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Classe Asashio (cacciatorpediniere)

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Classe Asashio
Asashio-class.jpg
Pianta e profilo della classe, editi dall'Office of Naval Intelligence statunitense
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo Cacciatorpediniere
Numero unità 10
Proprietà Marina imperiale giapponese
Ordine 1934
Cantiere Fujinagata (Osaka)
Kawasaki (Kōbe)
Maizuru
Sasebo
Uraga (Tokyo)
Impostazione 1935-1937
Varo 1936-1937
Completamento 1937-1939
Radiazione 1945
Destino finale 10 unità affondate
Caratteristiche generali
Dislocamento 1 992 t
Stazza lorda 2 367/2 540 tsl
Lunghezza 118,26 m
Larghezza 10,35 m
Pescaggio 3,66 m
Propulsione 2 caldaie Kampon e 3 turbine a ingranaggi a vapore Kampon; 2 alberi motore con elica (50 000 shp)
Velocità 35 nodi (66,5 km/h)
Autonomia 5 700 miglia a 10 nodi (10 550 chilometri a 19 km/h); 5 000 miglia a 18 nodi (9 260 chilometri a 34,2 km/h)
Equipaggio 200 (ufficiali, sottufficiali, marinai)
Equipaggiamento
Sensori di bordo Sonar Type 93
Armamento
Armamento
  • 6 cannoni Type 3 da 127 mm
  • 8 tubi lanciasiluri Type 92 da 610 mm
  • 4 cannoni Type 96 da 25 mm
  • 2 lanciatori di bombe di profondità Type 94
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

Fonti citate nel corpo del testo

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La classe Asashio (朝潮型駆逐艦 Asashiogata kuchikukan?) di dieci cacciatorpediniere di squadra appartenne alla Marina imperiale giapponese e cominciò a entrare in servizio nel 1937. Si trattava di navi costruite senza tenere conto dei limiti imposti dal trattato navale di Londra dell'aprile 1930, che riproponevano il modello di cacciatorpediniere "Tipo speciale" (特型 Tokugata?) armato con sei cannoni da 127 mm, numerosi tubi lanciasiluri per ordigni da 610 mm e un potente impianto propulsivo. Gli esemplari traevano inoltre beneficio dalle lezioni apprese con le classi precedenti circa solidità, robustezza e stabilità dello scafo; problemi riguardanti il raggio di virata e malfunzionamenti tecnici delle nuove turbine furono risolti con successo entro il 1941, mentre la modestia dell'autonomia, in caso di battaglie e manovre di combattimento, rimase sempre insoddisfacente.

Organizzati in tre divisioni e mezzo poche settimane prima della guerra in Estremo Oriente contro gli Alleati, gli Asashio parteciparono a tutte le più importanti operazioni anfibie e aeronavali dei primi mesi di ostilità, contribuendo alle vittorie dello Stretto di Badung e del Mare di Giava (febbraio 1942); vari esemplari subirono comunque danni piuttosto gravi, tali da tenerli fuori servizio per lunghi periodi, e lo Arare fu perduto nelle acque delle isole Aleutine. Con la campagna di Guadalcanal dell'agosto 1942-febbraio 1943 emersero chiaramente i difetti insiti nel progetto, ovvero la scarsa importanza attribuita alla contraerea e alla lotta antisommergibile, nonché la mancanza di efficienti sensori. L'inizio del 1943 fu anzi catastrofico per la classe, che perse in rapida successione lo Oshio (vittima di un sommergibile), il capoclasse Asashio e lo Arashio (fatti a pezzi dall'United States Army Air Forces nella battaglia del Mare di Bismarck), il Minegumo (crivellato dal fuoco navale radarguidato). I giapponesi tentarono di porre rimedio con cicli di potenziamento, arrivando a rimuovere una delle torrette con pezzi da 127 mm per fare posto a svariate installazioni di cannoni contraerei da 25 mm; dalla fine del 1943-inizio del 1944 comparirono apparati radar sulle alberature e la scorta di bombe di profondità fu più che raddoppiata. I quattro superstiti esemplari parteciparono dunque alla battaglia del Mare delle Filippine (19-20 giugno 1944) e poi alla battaglia del Golfo di Leyte, durante la quale lo Yamagumo, lo Asagumo e il Michishio colarono a picco con gravi perdite in vite umane. Il Kasumi rimase perciò l'unico rappresentante della classe e, fuggito dalle Filippine, accompagnò la grande nave da battaglia Yamato nella suicida operazione Ten-Go: a dispetto della profusione di contraerea leggera, fu ripetutamente colpito e ridotto a un relitto fiammeggiante, tanto che un altro cacciatorpediniere lo finì con un siluro il 7 aprile 1945, dopo averne tratto in salvo l'equipaggio.

