Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Classe Hatsuharu

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Classe Hatsuharu
Hatsuharu destroyer 1933.png
Lo Hatsuharu e il Nenohi (in secondo piano) furono gli unici esemplari a essere completati secondo il progetto originale: si notino le torri d'artiglieria sovrapposte e la torre di comando
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo Cacciatorpediniere
Numero unità 6
Proprietà Marina imperiale giapponese
Ordine 1931
Cantiere Uraga (Tokyo)
Sasebo
Kawasaki (Kōbe)
Maizuru
Impostazione 1931 - 1933
Varo 1932 - 1934
Completamento 1933 - 1935
Radiazione Settembre 1945
Destino finale 6 unità affondate
Caratteristiche generali
Dislocamento 1 514 t
Stazza lorda 1 831/1 930 tsl
Lunghezza 109,42 m
Larghezza 10 m
Pescaggio 3,05 m
Propulsione 3 caldaie Kampon e 2 turbine a ingranaggi a vapore Kampon; 2 alberi motore con elica (42 000 shp)
Velocità 36,5 nodi (69,3 km/h)
Autonomia 6 000 miglia a 15 nodi (11 100 chilometri a 28,5 km/h)
Equipaggio 200 o 228 tra ufficiali, sottufficiali, marinai
Armamento
Armamento
  • 5 cannoni Type 3 da 127 mm
  • 9 tubi lanciasiluri Type 90 da 610 mm
  • 2 cannoni Vickers-Armstrong da 40 mm
  • 1 lanciatore di bombe di profondità Type 94
Note
Dati riferiti al progetto iniziale

Fonti citate nel corpo del testo

voci di classi di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

La classe Hatsuharu (初春型駆逐艦 Hatsuharugata kuchikukan?) di sei cacciatorpediniere di squadra appartenne alla Marina imperiale giapponese ed era una versione rivista della nota e innovativa classe Fubuki, scaturita dai limiti imposti al numero e tonnellaggio dei cacciatorpediniere, previsti dal trattato navale di Londra del 1930. Gli Hatsuharu diminuirono dislocamento standard e dimensioni, pur mantenendo un importante armamento che quasi eguagliava quello dei Fubuki: cinque cannoni Type 3 da 127 mm (due torri binate e una singola), tre bancate trinate di tubi lanciasiluri da 610 mm (che per la prima volta furono armati con i famosi Type 93), più un lanciatore per bombe di profondità e due cannoni da 40 mm contraerei. Questa ostinazione sfociò in gravi problemi di stabilità al momento della messa a punto del capoclasse Hatsuharu, che costrinse a rimandarlo in cantiere e fermare la costruzione delle altre unità. Tra 1935 e 1937 la classe dovette essere modificata per ristabilire tenuta ed equilibrio; al termine dei lavori una bancata di lanciasiluri era stata soppressa, la torre singola spostata a poppa e l'incremento di stazza ridusse la velocità massima di tre nodi.

I sei cacciatorpediniere costituirono la 21ª Divisione e metà della 27ª negli anni trenta. Al principio della guerra contro gli Stati Uniti e gli Alleati, però, ricoprirono solo compiti di supporto e scorta a convogli: furono presenti comunque a tutte le importanti operazioni dei primi sei mesi di ostilità, compresa la battaglia delle Midway (4-6 giugno 1942), dopo la quale i quattro esemplari della 21ª Divisione rimasero alle dipendenze della 5ª Flotta nel Pacifico settentrionale, mentre gli altri due (Ariake, Yugure) furono trasferiti sul fronte del Pacifico sud-orientale, prendendo anche parte alla campagna di Guadalcanal. Gli Hatsuharu confermarono la carenza di contraerea a bordo e, pertanto, venivano modificati quando approdavano agli arsenali in Giappone: tra fine 1942-inizio 1943, poi sullo scorcio del 1943, ancora nell'estate-autunno 1944 aggiunsero impianti binati e tripli di cannoni Type 96 da 25 mm, infine forniti pure su affusti singoli; ciò significò l'eliminazione della torre d'artiglieria singola. Tali interventi furono portati a compimento solo per lo Hatsuharu, lo Hatsushimo e il Wakaba: il Nenohi andò perduto nelle isole Aleutine nel luglio 1942, vittima di un sommergibile, mentre lo Yugure e lo Ariake furono affondati da bombardieri statunitensi a fine luglio 1943 (a riprova della vulnerabilità alla minaccia aerea). I potenziamenti riguardarono anche l'equipaggiamento antisommergibile e l'aggiunta di radar. Il numero e la qualità dei reparti imbarcati delle portaerei statunitensi, tuttavia, si rivelarono soverchianti e lo Hatsuharu e il Wakaba furono distrutti nelle Filippine a fine 1944. Lo Hatsushimo continuò a servire la Marina imperiale nelle acque giapponesi fino al 30 luglio 1945, quando una mina navale pose fine alla sua carriera nelle vicinanze di Maizuru.

