarth per la prima volta quando Dean difende il marinaio, considerato pazzo dai suoi amici in un bar. Più avanti, Dean offre riparo al gigante sotto richiesta di Hogarth, che nel frattempo era diventato suo amico. Così i due collaborano nel mantenere segreta la presenza del gigante. Verso la fine del film, Dean capisce la verità sul gigante, e spiega al Generale Rogart che non è aggressivo per sua natura, ma attacca solo per difendersi. Aiuta così Hogarth a recuperare il Gigante, e poi, quando l'esercito attacca il Gigante, lui ed Annie riescono a convincerlo della verità. Mesi dopo l'esplosione del robot, Dean si fidanza con la madre di Hogarth e costruisce una scultura raffigurante il gigante per ricordare il suo sacrificio nel difendere la città di Rockwell.
  • Generale Rogart: il Generale Rogart è un generale di alto rango nell'esercito degli Stati Uniti. Gentile ma severo, viene inizialmente chiamato da Mansley, e gli ride dietro quando Mansley afferma di aver trovato la sua macchina mangiata a metà accusando un fantomatico "mostro di metallo". Più avanti, Mansley trova una fotografia dalla macchina fotografica di Hogarth lasciata nella foresta, quindi interroga il bambino, e, una volta ottenuta l'informazione chiama il Generale Rogart, che accorre a Rockwell insieme a un distaccamento militare. Grazie a un trucco ingegnato da Dean, il gigante viene fatto passare per una scultura, mentre il Generale, furioso, accusa Mansley per lo spreco di milioni di dollari dovuto allo spostamento delle truppe, promettendogli che sarà degradato. Sulla via del ritorno, Mansley avvista il gigante in città e dà l'allarme, e, vedendolo, il Generale decide di dare retta all'ispettore e ordina di attaccarlo. Tuttavia, una volta visto che il robot non è aggressivo e che Hogarth è vivo, il Generale, convinto anche da Annie e Dean, ordina di abbassare le armi, ma Mansley, non accettando la sconfitta, si sostituisce ordinando lo stesso al sottomarino di lanciare il missile nucleare. Nel momento in cui il gigante si sacrifica per salvare la città, il generale è l'unica autorità che esprime tristezza nel momento in cui osserva l'esplosione, e, nel finale, in segno di compassione, consegna ad Hogarth, tramite Dean, una vite, l'unico pezzo ritrovato del gigante.
  • Annie Hughes: la madre di Hogarth è una dolce, affascinante e giovane signora rimasta vedova durante la Seconda Guerra Mondiale che cresce da sola suo figlio. Lavora come cameriera in un bar, è molto apprensiva, ma tiene molto a Hogarth.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Gigante di ferro tratta in primo luogo il concetto di esistenzialismo, nonché il tema della natura dell'essere umano. Esempio chiave ne è la frase di Dean, "Tu sei chi scegli e cerchi di essere" ("You are what you choose to be" nella versione originale), che poi in seguito Hogarth dice al Gigante. Quando ha iniziato a lavorare al film, Bird stava affrontando la morte di sua sorella, uccisa con un’arma da fuoco dall'ex marito. Mentre cercava materiale per il film, il regista scoprì che Ted Hughes scrisse "L'uomo di ferro" per confortare i suoi figli dopo che sua moglie, Sylvia Plath, si era tolta la vita, in particolare attraverso la metafora del Gigante in grado di riassemblarsi da solo dopo essere stato danneggiato. Queste esperienze costituirono per Bird la base per il suo pitch alla Warner Bros., basato intorno all'idea "che succederebbe se un'arma avesse un'anima e si rifiutasse di essere un'arma?".[2][3] Lo sceneggiatore del film, Tim McCanlies, ha commentato che "ad un certo punto, ci sono momenti fondamentali nella nostra vita in cui scegliamo chi vogliamo essere. E questa scelta ci accompagna per il resto della nostra vita", aggiungendo che i film possono fornire agli spettatori un senso di giusto o sbagliato, ed ha espresso il desiderio che Il gigante di ferro ci faccia sentire come se fossimo tutti parti di un unico genere umano, che è qualcosa che abbiamo bisogno di sentire".[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il cognome del protagonista è un omaggio a Ted Hughes, colui che ha scritto il libro da cui il film animato è tratto.
  • Il film originalmente avrebbe dovuto essere un musical tratto dall'album The Iron Man: A Musical di Pete Townshend uscito nel 1989. Il chitarrista dei The Who è anche produttore esecutivo del film[5].
  • Una parodia di questo film è apparsa nella serie a cartoni animati Futurama, nell'episodio intitolato Il gioco del se fossi. In questa rivisitazione è Bender a interpretare il gigante (chiedendo alla macchina del se fossi: "Cosa sarebbe se fossi alto 80 metri?"), mentre un timido Fry impersona Hogarth.
  • In un episodio della sit com americana Coppia Di Re, c'è una scena simile a quella del robot che esplode per fermare un missile. Forse una citazione al film.
  • Il gigante di ferro compare anche nel film Ready Player One.

Scene tagliate[modifica | modifica wikitesto]

Dal film sono state tagliate tre scene:

  • La prima scena eliminata doveva essere successiva alla parte dove Hogarth diceva al gigante che "le anime non muoiono". Hogarth appare addormentato davanti alla TV. Anche il gigante è addormentato, ma ovviamente viste le dimensioni è fuori dalla casa. A un certo punto il segnale della TV subiva una distorsione, e sul video sarebbe apparso il gigante unito a un'armata a lui simile, che, su un altro pianeta stavano caricando armi al plasma facendolo esplodere. Il gigante però nell'esplosione veniva scaraventato nello spazio, al di fuori di una nuvola infuocata, nella direzione della Terra, e da lì il sogno si interrompe. La scena si conclude con Hogarth che si sveglia ma, non vedendo nient'altro che la TV con il segnale disturbato, si riaddormenta.
  • Una scena doveva sostituire l'inizio del film: il gigante arriva sulla Terra avvolto nelle fiamme, dove una nave persa nella tempesta e che ospitava un vecchio marinaio si schianta contro il robot, confondendolo con il faro.
  • Nella terza scena tagliata, la parte iniziale è uguale, solo che al posto del vecchio marinaio vi era una nave con un equipaggio, persa nella tempesta, intenta a cercare il faro, ma in quel momento arriva il gigante che si schianta nei pressi della nave, abbastanza vicino, da creare un'onda gigante che la travolge e la distrugge, disperdendo quasi tutto l'equipaggio, eccetto per un marinaio aggrappato a una trave che osserva il gigante allontanarsi in lontananza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrea Fiamma, Brad Bird, regista incredibile, in Fumettologica, 20 settembre 2018. URL consultato il 7 ottobre 2018.
  2. ^ Filmato audio The Iron Giant: Signature Edition (The Giant's Dream) (Blu-ray), Burbank, California, United States, Warner Bros. Home Entertainment, 2016.
  3. ^ Rob Blackwelder, A "Giant" Among Animators, SplicedWire, 19 luglio 1999. URL consultato il 25 febbraio 2011.
  4. ^ Scott Holleran, Iron Lion: An Interview with Tim McCanlies, su Box Office Mojo, 16 ottobre 2003. URL consultato il 15 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2010).
  5. ^ Lista produttori film, su imdb.com. URL consultato il 19 febbraio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]