Progetto[modifica | modifica wikitesto]

Con la ratifica del trattato navale di Londra dell'aprile 1930, l'Impero giapponese dovette abbandonare il programma di intensive costruzioni dei cacciatorpediniere "Tipo speciale" (特型 Tokugata?), iniziato con la classe Fubuki e proseguito con la classe Akatsuki; si trattava di navi assai bene armate con sei cannoni da 127 mm e nove tubi lanciasiluri da 610 mm, specializzate nei combattimenti di superficie diurni e notturni.[1] Nella prima metà degli anni trenta, pertanto, la Marina imperiale immise in servizio le classi Hatsuharu e Shiratsuyu rispettose dei limiti di tonnellaggio imposti dal trattato, ma afflitte da problemi di stabilità, tenuta del mare, ergonomia degli spazi ed eccessivi pesi, dovuti alla pressante volontà di mantenere un elevato numero di armi su scafi relativamente leggeri: le problematiche rilevate furono tali da costringere a un'estesa ricostruzione delle unità, che per gli Hatsuharu significò inoltre la perdita di un terzo della dotazione lanciasiluri.[2]

Queste due serie di cacciatorpediniere lasciarono dunque insoddisfatti i vertici dello stato maggiore generale della Marina, che optarono per ritornare al concetto di cacciatorpediniere Tipo speciale pur di disporre di navi prestanti e affidabili. A cavallo tra 1933 e 1934 cominciò la progettazione di un nuovo gruppo di cacciatorpediniere senza tenere in conto le restrizioni del patto di Londra, i cui termini sarebbero spirati solamente il 31 dicembre 1936: le alte sfere non si preoccuparono, però, di tale ostacolo. La nuova classe Asashio adottava uno scafo più lungo di 9 metri, aggiungeva 300 tonnellate al dislocamento standard e implementava le misure correttive volte a salvaguardare equilibrio e stabilità; mantenne l'armamento silurante su otto tubi da 610 mm che gli Shiratsuyu avevano introdotto, organizzati in due impianti quadrinati, mentre la dotazione d'artiglieria si rifece ai Fubuki. Inoltre fu la prima classe nella Marina imperiale a montare su tutti gli esemplari i nuovi cannoni contraerei Type 96 da 25 mm, due coppie su ognuno. L'apparato propulsore fu infine rivisitato e dotato di macchine più robuste e potenti, che garantirono un'alta velocità massima a dispetto dell'incremento di peso. Nel 1935, alla conclusione dei lavori tecnici, gli Asashio si presentavano come veloci, eleganti e solide unità siluranti, tanto da divenire il modello ideale per le successive due classi di cacciatorpediniere.[3]

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Scafo e dotazioni[modifica | modifica wikitesto]

Visuale laterale del Natsugumo che permette di apprezzare il profilo tipico degli Asashio; si scorgono i paramine a poppa

I cacciatorpediniere tipo Asashio presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 111 metri, alla linea di galleggiamento di 115 metri[4] e una lunghezza fuori tutto di 118,26 metri. La larghezza massima dello scafo ammontava a 10,35 metri e il pescaggio era un poco aumentato a 3,66 metri[5]/3,69 metri[4] in conseguenza della crescita dei pesi: il dislocamento standard era infatti di 1 992 tonnellate.[5] Alle prove in mare fu quindi riscontrato un dislocamento a pieno carico di 2 367 tonnellate[4] o di 2 540 tonnellate.[6] All'entrata in servizio l'equipaggio di ogni nave era formato da 200 uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai, poi portati a 230 effettivi entro il 1944.[5]

Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame sulla destra e a babordo della torre di comando e del fumaiolo anteriore: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito dietro la torre di comando, e in un albero di maestra tripode di altezza inferiore, che si elevava dall'alloggiamento dei siluri di ricarica sistemato dietro alla torretta sopraelevata di poppavia. Al centro dello scafo, immediatamente dietro il secondo fumaiolo, era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm e un radiogoniometro.[7]

Impianti propulsivi[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato motore degli Asashio si rifaceva a quello delle classi precedenti, a sua volta mutuato con qualche modifica dagli impianti in uso sugli Akatsuki. Si componeva di tre caldaie Kampon e di due turbine a ingranaggi a vapore Kampon; a queste erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso longitudinale allo scafo. I condotti di scarico erano convogliati in due fumaioli, uno anteriore di grandi dimensioni che serviva due caldaie, uno posteriore meno largo e dedicato alla terza.[8][9] Il modello Kampon era uguale a quello in uso sugli Shiratsuyu, ma era stato sottoposto ad alleggerimento e tarato nuovamente per operare al massimo regime: sviluppava una pressione di 312,4 psi (22 kg/cm²) e produceva vapore surriscaldato alla temperatura di 572° F (300 °C).[10] La potenza totale erogata ammontava dunque a 50 000 shp, com'era stato per i cacciatorpediniere Tipo Speciale, e garantiva una velocità massima di 35 nodi o 66,5 km/h, nonostante le accresciute dimensioni e massa degli Asashio.[5][6] L'impianto era alimentato a olio combustibile, la cui riserva di bordo ammontava a 500 tonnellate, e permetteva di percorrere 5 700 miglia nautiche alla velocità di crociera di 10 nodi (poco più di 10 550 chilometri a 19 km/h);[6] a 18 nodi l'autonomia calava a 5 000 miglia nautiche (9 260 chilometri alla velocità di 34,2 km/h)[5] ma alla massima andatura cadeva ad appena 960 miglia, ovvero meno di 1 780 chilometri.[4]