Progetto[modifica | modifica wikitesto]

L'immissione di cacciatorpediniere di nuova generazione nella Marina imperiale giapponese era culminata nel 1926 con la portentosa classe Fubuki e la sottoclasse Akatsuki. Erano navi da oltre 2 000 tonnellate di dislocamento a pieno carico, pensate e costruite come piattaforme agili e veloci, dotate di un massiccio armamento per la lotta di superficie: sei cannoni in tre torrette chiuse e tre apparati trinati di lanciasiluri da 610 mm.[1] La fabbricazione intensiva di questo genere di cacciatorpediniere (detti anche Tokugata, cioè "Tipo speciale", dai giapponesi stessi), dovette essere sospesa a causa della sottoscrizione del trattato navale di Londra nell'aprile 1930. Il documento, estensione del precedente trattato navale di Washington del 1922, ampliò i vincoli restrittivi anche ai cacciatorpediniere; in particolare, la Marina nipponica ebbe concesso un tonnellaggio totale di 105 500 long ton (107 188 tonnellate) per i propri cacciatorpediniere, dei quali solo il 16% degli esemplari avrebbe potuto raggiungere le 1 880 tonnellate di dislocamento standard – ovvero il peso della nave pronta per una missione di guerra, ma senza riserve di carburante e acqua. Il resto delle unità permesse doveva mantenere un dislocamento standard di 1 524 tonnellate. Siccome la percentuale indicata era già stata raggiunta con i cacciatorpediniere in servizio o sullo scalo, divenne impossibile seguire la falsariga dei Fubuki per le classi future.[2]

La classe erede fu progettata nel 1930-1931[3] da una parte per rispettare pubblicamente i limiti del trattato, dall'altra per mantenere la possente dotazione offensiva intatta su uno scafo accorciato e alleggerito di circa 260 tonnellate: comunque l'artiglieria fu diminuita a cinque pezzi, mentre un impianto lanciasiluri fu posto su un rialzo del ponte poppiero. I dipartimenti tecnici della Marina imperiale fecero affidamento sulla tecnologia della saldatura elettrica per contenere gli ingombri e ricopiarono il sistema propulsivo adoperato sugli Akatsuki, formato da tre caldaie ma di potenza inferiore. Tali accorgimenti furono comunque vanificati dal mantenimento di alte sovrastrutture prodiere, in specie la torre di comando ripresa dalla classe precedente, nonché dal gran numero di armi: questi grandi pesi in alto dovevano tradursi in una riduzione pericolosa di stabilità e baricentro, che alla fine portarono a una notevole riprogettazione della classe nel corso stesso dell'allestimento. La classe Hatsuharu di cacciatorpediniere di squadra fu inizialmente prevista in dodici esemplari, ma poi la commessa fu ridotta a sei proprio per l'emergere dei suddetti difetti.[4]

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Scafo e dotazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il Nenohi durante una prova di velocità: la configurazione è quella originale, come testimonia la torre singola a prua e, a poppa, il lanciasiluri rialzato

Secondo il progetto i cacciatorpediniere classe Hatsuharu erano in generali più piccoli dei Fubuki. Presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 103,50 metri, alla linea di galleggiamento di 105,50 metri[5] e una lunghezza fuori tutto di 109,42 metri; la larghezza massima dello scafo era stata portata a 10 metri e il pescaggio era diminuito a 3,05 metri.[6] Il dislocamento standard arrivò a 1 514 tonnellate, dunque entro i limiti previsti,[6] ma alle prove in mare dello Hatsuharu e del Nenohi fu riscontrato un dislocamento di 1 676 tonnellate e una stazza a pieno carico pari a 1 831 tonnellate[5] (una fonte riporta 1 930 tonnellate).[3] Al momento dell'entrata in servizio ogni nave aveva un equipaggio di 200 tra ufficiali, sottufficiali e marinai.[3][5][7] Solo lo storico navale Mark Stille riporta la cifra di 228 uomini.[6]

Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame, due sul lato di destra e due sul lato di babordo ai lati della torre di comando e del fumaiolo anteriore: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito dietro la torre di comando, e in un albero di maestra a palo singolo con asse di rinforzo posteriore, che si elevava a poppavia. Al centro dello scafo, immediatamente dietro il secondo fumaiolo, era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm e un radiogoniometro. Erano disponibili due àncore in cima alla prua, calabili ciascuna attraverso un proprio occhiello, e una terza a poppa.[8]

