Classe Shiratsuyu

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Classe Shiratsuyu
IJN DD Shiratsuyu and IJN DD Shigure.jpg
Lo Shiratsuyu (sopra), unità capoclasse, e lo Shigure (sotto), uno dei più noti cacciatorpediniere giapponesi della seconda guerra mondiale
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo Cacciatorpediniere
Numero unità 10
Proprietà Marina imperiale giapponese
Ordine 1931 e 1934
Cantiere Uraga (Tokyo)
Fujinagata (Osaka)
Sasebo
Maizuru
Impostazione 1933 - 1935
Varo 1935 - 1937
Completamento 1936 - 1937
Radiazione Marzo 1945
Destino finale 10 unità affondate
Caratteristiche generali
Dislocamento 1 712 t
Stazza lorda 2 012/2 123 tsl
Lunghezza 110 m
Larghezza 9,9 m
Pescaggio 3,5 m
Propulsione 3 caldaie Kampon e 2 turbine a ingranaggi a vapore Kampon; 2 alberi motore con elica (42 000 shp)
Velocità 34 nodi (64,6 km/h)
Autonomia 6 000 miglia a 15 nodi (11 100 chilometri a 28,5 km/h)
Equipaggio 180 (ufficiali, sottufficiali, marinai)
Armamento
Armamento
  • 5 cannoni Type 3 da 127 mm
  • 8 tubi lanciasiluri Type 92 da 610 mm
  • 2 cannoni Vickers-Armstrong da 40 mm (sei unità) o 4 mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm (quattro unità)
  • 2 lanciatori di bombe di profondità Type 94
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

Fonti citate nel corpo del testo

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La classe Shiratsuyu (白露型駆逐艦 Shiratsuyugata kuchikukan?) appartenne alla Marina imperiale giapponese ed era formata da dieci cacciatorpediniere di squadra. Rappresentava la versione corretta della precedente classe Hatsuharu che, ancorata ai limiti di tonnellaggio del trattato navale di Londra, aveva evidenziato gravi problemi di stabilità. Gli Shiratsuyu introdussero lanciasiluri quadrinati per l'impiego del siluro Type 93, diminuirono i pesi in alto e la disposizione delle artiglierie imitò il progetto corretto della classe precedente: pertanto furono talvolta indicati come classe Hatsuharu migliorata (改初春型駆逐艦 kai Hatsuharugata kuchikukan?). Il dislocamento standard, però, oltrepassò i limiti del patto di Londra e abbassò la velocità massima a 34 nodi.

Le navi erano nate con una simbolica contraerea e nessun radar, quindi nel corso del conflitto la Marina imperiale tentò di porre rimedio a queste manchevolezze sempre più gravi con cicli di potenziamento: dapprima fu aggiunta una coppia di cannoni contraerei Type 96 da 25 mm davanti alla plancia, quindi tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 un'installazione trinata di Type 96 rimpiazzò la torre da 127 mm singola di poppavia; due uguali impianti comparvero inoltre ai lati del fumaiolo posteriore, sostituendo l'originale contraerea. Durante il 1944 gli Shiratsuyu ancora operativi furono forniti con Type 96 su affusto singolo e lo Shigure (il cacciatorpediniere più noto della classe e famoso anche presso gli Alleati) arrivò a possedere quindici di tali armi. Fu anche uno dei pochi appartenenti alla classe a essere dotato di un radar Type 22, asservito ai cannoni di bordo, e di un radar Type 13 dedicato alla ricerca aerea. Purtroppo i dati riguardanti queste modifiche sono generici e non si conoscono per certo le esatte distribuzioni di armi e apparecchiature per ogni esemplare. Gli Shiratsuyu costituirono la 2ª e la 24ª Divisione, più metà della 27ª; videro un intenso servizio nella campagna delle Indie Olandesi e soprattutto nel corso della lotta per Guadalcanal, nelle cui acque affondò lo Yudachi. Durante il 1943 combatterono in diverse scaramucce e battaglie lungo le isole Salomone, perdendo alcune altre unità in combattimento. Il resto della classe si logorò in missioni di protezione al traffico navale e quattro esemplari rimasero vittima di sommergibili americani, divenuti una grave minaccia a dispetto delle capacità di contrasto degli Shiratsuyu, ciascuno dei quali aveva trentasei bombe di profondità. Continuarono a servire anche in prima linea e lo Harusame fu perduto nel giugno 1944 a causa delle United States Army Air Forces; appena una settimana più tardi lo Shiratsuyu colò a picco, invece, a seguito di un grave speronamento con una petroliera giapponese. Lo Shigure, che sullo scorcio del 1944 era l'ultimo rappresentante della classe, fu distrutto al largo di Hong Kong nel gennaio 1945 da un battello sottomarino statunitense.