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

La torretta Type C con due cannoni Type 3 da 127 mm

La dotazione d'artiglieria tornò a essere articolata su sei cannoni Type 3 da 127 mm lunghi ciascuno 50 calibri (L/50), distribuiti in tre torrette binate Type C che erano state mantenute dagli Shiratsuyu – più precisamente si trattava di tre affusti completamente chiusi, la cui corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge. Una torre era installata a prua dinanzi la torre di comando, le altre due erano sovrapposte e si trovavano verso poppa, dietro il secondo apparato lanciasiluri e il relativo magazzino per gli ordigni di scorta.[11][12] Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre 18 300 metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi.[11] La torretta Type C che ospitava i pezzi era manovrata da un equipaggio di sedici uomini e aveva un alzo compreso tra -7° e +55º:[13] ciò significava una limitazione di 25° rispetto ai precedenti impianti Type B, dopo la constatazione che il rateo di fuoco del cannone e la velocità di brandeggio di tale installazione erano insufficienti per un reale impiego contraereo. Il Type 3 si confermò comunque un'eccellente arma contro bersagli di superficie, sebbene saltuariamente fossero denunciati alcuni problemi di dispersione delle salve.[11] Ciascuna delle tre torrette era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico: ciò permise di velocizzare i tempi di caricamento e ottenere un fuoco più sostenuto. Inoltre il modello erano impenetrabile ai gas venefici.[13][14] Le torri erano equipaggiate con propri dispositivi di visione e, per l'ingaggio di unità nemiche, facevano riferimento ai dati forniti da un telemetro Type 90 da 3 metri, installato sulla cima della camera di combattimento dei siluristi (sopra alle sovrastrutture prodiere).[8]

L'impianto Type 92 a quattro tubi, ottimizzato per l'impiego del siluro Type 93: si noti che le due coppie hanno aperture speculari delle culatte

Come per tutti i cacciatorpediniere imperiali, anche gli Asashio facevano grande affidamento sull'armamento silurante. La classe era equipaggiata con due installazioni quadrinate Type 92 da 610 mm, una tra i fumaioli su un rialzo e una a mezzanave, complete di una ricarica ciascuna per un totale di sedici siluri a bordo.[15] Gli impianti adoperavano il noto Type 93, introdotto con la classe Hatsuharu. Sviluppato nella prima metà degli anni trenta, si trattava di un siluro propulso a ossigeno puro, il che garantiva grande autonomia, notevole spinta e anche una scarsa scia di bolle, molto più evidente se si adoperava l'aria compressa come propellente. Il Type 93 era lungo circa 9 metri e pesava 2 700 chili, compresa la testata di guerra da 490 chili di alto esplosivo, di gran lunga maggiore rispetto a quella in uso sul Mark 15 statunitense; poteva essere lanciato alla velocità di 48, 40 o 36 nodi e raggiungere rispettivamente una portata di 20 000, 32 000 e 40 000 metri. Anche in questi casi il Type 93 rivelò di avere un raggio d'azione superiore alle armi americane e, in generale, rimase insuperato sino alla conclusione della seconda guerra mondiale.[16] Gli affusti Type 92 erano scudati, brandeggiabili grazie a motori elettrici incorporati ed erano serviti da un sistema di ricarica rapido, capace di inserire nei tubi nuovi siluri in 17 secondi.[6] Gli ordigni di riserva rimasero suddivisi in tre compartimenti sul ponte come per gli Shiratsuyu: uno, con capienza di quattro siluri, si trovava tra le torrette di poppavia e l'impianto lanciatore posteriore; gli altri due, ciascuno contenente due siluri, erano stati disposti ai lati del fumaiolo posteriore inclinati verso l'interno, in modo da facilitare la ricarica.[7][17] Solo una fonte afferma che questi ultimi due magazzini erano stati ridislocati ai fianchi del fumaiolo anteriore.[6] I serventi ai lanciasiluri prendevano ordini da una camera di comando e combattimento costruita sul tetto della plancia, alla quale erano collegati mediante telefono; facevano inoltre riferimento a un telemetro Type 14 da 2 metri, inchiavardato al tetto del magazzino siluri poppiero.[18]

La classe fu la prima nella Marina imperiale a essere equipaggiata, sin dal progetto, con i cannoni contraerei Type 96 da 25 mm L/60. Ogni unità disponeva di due impianti binati, disposti su altrettante piattaforme sopraelevate ai lati e davanti al secondo fumaiolo. Per la lotta antisommergibile erano disponibili sedici bombe di profondità, impiegabili o mediante due lanciatori Type 94 oppure facendole rotolare in mare da due rampe poste ai lati del rotondo di poppa;[19] inoltre gli Asashio furono in assoluto i primi cacciatorpediniere nipponici a poter usufruire di un apparato sonar,[17][20] fornito nel modello Type 93.[21] La classe introdusse infine due paramine sul bordo delle murate di poppa, allo scopo di dragare in corso di navigazione eventuali campi minati.[19]

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La classe Asashio fu prevista dal 2º Programma di rafforzamento navale approvato nel 1934;[22] fu ordinata in dieci esemplari i cui costi furono concentrati nell'anno fiscale 1934. I cacciatorpediniere furono impostati tra il settembre 1935 e il marzo 1937, varati tra il dicembre 1936 e il novembre 1937, completati e immessi in servizio tra l'agosto 1937 e il giugno 1939. Tre navi furono costruite dall'azienda Fujinagata di Osaka, mentre gli arsenali della Marina imperiale a Maizuru, Sasebo e i cantieri Kawasaki a Kōbe fornirono ciascuno due unità; il decimo e ultimo esemplare fu invece allestito nei bacini della ditta Uraga di Tokyo.[4][12] Gli scafi della classe erano compresi tra i numeri di serie 75 e 84.[23]

Unità[modifica | modifica wikitesto]