Impianti propulsivi[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato motore era stato ripreso dalla classe Akatsuki: era formato da tre caldaie Kampon e da due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso longitudinale allo scafo. I condotti di scarico della coppia anteriore furono convogliati in un solo fumaiolo di grandi dimensioni, mentre la caldaia singola ebbe un più sottile fumaiolo a scarico unico: dunque la configurazione era l'opposto di quella degli Akatsuki, che presentavano il fumaiolo anteriore più esile. Inoltre, sugli Hatsuharu, il fumaiolo posteriore fu leggermente disassato sul lato di destra per fare spazio a uno degli alloggiamenti dei siluri di ricarica.[3][9] Ciascuna caldaia sviluppava una pressione di 312,4 psi (22 kg/cm²) e produceva vapore surriscaldato alla temperatura di 572° F (300° C):[10] tali prestazioni si traducevano in una potenza motrice totale di 42 000 shp, sufficiente a raggiungere una velocità massima di 36,5 nodi o 69,3 km/h, che fu ritenuta soddisfacente dallo stato maggiore navale.[11] L'autonomia era decisamente aumentata rispetto i cacciatorpediniere "Tipo speciale": con una riserva a bordo di 500 tonnellate di olio combustibile[7] e mantenendo una velocità di crociera di 15 nodi, era possibile coprire fino a 6 000 miglia di navigazione (11 100 chilometri a 28,5 km/h).[6]

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

La torretta Type B con due cannoni Type 3 da 127 mm

La necessità di contenere il dislocamento aveva portato a una rivistazione della dotazione offensiva degli Hatsuharu, che comunque rimaneva ragguardevole. L'artiglieria comprendeva cinque cannoni Type 3 da 127 mm lunghi ciascuno 50 calibri (L/50) e distribuiti in tre torrette (o più precisamente in tre affusti completamente chiusi) la cui corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge: una torre binata era sistemata a poppa, la seconda davanti alla torre di comando e sormontata dal pezzo singolo, secondo un'impostazione nuova ai cacciatorpediniere giapponesi.[12] Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre 18 300 metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi (5 o 10 al minuto). Le torri binate erano le Type B con 75° di alzo massimo, il che le rendeva suscettibili di ingaggiare anche bersagli aerei. Tuttavia il brandeggio e la velocità d'alzo richiedevano troppo tempo e l'affusto si rivelò inutile in funzione contraerea. Sorsero infine alcuni problemi di dispersione quando gli impianti erano adoperati contro bersagli di superficie.[13] L'affusto singolo era indicato come Type A e il suo alzo andava da -7° a +55°.[14] Ciascuna delle torri era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico: ciò velocizzava i tempi di caricamento e consentiva un fuoco più sostenuto; inoltre entrambi i modelli erano impenetrabili ai gas venefici.[15] I cannoni erano puntati seguendo le informazioni date da un telemetro Type 90, che si trovava su un alto ballatoio dietro alla torre di comando.[8]

Il siluro Type 93 da 610 mm: dotato di una ragguardevole carica esplosiva, si rivelò un'arma di grande efficacia e gli Hatsuharu furono i primi cacciatorpediniere a esserne dotati

Al contrario dell'artiglieria, l'armamento silurante era rimasto identico alle classi Fubuki e Akatsuki: tre impianti tripli di tubi da 610 mm. Le installazioni erano del nuovo modello Type 90 ed erano distribuite una su una piattaforma tra i fumaioli, una a mezzanave dietro il fumaiolo posteriore e la terza e ultima sui magazzini di poppavia, in modo da sormontare il secondo gruppo di tubi. L'ordigno utilizzato era il noto Type 93, che per la prima volta era fornito ai cacciatorpediniere sin dalla fase di progettazione. Sviluppato nella prima metà degli anni trenta, si trattava di un siluro propulso a ossigeno puro, il che garantiva grande autonomia, notevole spinta e anche una scarsa scia di bolle, molto più evidente se si adoperava il vapore come propellente. Il Type 93 era lungo circa 9 metri e pesava 2 700 chili, compresa la testata di guerra da 490 chili di alto esplosivo, di gran lunga maggiore rispetto a quella in uso sul Mark 15 statunitense; poteva essere lanciato alla velocità di 48, 40 o 36 nodi e raggiungere rispettivamente una portata di 20 000, 32 000 e 40 000 metri. Anche in questi casi il Type 93 rivelò di avere un raggio d'azione superiore alle armi americane e, in generale, rimase insuperato sino alla conclusione della seconda guerra mondiale.[12] Le tre installazioni erano scudate, brandeggiabili grazie a motori elettrici incorporati ed erano servite da un sistema di ricarica rapido, capace di inserire nei tubi nuovi siluri in 17 secondi: i nove ordigni di scorta erano conservati in alloggiamenti a parallelepipedo chiusi; uno era sito a babordo del secondo fumaiolo, i restanti due erano stati messi uno sopra l'altro in modo che quello inferiore, più largo, fungesse da base per il terzo impianto Type 90. Allo scopo di facilitare le manovre di caricamento l'installazione trinata anteriore fu disassata un poco verso babordo e quella poppiera verso destra, assecondando la leggera angolazione dei magazzini (anch'essa voluta per ragoni ergonomiche).[3] I serventi ai lanciasiluri prendevano ordini da una camera di comando e combattimento che si elevava sopra e dietro la plancia; facevano inoltre riferimento a un telemetro vicino ai fumaioli, sistemato su un piedistallo.[8]