Progetto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1928 la Marina imperiale giapponese cominciò a immettere in servizio la rivoluzionaria classe Fubuki, caratterizzata da un sostanzioso apparato d'artiglieria (sei cannoni da 127 mm) in tre affusti completamente chiusi e corazzati e da nove tubi lanciasiluri da 610 mm.[1] Seguì nel 1931 la classe Akatsuki, che introdusse un impianto propulsore rivisto e modifiche minori a scafo e strutture.[2] Nell'aprile 1930, però, la sottoscrizione del trattato navale di Londra impose di limitare il tonnellaggio massimo di tutti i nuovi cacciatorpediniere, cosa alla quale i giapponesi cercarono di attenersi pur insistendo ad affollare le unità con un gran numero di armi. La risultante classe Hatsuharu, pertanto, oltre a dislocare più del previsto, presentò gravi problemi di stabilità che costrinsero a una riprogettazione completa e a dimezzare la commessa di dodici esemplari: i lanciasiluri furono diminuiti a sei, si dovette ridurre ingombro e altezza delle sovrastrutture, la torre singola posta a prua in posizione sopraelevata fu spostata a poppa sul ponte.[3]

Le sei unità di cui si era fatto a meno furono attentamente ristudiate dagli uffici tecnici della Marina imperiale, che rinunciarono all'uso estensivo della saldatura elettrica, una tecnologia rivelatasi problematica. Le dimensioni furono un poco ridotte e, rispetto agli Hatsuharu, la prua divenne più corta e la poppa più allungata, mentre i tubi da 610 mm crebbero a otto; inoltre la torre di comando fu rimpicciolita e la plancia resa più compatta, regolando così il baricentro e l'equilibrio. I cambiamenti fecero sforare ampiamente i limiti di dislocamento standard prescritti dal trattato di Londra, vale a dire 1 500 long ton (1 524 tonnellate). Lo stato maggiore generale e il ministero della Marina, comunque, non mostrarono alcuna preoccupazione circa tale violazione. L'apparato motore non fu toccato e quindi la velocità massima ne risentì negativamente. I progetti dei sei esemplari furono completati nel 1933-1934, ai quali furono presto aggiunti, nel programma navale del 1934, altri quattro cacciatorpediniere. Le dieci navi furono riunite nella "classe Shiratsuyu di cacciatorpediniere di squadra", dal nome di quella che avrebbe dovuto essere la settima unità tipo Hatsuharu.[4] Peraltro, rispetto le navi sorelle, gli ultimi quattro vascelli presentavano qualche differenza, che anticipava la successiva classe Asashio.[5] Vistane l'origine, la classe Shiratsuyu venne a essere nota anche come "classe Hatsuharu migliorata".[6]

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Scafo e dotazioni[modifica | modifica wikitesto]

Lo Yudachi in procinto di entrare in servizio: presso il secondo fumaiolo si ergono due piattaforme sopraelevate, ma mancano ancora i cannoni contraerei che dovrebbero ospitare

I cacciatorpediniere tipo Shiratsuyu presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 103,50 metri,[7] alla linea di galleggiamento di 107,51 metri[8] e una lunghezza fuori tutto di 110 metri esatti.[9] La larghezza massima dello scafo era stata ridotta a 9,90 metri rispetto agli Hatsuharu, mentre il pescaggio era incrementato a 3,50 metri in conseguenza dell'aumentata massa, con un dislocamento standard che arrivava a 1 712 tonnellate[8]. Riguardo alla stazza, le fonti non sono concordi: lo storico navale Mark Stille riporta un dislocamento a pieno carico di 2 012 tonnellate;[8] una fonte online indica un tonnellaggio calcolato in 1 981 tonnellate nel corso dei collaudi finali in mare;[7] un'altra fonte, sempre elettronica, afferma che gli esemplari stazzavano a carico completo 2 123 tonnellate.[9] All'entrata in servizio l'equipaggio di ogni nave era formato da 180 uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai.[8]

Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame sulla destra e a babordo della torre di comando e del fumaiolo anteriore: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito dietro la torre di comando, e in un albero di maestra a palo singolo di altezza inferiore, che si elevava dall'alloggiamento dei siluri di ricarica (a poppavia). Al centro dello scafo, immediatamente dietro il secondo fumaiolo, era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm e un radiogoniometro.[10]

Impianti propulsivi[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso propulsore era identico a quello in uso sugli Hatsuharu: era formato da tre caldaie Kampon e da due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso longitudinale allo scafo. I condotti di scarico erano convogliati in due fumaioli, uno di grandi dimensioni anteriore e uno posteriore, più sottile. Quest'ultimo non era leggermente disassato sul lato di destra, in quanto gli alloggiamenti dei siluri di ricarica erano stati riposizionati per occupare meno spazio.[9][11] Ciascuna caldaia sviluppava una pressione di 312,4 psi (22 kg/cm²) e produceva vapore surriscaldato alla temperatura di 572° F (300 °C):[6] tali prestazioni si traducevano in una potenza motrice totale di 42 000 shp, sufficiente a raggiungere una velocità massima di 34 nodi o 64,6 km/h, meno della classe precedente in conseguenza dell'aumento di peso.[12] L'autonomia si mantenne su livelli discreti: con una riserva a bordo di 500 tonnellate di olio combustibile[5] e mantenendo una velocità di crociera di 15 nodi, era possibile coprire fino a 6 000 miglia di navigazione (11 100 chilometri a 28,5 km/h).[8]