Nome[24] Cantiere Impostato Varato Completato Destino finale
Asashio Sasebo 7 settembre 1935 16 dicembre 1936 31 agosto 1937 Affondato da attacco aereo il 3 marzo 1943 nella battaglia del Mare di Bismarck 45 miglia a sud-est di Finschhafen (7°15′S 148°15′E / 7.25°S 148.25°E-7.25; 148.25)
Michishio Fujinagata (Osaka) 5 novembre 1935 15 marzo 1937 31 ottobre 1937 Affondato il 25 ottobre 1944 durante la battaglia dello Stretto di Surigao (10°25′N 125°23′E / 10.416667°N 125.383333°E10.416667; 125.383333)
Oshio Maizuru 5 agosto 1936 19 aprile 1937 31 ottobre 1937 Silurato il 20 febbraio 1943 70 miglia a nord-ovest dell'isola di Manus (0°50′S 146°06′E / 0.833333°S 146.1°E-0.833333; 146.1)
Arashio Kawasaki (Kōbe) 1º ottobre 1935 26 maggio 1937 20 o 30 dicembre 1937 Affondato da attacco aereo il 4 marzo 1943 55 miglia a sud-est di Finschhafen (7°15′S 148°30′E / 7.25°S 148.5°E-7.25; 148.5)
Natsugumo Sasebo 1º luglio 1936 26 maggio 1937 10 febbraio 1938 Affondato da attacco aereo il 12 ottobre 1942 a ovest di Guadalcanal (9°10′S 159°40′E / 9.166667°S 159.666667°E-9.166667; 159.666667)[4]/90 miglia ovest-nord-ovest di Savo (8°40′S 159°20′E / 8.666667°S 159.333333°E-8.666667; 159.333333)[25]
Yamagumo Fujinagata (Osaka) 4 novembre 1936 24 luglio 1937 15 gennaio 1938 Affondato il 25 ottobre 1944 durante la battaglia dello Stretto di Surigao (10°16′N 125°23′E / 10.266667°N 125.383333°E10.266667; 125.383333)
Minegumo Fujinagata (Osaka) 22 marzo 1937 4 novembre 1937 30 aprile 1938 Affondato nella notte del 5-6 marzo 1943 durante la battaglia dello Stretto di Blackett (8°01′S 157°14′E / 8.016667°S 157.233333°E-8.016667; 157.233333)
Asagumo Kawasaki (Kōbe) 23 dicembre 1936 5 novembre 1937 31 marzo 1938 Affondato il 25 ottobre 1944 durante la battaglia dello Stretto di Surigao (10°04′N 125°21′E / 10.066667°N 125.35°E10.066667; 125.35)
Arare Maizuru 5 marzo 1937 16 novembre 1937 15 aprile 1939 Silurato il 5 luglio 1942 7 miglia a est di Kiska (52°00′N 177°40′E / 52°N 177.666667°E52; 177.666667)
Kasumi Uraga (Tokyo) 1º dicembre 1936 18 novembre 1937 24 o 28 giugno 1939 Affondato da attacco aereo il 7 aprile 1945 150 miglia a sud-ovest di Nagasaki (31°N 128°E / 31°N 128°E31; 128)

Modifiche al progetto[modifica | modifica wikitesto]

Ai collaudi dello Asashio nell'estate 1937 fu notato che, in corso di virata, la manovrabilità calava drasticamente e la nave descriveva un raggio troppo ampio. La poppa e il timone dovettero dunque essere del tutto ricostruiti secondo un progetto correttivo, rapidamente posto in essere; lo stesso intervento fu implementato sugli altri esemplari direttamente in cantiere. Subito dopo sorsero problemi con le nuove, potenti turbine, in particolare attinenti le eliche: una non perfetta sincronizzazione delle varie componenti, infatti, faceva sì che si scorticassero a vicenda durante la navigazione. Questo grave difetto fu pressoché risolto prima delle ostilità contro gli Alleati, dopo un grande dispendio di tempo e denaro.[12][6] Infine, all'inizio degli anni quaranta e anteriormente alla partecipazione dell'Impero giapponese alla seconda guerra mondiale, i dieci esemplari ebbero un cavo di demagnetizzazione fissato lungo il margine superiore di tutta la cintura, per renderli meno vulnerabili alle mine magnetiche.[26]

Il cannone Type 96 da 25 mm in installazione terrestre binata. L'arma, affidabile, era però afflitta da lento brandeggio, vibrazioni e vampata eccessive, modesto rateo di fuoco

Dopo il primo anno di battaglie gli interventi si concentrarono sui due grandi punti deboli della classe (comuni a tutti i cacciatorpediniere giapponesi), vale a dire l'anemica contraerea e la pochezza degli equipaggiamenti atti a contrastare i sommergibili avversari. La prima fase avvenne tra lo scorcio del 1942 e buona parte del 1943: le due installazioni binate di Type 96 a mezzanave furono rimpiazzate con impianti tripli e, tra la plancia e la torre d'artiglieria prodiera, fu costruito un ballatoio rialzato ospitante una coppia di pezzi da 25 mm. Poi, a cominciare dalle ultime settimane del 1943 e fino alla primavera 1944, mano a mano che gli Asashio passavano dagli arsenali nipponici, fu rimossa la torre sopraelevata con i pezzi da 127 mm – confermatisi incapaci di un reale fuoco contraereo – per fare spazio a due affusti trinati di Type 96. In ultimo, dalla fine dell'estate sino all'inverno 1944, furono aggiunti dagli otto ai dodici supporti singoli per altrettanti cannoni Type 96, piazzati lungo il ponte e sul castello di prua ovunque fosse sfruttabile un campo di tiro decente. Questa serie di potenziamenti non fu vissuta dall'intera classe, dacché sei unità furono distrutte entro i primi mesi del 1943: infatti solo lo Asagumo, lo Yamagumo, il Michishio e il Kasumi sopravvissero abbastanza a lungo per disporre dell'intera dotazione contraerea, che oscillava tra le ventidue e le ventisei bocche da fuoco da 25 mm. Solo il Kasumi fu equipaggiato al principio del 1945 anche con quattro mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm, sebbene per allora fossero armi di modesta efficacia.[27] In un periodo non specificato della seconda parte del conflitto tutti gli Asashio superstiti aggiunsero due lanciatori Type 94 e incrementarono a trentasei le bombe di profondità trasportate;[23] per contro furono privati di metà della scorta di siluri e dei paramine, allo scopo di contenere i pesi.[28] La misura si rivelò comunque insufficiente, perché il dislocamento standard crebbe a quasi 2 040 tonnellate[19] e la stazza a pieno carico a ben 2 677 tonnellate, con conseguente riduzione a 29 nodi della velocità massima.[6][29]