Gli Hatsuharu abbandonarono le mitragliatrici leggere da 7,7 mm, tipicamente assegnate come contraerea, in favore di due cannoni Vickers-Armstrong da 40 mm L/39, che furono posti ciascuno su una propria piattaforma rialzata ai lati e davanti al fumaiolo posteriore. L'equipaggiamento per la lotta antisommergibile consisteva in un unico lanciatore Type 94 e in una rastrelliera contenente le bombe di profondità, entrambi disposti a poppa.[16] Fonti elettroniche affermano che fossero disponibili quattordici cariche ma anche due lanciatori.[3][5]

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La classe Hatsuharu fu ordinata in sei unità e i costi furono concentrati nell'anno fiscale 1931. I cacciatorpediniere furono impostati tra il maggio 1931 e l'aprile 1933, varati tra il dicembre 1932 e il settembre 1934, completati e immessi in servizio tra il settembre 1933 e il settembre 1935. L'appalto per la costruzione fu suddiviso tra la ditta Uraga di Tokyo, che fornì due esemplari, l'arsenale della Marina a Sasebo, che completò anch'esso due navi, e infine l'arsenale di Maizuru e i cantieri Kawasaki di Kōbe, i quali produssero un'unità a testa.[5] I lavori furono caratterizzati dall'impiego il più esteso possibile della saldatura e dall'adozione di macchinari propulsivi nel complesso meno potenti (e più leggeri) di quelli in dotazione alla classe Akatsuki, pur di mantenere un dislocamento standard rispettoso del trattato di Londra. L'obiettivo fu raggiunto a spese di un eccessivo alleggerimento della struttura dello scafo, ingombro di molte e pesanti installazioni di armi: ne conseguì una sostanziale diminuzione della sicurezza in mare a carico completo.[4][7]

Unità[modifica | modifica wikitesto]

Nome[17] Cantiere Impostato Varato Completato Destino finale
Nenohi Uraga (Tokyo) 15 dicembre 1931 22 dicembre 1932 30 settembre 1933 Silurato il 4 luglio 1942 a sud-est dell'isola di Agattu (52°15′N 173°51′E / 52.25°N 173.85°E52.25; 173.85)
Hatsuharu Sasebo 14 maggio 1931 27 febbraio 1933 30 settembre 1933 Affondato il 14 novembre 1944 da attacco aereo nella baia di Manila (14°35′N 120°50′E / 14.583333°N 120.833333°E14.583333; 120.833333)
Hatsushimo Uraga (Tokyo) 31 gennaio 1933 4 novembre 1933 27 settembre 1934 Affondato il 30 luglio 1945 da una mina nella baia di Miyatsu, poco a ovest di Maizuru (35°33′N 135°12′E / 35.55°N 135.2°E35.55; 135.2)
Wakaba Sasebo 12 dicembre 1931 18 marzo 1934 31 ottobre 1934 Affondato il 24 ottobre 1944 da attacco aereo poco a ovest dell'isoletta di Maniguin, Panay (11°36′N 121°36′E / 11.6°N 121.6°E11.6; 121.6)
Yugure Maizuru 9 aprile 1933 6 maggio 1934 30 marzo 1935 Affondato il 20 luglio 1943 da attacco aereo a nord-nord-ovest di Kolombangara (7°25′S 156°45′E / 7.416667°S 156.75°E-7.416667; 156.75)
Ariake Kawasaki (Kōbe) 14 gennaio 1933 23 settembre 1934 25 settembre 1935 Affondato il 28 luglio 1943 da attacco aereo davanti a Capo Gloucester (5°27′S 148°25′E / 5.45°S 148.416667°E-5.45; 148.416667)