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

La torretta Type C con due cannoni Type 3 da 127 mm

La classe Shiratsuyu presentava una dotazione d'artiglieria identica, per numero e disposizione, al progetto rivisto degli Hatsuharu. Cinque cannoni Type 3 da 127 mm lunghi ciascuno 50 calibri (L/50) e distribuiti in tre torrette (o più precisamente in tre affusti completamente chiusi) la cui corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge: la torre di prua era binata e così la seconda, disposta verso poppa; adiacente a questa, e rivolta verso prua, si trovava la torretta singola ospitante il quinto cannone. Le installazioni doppie erano del modello Type C, capaci di un alzo massimo di 55°, una diminuizione al confronto con gli affusti precedenti: questo perché la velocità di rotazione e brandeggio si era rivelata troppo lenta per un proficuo uso contraereo dei pezzi da 127 mm.[13] L'affusto singolo, designato Type A, raggiungeva anch'esso lo stesso alzo e poteva essere depresso di -7°.[14] Ciascuna delle torri era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico: ciò velocizzava i tempi di caricamento e consentiva un fuoco più sostenuto; inoltre entrambi i modelli erano impenetrabili ai gas venefici.[15] Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre 18 300 metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi (5 o 10 al minuto). L'arma era di eccellenti prestazioni, ma gli impianti binati soffrivano di una certa dispersione delle salve quando adoperati contro bersagli di superficie.[16] Le torrette disponevano di propri dispositivi di visione e, per i dati di puntamento e ingaggio, facevano riferimento a un telemetro Type 90 da 3 metri, che si trovava in cima alle strutture della torre di comando.[17] Per motivi non specificati dalle fonti, soltanto lo Yudachi mantenne le torrette binate Type B.[18]

L'impianto Type 92 a quattro tubi, ottimizzato per l'impiego del siluro Type 93: si noti che le due coppie hanno aperture speculari delle culatte.

Come di prassi per i cacciatorpediniere imperiali, grande importanza era attribuita all'equipaggiamento silurante. Gli Shiratsuyu furono i primi a disporre di due installazioni quadrinate Type 92 da 610 mm, una tra i fumaioli su un rialzo e una a mezzanave, complete di una ricarica ciascuna per un totale di sedici siluri a bordo: fu così posto rimedio alla decurtazione di lanciatori sofferta dagli Hatsuharu, che avevano dovuto ridurre di un terzo la loro dotazione.[18] Gli impianti adoperavano il noto Type 93, introdotto con la classe precedente. Sviluppato nella prima metà degli anni trenta, si trattava di un siluro propulso a ossigeno puro, il che garantiva grande autonomia, notevole spinta e anche una scarsa scia di bolle, molto più evidente se si adoperava il vapore come propellente. Il Type 93 era lungo circa 9 metri e pesava 2 700 chili, compresa la testata di guerra da 490 chili di alto esplosivo, di gran lunga maggiore rispetto a quella in uso sul Mark 15 statunitense; poteva essere lanciato alla velocità di 48, 40 o 36 nodi e raggiungere rispettivamente una portata di 20 000, 32 000 e 40 000 metri. Anche in questi casi il Type 93 rivelò di avere un raggio d'azione superiore alle armi americane e, in generale, rimase insuperato sino alla conclusione della seconda guerra mondiale.[19] Gli affusti Type 92 erano scudati, brandeggiabili grazie a motori elettrici incorporati ed erano serviti da un sistema di ricarica rapido, capace di inserire nei tubi nuovi siluri in 17 secondi. Gli ordigni di riserva erano stati suddivisi in tre compartimenti sul ponte: uno a poppa ne conservava quattro e separava la bancata di lanciatori di mezzanave dalle torrette; gli altri due, ciascuno contenente due siluri, erano stati disposti ai lati del fumaiolo posteriore, inclinati verso l'interno.[9] I serventi ai lanciasiluri prendevano ordini da una camera di comando e combattimento che si elevava sopra e dietro la plancia: facevano inoltre riferimento a un telemetro Type 14 inchiavardato al tetto del magazzino poppiero dei siluri. Le stazioni di lanciasiluri erano infine collegate telefonicamente con la camera di comando, un'altra novità della classe Shiratsuyu.[20]

La contraerea era modesta. I sei esemplari derivati dagli Hatsuharu avevano mantenuto i due cannoni Vickers-Armstrong da 40 mm L/39 su affusto singolo, ognuno su una propria piattaforma ai lati e davanti al fumaiolo posteriore. Le quattro navi rimanenti, invece, li avevano scambiati con due installazioni doppie di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm, arma di recente introduzione nella Marina imperiale. La lotta antisommergibile era affidata a due lanciatori Type 94 piazzati sul rotondo di poppa: trentasei bombe di profondità erano stivate in due rastrelliere sul ponte di poppa, dietro alla torre d'artiglieria numero 3.[18]