La classe non disponeva di nessun tipo di radar all'entrata in servizio, fornito solo nel crogiuolo della guerra nei diversi modelli Type 22 (localizzazione bersagli navali) e Type 13 (ricerca aerea): lo Asagumo, lo Yamagumo, il Michishio e il Kasumi soltanto ricevettero tali apparati. Il primo apparecchio veniva assicurato all'albero tripode di prua (che di conseguenza dovette essere irrobustito), presentava due antenne e i suoi operatori trovavano posto in un'apposita camera di controllo costruita alla base dell'albero; aveva un raggio massimo di poco meno di 70 chilometri ed era capace di individuare bersagli grandi come una nave da battaglia fino a 35 chilometri. Tuttavia non era abbastanza accurato per fornire dati sicuri all'artiglieria durante un combattimento.[30] Il Type 13, sostanzialmente formato da una lunga antenna "a pioli", cominciò invece a essere montato dalla metà del 1944 in cima all'albero maestro. Era capace di localizzare un aereo solitario entro 58 chilometri circa e una formazione a 100 chilometri circa dalla nave; il suo raggio massimo arrivava a oltre 170 chilometri.[31]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940-1941, poco prima dell'inizio delle ostilità contro gli Alleati, gli Asashio furono organizzati nella 8ª Divisione cacciatorpediniere (Oshio, Asashio, Arashio, Michishio) e 9ª Divisione cacciatorpediniere (Asagumo, Minegumo, Natsugumo, Yamagumo); lo Arare e il Kasumi costituirono la 18ª Divisione assieme a due altri esemplari della successiva classe Kagero. Nel corso della guerra la classe patì varie perdite ed entro il 1944 erano a galla solo quattro delle originarie unità: tre furono fatte confluire nella 4ª Divisione (Michishio, Asagumo, Yamagumo) e la quarta, il Kasumi, passò il resto della sua carriera nei ranghi di altre divisioni sino alla distruzione finale.[19]

Asashio[modifica | modifica wikitesto]

Lo Asashio ripreso di poppa

Nel dicembre 1941 coprì assieme al resto dello scaglione occidentale della 2ª Flotta (viceammiraglio Nobutake Kondō) le operazioni anfibie lungo la Malesia britannica; nel gennaio 1942, con le truppe imperiali ormai in avanzata verso Singapore, si spostò verso sud nella porzione orientale delle Indie olandesi, sempre con compiti di supporto ad attacchi dal mare. Nella notte del 19-20 febbraio fu tra i protagonisti giapponesi nella battaglia dello Stretto di Badung, durante la quale colò a picco il cacciatorpediniere olandese Hr. Ms. Piet Hein dopo un un serrato duello. Fu anche capace di danneggiare un cacciatorpediniere statunitense e l'incrociatore leggero olandese Hr. Ms. Tromp nello stesso scontro, ma fu a sua volta centrato da qualche granata. Tornato in Giappone e raddobbato, fu schierato per la battaglia delle Midway inquadrato nel gruppo di scorta al convoglio d'invasione per il piccolo atollo. La mattina del 6 giugno, distaccato a fianco della 7ª Divisione incrociatori per operare un bombardamento delle isole, fu raggiunto da una bomba che causò ventidue morti e lo costrinse a ripiegare negli arsenali nipponici. In ottobre fu inviato nel Pacifico sud-occidentale e così partecipò alla seconda fase della dura campagna di Guadalcanal, ma senza combattere negli scontri principali. Nel gennaio 1943 fu richiamato nelle acque nazionali per una rapida revisione e alla fine di febbraio era di nuovo a Rabaul, appena in tempo per essere aggregato al 3º Squadrone del contrammiraglio Masatomi Kimura, che era stato incaricato di difendere otto trasporti sino alle basi di Lae e Salamaua (Nuova Guinea). L'importante convoglio fu però annientato nella battaglia del Mare di Bismarck, nel corso della quale lo stesso Asashio fu squarciato da numerose bombe: affondò rapidamente il 3 marzo senza alcun sopravvissuto.[32]

