Antonio Locatelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Antonio Locatelli
Locatelli-biografia.jpg
19 aprile 1895 – 27 giugno 1936
Nato aBergamo
Morto aLechemti
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
Regia Aeronautica
Reparto6ª Squadriglia da ricognizione e combattimento poi 30ª Squadriglia
24ª Squadriglia
36ª Squadriglia
87ª Squadriglia aeroplani
1ª Squadriglia navale S.A.
GradoMaggiore
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
DecorazioniMedaglia d'oro al valor militare (3)
Medaglia d'argento al valor militare (3)
voci di militari presenti su Wikipedia
Antonio Locatelli
Antonio Locatelli.jpg

Deputato
Durata mandato 24 maggio 1924 –
21 gennaio 1929
Legislature XXVII legislatura del Regno d'Italia
Gruppo
parlamentare
Fascista
Coalizione PNF

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Professione operaio[1]

Antonio Locatelli (Bergamo, 19 aprile 1895Lechemti, 27 giugno 1936) è stato un aviatore, politico e giornalista italiano.

Fu ucciso da guerriglieri abissini durante l'eccidio di Lechemti il 27 giugno 1936 insieme agli altri componenti di una missione di ricognizione aerea nell'ovest etiopico durante la guerra d'Etiopia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Locatelli nasce il 19 aprile 1895 a Bergamo. Nel 1913 prende il diploma di "capotecnico" (perito industriale) all'Istituto industriale "P. Paleocapa" di Bergamo e inizia subito a lavorare a Genova all‘Ansaldo, dove in breve tempo diventa "direttore dei controlli e sorvegliante dei reparti di fucinatura".

Chiamato alle armi nel gennaio 1915 (quattro mesi prima dell'entrata in guerra), diventa pilota scegliendo la specialità aerea della ricognizione dove grazie al suo eccezionale senso dell'orientamento e con l'ausilio di fotografia e disegno, discipline di cui inizia ad avere una certa competenza, riesce a compiere sorvoli audaci e importanti per la difesa delle truppe italiane al fronte e le sue imprese lo rendono celebre quale "eroe" della Grande Guerra. Il soldato Locatelli il 7 ottobre vola nella 6ª Squadriglia da ricognizione e combattimento che il 15 aprile 1916 diventa 30ª Squadriglia. Nel febbraio 1916 è Sergente ed nell'aprile 1916 Sottotenente. Dal marzo 1917 passa alla 24ª Squadriglia di Cavazzo Carnico su Savoia-Pomilio SP.2 e dal 25 luglio il Tenente Locatelli passa alla 36ª Squadriglia Savoia Pomilio di Oleis di Manzano.

Dal 2 febbraio 1918 passa alla 87ª Squadriglia aeroplani dove il 9 agosto del 1918 partecipa al volo su Vienna con Gabriele D'Annunzio che lo definisce "il mio leone di guardia". Un volo di quasi 8 ore. In quell'occasione scatta le fotografie che ritraggono la città di Vienna dall'alto invasa dai manifestini con i proclami di D'Annunzio ai viennesi.

Abbattuto e fatto prigioniero nel settembre 1918 nella 1ª Squadriglia navale S.A., grazie alla padronanza della lingua tedesca e travestito da soldato austriaco, riesce con una rocambolesca fuga a riguadagnare il suolo italiano. Dall'esperienza trae l'ispirazione per il romanzo autobiografico "Le ali del prigioniero“ pubblicato, con gli auspici di Gabriele D‘Annunzio, dall'editore Treves di Milano nel 1924.

Alla fine della guerra riceve la prima medaglia d'oro al valor militare.

Nel gennaio 1919 membro di una Missione militare italiana per la promozione aeronautica dell'Italia, si imbarca per l'Argentina. Dopo varie esibizioni con i suoi compagni decide di intraprendere la traversata delle Ande nel punto più alto. Il 30 luglio (inverno nell'emisfero sud) parte da Buenos Aires, sorvolata la Cordigliera delle Ande a quasi 7000 metri di quota passando accanto al Cerro dell'Aconcagua, supera

A. G. Santagata: affresco celebrativo per Antonio Locatelli, particolare, Casa Littoria oggi Palazzo della Libertà, Bergamo 1941

lo spartiacque e atterra a Viña del Mar, in Cile. Si tratta della prima trasvolata aerea delle Ande (con annesso servizio postale) che poi ripete dal Pacifico all'Atlantico, da Santiago a Buenos Aires, in una sola tappa.

Congedato nel marzo 1920, nel gennaio del 1923 parte per effettuare quello che definisce "il mio viaggio di istruzione intorno al mondo".