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La classe Shiratsuyu fu ordinata in dieci esemplari, i cui costi furono distribuiti negli anni fiscali 1931 (sei unità) e 1934 (quattro unità). I cacciatorpediniere furono impostati tra il novembre 1933 e il luglio 1935, varati tra l'aprile 1935 e il marzo 1937, completati e immessi in servizio tra l'agosto 1936 e l'agosto 1937. Alla costruzione parteciparono vari enti: quattro navi furono fornite dalla ditta Uraga di Tokyo e l'arsenale della Marina a Sasebo, l'arsenale di Maizuru e i cantieri Fujinagata di Osaka assemblarono ciascuno due navi.[7]

Unità[modifica | modifica wikitesto]

Nome[21] Cantiere Impostato Varato Completato Destino finale
Shiratsuyu Sasebo 14 novembre 1933 5 aprile 1935 20 agosto 1936 Affondato il 15 giugno 1944 a causa di una collisione 90 miglia a sud-est dello Stretto di Surigao (9°09′N 126°51′E / 9.15°N 126.85°E9.15; 126.85)
Shigure Uraga (Tokyo) 9 dicembre 1933 18 maggio 1935 7 settembre 1936 Silurato il 24 gennaio 1945 160 miglia a est di Kota Bharu (6°00′N 103°48′E / 6°N 103.8°E6; 103.8)
Murasame Fujinagata (Osaka) 1º febbraio 1934 20 giugno 1935 7 gennaio 1937 Affondato il 5 marzo 1943 da fuoco d'artiglieria e siluri davanti la costa orientale di Kolombangara (8°03′S 157°13′E / 8.05°S 157.216667°E-8.05; 157.216667)
Yudachi Sasebo 16 ottobre 1934 21 giugno 1935 7 gennaio 1937 Affondato il 13 novembre 1942 dopo la prima battaglia navale di Guadalcanal a sud-est dell'Isola di Savo (9°14′S 159°52′E / 9.233333°S 159.866667°E-9.233333; 159.866667)
Samidare Uraga (Tokyo) 19 dicembre 1934 6 luglio 1935 29 gennaio 1937 Silurato il 25 agosto 1944 dopo essersi arenato all'atollo Kayangel, a nord delle isole Palau (8°10′N 134°38′E / 8.166667°N 134.633333°E8.166667; 134.633333)
Harusame Maizuru 3 febbraio 1935 21 settembre 1935 26 agosto 1937 Affondato l'8 giugno 1944 da attacco aereo 30 miglia a nord-ovest di Manokwari (0°05′S 132°45′E / 0.083333°S 132.75°E-0.083333; 132.75)
Yamakaze Uraga (Tokyo) 25 maggio 1935 21 febbraio 1936 30 gennaio o 30 giugno 1937 Silurato il 25 giugno 1942 60 miglia a sud-est di Yokosuka (34°34′N 140°26′E / 34.566667°N 140.433333°E34.566667; 140.433333)
Kawakaze Fujinagata (Osaka) 25 aprile 1935 1º novembre 1936 30 aprile 1937 Affondato nella notte del 6-7 agosto 1943 nella battaglia del Golfo di Vella, tra Vella Lavella e Kolombangara (7°50′S 156°54′E / 7.833333°S 156.9°E-7.833333; 156.9)
Umikaze Maizuru 4 maggio 1935 27 novembre 1936 31 maggio 1937 Silurato il 1º febbraio 1944 subito a sud di Truk (7°10′N 151°43′E / 7.166667°N 151.716667°E7.166667; 151.716667)
Suzukaze Uraga (Tokyo) 9 luglio 1935 11 marzo 1937 31 agosto 1937 Silurato il 26 gennaio 1944 140 miglia a nord-nord-ovest di Ponape (8°51′N 157°10′E / 8.85°N 157.166667°E8.85; 157.166667)

Modifiche al progetto[modifica | modifica wikitesto]

Il cannone Type 96 da 25 mm, qui in configurazione binata su supporto terrestre: con il proseguire della guerra vide calare la sua efficacia

La classe non fu modificata sino al periodo successivo alle grandi conquiste giapponesi seguite all'attacco di Pearl Harbor. Dalla seconda metà del 1942 apparve un ballatoio tra la torre di comando e la torretta di prua, dove fu sistemato un impianto binato di cannoni contraerei Type 96 da 25 mm L/60. Dalle ultime settimane dell'anno, e sino a ben dentro il 1943, si cominciò a rimuovere l'affusto Type A singolo per fare posto a un'installazione tripla di Type 96: altre due furono aggiunte a mezzanave durante lo stesso anno, rimpiazzando sulle piattaforme i due cannoni Vickers da 40 mm o le mitragliatrici Type 93. Entro il 1944 tutti gli esemplari in servizio avevano sbarcato le riserve di siluri allo scopo di contenere i pesi; inoltre, nel corso dell'anno, le poche unità superstiti furono ulteriormente potenziate con dieci cannoni Type 96, tutti su affusti singoli piazzati lungo il ponte, a prua o a poppa. Si sa per certo che almeno il Samidare, il Suzukaze e lo Shigure subirono questi interventi. Lo Shigure stesso, nel dicembre 1944 (si trattava dell'ultimo degli Shiratsuyu ancora operativo), aggiunse altri cinque Type 96 da 25 mm singoli e quattro mitragliatrici Type 93, per quanto fossero armi di modesto valore a quel punto della guerra. Sfortunatamente i dati relativi agli incrementi di contraerea sono scarsi e impediscono di elencare nel dettaglio la precisa dotazione di ogni unità sino al momento della perdita.[22]

