Óscar Romero

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il calciatore paraguaiano, vedi Óscar David Romero.
Óscar Arnulfo Romero y Galdámez
arcivescovo della Chiesa cattolica
Monseñor Romero (colour).jpg
Ritratto di monsignor Oscar Romero nel 1978.
Coat of arms of Óscar Arnulfo Romero.svg
Sentire cum Ecclesia
 
Incarichi ricoperti
 
Nato15 agosto 1917, Ciudad Barrios
Ordinato presbitero4 aprile 1942
Nominato vescovo25 aprile 1970 da papa Paolo VI
Consacrato vescovo21 giugno 1970 dall'arcivescovo Girolamo Prigione
Elevato arcivescovo3 febbraio 1977 da papa Paolo VI
Deceduto24 marzo 1980 a San Salvador
Firma
Óscar Arnulfo Romero signature.svg
 
Sant'Óscar Romero
Oleo em tela.jpg
Ritratto di mons. Romero
 

Vescovo e martire

 
Nascita15 agosto 1917, Ciudad Barrios
Morte24 marzo 1980, San Salvador
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione23 maggio 2015
Canonizzazione14 ottobre 2018 da papa Francesco
Ricorrenza24 marzo
(ES)

«Un obispo morirá pero la Iglesia de Dios, que es el pueblo, no perecerá jamás»

(IT)

«Un vescovo potrà morire, ma la Chiesa di Dio, che è il popolo, non perirà mai.»

(Óscar Arnulfo Romero y Galdámez)

Óscar Arnulfo Romero y Galdámez (Ciudad Barrios, 15 agosto 1917San Salvador, 24 marzo 1980) è stato un arcivescovo cattolico salvadoregno.

Fu arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador. A causa del suo impegno nel denunciare le violenze della dittatura militare del suo paese, fu ucciso da un cecchino degli squadroni della morte[1], mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale[1]. È stato proclamato santo da papa Francesco il 14 ottobre 2018.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e ordinazione sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Oscar Romero nel 1941 a Roma.

Nacque, secondo di otto fratelli, da una famiglia di umili origini. Manifestato il desiderio di diventare sacerdote, ricevette la sua prima formazione nel seminario di San Miguel (1930). I suoi superiori, notando la sua predisposizione agli studi e la docilità alla disciplina ecclesiastica, lo mandarono a Roma. Compì la sua formazione accademica nella Pontificia Università Gregoriana negli anni dal 1937 al 1942, nella Facoltà di Teologia, conseguendo il baccellierato, la licenza e continuando con l'iscrizione a un anno del ciclo di dottorato.

Ordinato sacerdote il 4 aprile 1942, svolse il suo ministero di parroco per pochi anni. In seguito fu segretario di Miguel Angel Machado, vescovo di San Miguel. Venne poi chiamato a essere segretario della Conferenza episcopale di El Salvador.

Ministero episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Oscar Romero in udienza da papa Paolo VI.

Il 25 aprile 1970 venne nominato vescovo ausiliare di San Salvador, ricevendo l'ordinazione episcopale il 21 giugno 1970 dall'arcivescovo Girolamo Prigione, nunzio apostolico in El Salvador. Diventò così il collaboratore principale di Luis Chávez y González, uno dei protagonisti della Seconda conferenza dell'episcopato latinoamericano a Medellín (1968).

Il 15 ottobre 1974 venne nominato vescovo di Santiago de María, nello stesso Stato di El Salvador, uno dei territori più poveri della nazione. Il contatto con la vita reale della popolazione, stremata dalla povertà e oppressa dalla feroce repressione militare che voleva mantenere la classe più povera soggetta allo sfruttamento dei latifondisti locali, provocò in lui una profonda conversione, nelle convinzioni teologiche e nelle scelte pastorali, anche grazie all'influenza del gesuita Jon Sobrino, esponente di punta della teologia della liberazione.[2]

I fatti di sangue, sempre più frequenti, che colpirono persone e collaboratori a lui cari, lo spinsero alla denuncia delle situazioni di violenza che riempivano il Paese. La nomina ad arcivescovo di San Salvador, il 3 febbraio 1977, era stata accolta con soddisfazione dal ceto dirigente locale per le sue posizioni, giudicate conservatrici in materia di dottrina della fede[3]: eppure un primo indizio della sua linea pastorale - pienamente schierata dalla parte dei poveri, e in aperto contrasto con le stesse famiglie che lo sostenevano e che auspicavano in lui un difensore dello status quo politico ed economico - fu dato dalla cerimonia di insediamento arcivescovile, avvenuta il 3 febbraio 1977 in estrema semplicità e senza che fosse diramato il tradizionale invito alle autorità civili e militari[4]. Romero rifiutò anche l'offerta della costruzione di un palazzo vescovile, scegliendo una piccola stanza nella sagrestia della cappella dell'Ospedale della Divina Provvidenza, dove erano ricoverati i malati terminali di cancro.

