Fratelli Treves

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Fratelli Treves
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StatoItalia Italia
Fondazione1861 a Milano
Fondata daEmilio Treves
Chiusura1939
Sede principaleMilano
SettoreEditoria
Sito web

La Fratelli Treves è stata una casa editrice milanese. Fondata nel 1861 dal triestino Emilio Treves (1834 - 1916), fu attiva con il proprio nome fino al 1939.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La casa editrice nacque (il 1º gennaio 1861) con il nome del fondatore: «Emilio Treves». A differenza di molti editori, non si dedicò ai feuilleton ma iniziò pubblicando opere letterarie della scapigliatura, adatte a un pubblico colto. Dal 1867 iniziò a stampare in proprio, rilevando una tipografia già avviata. L'anno seguente pubblicò una delle prime opere di Edmondo De Amicis (La vita militare); lo scrittore instaurò con la casa editrice una duratura collaborazione professionale.

Nel 1870 Emilio associò alla conduzione il fratello minore Giuseppe (1838 - 1904), cui affidò tutta la parte amministrativa e commerciale. Nel 1872, quando la collaborazione divenne continuativa, la casa editrice prese il nome definitivo di «Fratelli Treves».

Successivamente Treves si avvicinò al verismo pubblicando l'allora sconosciuto Giovanni Verga (Eva, 1873), che portò al successo. In pochi anni la casa editrice avviò collaborazioni con i migliori scrittori italiani dell'epoca. Tra gli altri: Anton Giulio Barrili, Vittorio Bersezio, Camillo Boito, Giacinto Gallina, Gerolamo Rovetta, Emilio De Marchi, Maria Virginia Fabroni, Cordelia (pseudonimo di Virginia Tedeschi, moglie di Giuseppe Treves) e Gabriele D'Annunzio, il poeta più noto dell'epoca. Tra gli scrittori stranieri si segnalò lo scozzese Samuel Smiles: Chi si aiuta Dio l'aiuta ebbe ben 73 edizioni nell'arco di cinquant'anni.

La «Fratelli Treves» passò da una proposta per un pubblico colto a una proposta per il largo pubblico.

Catalogo collane
  • Biblioteca Utile (dal 1872);
  • Biblioteca Amena (libri a 1 lira, dal 1875));
  • Biblioteca dei Viaggi;
  • Biblioteca delle Meraviglie.
Portafoglio giornali e riviste
  • Museo di famiglia (dal 1861)[1];
  • Annuario scientifico e industriale (dal 1861)[2];
  • Il giro del mondo (dal 1864);
  • Universo illustrato (dal 1867, settimanale);
  • Illustrazione popolare (nasce il 7 novembre 1869; dal n. 42 del 15 settembre 1895 diventa Illustrazione popolare. Giornale per le famiglie), inizialmente bisettimanale, poi settimanale (dal 15 febbraio 1872)[3];
  • Corriere di Milano: Treves decise di entrare anche nel settore dei quotidiani e nel 1869 fondò il "Corriere". Assunse personalmente la direzione e impostò una linea di moderatismo e costituzionalismo. Il quotidiano annoverò tra i collaboratori figure di primo piano come Girolamo Boccardo (giurista), Vittorio Imbriani, Paolo Ferrari e Antonio Caccianiga (scrittore). Caporedattore fu il giovane Eugenio Torelli Viollier. Dopo aver realizzato buoni profitti, il Corriere fu venduto alla società editrice del concorrente Il Pungolo nel 1874;
  • Il giornale popolare di viaggi (dal 1871);
  • Nuova Illustrazione Universale (dal dicembre 1873 al 1875)[4];
  • L'Illustrazione Italiana (giornale illustrato, dal 1º novembre 1875 al 1939: fiore all'occhiello della casa editrice). Assorbì la Nuova Illustrazione Universale;
  • Margherita (rivista femminile, dal 1878. Fu redatta da Cordelia);
  • Mondo piccino (per i più piccoli, dal 1886).

Il 17 ottobre 1886 uscì Cuore di De Amicis. L'opera riscosse un immediato successo e in pochi mesi superò le quaranta edizioni[5]. Nel 1889 l'elenco degli scrittori fu impreziosito dall'arrivo di Gabriele D'Annunzio, scrittore già affermato all'epoca.