La classe Shiratsuyu non dispose di apparecchiature radar se non molto avanti nel conflitto. Sebbene le informazioni siano ancora una volta carenti, è noto che quelle navi ancora in linea al principio del 1944 erano state equipaggiate ciascuna con un radar Type 22 (localizzazione bersagli navali) e che durante quell'anno le superstiti ricevettero pure un radar Type 13 (ricerca aerea), entrambi fissati all'albero tripode dietro alla plancia.[22] Il Type 22 presentava due antenne, più una camera di controllo costruita alla base dell'albero; aveva un raggio massimo di poco meno di 70 chilometri ed era capace di individuare bersagli grandi come una nave da battaglia fino a 35 chilometri: tuttavia non era abbastanza accurato per fornire dati sicuri all'artiglieria.[23] Il Type 13 era stato introdotto nel 1943 ed era sostanzialmente formato da una lunga antenna "a pioli". Era capace di localizzare un aereo solitario entro 58 chilometri circa e una formazione a 100 chilometri circa dalla nave; il suo raggio massimo arrivava a oltre 170 chilometri.[24]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Shiratsuyu[modifica | modifica wikitesto]

Assegnato verso la fine degli anni trenta alla 27ª Divisione, rimase nelle acque interne giapponesi sino all'aprile 1942, quando fu distaccato in appoggio alle portaerei Shokaku e Zuikaku della 5ª Divisione, che protesse nel corso della battaglia del Mar dei Coralli (4-8 maggio). Rientrato in Giappone, fu assegnato alla squadra distaccata del viceammiraglio Shirō Takasu, formata dalla 1ª Flotta per costituire a sud-est delle isole Aleutine uno schermo difensivo e garantire le operazioni della 5ª Flotta. Rimase nel Pacifico centrale sino a ottobre, quando fu inviato a sud per partecipare alla campagna di Guadalcanal: scortò un convoglio all'isola, che sbarcò truppe a artiglieria mentre infuriava la battaglia di Capo Speranza, quindi eseguì quattro missioni di trasporto truppe e una ricognizione notturna nei mesi successivi. In novembre fu però centrato da un quadrimotore Boeing B-17 Flying Fortress e dovette tornare negli arsenali nipponici per lunghe riparazioni: completatele, fu reinviato sul fronte delle Salomone e nella notte del 1º-2 novembre 1943 prese parte alla battaglia della baia dell'imperatrice Augusta, a ovest dell'isola di Bougainville, durante la quale collise con il gemello Samidare. Nel 1944 fu trasferito nel Pacifico centrale e poi nelle ex-Indie orientali olandesi, da dove, a fine primavera, prese parte agli infruttuosi tentativi di recare rinforzi alla guarnigione di Biak. Il 15 giugno era di scorta a uno dei gruppi di rifornimento della 1ª Flotta mobile, che si apprestava a dare battaglia presso le isole Marianne, quando addivenne a una grave collisione con la petroliera Seiyo Maru a sud-est dello Stretto di Surigao, in mare aperto. L'urto fu fatale e il cacciatorpediniere sprofondò con pesanti perdite umane.[25]

Shigure[modifica | modifica wikitesto]

Assegnato alla 27ª Divisione con funzioni di ammiraglia, rimase nelle acque interne giapponesi sino all'aprile 1942, quando fu distaccato in appoggio alle portaerei Shokaku e Zuikaku della 5ª Divisione, che protesse nel corso della battaglia del Mar dei Coralli. Rientrato in Giappone, fu assegnato alla squadra distaccata del viceammiraglio Takasu, formata dalla 1ª Flotta per costituire a sud-est delle isole Aleutine uno schermo difensivo e garantire le operazioni della 5ª Flotta. Rimase nel Pacifico centrale per qualche mese prima di essere dirottato a Rabaul all'inizio dell'autunno 1942: completò in totale nove missioni di trasporto a Guadalcanal, compresa la difesa del convoglio che sbarcò truppe e artiglieria a metà ottobre. Dal luglio 1943 operò da Rabaul per proteggere le sortite del Tokyo Express o condurre pericolose missioni di rifornimento/sgombero nelle Salomone centro-settentrionali: alla fine dell'anno era sopravvissuto, senza danni o una sola vittima, alle battaglie del Golfo di Vella (6-7 agosto), di Horaniu (17-18 agosto), di Vella Lavella (6-7 ottobre) e infine della baia dell'imperatrice Augusta. Divenne così noto come "l'Indistruttibile" e acquisì grande notorietà nella Marina imperiale. Dopo aver abbandonato Rabaul al principio del 1944, rimase colpito durante l'incursione aeronavale statunitense a Truk del 16 febbraio; tornato in efficienza, partecipò agli infruttuosi tentativi di recare rinforzi alla guarnigione di Biak a inizio giugno, subendo danni durante per un disordinato scambio di cannonate con un gruppo americano di cacciatorpediniere e incrociatori. Fu infine presente alla battaglia del Mare delle Filippine (19-20 giugno). In ottobre, dopo un intenso servizio di protezione del traffico navale, fu assegnato alla forza del viceammiraglio Shōji Nishimura e combatté nella battaglia del Golfo di Leyte, risultando l'unico superstite della squadra. Nuovamente assegnato alla scorta di convogli nel Mar Cinese Meridionale, il 24 gennaio 1945 fu silurato dal sommergibile USS Blackfin 160 miglia a est di Kota Bharu.[26]

