Epatite E

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Epatite virale E
Hepatitis E virus.jpg
Il virus dell’Epatite E
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 070.4
ICD-10 (EN) B17.2

L'epatite virale E è una forma di epatite virale autolimitante, che ha un periodo di incubazione di sei settimane.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

È maggiormente diffusa nel Medio Oriente, nel Messico, in India e negli stati limitrofi, l'età di maggiore incidenza si attesta fra i 15 e i 34 anni.[1]

Mortalità[modifica | modifica sorgente]

La mortalità incide molto sui soggetti che contraggono tale epatite, ad esempio è molto pericolosa nelle donne in gravidanza,[2] dove la percentuale si attesta su un 20% dei casi manifestati, soprattutto durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza.[3] Comunque, in generale è più mortale dell'epatite A.

Eziopatogenesi[modifica | modifica sorgente]

Il virione di HEV (dall'acronimo in inglese Hepatitis E Virus) è costituito da una particella sferica del diametro di 30-34 nanometri sprovvista di rivestimento esterno. Il genoma, costituito da una molecola di RNA ad elica singola di circa 7,6 kilobasi, è stato clonato e sequenziato soltanto nel 1990. Benché l'HEV non sia stato classificato con certezza, le sue caratteristiche morfologiche, fisico-chimiche e genomiche ne suggeriscono l'appartenenza alla famiglia Caliciviridae.

Anticorpi anti-HEV sono stati riscontrati in topi, ratti, conigli e mangoste. Principalmente maiali e cinghiali sono il serbatoio del virus. Fra le fonti di infezioni, la più comune è l’assunzione di acqua contaminata da feci, la trasmissione avviene per via oro-fecale.[4]

Come con altri virus epatitici, l'insuccesso della coltivazione dell'HEV in vitro e la suscettibilità dell'infezione limitata ad alcuni primati superiori tra cui l'uomo sono ostacoli allo studio delle sue caratteristiche biologiche. Per tali ragioni, anche le possibilità di diagnosi e quindi lo studio dell'epatite E sono ancora oggi strettamente limitate a pochissimi centri di ricerca. La recente caratterizzazione del genoma virale ha reso possibile, con l'ottenimento di antigeni ricombinanti, l'allestimento di un test immunoenzimatico.

Sulla base dei primi risultati, sembra che in corso di infezione acuta siano precocemente determinabili anticorpi di classe IgM e IgG. Gli anticorpi di classe IgM sono presenti solo all'inizio dell'infezione acuta o recente; mentre quelli di classe IgG sono dimostrabili più a lungo, ma forse non per tutta la vita del paziente. Non è chiaro, inoltre, se tali anticorpi siano neutralizzanti, e quindi protettivi.

Clinica[modifica | modifica sorgente]

Fra i sintomi e i segni clinici si ritrovano anoressia, febbre, dolori addominali, vomito, nausea, rash, artralgia e diarrea.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Come trattamento l'assunzione di colestiramina fino a 4g, per placare alcuni dei sintomi, il trapianto del fegato può essere necessario per i casi più gravi.

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda gli adulti l'esistenza di un vaccino ricombinante contro tale forma di epatite si è rivelata molto efficace.[1]

Sono attuabili i metodi di prevenzione generica, cioè vivere in ambienti igienici e non bere acqua contaminata.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Robert M. Kliegman, Hal B. Jenson, Pediatria di Nelson, 18 edizione p. 1738, Torino, Elsevier-Masson, 2009. ISBN 978-88-214-3070-1.
  2. ^ Oncu S,, Oncu S, Okyay P, Ertug S, Sakarya S., Prevalence and risk factors for HEV infection in pregnant women. in Med Sci Monit., n. 12, gennaio 2006, pp. CR36-39.
  3. ^ Benait VS,, Sander V, Purikh F, Muragesh M, Ranka VS., Outcome of acute hepatic failure due to acute hepatitis E in pregnant women. in Indial J Gastroenterol, n. 26, 2007, pp. 6–10..
  4. ^ Eker A,, Tansel O, Kunduracilar H, Tokuç B, Yuluğkural Z, Yüksel P., Hepatitis e virus epidemiology in adult population in Edirne province, Turkey in Mikrobiyol Bul., n. 43, aprile 2009, pp. 251-8.
  5. ^ Guida all’informazione sulla profilassi dell’infezioni da virus Epatitici maggiori.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 88-386-2459-3.
  • Gaetano Filice, Malattie infettive, 2ª edizione, Milano, McGraw-Hill, 1998. ISBN 88-386-2362-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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