La morte di padre Rutilio Grande, gesuita, suo amico e collaboratore, assassinato assieme a due catecumeni appena un mese dopo il suo ingresso in diocesi, divenne l'evento che aprì la sua azione di denuncia profetica, che portò la chiesa salvadoregna a pagare un pesante tributo di sangue. L'esercito, guidato dal partito al potere, arrivò a profanare e occupare le chiese, come ad Aguilares, dove vennero sterminati più di 200 fedeli. L'arcivescovo chiese un'inchiesta rigorosa sui delitti e rifiutò di partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente Carlos Humberto Romero nel luglio successivo[5].

Le sue catechesi, le sue omelie, trasmesse dalla radio diocesana, vennero ascoltate anche all'estero, diffondendo la conoscenza della situazione di degrado che la guerra civile stava compiendo nel Paese. La sua popolarità crescente, in El Salvador e in tutta l'America latina, e la vicinanza del suo popolo, furono in contrasto con l'opposizione di parte dell'episcopato, e soprattutto con la diffidenza di papa Paolo VI. Il 24 giugno 1978, in udienza da quest'ultimo, denunciò:[6]

«Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un'interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico»

(Nota lasciata a Paolo VI da Romero durante l'udienza concessagli il 24 giugno 1978)

Nei confronti della teologia della liberazione (alla quale opponeva una teologia della salvazione integrale) era critico perché vedeva in essa una politicizzazione della fede che eliminava la soprannaturalità del Cristianesimo[7]. Tuttavia non per questo era cieco e silente sullo scempio che latifondisti, multinazionali e servizi segreti americani facevano della sua povera gente salvadoregna, che erano il suo popolo cristiano. Le sue denunce dell'ingiustizia sociale imposta dai latifondisti e dai militari filoamericani si fondava su un anti-liberismo del tutto conforme al Magistero Sociale Cattolico. Non riuscì a ottenere l'appoggio del nuovo papa Giovanni Paolo II, che tenne conto delle sue notevoli capacità pastorali e della sua fedeltà al vangelo, ma fu molto cauto per il timore di una sua eventuale compromissione con ideologie politiche, in realtà infondata nel caso di Romero che era decisamente ortodosso, creando ostacoli tra l'America Latina e la Santa Sede.

Il 2 febbraio 1980, a Lovanio, in Belgio, ricevette la laurea honoris causa per il suo impegno come difensore dei poveri.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 marzo 1980 l'arcivescovo invitò apertamente gli ufficiali e tutte le forze armate a non eseguire gli ordini, se questi erano contrari alla morale cristiana. Disse: «Io vorrei fare un appello particolare agli uomini dell'Esercito e in concreto alla base della Guardia Nazionale, della Polizia, delle caserme: Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo, uccidete i vostri stessi fratelli contadini; ma rispetto a un ordine di uccidere dato da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice "Non uccidere". Nessun soldato è tenuto ad obbedire ad un ordine contrario alla Legge di Dio. Vi supplico, vi chiedo, vi ordino in nome di Dio: "Cessi la repressione!"»[1].

"Vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!": questo invito all'esercito e alla polizia[8] fu evento scatenante di una reazione del ceto dirigente. Come risposta immediata gli organi di stampa fedeli al regime pubblicarono una immagine di papa Giovanni Paolo II accompagnata da una frase del pontefice da intendere come monito: "Guai ai sacerdoti che fanno politica nella chiesa perché la Chiesa è di tutti"[9].

Il giorno dopo (24 marzo), mentre stava celebrando la messa nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, fu ucciso da un sicario su mandato di Roberto D'Aubuisson, leader del partito nazionalista conservatore ARENA (Alianza Republicana Nacionalista). Nell'omelia aveva ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti bambini che restavano squarciati dalle esplosioni. L'assassino sparò un solo colpo, che recise la vena giugulare mentre Romero elevava l'ostia nella consacrazione. Morì alle 18:26 di lunedì 24 marzo 1980[1].

«In memoria del vescovo Romero
In nome di Dio vi prego, vi scongiuro, / vi ordino: non uccidete! / Soldati, gettate le armi... / Chi ti ricorda ancora, / fratello Romero?
Ucciso infinite volte / dal loro piombo e dal nostro silenzio. / Ucciso per tutti gli uccisi; / neppure uomo / sacerdozio che tutte le vittime / riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo: / ucciso perché facevi / cascare le braccia / ai poveri armati, / più poveri degli stessi uccisi: / per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso, / e mai ci sarà un Etiope / che supplichi qualcuno / ad avere pietà. / Non ci sarà un potente, mai, / che abbia pietà / di queste turbe, Signore? / nessuno che non venga ucciso? / Sarà sempre così, Signore?»