Murasame[modifica | modifica wikitesto]

Il Murasame in servizio sul teatro di guerra cinese

Membro della 2ª Divisione, all'inizio del conflitto nel Pacifico ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie Olandesi, prendendo parte alla finale battaglia del Mare di Giava (28 febbraio 1942). Tornato in Giappone in primavera, fu riassegnato alla scorta del convoglio d'invasione per Midway, facente parte della 2ª Flotta. Nell'agosto 1942 fu subito inviato nel Pacifico meridionale dinanzi all'imprevista controffensiva statunitense a Guadalcanal; completò sette missioni di trasporto ed ebbe parte importante nella battaglia navale di Guadalcanal nella notte del 12-13 novembre 1942: silurò infatti l'incrociatore leggero USS Juneau e colò a picco un cacciatorpediniere statunitense, sopravvivendo al combattimento con danni modesti. Impiegato nelle acque delle Salomone nei mesi seguenti, all'inizio del 6 marzo 1943 fu devastato da numerose cannonate poco al largo di Kolombangara, mentre espletava una missione di sbarco di truppe: affondò dopo essere stato raggiunto da un siluro.[25]

Yudachi[modifica | modifica wikitesto]

Assegnato alla 2ª Divisione, all'inizio del conflitto nel Pacifico ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie olandesi; combatté poi nella finale battaglia del Mare di Giava. Anch'esso fu dirottato sin da agosto nelle Salomone e condusse un intenso servizio di rifornimento per le truppe nipponiche a Guadalcanal (ben tredici viaggi di trasporto) e anche di ricognizione delle acque intorno alla testa di ponte statunitense (cinque). Nella notte del 5-6 settembre 1942 fu autore dell'affondamento di due trasporti rapidi americani – vecchi cacciatorpediniere modificati – colti del tutto alla sprovvista. In novembre era uno dei cacciatorpediniere che partecipò alla battaglia notturna del 12-13: piazzò un siluro sull'incrociatore pesante USS Portland ma, trovandosi al centro dell'azione, fu presto incendiato da varie granate giunte a segno. L'equipaggio lasciò lo scafo in fiamme all'alba del 13, il quale affondò poco dopo a sud-est dell'Isola di Savo.[27]

Samidare[modifica | modifica wikitesto]

Il Samidare ripreso prima del secondo conflitto mondiale

Unità della 2ª Divisione, all'inizio del conflitto nel Pacifico ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie olandesi, prendendo parte alla battaglia del Mare di Giava. Tornato in Giappone in primavera, fu riassegnato alla scorta del convoglio d'invasione per Midway, facente parte della 2ª Flotta. Nell'agosto 1942 fu subito inviato nel Pacifico meridionale dinanzi all'imprevista controffensiva statunitense a Guadalcanal; a fine mese ebbe ruolo marginale nella confusa battaglia delle Salomone Orientali, quindi operò da Rabaul nel contesto della campagna per l'isola. Fu quindi presente a entrambi gli scontri navali notturni di metà novembre 1942, collaborando all'affondamento di tre cacciatorpediniere e mettendone fuori uso un quarto. A inizio febbraio 1943 coprì l'evacuazione delle provate forze giapponesi, poi da aprile intraprese un ciclo di missioni logitische tra le varie postazioni nipponiche nelle Salomone. In estate, però, fu trasferito nel Pacifico settentrionale e il 21 luglio fu tra i cacciatorpediniere che sgomberarono la guarnigione di Kiska, nelle Aleutine. Passando dal Giappone tornò a Rabaul ed ebbe così modo di prendere parte alla battaglia navale di Vella Lavella (6-7 ottobre), dando un contributo netto alla vittoria giapponese. Nemmeno un mese più tardi fu coinvolto nella battaglia alla baia dellimperatrice Augusta, ma non svolse un ruolo importante perché fu speronato dal gemello Shiratsuyu. Con Rabaul resa vulnerabile da continui bombardamenti aerei, fu riassegnato alle ex-Indie olandesi. Nel giugno 1944 partecipò a entrambi i tentativi di recare rinforzi a Biak, ma il blocco statunitense non fu penetrato; subito dopo fu presente alla battaglia del Mare delle Filippine. Di stanza nelle Filippine e alle isole Palau, fu distrutto il 25 agosto a nord di questo arcipelago dal sommergibile USS Batfish, presso l'atollo di Kayangel.[25]