Michishio[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1941 coprì assieme alle altre unità della 3ª Flotta (viceammiraglio Ibō Takahashi) le operazioni anfibie nelle Filippine statunitensi sino al gennaio 1942, quando Manila era stata occupata; seguì dunque il grosso della squadra nelle Indie orientali olandesi e, nella notte del 19-20 febbraio, fu tra le navi coinvolte nella battaglia dello Stretto di Badung, durante la quale fu colto alla sprovvista da due obsoleti cacciatorpediniere statunitensi: rimase immobilizzato in mare con pesanti danni e sessantaquattro morti. Fu comunque preso a rimorchio, trainato in Giappone e riparato, raggiungendo le unità sorelle a Rabaul nel novembre 1942. Da qui condusse tre missioni del Tokyo Express verso la contesa Guadalcanal senza problemi ma il 14 novembre, durante i complessi spostamenti navali nipponici legati all'offensiva di novembre, fu messo fuori uso da velivoli nemici e, per la seconda volta, dovette essere raddobbato. Riprese servizio solo nel novembre 1943 e operò nei mesi seguenti prevalentemente in zone dietro al fronte; tornò a essere schierato con la flotta da battaglia per lo scontro alle Marianne (19-20 giugno 1944). Sempre alle dipendenze della 2ª Flotta allora al comando del viceammiraglio Takeo Kurita, fu assegnato alla disperata operazione Shō-Gō 1 per infliggere un colpo decisivo alla United States Navy dinanzi Leyte; nel dettaglio fu integrato alla "Forza C" del viceammiraglio Shōji Nishimura, distaccata dalla flotta per attaccare attraverso lo Stretto di Surigao. Nelle primissime ore del 25 ottobre, durante il tentativo di forzare il passaggio, il Michishio affondò in questo braccio di mare, vittima dei siluri lanciati dai cacciatorpediniere USS McDermut e USS Hutchins: si ebbero solo quattro superstiti tra l'equipaggio.[5]

Lo Oshio nel corso della crociera di messa a punto

Oshio[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1941 coprì assieme al resto dello scaglione occidentale della 2ª Flotta (viceammiraglio Kondō) le operazioni anfibie lungo la Malesia britannica; nel gennaio 1942, con le truppe imperiali ormai in avanzata verso Singapore, si spostò verso sud nella porzione orientale delle Indie olandesi, sempre con compiti di supporto ad attacchi dal mare. Nella notte del 19-20 febbraio fu tra i protagonisti giapponesi nella battaglia dello Stretto di Badung, durante la quale assisté il gemello Asashio nella distruzione dell'olandese Piet Hein: subì però notevoli danni a causa delle artiglierie avversarie e, tornato con difficoltà in patria, riprese servizio soltanto nel gennaio 1943. Fu immediatamente spedito nel settore delle isole Salomone e fu tra le unità schierate per l'evacuazione di Guadalcanal. Dirottato poco dopo sulle rotte tra Rabaul e la Nuova Guinea, il 20 febbraio rimase vittima del sommergibile USS Albacore e sprofondò a nord-ovest dell'isola di Manus.[5]

Arashio[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1941 coprì assieme al resto dello scaglione occidentale della 2ª Flotta le operazioni anfibie lungo la Malesia britannica; nel gennaio 1942, con le truppe imperiali ormai in avanzata verso Singapore, si spostò verso sud nella porzione orientale delle Indie olandesi, sempre con compiti di supporto ad attacchi dal mare e senza avere parte in alcuna grande battaglia. Dopo una revisione in patria, in maggio fu assegnato alla squadra di protezione ravvicinata al convoglio incaricato di occupare le isole Midway, operazione mai attuata; distaccato anzi insieme alla 7ª Divisione incrociatori per bombardare l'atollo, la mattina del 6 giugno 1942 fu centrato da una bomba che provocò trentasette morti e pesanti danni: poté rientrare in servizio solo in novembre e, subito, fu inviato nel Pacifico sud-occidentale per compiere rapide missioni di rifornimento in Nuova Guinea. All'inizio del 1943 prese parte alle complesse manovre atte a sgomberare Guadalcanal e, a fine febbraio, fu destinato a proteggere con alcune delle navi sorelle un importante convoglio diretto a Lae e Salamaua. Le navi furono però scovate e attaccate dal 2 al 4 marzo nella cosiddetta battaglia del Mare di Bismarck; tra le unità perdute risultò anche lo Arashio, devastato e affondato da vari ordigni il 4 marzo.[33]

Natsugumo[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1941 coprì assieme alle altre unità della 3ª Flotta (viceammiraglio Takahashi) le operazioni anfibie nelle Filippine statunitensi sino al gennaio 1942, quando Manila era stata occupata; seguì dunque il grosso della squadra nelle Indie orientali olandesi, ove continuò ad appoggiare la successione di sbarchi. Dopo raddobbo e rifornimento in Giappone, partecipò alla sortita generale della Marina nipponica a Midway, ma senza vedere alcuna azione, e fu poi presente alla battaglia delle Salomone Orientali (23-25 agosto 1942) direttamente collegata alla campagna per Guadalcanal. Nei mesi successivi completò tre trasporti di truppe sull'isola. Il 12 ottobre, distaccato con altri cacciatorpediniere per prestare soccorso alle malconce unità in ripiegamento dopo la battaglia di Capo Speranza, fu bersagliato da varie bombe aeree e affondò nelle acque a nord-ovest dell'isola di Savo, portando con sé il comandante e altri quindici marinai.[34]

Yamagumo[modifica | modifica wikitesto]