Riprogettazione e successive modifiche[modifica | modifica wikitesto]

Sopra: pianta e profilo della classe Hatsuharu dopo l'opera correttiva, su una tavola edita dall'Office of Naval Intelligence statunitense. Sotto: il Wakaba nel 1937, dopo la ricostruzione; da notare i due cannoni Vickers (fumaiolo posteriore) e, a poppa, la torre singola

Nell'autunno 1933 lo Hatsuharu e il Nenohi furono sottoposti ai collaudi in mare propedeutici all'effettiva entrata in servizio: durante i cambi di rotta e le virate fu però notato che le due navi si inclinavano in una maniera preoccupante. Infatti i due scafi, programmati per un dislocamento ridotto, erano eccessivamente carichi di armi ed erano afflitti da problemi di stabilità, dovuti alla svettante torre di comando, alle torri d'artiglieria, al lanciasiluri rialzato di poppa. I test furono interrotti e i due cacciatorpediniere furono portati in arsenale, dove all'opera viva furono aggiunte delle controcarene d'emergenza. Poco dopo, il 12 marzo 1934, la torpediniera Tomozuru si rovesciò nel corso di esercitazioni notturne proprio per gravi problemi di stabilità: la tragedia rese evidente che anche la classe Hatsuharu era esposta a rischi simili e i lavori sulle quattro unità in cantiere furono interrotti per ricostruire le navi secondo un progetto corretto. Le modifiche non furono estranee neppure all'incidente della 4ª Flotta, occorso il 26 settembre 1935 a una numerosa squadra sorprese in alto mare da un violento tifone, che rischiò di provocare un disastro.[18] A fine 1935[3] lo Hatsuharu e il Nenohi furono posti in bacino di carenaggio a Kure e ampiamente rimaneggiati: la struttura del ponte fu ridotta di peso e dimensioni, il terzo impianto lanciasiluri fu eliminato e l'alloggiamento delle ricariche di poppa fu sbassato e accorciato; ciò servì a fare spazio alla torretta singola Type A (la disposizione originaria comprometteva l'equilibrio), che fu rivolta con il cannone verso prua; in ultimo lo scafo fu irrobustito nei suoi elementi trasversali, furono aggiunte 84 tonnellate di zavorra,[18] il telemetro riservato ai lanciasiluri fu piazzato sopra i magazzini poppieri[8] e sia i fumaioli, sia le alberature furono moderate in altezza.[3] I due cacciatorpediniere aumentarono il dislocamento standard a 1 742 tonnellate, la stazza a pieno carico a 2 099 tonnellate e il pescaggio a 3,35 metri; la velocità massima cadde a 33,5 nodi (63,7 km/h). Lo Hatsushimo e il Wakaba erano già in avanzato stato di completamento e furono dapprima terminati, quindi modificati allo stesso modo dei gemelli; invece lo Yugure e lo Ariake, da poco impostati, furono assemblati sin dall'inizio secondo le nuove specifiche.[18] Ciò permise di cancellare le controcarene e agire direttamente sullo scafo, la cui larghezza massima fu aumentata a 10,34 metri.[3] Il complicato processo fu concluso per l'intera classe nel 1937.[16]

I sei Hatsuharu non subirono ulteriori interventi sino ai mesi successivi all'attacco di Pearl Harbor e allo scoppio della guerra anche in Estremo Oriente: infatti, cosa comune ai cacciatorpediniere giapponesi, anch'essi rivelarono di possedere una deficiente contraerea.[19] Tra la fine del 1942 e l'inizio del 1943 i cannoni da Vickers 40 mm furono rimpiazzati da due installazioni armate con cannoni Type 96 da 25 mm L/60; un terzo, uguale impianto fu piazzato su un piccolo ballatoio, costruito davanti alla plancia. Solo il Nenohi non poté essere modificato perché affondato nel luglio 1942 da un sommergibile e, un anno più tardi, anche lo Yugure e lo Ariake andarono perduti.[20] Pertanto solo la metà superstite della classe, a fine 1943, fu sottoposta a un ulteriore incremento della contraerea: la torretta Type A con il cannone singolo da 127 mm e la scorta di siluri per la bancata di tubi di poppa furono rimosse, sostituite da un basso gradino ospitante un impianto trinato di cannoni Type 96. Durante il 1944 lo Hatsuharu, lo Hatsushimo e il Wakaba sostituirono le coppie di Type 96 vicino al fumiaolo con due installazioni triple e cominciarono a imbarcare sia cannoni da 25 mm sia mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm su affusti individuali: verso la fine del 1944 ciascun esemplare arrivò a possedere quindici Type 96 (distribuiti lungo lo scafo ovunque fosse disponibile un campo di tiro sgombro[21]) e quattro Type 93, concentrate a mezzanave.[22] Nel corso della guerra, inoltre, per contrastare i sempre più numerosi e aggressivi sommergibili statunitensi, fu aumentata la riserva di bombe di profondità a trentasei[16] e a poppa comparvero altri due lanciatori Type 94.[7] Pare che quest'ultimo intervento abbia interessato l'intera classe meno il Nenohi nel "1942-1943".[3]