Harusame[modifica | modifica wikitesto]

Membro anch'esso della 2ª Divisione, all'inizio del conflitto nel Pacifico ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie olandesi, prendendo parte alla battaglia del Mare di Giava. Tornato in Giappone in primavera, fu riassegnato alla scorta del convoglio d'invasione per Midway, facente parte della 2ª Flotta. Nell'agosto 1942 fu subito inviato nel Pacifico meridionale dinanzi all'imprevista controffensiva statunitense a Guadalcanal; a fine mese ebbe ruolo marginale nella confusa battaglia delle Salomone orientali, dopo la quale portò a termine sette missioni di trasporto truppe sull'isola contesa. Fu presente con le navi sorelle alla violenta battaglia della notte del 12-13 novembre 1942, ma la sua partecipazione non fu incisiva. Impegnato in seguito, da Rabaul, anche sul fronte della Nuova Guinea, il 24 gennaio 1943 subì danni gravissimi a causa di un siluro lanciato dal sommergibile USS Wahoo e per poco non andò perduto. Rimorchiato al sicuro, fu rimesso a nuovo e a novembre tornò in linea, assegnato a compiti di vigilanza con base a Truk; qui fu colpito non gravemente durante l'incursione aerea statunitense del 16-17 febbraio 1944. Ridislocato nelle ex-Indie olandesi, fu anch'esso inviato con la squadra che tentò, senza successo, di prestare aiuto alla guarnigione di Biak a inizio giugno: il giorno 8 fu localizzato e affondato da bimotori North American B-25 Mitchell a nord-ovest di Manokwari, nella Nuova Guinea settentrionale.[28]

Yamakaze[modifica | modifica wikitesto]

Componente della 24ª Divisione, come per i gemelli supportò le numerose, vittoriose operazioni nelle Filippine e, nei primi mesi del 1942, nelle varie isole delle Indie olandesi: durante la campagna per l'occupazione di Celebes, l'11 febbraio 1942, sorprese a est di Manado e affondò con le artiglierie da 127 mm il battello USS Shark. Fu presente sia alla prima che alla seconda battaglia del Mare di Giava, quest'ultima combattuta la mattina del 1º marzo. Rientrato in Giappone, passò alle dipendenze della 1ª Flotta e fu assegnato alla squadra distaccata del viceammiraglio Takasu, posta a copertura delle operazioni contro le Aleutine: essa non ebbe alcun utilizzo e tornò in patria dopo il disastro di Midway. Il 25 giugno, lasciata da poco Ominato per recarsi nel Mare interno di Seto, il cacciatorpediniere cadde nell'agguato del sommergibile USS Nautilus a sud-est di Yokosuka; affondò repentinamente senza lasciare superstiti.[29]

Kawakaze[modifica | modifica wikitesto]

Il Kawakaze, uno degli esemplari con il servizio più intenso nel corso delle ostilità

Unità della 24ª Divisione, dopo l'attacco di Pearl Harbor ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie olandesi, prendendo parte alla battaglia del Mare di Giava. La mattina del 1º marzo 1942 ebbe inoltre un ruolo centrale nella seconda battaglia omonima perché contribuì all'affondamento dell'incrociatore pesante britannico HMS Exeter e di due cacciatorpediniere, uno statunitense e uno britannico. A fine maggio passò agli ordini della formazione distaccata del viceammiraglio Takasu, che però rimase esclusa dalle azioni della battaglia delle Midway. Trasferito nel Pacifico meridionale poco dopo gli sbarchi americani a Guadalcanal, fu destinato a condurre pattugliamenti vicino l'isola, durante i quali colò a picco con un siluro un cacciatorpediniere statunitense il 22 agosto. Subito dopo fu presente alla battaglia delle Salomone orientali. Nei mesi successivi completò svariate missioni di trasporto truppe e ricognizione, oltre ad accompagnare gli incrociatori da battaglia Kongo e Haruna nel bombardamento notturno di Henderson Field (13-14 ottobre); figurò inoltre nello schermo di cacciatorpediniere alle portaerei che combatterono nella battaglia delle isole Santa Cruz a fine ottobre. Nel corso della battaglia navale di Guadalcanal, invece, fu assegnato alla difesa del convoglio che doveva sbarcare il 15 novembre. Nella notte tra il 29 e il 30 novembre, salpato da Rabaul con il resto del 2º Squadrone, partecipò alla battaglia di Tassafaronga che segnò una disfatta tattica per la United States Navy; continuò quindi a scaricare rifornimenti sull'isola fino all'evacuazione finale del febbraio 1943, durante la quale trasse in salvo parte delle truppe. Dopo riparazioni dovute a una collisione, operò brevemente nel Pacifico centrale prima di tornare a Rabaul in agosto. Fu affondato nel corso della breve e brutale battaglia del Golfo di Vella, sventrato da alcuni siluri mentre navigava verso Kolombangara nel quadro di una missione del Tokyo Express.[28]

