Enrico Pezzi

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Enrico Pezzi
Enrico Pezzi 1942 ritratto.jpg
Il generale Enrico Pezzi in una foto del 1942
22 maggio 1897 – 29 dicembre 1942
Nato a Collevecchio
Morto a Čertkovo
Cause della morte caduto in combattimento
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regio esercito
Regia Aeronautica
Arma Artiglieria
Anni di servizio 1918-1942
Grado Generale di brigata aerea
Guerre Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Guerra di Spagna
Seconda guerra mondiale
Campagne Riconquista della Libia
Campagna di Russia
Decorazioni vedi qui
Studi militari Regia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino
dati tratti da Medaglie d'Oro al Valor Militare[1]
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Enrico Pezzi (Collevecchio, 22 maggio 1897Čertkovo, 29 dicembre 1942) è stato un aviatore e generale italiano, pluridecorato combattente della prima guerra mondiale come artigliere, della riconquista della Libia, aviatore della guerra d'Etiopia e della guerra di Spagna. Con il grado di Generale di brigata aerea della Regia Aeronautica si distinse particolarmente nel corso della seconda guerra mondiale, dove fu decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, la Croce di Ferro di I classe tedesca, e poi con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Collevecchio, Rieti, il 22 maggio 1897[1] da una famiglia di consolidate tradizioni militari: il padre Luigi, generale d'artiglieria, i fratelli Pio, sottotenente di fanteria, deceduto sulle montagne del Carso il 23 ottobre 1915 alla giovane età di 19 anni e Mario, diventato in seguito generale di squadra aerea,[2] detentore del primato di altezza per velivoli con motore a pistoni (17.083 metri), primato ancor oggi imbattuto.

Iniziò la sua carriera militare nell'aprile del 1917, quando, come allievo della Scuola militare di Roma, venne ammesso alla Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino per frequentare il corso di allievo ufficiale di complemento del Regio Esercito.

Promosso sottotenente nel febbraio del 1918 ed assegnato all'Artiglieria da campagna, specialità nell'ambito della quale partecipò agli ultimi mesi della prima guerra mondiale. Attratto ben presto dal fascino del volo, nel luglio del 1923[3] venne ammesso a frequentare il corso per osservatore d'aeroplano conseguendo il relativo brevetto nel gennaio dell'anno successivo. Il suo primo impiego fu nella campagna della Tripolitania,[4] dopo che nel luglio del 1924 era transitato, con il grado di tenente, nel ruolo naviganti della nuova Arma aeronautica. Sono di questo periodo la sua prima Croce al merito di guerra e la sua prima Medaglia d'argento al valor militare.

Promosso capitano nel giugno 1926, venne assegnato al comando della 28ª Squadriglia del 62º Gruppo Ricognizione Aerea[5] (costituito nel 1924), di base all'aeroporto di Pisa San Giusto, conseguendo l'anno successivo il brevetto di pilota d'aeroplano presso la scuola di Cerveteri (Roma) dove era stato temporaneamente distaccato.

Rientrato a Pisa nel maggio del 1928, divenne quindi pilota militare su velivolo Ansaldo A.300/4. Fu quello il periodo in cui strinse rapporti sempre più intensi con la città di Pisa, tanto che nel 1929 si unì in matrimonio con la signorina Elena Queirolo, figlia dell'illustre clinico professor Giovan Battista Queirolo, senatore del Regno, stabilendo così la propria dimora nella città toscana.

Trasferitosi nell'ottobre del 1931 a Bresso (MI) per un periodo di comando presso il 23º Gruppo Caccia Terrestre[6] del 3º Stormo e a Ferrara nel luglio del 1932, per un analogo incarico presso il 45º Gruppo[7] del 14º Stormo Bombardamento Diurno, fece ritorno a Pisa nell'aprile del 1934 per assumere il comando, con il grado di maggiore del 62º Gruppo[5] Osservazione Aerea nonché dell'aeroporto di San Giusto. Mantenne tale incarico fino al settembre del 1936 quando, promosso tenente colonnello, prese parte alle operazioni[8] in Africa Orientale dove, in qualità di comandante della base avanzata[9] di Gura, dove fu decorato con una una seconda Medaglia d'argento al valor militare.

Rimpatriato nel dicembre del 1936, fu assegnato al 20º Stormo Osservazione Aerea di stanza a Centocelle assumendone il comando nel novembre del 1937, un mese esatto dopo la sua promozione a colonnello per meriti di guerra. Dal mese di dicembre dell'anno successivo, alla testa dello Stormo "Sparvieri", combatté nella guerra di Spagna, dove meritò una terza Medaglia d'argento al valor militare.