La classe Hatsuharu nacque senza radar e solo lo Hatsuharu, lo Hatsushimo e il Wakaba sopravvissero abbastanza a lungo per esserne dotati. Negli ultimi mesi del 1943 fu loro fornito il Type 22, entrato in servizio alla fine del 1942 e assicurato all'albero tripode, appena sopra la torre di comando. Il Type 22 presentava due antenne, più una camera di controllo costruita alla base dell'albero; nato per il combattimento di superficie aveva un raggio massimo di poco meno di 70 chilometri ed era capace di localizzare bersagli grandi come una nave da battaglia fino a 35 chilometri: tuttavia non era abbastanza accurato per fornire dati sicuri all'artiglieria e si rivelò di utilità limitata contro la minaccia aerea.[23] A cominciare dall'estate 1944, dunque, i tre cacciatorpediniere ebbero anche il radar Type 13 da ricerca aerea, piazzato sull'albero di maestra. Introdotto durante il 1943 e sostanzialmente formato da una lunga antenna "a pioli", era capace di localizzare un aereo solitario entro 58 chilometri circa e una formazione a 100 chilometri circa dalla nave; il suo raggio massimo arrivava a oltre 170 chilometri.[24]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Lo Hatsuharu dopo la ricostruzione

Nenohi[modifica | modifica wikitesto]

Assegnato alla 21ª Divisione cacciatorpediniere prima della guerra, nel gennaio 1942 fu aggregato alle numerose forze coinvolte nella campagna delle Indie Olandesi, senza tuttavia partecipare a importanti battaglie. Prestò brevemente servizio nelle zone conquistate prima di tornare in Giappone, essere revisionato e quindi trasferito alla 5ª Flotta del viceammiraglio Boshirō Hosogaya, che nell'ampio contesto della battaglia delle Midway (4-6 giugno 1942) fu incaricata di occupare alcune delle isole Aleutine: il cacciatorpediniere coprì l'incruento sbarco ad Attu e rimase di pattuglia in quelle acque per il mese successivo. Il 4 luglio fu colto di sorpresa dal sommergibile USS Triton e, raggiunto da un siluro, affondò con grandi perdite tra l'equipaggio.[25]

Hatsuharu[modifica | modifica wikitesto]

Nave ammiraglia della 21ª Divisione cacciatorpediniere, a cominciare dal gennaio 1942 fu aggregato alle numerose forze coinvolte nella campagna delle Indie orientali olandesi, senza tuttavia partecipare a importanti battaglie. Prestò brevemente servizio nelle zone conquistate prima di tornare in Giappone, essere revisionato e quindi trasferito alla 5ª Flotta del viceammiraglio Hosogaya. Prese dunque parte alle operazioni contro le Aleutine e coprì l'incruento sbarco ad Attu. Continuò quindi a operare nel Pacifico settentrionale fino a ottobre, quando fu gravemente danneggiato dalle bombe di un Martin B-26 Marauder vicino Kiska. Trascinatosi fino a un arsenale nipponico, poté rientrare in servizio solo nel settembre 1943, potenziato nella dotazione contraerea. Per quasi un anno fu relegato a compiti di scorta ai traffici navali lungo le rotte che univano il Giappone alle principali basi nelle Filippine e nel Pacifico centrale. Nell'ottobre 1944 fu assegnato alla squadra del viceammiraglio Kiyohide Shima, mobilitata nel quadro dell'operazione Shō-Gō 1, ma a fine mese fu dirottato a Manila, da dove a cominciare da novembre partecipò alle rischiose sortire dell'operazione TA (invio ripetuto di convogli a Leyte). Duramente colpito nel corso del servizio, tornò a Manila e qui fu distrutto il 13 novembre nel corso di un'incursione lanciata da portaerei statunitensi.[16]

Hatsushimo[modifica | modifica wikitesto]