Da Bergamo a Brindisi in treno, poi si imbarca sul piroscafo "Trieste" e con i mezzi che troverà, durante i nove mesi del viaggio, attraversa Egitto, Ceylon, India, Birmania, Siam, Cina, Manciuria, Corea, Giappone, Nord America e riporta quasi 3500 negativi fotografici e 10 taccuini dove, oltre il racconto dettagliato delle varie tappe, sono presenti circa 300 disegni. Il 16 aprile in riferimento alle fotografie che sta realizzando scrive a D'Annunzio "se il sole mi assiste e io persisto riporterò una delle più belle serie che siano al mondo"

Nel luglio del 1924 col tenente Crosio e altri tre componenti dell'equipaggio parte a bordo dell'idrovolante Dornier Wal "I-deor" per tentare la trasvolata atlantica, un volo complessivo di circa 6000 km. Le impossibili condizioni meteo lo obbligano ad ammarare nell'oceano al largo di Capo Farewell (Groenlandia) da dove non riesce più a ripartire a causa delle onde e della fitta nebbia. Al quarto giorno viene raggiunto dall'incrociatore americano Richmond che per un "errore di manovra" distrugge l'aereo e poi lo affonda per eliminare il relitto potenzialmente pericoloso.

Dal 1924 al 1928 dando seguito alla sua adesione al movimento fascista della prima ora, quello animato dallo spirito diciannovista, è deputato al Parlamento del Regno d'Italia, dove si occupa prevalentemente dei problemi dell'aviazione criticando fortemente il governo di non contribuire efficacemente al suo sviluppo, diversamente da quanto, a suo parere, accade negli altri Paesi (nel 1925 il "Commissariato per l'aeronautica" diventa Ministero con a capo lo stesso Benito Mussolini e sottosegretario il generale dell'esercito Alberto Bonzani, cui subentrerà Italo Balbo per poi nel 1929 diventarne ministro).

Nel 1928 chiede di poter partecipare alle ricerche del generale Umberto Nobile disperso al Polo Nord con il dirigibile Italia ma, pagando per le sue critiche all'aviazione, la richiesta gli viene negata. Come accade ai cosiddetti "senatori dell'aria" o eroi del volo della Grande Guerra anche Locatelli viene messo da parte dall'aviazione italiana ormai egemonizzata da Balbo e dalla sua concezione di "volo collettivo" a discapito delle singole eccellenze.

Ansaldo A1 Balilla donato a Locatelli e da questi alla Città di Bergamo

Nel 1929 inizia una collaborazione, due articoli al mese, con il Corriere della Sera e diventa direttore della Rivista di Bergamo.

L'Aeronautica, dopo un breve richiamo in servizio nel 1932, lo promuove maggiore per merito straordinario il 17 maggio 1935. Alla fine del 1933 Locatelli viene nominato podestà di Bergamo. Si dedica con grande passione allo studio per il risanamento di città alta, progetto di Luigi Angelini. Già l'anno successivo, a causa della legge che impedisce ai celibi di ricoprire cariche pubbliche, e a vari contrasti con il federale Valli, dà le dimissioni da podestà.

Nel gennaio del 1936 parte per Mogadiscio assegnato all'aviazione di ricognizione della Somalia. E come nella Grande guerra porta a termine il suo lavoro con grande dedizione, producendo disegni, foto e descrizioni delle postazioni nemiche.

Incaricato dal generale Alfredo Graziani di una missione di verifica dei focolai di rivolta ai margini dell'impero, parte con il generale di brigata aerea Vincenzo Magliocco il 26 giugno a capo di uno dei tre aerei della spedizione, per Lechemti. I tre equipaggi organizzano un campo intorno ai velivoli, ma la notte vengono assaliti da un gruppo di arbegnuoc ("patrioti" etiopici) guidati da Keflè Nasibù e Belai Haileab che incendiarono gli aerei e uccisero tutti gli italiani, tranne padre Borello che si era allontanato il pomeriggio prima dell'attacco[2]. Dopo la scoperta dell'eccidio di Lechemti, a Locatelli e agli altri componenti degli equipaggi viene concessa la medaglia d'oro al valor militare. Antonio Locatelli è l'unico individuo decorato con tre Medaglie d'Oro al Valor Militare.

Monumento a Locatelli a Bergamo

Gabriele D'Annunzio volle che fosse sepolto al Vittoriale e per questo mise a disposizione un'arca funeraria. Si tratta comunque di una sepoltura simbolica in quanto l'arca funeraria è vuota (è quindi un cenotafio). I resti di uno dei due Ca.133 furono trasformati successivamente in un monumento ai caduti.[3]

