Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Akagi (portaerei)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Akagi
Japanese aircraft carrier Akagi 01.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo Portaerei
Proprietà Marina imperiale giapponese
Ordinata 1920
Impostata 7 dicembre 1920
Varata 22 aprile 1925
Entrata in servizio 27 marzo 1927
Destino finale Gravemente colpita il 4 giugno 1942 nella battaglia delle Midway, autoaffondata il 5 giugno
Caratteristiche generali
Dislocamento 42.000 t
Lunghezza 260,68 m
Larghezza 31,32 m
Pescaggio 8,71 m
Propulsione 19 caldaie, turbine ad ingranaggi e propulsione elettrica, 4 eliche, 133.000 shp
Velocità 31 nodi  (58,3 km/h)
Autonomia 8.200 nm a 12 nodi
Equipaggio 2.000
Armamento
Armamento artiglieria:
  • 10 cannoni da Type 3 da 200 mm modello 1
  • 6 cannoni da Type 10 da 120 mm
  • 14 cannoni Type 96 da 25 mm
Corazzatura Cintura: 152 mm
Ponte: 79 mm
Mezzi aerei fino a 61 apparecchi

[senza fonte]

voci di portaerei presenti su Wikipedia

L'Akagi (赤城? lett. "Castello Rosso") è stata una portaerei di squadra appartenente alla Marina imperiale giapponese, unica unità della sua classe e così nominata dal vulcano omonimo che sorge nella regione del Kantō. Inizialmente progettata e impostata come incrociatore da battaglia della Classe Amagi, fu convertita in seguito alla stipula del trattato navale di Washington sulla riduzione degli armamenti navali: aveva una capacità di 61 velivoli tra caccia, aerosiluranti e bombardieri in picchiata.

Progetto[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente disponeva di 3 ponti disposti "a scalino", non presentava isole nemmeno sul ponte di volo superiore, ed i 2 ponti inferiori non necessitavano di elevatori. Possedeva inoltre un armamento antinave costituito da 10 cannoni da 200 mm Type 3 modello 1, formato da 2 torri binate nel settore prodiero e 6 singoli pezzi (3 per lato) a poppa, oltre che da 6 contraeree binate (3 per lato) ed altro armamento minore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diorama di Norman Bel Geddes: le portaerei Kaga, Sōryū e Akagi in fiamme

Tra il 1935 e il 1938 la Akagi fu sottoposta a una serie di ammodernamenti, a partire dall'eliminazione dei ponti di volo e dei cannoni a prora, per formare un'unica grande piattaforma affiancata, a babordo, da una piccola isola e fornita di tre elevatori. Fu inoltre costruito un unico fumaiolo sul lato di dritta, orientato verso l'esterno e il basso, per evitare che i fumi di scarico ostacolassero le manovre sul ponte di volo. Fu infine incrementata la potenza motrice a 133 000 shp e la velocità massima a poco più di 31 nodi.

Protagonista dell'attacco a Pearl Harbor assieme alle portaerei Kaga, Sōryū, Hiryū, Shōkaku e Zuikaku in qualità di nave ammiraglia della 1ª Flotta aerea del viceammiraglio Chūichi Nagumo, fu colpita nella battaglia di Midway il 4 giugno 1942 da uno stormo di bombardieri in picchiata Douglas SBD Dauntless appartenenti alla portaerei USS Enterprise. Tra le 10:26 e le 10:28 gli ordigni detonarono in corrispodenza dell'elevatore centrale, incendiando l'aviorimessa e una parte degli apparecchi già pronti al decollo sul ponte di volo, carichi di carburante e di armi; si verificarono una serie di violente esplosioni che resero oltremodo difficile il controllo e la circoscrizione degli incendi, infine unitisi a formare un unico rogo. Il comandante, capitano di vascello Takijirō Aoki, invitò Nagumo ad abbandonare la nave e questi, molto scosso per il subitaneo rovescio subito, si trasferì alle ore 10:46 sull'incrociatore leggero Nagara[1][2][3].

« Guardandomi intorno, fui colpito dalle distruzioni prodotte in così breve tempo... non potei trattenere le lacrime vedendo l'incendio che si estendeva e pensando ai nuovi disastri che avrebbe provocato l'esplosione delle bombe e dei siluri.[4] »

La mattina del 5 giugno, divenuto chiaro che la portaerei non era più salvabile, cacciatorpediniere nipponici trassero in salvo gli ultimi membri dell'equipaggio ancora a bordo e finirono la Akagi con alcuni siluri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Millot 2002, p. 255.
  2. ^ Okumiya 2002, p. 152.
  3. ^ Cartier 1968, pp. 548-549.
  4. ^ Ricordi di un ufficiale giapponese presente a bordo della portaerei Akagi durante l'attacco dei bombardieri americani; in Bauer 1971, p. 313.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) AA.VV., Germany and the second world war, volume VI:the global war - part II: the war in the Pacific, New York, Oxford Press, 1991, ISBN 0-19-822888-0.
  • Bauer, Eddy, Storia controversa della seconda guerra mondiale vol.4, Novara, DeAgostini, 1971, ISBN non esistente.
  • Cartier, Raymond, La seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1993 [1968], ISBN non esistente.
  • Jacobsen, Adolf; Rohwer,Jürghen, Le battaglie decisive della seconda guerra mondiale, Milano, Baldini&Castoldi, 1974, ISBN non esistente.
  • (EN) Lundstrom, John B., The First Team: Pacific Naval Air Combat from Pearl Harbor to Midway, Annapolis, MD, Naval Institute Press, 1984, ISBN 978-1-59114-471-7.
  • Millot, Bernard, La guerra del Pacifico, BUR, Milano, Rizzoli, 2002 [1968], ISBN 88-17-12881-3.
  • (EN) Okumiya, Masatake e altri, Zero, New York, ibooks, 2002 [1956], ISBN 0-7434-4491-4.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]