(David Maria Turoldo)

Giovanni Paolo II non presenziò al funerale, ma delegò a presiedere la celebrazione Ernesto Corripio y Ahumada, arcivescovo di Città del Messico. Durante le esequie l'esercito aprì il fuoco sui fedeli, compiendo un massacro[1]. Il 6 marzo 1983 Giovanni Paolo II rese omaggio a Romero, venerato già come un santo dal suo popolo, sulla sua tomba, nonostante le pressioni del governo salvadoregno.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Statua di monsignor Oscar Romero sulla facciata esterna dell'Abbazia di Westminster.

La Chiesa cattolica aprì nel 1997 la causa di beatificazione e gli attribuì il titolo di servo di Dio; come postulatore della causa fu nominato il vescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia[Paglia diventa vescovo solo nel 2000.].

Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, citò Romero nel testo della "celebrazione dei Nuovi Martiri", riprendendo quasi integralmente quanto aveva scritto il giorno della sua morte alla Conferenza Episcopale salvadoregna:

«Il servizio sacerdotale della Chiesa di Oscar Romero ha avuto il sigillo immolando la sua vita, mentre offriva la vittima eucaristica.»

La sua causa di beatificazione, rimasta ferma per anni, fu sbloccata dall'intervento di papa Benedetto XVI il 20 dicembre 2012[10][11], e in seguito proseguita da papa Francesco, che ne desiderava una rapida conclusione, in quanto sulla base delle testimonianza del capitano di polizia Alvaro Rafel Saravia - l'unica persona condannata per il suo omicidio - Romero era stato assassinato in odio alla fede; questa decisione fu comunicata personalmente dal papa al postulante della causa, che in un incontro privato aveva auspicato la contemporanea beatificazione di Romero e di Pino Puglisi, il presbitero ucciso da cosa nostra, e da questi resa pubblica il 22 aprile 2013[12][13].

Papa Francesco, con proprio decreto del 3 febbraio 2015[14], ha infine riconosciuto il martirio in odium fidei di monsignor Romero, che è stato elevato alla gloria degli altari, come beato, in una solenne celebrazione in San Salvador, il 23 maggio 2015[15]. La sua festa è stata fissata al 24 marzo, giorno della sua uccisione[16][17]; la stessa giornata è stata proclamata dalle Nazioni Unite giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime[18].

Dal 14 ottobre 2018 è iscritto nell'Albo dei santi.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1998 è stata inaugurata una statua dedicata a Romero, collocata in una nicchia sull'entrata occidentale dell'abbazia di Westminster[19], con una cerimonia condotta dall'arcivescovo di Canterbury alla presenza della regina Elisabetta II[20].

A Roma, dal 22 al 29 marzo 2009, si sono tenute le Celebrazioni Romane in onore di Romero, cominciate al Convento di Santa Sabina con una conferenza di Dom Tomás Balduíno O.P. dal titolo Oscar Romero, il coraggio della parola e terminate con una processione e concelebrazione solenne nella chiesa di Santa Maria della Luce a Trastevere.

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • Diario, La Meridiana, Molfetta (BA) (1991)
  • Dio ha la sua ora (testi scelti), Edizioni Borla, Roma (1994)
  • La violenza dell'amore (testi scelti), Città Nuova, Roma 2005

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvador, regia di Oliver Stone (1986). Il protagonista, il reporter Richard Boyle (interpretato da James Woods), è testimone della tragica scomparsa dell'arcivescovo
  • Romero, regia di John Duigan (1989). L'arcivescovo è interpretato da Raúl Juliá
  • Romero, Voce dei senza Voce, regia di Maite Carpio (2010). Il documentario, esauriente biografia di Romero, fu trasmesso su Raitre il 3 gennaio 2011 nel corso della trasmissione La grande storia e poi presentato al bif&st 2011 di Bari