Umikaze[modifica | modifica wikitesto]

Terza nave della 24ª Divisione, dopo l'attacco di Pearl Harbor ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie olandesi; fu presente anche alla battaglia del Mare di Giava, ma non vi rivestì alcun ruolo. A fine maggio passò agli ordini della formazione distaccata del viceammiraglio Takasu, che però rimase esclusa dalle azioni della battaglia delle Midway. Trasferito nel Pacifico meridionale poco dopo gli sbarchi americani a Guadalcanal, si rivelò uno dei cacciatorpediniere più impegnati nella campagna, con dieci missioni di trasporto e tre di combattimento al suo attivo. Il suo servizio culminò con la partecipazione, marginale, alla battaglia delle Santa Cruz il 26 ottobre 1942. Il 18 novembre fu però devastato dagli ordigni di un B-17 e poté tornare in linea solo nel febbraio 1943, a Rabaul, per svariate crociere nelle Salomone (trasporto/sgombero truppe, scarico materiali). Alla fine dell'anno cominciò a operare lungo le vitali rotte del Pacifico centrale in funzione di scorta ai convogli navali. Il 1º febbraio 1944, appena a sud della grande base di Truk, incassò un siluro lanciato dal sommergibile USS Guardfish e colò a picco molto lentamente.[29]

Suzukaze[modifica | modifica wikitesto]

Il Suzukaze appena entrato in servizio

Ultimo componente della 24ª Divisione, ricoprì ruoli di supporto nell'attacco alle Filippine e poi nel corso di alcune operazioni anfibie collegate alla campagna delle Indie olandesi; proprio nel corso di quest'ultima, il 4 febbraio, fu silurato dal sommergibile USS Sculpin ma non affondò: trainato in Giappone, fu rimesso in efficienza e in luglio fu inviato sul fronte meridionale, prendendo parte alla battaglia delle Salomone orientali a fine agosto. A cominciare da settembre e fino al febbraio 1943, quando Guadalcanal fu sgomberata, compì più di dieci missioni di trasporto e cinque crociere di guerra, incluse le battaglie delle isole Santa Cruz e di Tassafaronga. Dopo aver operato nel gruppo di difesa alle operazioni di evacuazione dell'isola, rimase nel teatro delle Salomone e nella notte del 5-6 luglio 1943 combatté nella battaglia del Golfo di Kula, rimanendo danneggiato dalle artiglierie navali statunitensi. Riparato e riassegnato a compiti di vigilanza, il 26 gennaio 1944 fu attaccato dal sommergibile USS Skipjack a nord-nord-ovest dell'atollo di Ponape: saltò in aria lasciando pochi superstiti.[29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stille 2014, pp. 258-260.
  2. ^ Stille 2014, pp. 270-271.
  3. ^ Stille 2013, pp. 35-36.
  4. ^ Stille 2013, pp. 39-40.
  5. ^ a b (EN) The Pacific War Online Encyclopedia: Shiratsuyu Class, Japanese Destroyers, su kgbudge.com. URL consultato il 30 gennaio 2017.
  6. ^ a b Evans, Peattie 2015, p. 247.
  7. ^ a b c (EN) Materials of IJN (Vessels - Shiratsuyu class Destroyers), su world.coocan.jp. URL consultato il 28 gennaio 2017.
  8. ^ a b c d e Stille 2013, p. 46
  9. ^ a b c d (EN) Shiratsuyu destroyers (1936-1937), su navypedia.org. URL consultato il 29 gennaio 2017.
  10. ^ Stille 2013, p. 41.
  11. ^ Stille 2013, pp. 30-31, 40.
  12. ^ Stille 2013, pp. 40, 46.
  13. ^ Stille 2013, pp. 6-7, 40.
  14. ^ (EN) Japan 12.7 cm/50 3rd Year Type, su navweaps.com. URL consultato il 1º febbraio 2017.
  15. ^ Evans, Peattie 2015, p. 222.
  16. ^ Stille 2013, p. 7.
  17. ^ Stille 2013, pp. 31, 41.
  18. ^ a b c Stille 2013, p. 40.
  19. ^ Stille 2013, p. 6.
  20. ^ Stille 2013, pp. 40-41.
  21. ^ Tutti i dati in tabella sono tratti da Stille 2013, p. 39 e da (EN) Materials of IJN (Vessels - Shiratsuyu class Destroyers), su world.coocan.jp. Le navi sono elencate in ordine cronologico secondo la data del varo.
  22. ^ a b Stille 2014, p. 281.
  23. ^ Stille 2013, pp. 7-8.
  24. ^ Stille 2014, pp. 60-61.
  25. ^ a b c Stille 2013, p. 43.
  26. ^ Stille 2013, pp. 43-44.
  27. ^ Stille 2013, pp. 44, 46.
  28. ^ a b Stille 2013, p. 42.
  29. ^ a b c Stille 2013, p. 44.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]