Il portale web dell'Aeronautica Militare ha realizzato una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove fra le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, è stato inserito Locatelli[4]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Già insignito di tre medaglie d'argento al valor militare; aviatore ammirabile, esploratore sagacissimo, temprato a tutte le avversità e a tutti i rischi, combattente di alto valore, si spingeva da solo per centinaia di chilometri su territorio avversario e superando la concentrazione di artiglieria e talvolta gli attacchi di pattuglie da caccia nemiche, giungeva su obiettivi militari di grande importanza riportando sempre fotografie ed informazioni preziose. Nell'ultimo volo di guerra colpito da uno shrapnel che gli squarciava l'apparecchio e costretto ad atterrare in territorio nemico, sebbene ferito al ginocchio e lussato al piede, compiva la distruzione dell'apparecchio e riusciva per otto ore a sottrarsi alla cattura del nemico. Caduto prigioniero, superando rischi e stenti di ogni sorta, raggiungeva le nostre linee durante l'ultima vittoriosa offensiva. Fulgido esempio d'eroismo.»
— Cielo della Carnia, dell'Altipiano, Alto e Medio Isonzo, agosto - ottobre 1917
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Portava nella guerra per la conquista dell'Impero Etiopico lo spirito leggendario di puro eroismo degli aviatori della grande guerra. Esempio luminoso alle giovani generazioni.»
— Cielo della Somalia, gennaio - maggio 1936.
Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria)
«Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato fra i pionieri dell'Italia imperiale, chiedeva con generosa insistenza di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare col simbolo del tricolore il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l'impari combattimento per difendere fino all'estremo sacrificio la bandiera della Patria.»
— Lechemti, 27 giugno 1936[5]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Ardito e brillante pilota d'aeroplano compì lunghe e difficili ricognizioni, sfidando, con animo sereno, il fuoco aggiustato degli anti-aerei, che colpirono più volte il suo apparecchio, e manifestò ammirevole spirito offensivo negli scontri con i velivoli nemici. Durante una difficile ricognizione contrastata dal tiro degli anti-aerei che colpirono l'apparecchio, impegnò un duello con un velivolo avversario, costringendolo a discendere sul proprio campo. Riprese poi la ricognizione e la completò con fotografie. Nell'iniziare un'altra ricognizione scorse un apparecchio avversario proveniente da nostro territorio, incrociò per attendere il suo passaggio, ed avutolo a portata di tiro, lo attaccò deciso, inseguendolo fino a che non lo si vide cadere nel campo di Aisovizza. Compì poi la ricognizione trattenendosi per altre due ore su territorio nemico.»
— Monte Nero, 14-18 febbraio 1916
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«In ricognizioni aeree su Mezzolombardo, a Nave San Rocco, veniva assalito a 30 metri di distanza, ed alle spalle, da un aeroplano nemico, e riusciva con la sua calma e abile manovra a farlo abbattere dal proprio osservatore. Seguitava poi arditamente l'esecuzione del mandato affidatogli, quantunque l'apparecchio fosse stato colpito in parti vitali, riportando utili e preziose informazioni.»
— Nave San Rocco (Val Lagarina), 15 giugno 1916
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota d'aeroplano, durante un combattimento in una difficile zona d'alta montagna, eseguiva una ricognizione a meno di 500 metri sule posizioni nemiche. Sebbene l'apparecchio fosse stato danneggiato dal tiro bene aggiustato e l'osservatore ferito, con sprezzo del pericolo e calma ammirevole, continuava il volo sempre alla stessa quota e si internava sempre più in territorio nemico, consentendo all'osservatore di portare a termine il mandato.»
— Cielo dell'Ortigara, Val Portule, Val Galmarara, Bassano, 20 giugno 1917

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Scheda su sito Camera dei Deputati
  2. ^ A. Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, vol. III, pp. 30-32.
  3. ^ GAVS, su gavs.it. URL consultato il 16-04-2009.
  4. ^ I grandi aviatori, su aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Meriano, L'aviatore Locatelli, Nicola Zanichelli, Bologna 1926;
  • Ercole Mazza, Antonio Locatelli due volte medaglia d'oro, Bolis, Bergamo 1937;
  • Nino Galimberti (a cura di), Antonio Locatelli, Editrice "La Rivista di Bergamo", Bergamo 1937;
  • Ettore Fabietti, Vita eroica di Antonio Locatelli, Treves, Milano 1938;
  • Umberto Ronchi (a cura di), Antonio Locatelli scritti e disegni, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo 1956;
  • Geo Renato Crippa, Il mitico Eroe ed Artista Antonio Locatelli, Stamperia Conti, Bergamo 1964;
  • Giuliana Donati Petténi, Rievocazione della triplice M.O. al V.M. Antonio Locatelli, Tipografia Editrice Secomandi, Bergamo 1968;
  • Vittorio Polli, Antonio Locatelli Vita e documenti, Bolis, Bergamo 1986;
  • Bortolo Belotti, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, Bolis, Bergamo 1989;
  • Roberto Chiarini, Una vita in volo Antonio Locatelli (1895-1936), Bolis, Bergamo 2011.
  • I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande Guerra, AM Ufficio Storico - Roberto Gentili e Paolo Varriale, 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN20479060 · LCCN: (ENno95058644