Il relitto dell'Hatsushimo nel 1947, ancora semisommerso nella baia di Miyatsu

Membro della 21ª Divisione, a cominciare dal gennaio 1942 fu aggregato alle numerose forze coinvolte nella campagna delle Indie orientali olandesi, senza tuttavia partecipare a importanti battaglie. Prestò brevemente servizio nelle zone conquistate prima di tornare in Giappone, essere revisionato e quindi trasferito alla 5ª Flotta del viceammiraglio Hosogaya. Prese parte alle operazioni contro le Aleutine e coprì l'incruento sbarco ad Attu. Continuò a operare nel Pacifico settentrionale fino all'agosto 1943 in compiti di pattugliamento e scorta ai mercantili diretti alle guarnigioni di Attu e Kiska: fu pertanto coinvolto nella battaglia delle isole Komandorski (26 marzo 1943) e nell'evacuazione finale della seconda isola. Fu trasferito sulle rotte del Pacifico centrale, che collegavano le basi d'oltremare giapponesi con il territorio metropolitano, e nel giugno 1944 partecipò marginalmente alla battaglia del Mare delle Filippine. Cinque mesi più tardi tornò in azione inserito squadra del viceammiraglio Shima ma a fine mese fu dirottato a Manila, da dove prese parte a diverse fasi dell'operazione TA. Sopravvissuto al rischioso servizio nelle Filippine, riuscì a tornare in Giappone nel febbraio 1945 e due mesi più tardi fu tra gli otto cacciatorpediniere che seguirono la grande Yamato nella disperata operazione Ten-Go; uscì ancora una volta indenne da furiosi attacchi aerei, che invece colarono a picco la corazzata e altre unità, e riprese i compiti di vigilanza nelle acque nipponiche. Assegnato poi all'arsenale di Maizuru, rimase di stanza nella vicina baia di Miyatsu e qui, il 30 luglio 1945, fu sorpreso da un attacco aereo: mentre manovrava incappò in una mina, saltò in aria e si adagiò in acque basse. Fu l'ultimo cacciatorpediniere giapponese a essere affondato durante la seconda guerra mondiale.[16]

Wakaba[modifica | modifica wikitesto]

Quarta e ultima unità della 21ª Divisione, a cominciare dal gennaio 1942 fu aggregato alle numerose forze coinvolte nella campagna delle Indie orientali olandesi, senza tuttavia partecipare a importanti battaglie. Prestò brevemente servizio nelle zone conquistate prima di tornare in Giappone, essere revisionato e quindi trasferito alla 5ª Flotta del viceammiraglio Hosogaya. Prese parte alle operazioni contro le Aleutine e coprì l'incruento sbarco ad Attu. Continuò a operare nel Pacifico settentrionale, ricoprendo un ruolo minore nella battaglia delle isole Komandorski e nell'evacuazione finale dell'isola di Kiska; fu anche impegnato in varie missioni di scorta ai trasporti diretti verso Attu e Kiska, fino a quando nella seconda metà del luglio 1943 la seconda isola fu evacuata. Rimase di stanza nelle basi delle isole Curili e di Hokkaidō fino al maggio 1944, data alla quale fu trasferito a sud e aggregato alle numerose forze che combatterono nella battaglia del Mare delle Filippine. Riassegnato alla 5ª Flotta del viceammiraglio Shima, fu coinvolto dunque nella complessa operazione Shō-Gō 1 ma il 24 ottobre 1944, mentre tentava di rimontare il grosso della squadra da Manila, fu centrato in pieno da un paio di bombe lanciate da velivoli imbarcati statunitensi e affondò a ovest di Maniguin, piccola isola vicino la costa occidentale di Panay.[6]

Yugure[modifica | modifica wikitesto]

Lo Yugure nei primi mesi di servizio: fu varato e completato secondo il progetto rivisto