Tra la fine del secolo e l'inizio di quello successivo uscirono due nuovi giornali illustrati: Corriere illustrato (settimanale, che però subì la concorrenza della potente Domenica del Corriere) e Il Secolo XX (1902-1933, mensile, pensato in risposta a La Lettura, altra creatura di Luigi Albertini), cui collaborarono Gabriele D'Annunzio, Raffaello Barbiera, Ada Negri e Ugo Ojetti. Tra i disegnatori della prima pagina comparvero le firme di Duilio Cambellotti, Rodolfo Paoletti e Luigi Bompard[6].

Il catalogo di romanzi italiani nel 1919.

Nel 1904, dopo la morte prematura di Giuseppe Treves, Emilio decise di aprire la casa editrice a fonti di finanziamento esterne, costituendo una società anonima. Acquistarono le quote principali lo stesso Treves, la coniuge Virginia e la banca Zaccaria Pisa. La direzione aziendale fu condivisa tra Emilio e il nipote Guido Treves, figlio del fratello Enrico.
L'attività della casa editrice attraversò un periodo di costante espansione: nel decennio 1900-1910 la produzione salì da 88 nuovi titoli all'anno a 188 (senza contare le riedizioni dei dizionari e dei libri scolastici)[7].
Tra le nuove collaborazioni, si segnalarono quelle con gli scrittori Luigi Capuana, Luigi Pirandello e Federigo Tozzi. Tra gli stranieri spiccò la presenza di Herbert George Wells. Nel 1911 Treves inaugurò la prima libreria all'estero, aprendo a Buenos Aires.

Nel 1916 morirono il fondatore Emilio Treves e la moglie Virginia; l'azienda rimase in mano a Guido e alla moglie Antonietta Pesenti e diretta dal 1916 al 1926 da Giovanni Beltrami (già direttore dell'«Illustrazione Italiana»). La casa editrice continuò la propria attività, reggendo però con difficoltà la crescente concorrenza. Conservò peraltro un catalogo di prim'ordine: pubblicava opere di Giuseppe Antonio Borgese, Marino Moretti, Ugo Ojetti, Alfredo Panzini, Grazia Deledda, Luciano Zuccoli, Rosso di San Secondo e Sem Benelli.

Il successore di Giovanni Beltrami fu Calogero Tumminelli, che salì alla presidenza nel 1926[8]. Nel 1931 la Tumminelli Editore si fuse con le case editrici Treves e Treccani, costituendo la «S.A. Treves-Treccani-Tumminelli», che venne diretta dallo stesso Tumminelli. L'improvvisa morte di Guido Treves (12 maggio 1932) causò lo scioglimento del sodalizio. Ricostituita come casa editrice autonoma nel 1933, Antonietta Pesenti (vedova di Guido) si pose a capo della nuova struttura editoriale, ma l'azienda, sottocapitalizzata, perse in pochi anni la maggior parte degli autori e non seppe far fronte ai necessari investimenti per modernizzare gli impianti tipografici, che divennero rapidamente obsoleti.

Nel 1939 l'industriale forlivese Aldo Garzanti rilevò l'azienda, mutandone subito dopo il nome per ottemperare alle leggi razziali fasciste (i Treves erano una famiglia di religione ebraica).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vi collaborarono Niccolò Tommaseo, Cesare Cantù, Giovanni Prati, Aleardo Aleardi, Francesco Dall'Ongaro e Camillo Boito.
  2. ^ Vi collaborarono Giovanni Schiaparelli, Gaetano Cantoni, Angelo Pavesi, Luigi Luzzatti, Luigi Bombicci, Giovanni Canestrini, Luigi Pigorini e Augusto Righi.
  3. ^ Fu diretta dal 1881 al 1917 da Raffaello Barbiera.
  4. ^ La testata riprendeva il nome di una precedente pubblicazione, L'Illustrazione Universale, edita dal 1864 al 1867 da Sonzogno.
  5. ^ Luigi Marsiglia, Emilio Treves. La linotype dell'Italia unita, «Avvenire», 27 gennaio 2016.
  6. ^ Il Secolo XX, su movio.beniculturali.it. URL consultato il 1º febbraio 2018.
  7. ^ Gabriele Turi (a cura di), Storia dell'editoria nell'Italia contemporanea, Firenze, 1997, p. 237.
  8. ^ Calogero Tumminelli nell'Enciclopedia Treccani

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