Classe Furutaka

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Classe Furutaka
Japanese cruiser Furutaka.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo incrociatore pesante
Numero unità 2
Proprietà Dai-Nippon Teikoku Kaigun
Entrata in servizio 1926
Caratteristiche generali
Dislocamento
standard: 7 100 long ton (7 214 t)
prova a mare: 9 433 long ton (9 584 t)
Lunghezza 185,17 m
Larghezza 15,77 m
Pescaggio 5,56 m
Propulsione 12 caldaie, 4 turbine
potenza: 102 000 shp (76 000 kW)
Velocità 33 nodi
Autonomia 7000 nmi a 14 nodi (13 000  a 26 km/h)
Equipaggio 625
Armamento
Armamento artiglieria alla costruzione:
Siluri 8 tubi lanciasiluri da 610 mm
Corazzatura
Cintura: 102 mm
Ponte: 36 mm
Torrette: 25 mm
Mezzi aerei 2

All the World's Fighting Ships 1922-1946[1]

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La classe Furutaka era una classe di incrociatori pesanti giapponesi, tra le prime della loro categoria con cannoni da 200mm, poi sostituiti dai 203/50mm. Vennero usati ampiamente durante la seconda guerra mondiale. La classe era composta da due unità, il Furutaka e il Kako

La classe era destinata alla ricognizione offensiva e pensata come contrasto delle classi di incrociatori pesanti Hawkins (in forza alla Royal Navy) e Omaha (entrata in servizio con la United States Navy).[2] La corazzatura rappresentava solo il 12% circa del dislocamento complessivo della nave (1.200 tonnellate), in quanto il progettista capitano Yuzuru Hiraga aveva ricevuto consegna di risparmiare più peso possibile per privilegiare armamento e velocità.[2] Questo disegno iniziale offriva una protezione solo contro proiettili da 152 mm e quindi una successiva revisione in cantiere comportò un sensibile aumento di dislocamento, oltre che l'installazione delle catapulte per i due aerei.

La difesa contro i siluri sotto la linea di galleggiamento era costituita da una struttura a tubo cava e non corazzata, disposta lungo il margine inferiore di tutta la cintura, e da una paratia interna e longitudinale che doveva limitare l'allagamento a un solo lato dello scafo: sebbene carente, questo tipo di difesa era comunque diffuso presso le marine da guerra coeve.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Ian Sturton, All the World's Fighting Ships 1922-1946, a cura di Roger Chesneau, Londra, Conway Maritime Press, 1980, p. 187.
  2. ^ a b Stille 2014, p. 151
  3. ^ Stille 2014, p. 152

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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