Assegnato alla 27ª Divisione assieme allo Ariake e a due esemplari della classe Shiratsuyu, all'inizio della guerra espletò compiti di vigilanza e scorta; nel febbraio 1942 fu provvisoriamente aggregato alla 1ª Flotta aerea del viceammiraglio Chūichi Nagumo, impegnata in vari raid sulle posizioni dell'ABDACOM nelle Indie olandesi. Rimase quindi alle dipendenze della 5ª Divisione portaerei (Shokaku, Zuikaku), che seguì nella complessa battaglia del Mar dei Coralli (4-8 maggio 1942). Richiamato nelle acque settentrionali dell'Impero giapponese, rimase al fianco delle corazzate della 2ª Divisione, distaccate per coprire a distanza le azioni della 5ª Flotta contro le Aleutine. A cominciare da settembre operò da Rabaul nel contesto della campagna di Guadalcanal e portò a termine sei missioni di trasporto, più un pattugliamento nelle acque della testa di ponte statunitense; recò inoltre truppe o rifornimenti alle altre posizioni nel frattempo stabilite dai comandi giapponesi nelle isole Salomone. In seguito alla sconfitta a Guadalcanal continuò a servire nel teatro delle Salomone nei viaggi del Tokyo Express e pertanto combatté nella battaglia di Kolombangara (12-13 luglio 1943) contribuendo al grave danneggiamento di due incrociatori leggeri americani. Il 19 luglio fu schierato con altre unità in supporto a una missione di rifornimento diretta all'isola di Kolombangara; siccome non si palesò alcuna opposizione, nella notte la squadra di protezione invertì al rotta. Poco dopo la mezzanotte si verificarono attacchi di Grumman TBF Avenger e lo Yugure fu raggiunto da una bomba, che lo fece affondare subito a nord-nord-ovest di Kolombangara.[6]

Ariake[modifica | modifica wikitesto]

Assegnato alla 27ª Divisione assieme allo Yugure e due esemplari della classe Shiratsuyu, all'inizio della guerra espletò compiti di vigilanza e scorta; nel febbraio 1942 fu provvisoriamente aggregato alla 1ª Flotta aerea del viceammiraglio Nagumo, impegnata in vari raid sulle posizioni dell'ABDACOM nelle Indie olandesi. Rimase quindi alle dipendenze della 5ª Divisione portaerei, che seguì nella complessa battaglia del Mar dei Coralli. Richiamato nelle acque settentrionali dell'Impero giapponese, rimase al fianco delle corazzate della 2ª Divisione, distaccate per coprire a distanza le azioni della 5ª Flotta contro le Aleutine. A cominciare da settembre operò da Rabaul nel contesto della campagna di Guadalcanal e portò a termine nove missioni (otto trasporti e una ricognizione); nel dicembre 1942 subì pesanti danni a causa di un attacco aereo e rientrò in servizio nel luglio 1943. Il 27 luglio fu inviato urgentemente a Capo Gloucester, dove si erano arenato il cacciatorpediniere Mikazuki e il giorno successivo, mentre tentava di disincagliarlo, fu attaccato da vari bombardieri North American B-25 Mitchell che lo affondarono, riducendo al contempo il Mikazuki a un relitto.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stille 2013, pp. 21-22, 24.
  2. ^ Stille 2013, p. 35.
  3. ^ a b c d e f g h i j (EN) Hatsuharu destroyers (1933-1935), su navypedia.org. URL consultato l'8 gennaio 2017.
  4. ^ a b Stille 2013, pp. 35-36.
  5. ^ a b c d e (EN) Materials of IJN (Vessels - Hatsuharu class Destroyers), su world.coocan.jp. URL consultato il 25 dicembre 2016.
  6. ^ a b c d e f Stille 2013, p. 39.
  7. ^ a b c d (EN) The Pacific War Online Encyclopedia: Hatsuharu Class, Japanese Destroyers, su kgbudge.com. URL consultato il 9 gennaio 2017.
  8. ^ a b c d Stille 2013, p. 41.
  9. ^ Stille 2013, pp. 30-31, 35, 41.
  10. ^ Evans, Peattie 2015, p. 247.
  11. ^ Stille 2013, pp. 35, 39.
  12. ^ a b Stille 2013, pp. 6, 36.
  13. ^ Stille 2013, pp. 6-7.
  14. ^ (EN) Japan 12.7 cm/50 3rd Year Type, su navweaps.com. URL consultato il 2 dicembre 2016.
  15. ^ Evans, Peattie 2015, p. 222.
  16. ^ a b c d e f Stille 2013, p. 38.
  17. ^ Tutti i dati in tabella sono tratti da Stille 2013, p. 35 e da (EN) Materials of IJN (Vessels - Hatsuharu class Destroyers), su world.coocan.jp. URL consultato il 25 dicembre 2016. Le navi sono elencate in ordine cronologico secondo la data del varo.
  18. ^ a b c Stille 2013, p. 36.
  19. ^ Stille 2014, p. 276.
  20. ^ Stille 2014, pp. 276, 278.
  21. ^ Stille 2014, p. 241.
  22. ^ Stille 2014, pp. 277-278.
  23. ^ Stille 2013, pp. 7-8.
  24. ^ Stille 2014, pp. 60-61.
  25. ^ Stille 2013, pp. 38-39.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]