Lo Yamagumo all'entrata in servizio

Nel dicembre 1941 coprì assieme alle altre unità della 3ª Flotta le operazioni anfibie nelle Filippine statunitensi ma, il 31 dicembre, urtò una mina nel Golfo di Lingayen (costa occidentale di Luzon) e subì danni estesi, tali da tenerlo fermo fino all'ottobre 1942. Dalla ripresa di servizio fu quasi sempre assegnato a compiti di sentinella e scorta per convogli navali in arrivo o in partenza dai porti giapponesi, arrivando al massimo a completare missioni a Saipan; solo nella seconda parte del 1943 ampliò il suo raggio d'azione sino alle basi di Rabaul e Truk: nel corso di tali incarichi fu autore il 19 novembre 1943 dell'affondamento del sommergibile USS Sculpin. All'inizio del 1944 tornò a operare alle dipendenze generali della Flotta combinata e fu presente alla battaglia del Mare delle Filippine, senza però avere alcuna influenza sugli scontri. Appartenente alla 2ª Flotta del viceammiraglio Kurita fu tra le navi schierate per la disperata operazione Shō-Gō 1 tesa a infliggere un colpo decisivo alla United States Navy dinanzi Leyte; nel dettaglio fu integrato alla "Forza C" del viceammiraglio Nishimura, distaccata dalla flotta per attaccare attraverso lo Stretto di Surigao. Nelle primissime ore del 25 ottobre, durante il tentativo di forzare il passaggio, lo Yamagumo incassò uno dopo l'altro tre siluri lanciati dal cacciatorpediniere USS McDermut; squarciato da vari scoppi affondò istantaneamente e dell'intero equipaggio sopravvissero solo due uomini.[5]

Minegumo[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1941 coprì assieme alle altre unità della 3ª Flotta le operazioni anfibie nelle Filippine statunitensi sino al gennaio 1942, quando Manila era stata occupata; seguì dunque il grosso della squadra nelle Indie orientali olandesi, ove continuò ad appoggiare la successione di sbarchi. In febbraio fu assegnato alla scorta del gruppo orientale per l'attacco a Giava: combatté dunque nella battaglia del Mare di Giava il 27 febbraio 1942, collaborando con il gemello Asagumo nella distruzione del cacciatorpediniere britannico HMS Electra. Dopo un ciclo di raddobbo in patria, fu presente alla cruciale battaglia delle Midway (senza avere alcun ruolo) e poi fu subito inviato nel teatro del Pacifico sud-occidentale alla notizia degli sbarchi statunitensi a Guadalcanal; verso la fine di agosto fu quindi presente alla battaglia aeronavale delle Salomone Orientali. Il 5 ottobre rimase danneggiato nel corso di un'incursione aerea e dovette rientrare in Giappone per le opportune riparazioni, che si protrassero sino al febbraio 1943: immediatamente rimandato al fronte, salpò a inizio marzo da Rabaul assieme al Murasame per recare rifornimenti all'isola di Kolombangara ma, nella notte del 5-6 marzo, fu colto del tutto di sorpresa sulla costa orientale a operazioni di scarico appena concluse. Una squadra di incrociatori leggeri e cacciatorpediniere americani, infatti, grazie al tiro guidato dal radar, crivellò e affondò entrambe le navi giapponesi.[5]

Asagumo[modifica | modifica wikitesto]

Lo Asagumo, in alto a sinistra, viene finito dalle artiglierie degli incrociatori leggeri statunitensi

Nel dicembre 1941 coprì assieme alle altre unità della 3ª Flotta le operazioni anfibie nelle Filippine statunitensi sino al gennaio 1942, quando Manila era stata occupata; seguì dunque il grosso della squadra nelle Indie orientali olandesi, ove continuò ad appoggiare la successione di sbarchi. In febbraio fu assegnato alla scorta del gruppo orientale per l'attacco a Giava: combatté dunque nella battaglia del Mare di Giava il 27 febbraio 1942, collaborando con il gemello Minegumo nella distruzione del cacciatorpediniere britannico HMS Electra. Fu però a sua volta raggiunto da alcune granate sparate da incrociatori nemici e dovette interrompere la partecipazione allo scontro. Rimesso a nuovo, in giugno fu schierato per la battaglia di Midway, poi da agosto operò nel settore del Pacifico sud-occidentale; fu infatti presente alle più importanti battaglie aeronavali collegate alla dura campagna per riprendere l'isola agli americani. Portò a termine nove missioni del Tokyo Express e, nella prima battaglia notturna del 12-13 novembre 1942, dette il colpo di grazia al cacciatorpediniere USS Laffey. Sopravvisse quindi sia al secondo scontro notturno (14-15 novembre), alle pericolose azioni di ritirata dall'isola e infine alla disastrosa battaglia del Mare di Bismarck. Nel maggio 1943 fu trasferito nelle acque settentrionali dell'Impero giapponese e prese parte all'evacuazione di Kiska avvenuta due mesi più tardi. Nell'estate 1944 tornò sul fronte principale e fu presente alla disfatta giapponese nelle Marianne (19-20 giugno), quindi fu schierato con il resto delle forze di superficie nipponiche in difesa delle Filippine. Appartenente alla 2ª Flotta del viceammiraglio Kurita, fu integrato alla "Forza C" del viceammiraglio Nishimura, distaccata per attaccare attraverso lo Stretto di Surigao. Nel corso del tentato forzamento, avvenuto nelle prime ore del 25 ottobre 1944, fu sventrato a prua da un siluro lanciato dall'USS McDermut; rimase però a galla e cercò di ripiegare sino a quando, la mattina susseguente, non fu raggiunto da navi statunitensi e affondato a cannonate: si ebbero solo trentanove superstiti.[32]

Arare[modifica | modifica wikitesto]