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Romero. The musical (2009). Scritto da Liam Bauress e George Daly, con gli arrangiamenti di Richard Benbow e le coreografie di Lynette Driver, il film è portato in scena dalla compagnia Click Theatre al Jerwood Vanbrugh Theatre, uno dei teatri della Royal Academy of Dramatic Art, in Malet Street, a Londra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Raffaele Dicembrino, El Salvador, 35 anni dopo, in La Croce quotidiano, 25 marzo 2015.
  2. ^ Sandro Magister su http://chiesa.espresso.repubblica.it
  3. ^ Monica Dorange, Civilisation espagnole et hispano-américaine, Hachette Éducation, 2013, p. 151.
  4. ^ 12 datos sobre la vida de Monseñor Romero, 7 marzo 2018.
  5. ^ Monica Dorange, Civilisation espagnole et hispano-américaine, Hachette Éducation, 2013, p. 151.
  6. ^ R. Morrozzo della Rocca, Primero Dios. Vita di Oscar Romero, Mondadori, 2005, pag 283.
  7. ^ Cfr. Roberto Morozzo della Rocca "Oscar Romero - la biografia", prefazione di Andrea Riccardi, ed. San Paolo.
  8. ^ Una testimonianza sulla morte di monsignor Romero
  9. ^ [1] Padre Romero e le scelte della Chiesa
  10. ^ Gianni Valente, Sulla beatificazione di Romero finiti gli esami “dottrinali”, su vaticaninsider.lastampa.it. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  11. ^ «Già Benedetto sbloccò la causa di Romero», su missionline.org. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  12. ^ "Subito la beatificazione di monsignor Romero" Papa Francesco sblocca la causa - Repubblica.it
  13. ^ http://www.agi.it/cronaca/notizie/201304221953-cro-rt10301-presto_beato_romero_arcivescovo_trucidato_mentre_celebrava_messa Archiviato il 26 aprile 2013 in Internet Archive. Presto beato Romero, arcivescovo trucidato mentre celebrava messa
  14. ^ Bollettino Sala Stampa Santa Sede, Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, su press.vatican.va.
  15. ^ The Vatican, Briefing on the Beatification of Mons. Romero - 2015.02.04, su youtube.com.
  16. ^ Romero è beato, festa il 24 marzo
  17. ^ Romero proclamato beato a San Salvador
  18. ^ Difensore dei poveri - La beatificazione dell'arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, Osservatore Romano 22 maggio 2015
  19. ^ Blessed Oscar Romero.
  20. ^ Emily Wade Will, Archbishop Oscar Romero: The Making of a Martyr, Wipf and Stock Publishers, 2016, p. 191.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Il vescovo Romero, martire per la sua fede per il suo popolo, Bologna, Ed. EMI, 1980
  • AA.VV., Romero... y lo mataron, Roma, A.V.E., 1980
  • Abramo Levi, Oscar Arnulfo Romero. Un vescovo fatto popolo, Brescia, Ed. Morcelliana, 1981
  • James R. Brockman, Oscar Romero, fedele alla parola, Assisi, Cittadella, 1984
  • Pietro Radius, Mons. Romero una voce libera e coraggiosa, Cinisello Balsamo, Edizioni Paoline, 1993
  • Ettore Masina, L'Arcivescovo deve morire, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1996
  • Maria Lopez Vigil, Oscar Romero. Un mosaico di luci, Bologna, EMI, 1997
  • Luigi Schirinzi, Rinascerò nel popolo. Recital per mons. Oscar Romero, Terlizzi, Edizioni Insieme, 1999
  • Roberto Morozzo della Rocca, Primero Dios. Vita di Oscar Romero, Milano, Mondadori, 2005
  • Maria Lopez Vigil, Oscar Romero. Frammenti per un ritratto, Milano, NdA Press, 2006
  • Jean Meyer, Oscar Romero e l'America Centrale del suo tempo, Roma, Edizioni Studium, 2006
  • Massimo De Giuseppe, Oscar Romero. Tra storia, memoria e attualità, Bologna, EMI, 2006
  • Albero Vitali, Oscar A. Romero. Pastore di agnelli e lupi, Milano, Edizioni Paoline, 2010
  • Anselmo Palini, Oscar Romero. "Ho udito il grido del mio popolo", Roma, AVE, 2010
  • AVVENIRE, 22 aprile 2013
  • Yves Carrier, Oscar Romero. Il popolo del Salvador e il destino di un uomo, Milano, Jaca Book, 2014
  • Roberto Morozzo della Rocca, Oscar Romero. Un vescovo tra guerra fredda e rivoluzione, Milano, Periodici San Paolo srl, 2014, ISBN 978-88-215-9001-6
  • Jon Sobrino, "Romero martire di Cristo e degli oppressi, Bologna, emi, 2015, ISBN 978-88-307-2252-1
  • Leonardo Sapienza, Paolo VI e mons. Romero, edizioni Viverein, 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN71385846 · ISNI (EN0000 0001 2138 5788 · LCCN (ENn79136465 · GND (DE118602438 · BNF (FRcb118874155 (data)