Non appena rimpatriato, nel luglio del 1939 assunse il comando, sull'aeroporto di Reggio Emilia,[10] del neocostituito 41º Stormo Bombardamento Terrestre,[11] con il quale operò durante la seconda guerra mondiale partecipando alle campagne di Malta e dell'Africa settentrionale.[12]

Nell'aprile del 1941 lasciò[11] il comando del 41º Stormo per transitare alla 9ª Brigata Aerea "Leone" di cui, nel giugno successivo, assunse il comando. Per le sue brillanti qualità di uomo e di comandante dimostrate in ogni teatro di guerra, fu decorato con la quarta Medaglia d'argento al valor militare, e nel febbraio del 1942 ebbe la promozione a Generale di brigata aerea[1] a scelta assoluta, divenendo così il più giovane generale della Regia Aeronautica.

Nominato immediatamente comandante dell'Aviazione Italiana in Russia,[13] seppe distinguersi anche in questa ultima, tragica campagna, per le sue capacità militari e per le sue qualità umane, meritandosi la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia[14] e la quinta Medaglia d'argento al valor militare, questa volta sul campo. Le sue capacità militari vennero riconosciute anche dall'alleato germanico che lo decorò con la Croce al merito dell'Ordine dell'Aquila tedesca di I classe con spade, con la Croce di Ferro di 2ª classe (brevetto rilasciato in data 22 luglio 1942) e, successivamente, quella di I classe (brevetto rilasciato in data 5 agosto 1942).

L'ultimo volo[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 dicembre 1942,[14] appreso che a Čertkovo, nell'ansa del Don, erano rimasti accerchiati[13] circa 12 000 soldati di cui 2 000 circa feriti, egli decise di partire personalmente con il colonnello medico Federico Bocchetti, dalla base di Voroscilovgrad a bordo di un trimotore Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello, per portare organizzare i soccorsi,[15] medicinali e per recuperare i feriti più gravi.[13] I membri dell'equipaggio del trimotore scomparso furono:

  • Generale di brigata aerea Enrico Pezzi
  • Colonnello medico del Regio Esercito Federico Bocchetti
  • Maggiore osservatore del Regio Esercito Romano Romanò
  • Tenente pilota Giovanni Busacchi
  • Sottotenente pilota Luigi Tomasi
  • Sergente marconista Antonio Arcidiacono
  • 1º Aviere armiere Salvatore Caruso
  • Aviere scelto marconista Alcibiade Bonazza