Quale membro della 18ª Divisione, fino all'aprile 1942 fece parte della 1ª Flotta aerea del viceammiraglio Chūichi Nagumo, affiancando le portaerei nell'attacco di Pearl Harbor, nelle operazioni nel Pacifico meridionale e nell'incursione dell'Oceano Indiano. Nella battaglia delle Midway rimase lontano dall'azione principale, dacché assegnato al gruppo di scorta del convoglio d'invasione; fu quindi assegnato al remoto settore settentrionale del teatro di guerra oceanico e subito impegnato in compiti di difesa del traffico navale con le posizioni di Attu e Kiska, occupate nella prima decade di giugno. Proprio dinanzi le coste orientali della seconda isola fu raggiunto da un siluro del sommergibile USS Growler, che lo fece colare a picco.[19]

Kasumi[modifica | modifica wikitesto]

Quale membro della 18ª Divisione, fino all'aprile 1942 fece parte della 1ª Flotta aerea del viceammiraglio Nagumo, affiancando le portaerei nell'attacco di Pearl Harbor, nelle operazioni nel Pacifico meridionale e nell'incursione dell'Oceano Indiano. Nella battaglia delle Midway rimase lontano dall'azione principale, dacché assegnato al gruppo di scorta del convoglio d'invasione; fu quindi assegnato al remoto settore settentrionale del teatro di guerra oceanico e subito impegnato in compiti di difesa del traffico navale con le posizioni di Attu e Kiska, occupate nella prima decade di giugno. Proprio dinanzi le coste orientali della seconda isola il sommergibile USS Growler condusse un risoluto e riuscito attacco a un gruppo di cacciatorpediniere giapponesi: lo Arare saltò in aria mentre il Kasumi subì danni gravissimi, tanto che poté riprendere servizio solo nel settembre 1943 in zone di retrovia. Riassegnato dunque alla 5ª Flotta del viceammiraglio Kiyohide Shima, ebbe una marginale partecipazione alla battaglia dello Stretto di Surigao (25 ottobre 1944) e, in novembre, completò due viaggi dell'operazione TA, vale a dire l'invio di eterogenei convogli da Manila alla 35ª Armata trincerata a Leyte. Dopo alcune altre azioni di combattimento nelle Filippine ormai perdute, riuscì a rientrare in Giappone nel febbraio 1945. Fu trasferito alla menomata 2ª Flotta del viceammiraglio Seiichi Itō e la seguì nella disperata operazione Ten-Go, fungendo con altri sette cacciatorpediniere come difesa della grande nave da battaglia Yamato che doveva arenarsi a Okinawa. Il 7 aprile la squadra fu però intercettata molto a nord-ovest dell'isola e il Kasumi, ultimo degli Asashio ancora operativo, fu devastato e immobilizzato dagli attacchi delle centinaia di velivoli imbarcati statunitensi: dovette essere mandato a fondo.[32]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stille 2013, Vol. 1, pp. 21-24.
  2. ^ Stille 2013, Vol. 1, pp. 35-36, 39.
  3. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 5-6.
  4. ^ a b c d e f (EN) Materials of IJN (Vessels - Asashio class Destroyers), admiral31.world.coocan.jp. URL consultato il 30 luglio 2017.
  5. ^ a b c d e f g h i Stille 2013, Vol. 2, p. 9.
  6. ^ a b c d e f g (EN) Asashio destroyers (1937-1938), navypedia.org. URL consultato l'8 agosto 2017.
  7. ^ a b Stille 2013, Vol. 2, p. 11.
  8. ^ a b Stille 2013, Vol. 1, pp. 30-31.
  9. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 6, 11.
  10. ^ Evans, Peattie 2015, p. 247.
  11. ^ a b c Stille 2013, Vol. 1, pp. 6-7.
  12. ^ a b c Stille 2013, Vol. 2, p. 6.
  13. ^ a b (EN) Japan 12.7 cm/50 (5") 3rd Year Type, navweaps.com. URL consultato il 31 agosto 2017.
  14. ^ Evans, Peattie 2015, p. 221.
  15. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 6-7.
  16. ^ Stille 2013, Vol. 1, p. 6.
  17. ^ a b (EN) Midway 1942 - Ships - Destroyer: Asashio class, midway1942.com. URL consultato il 1º settembre 2017.
  18. ^ Stille 2013, Vol. 1, pp. 40-41.
  19. ^ a b c d e Stille 2013, Vol. 2, p. 7.
  20. ^ (EN) IJN Asashio Class Destroyers, globalsecurity.org. URL consultato il 2 settembre 2017.
  21. ^ Evans, Peattie 2015, p. 440.
  22. ^ Stille 2014, p. 14.
  23. ^ a b (EN) Long Lancers: Asashio Class, combinedfleet.com. URL consultato il 2 agosto 2017.
  24. ^ Eccetto dove esplicitamente indicato, tutti i dati in tabella sono tratti da Stille 2013, Vol. 2, p. 6 e da (EN) Materials of IJN (Vessels - Asashio class Destroyers), admiral31.world.coocan.jp. URL consultato il 30 luglio 2017. Le navi sono elencate in ordine cronologico secondo la data del varo.
  25. ^ (EN) IJN Tabular Record of Movement: Natsugumo, combinedfleet.com. URL consultato il 9 agosto 2017.
  26. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 10-11, 17.
  27. ^ Stille 2014, pp. 241, 287.
  28. ^ Stille 2014, pp. 287-288.
  29. ^ (EN) The Pacific War Online Encyclopedia: Asashio Class, Japanese Destroyers, pwencycl.kgbudge.com. URL consultato il 3 settembre 2017.
  30. ^ Stille 2013, Vol. 1, pp. 7-8.
  31. ^ Stille 2014, pp. 60-61.
  32. ^ a b c Stille 2013, Vol. 2, p. 8.
  33. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 7-8.
  34. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 8-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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