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia
«Assunto il comando di una importante unità aerea duramente logorata dalle vicissitudini di lungo periodo di operazioni, ne riorganizzava in brevissimo tempo i ranghi e i servizi restituendola ad elevato grado di efficienza. Energico e tanace, animatore sperto ed ardimentoso, col prestigio improntava l'attività dei suoi reparti a spirito di consapevole temerarietà e di ardente emulazione, assicurando la più efficace tutela a grandi unità dell'esercito impegnate e facendo meritare ai suoi gruppi di volo, titoli di ammirazione e reputazione anche a confronto di unità aeree alleate. Fronte Russo, febbraio-luglio 1942.»
— Regio Decreto 18 luglio 1942[16]
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Veterano di quattro guerre dove ha sempre saputo strappare al cielo lembi di azzurro per ornarsene il petto. In terra di Russia ha scolpito con la sua audacia, l'esempio e la sicurezza di fronte al pericolo, in lettere d'oro la traccia dell'Ala italiana. In sublime rischiosa offerta per salvare soldati italiani chiusi in cerchi di fuoco, immolava la giovane vita salendo col sorriso dei forti nel cielo degli eroi. Fronte Russo, 29 dicembre 1942.[17]»
— Decreto del Capo Provvisorio dello Stato 30 dicembre 1947[18]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Valoroso Osservatore d’Aeroplano, sempre primo a levarsi in volo nei momenti più critici ed aspri, partecipava con rara abilità e magnifica audacia alle più importanti azioni contro i ribelli. Eseguiva importanti, brillanti ricognizioni e bombardamenti da bassa quota sui più lontani centri ribelli, partecipando direttamente alle azioni sotto il fuoco nemico, mitragliando i ribelli, dando sempre, spinto dal suo coraggio indomito, efficace contributo alla riuscita delle operazioni. Capo di un equipaggio a bordo di un Caproni, in condizioni atmosferiche avverse, durante una difficile ricognizione, era costretto per guasto ai motori a scendere dopo sei ore di volo in territorio ribelle, ove, dopo alcuni giorni di marcia assetato e affamato, veniva fatto prigioniero dagli arabi col rimanente dell’equipaggio. Minacciato di morte, col contegno fiero, manteneva alto il morale dei suoi compagni e convinceva la cabila ribelle a sottomettersi. Costante fulgido esempio di coraggio cosciente, di eccezionale ardimento e di altissimo valore. Cielo della Tripolitania, 1924-1925.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di una importante base aerea, i cui reparti erano intensamente impiegati in cooperazione con le nostre colonne impegnate in azioni di repressione, si prodigava perché alle colonne stesse fosse assicurato, anche nelle più difficili condizioni in concorso continuo ed efficace da parte dei mezzi aerei posti alle sue dipendenze, eseguendo personalmente importanti e rischiose missioni di ricognizioni, di collegamento e di bombardamento. Partecipava fra i primi all’occupazione, mediante sbarco aereo, della regione dell’estremo Ovest etiopico, atterrando in un campo difficile trasportandovi truppe, armi e materiale, anticipando in tal modo la nostra presa di possesso di Dembidollo. Esempio di alte virtù di comandante e di combattente. Cielo dell’A.O.I., ottobre-novembre 1936.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Colonnello pilota volontario in missione di guerra per l’affermazione degli ideali fascisti, intendente dell’A. L. prima e comandante di stormo da bombardamento poi, guidava i suoi reparti su munite posizioni avversarie, incurante della viva reazione antiaerea. Con l’azione decisa della sua formazione, contribuiva alla distruzione delle opere difensive ed a paralizzare il funzionamento dei reparti e dei servizi nemici. Attaccato, durante la effettuazione di un bombardamento, da forze soverchianti, le metteva in fuga con il fuoco concentrato dei suoi velivoli. Cielo di Spagna, dicembre 1938-marzo 1939.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di stormo da bombardamento terrestre, con avveduta azione di comando e con l’esempio, portava la preparazione dei suoi reparti ad un alto grado di efficienza, affermato in guerra in numerosissime azioni. Pilota entusiasta più volte conduceva egli stesso l’offesa su importanti obiettivi nemici, sempre in gara di slancio e di ardimento coi suoi valorosi equipaggi. Cielo del Mediterraneo Centrale, 11 giugno-15 agosto 1940.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante dell’aviazione italiana in terra di Russia è dìesempio per rdire e attività di volo. Sempre presente tra i piloti in cielo e nei campi fra l’insidie del nemico. In una serie d’azioni ardite ha dimostrato come al superiore giovi l’esempio dello sprezzo del pericolo per aumentarne il suo prestigio. Cielo di Russia, febbraio-agosto 1942.»
— Decreto Luogotenenziale 3 maggio 1946[19]
Croce di guerra al valor militare (sul campo) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare (sul campo)
Croce al merito di guerra (6 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (6 concessioni)
Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
Croce commemorativa del Corpo di Spedizione Italiano in Russia - nastrino per uniforme ordinaria Croce commemorativa del Corpo di Spedizione Italiano in Russia
Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (2 volte)
Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (2 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (2 anni di campagna)
Medaglia ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Tedesca con spade - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Tedesca con spade
Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1969, p. 233.
  2. ^ Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1969, p. 150.
  3. ^ Fraschetti 1986, p. 113.
  4. ^ Lioy 1964, p. 97.
  5. ^ a b Dunning 1988, p. 43.
  6. ^ Dunning 1988, p. 30.
  7. ^ Dunning 1988, p. 49.
  8. ^ Lioy 1965, p. 43.
  9. ^ Lioy 1965, p. 24.
  10. ^ Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1977, p. 138.
  11. ^ a b Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1977, p. 140.
  12. ^ Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1977, p. 139.
  13. ^ a b c Pagliano 1954, p. 68.
  14. ^ a b Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1969, p. 149.
  15. ^ Pagliano 1954, p. 290.
  16. ^ Bollettino Ufficiale 1942, disp. 46, pag.2467 e pag.2468.
  17. ^ Civoli 2000, p. 82.
  18. ^ Bollettino Ufficiale 1948, disp. 6, pag.333 e Bollettino ufficiale 1959, suppl.7, pag.255.
  19. ^ Bollettino Ufficiale 1942, disp.44, pag.2369, registrato alla Corte dei conti lì 10 giugno 1946, registro n.8 Aeronautica, foglio n.181.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Civoli, S.A.S. - I Servizi Aerei Speciali della Regia Aeronautica 1940-1943, Cavallermaggiore, Gribaudo, 2000.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Paolo Ferrari, Giancarlo Garello, L'Aeronautica italiana. Una storia del Novecento, Milano, Franco Angeli Storia, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • Alessandro Fraschetti, La prima organizzazione dell'Aeronautica Militare in Italia 1884-1925, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1986.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica. Eritrea Libia (1888-1927) Vol.1, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1964.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica. Eritrea Somalia Etiopia (1919-1937) Vol.2, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1965.
  • Medaglie d'Oro al Valor Militare, Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica, 1969.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Ordine Militare d'Italia 1911-1964, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1969.
  • Franco Pagliano, Storia di diecimila aeroplani, Milano, Edizioni Europee, 1954.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]