Enrique Angelelli

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Enrique Angelelli
vescovo della Chiesa cattolica
Enrique Angelelli 1.jpg
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Para que todos sean uno
Incarichi ricoperti
Nato 17 giugno 1923 a Córdoba
Ordinato presbitero 9 ottobre 1949
Nominato vescovo 12 dicembre 1960 da papa Giovanni XXIII
Consacrato vescovo 12 marzo 1961 dall'arcivescovo Ramón José Castellano
Deceduto 4 agosto 1976 (53 anni) a Sañogasta
Monumento dedicato ad Angelelli a La Rioja

Enrique Ángel Angelelli Carletti (Córdoba, 17 giugno 1923Sañogasta, 4 agosto 1976) è stato un vescovo cattolico argentino, assassinato durante il cosiddetto processo di riorganizzazione nazionale a causa del suo impegno sociale a favore degli oppressi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Angelelli, figlio di immigrati italiani, nasce a Córdoba in Argentina. Entra nel seminario di Nostra Signora di Loreto a soli 15 anni di età. Compie i suoi studi a Roma, dove viene ordinato sacerdote il 9 ottobre 1949, poi torna a Córdoba.

Ministero a Córdoba[modifica | modifica wikitesto]

Comincia a lavorare in una parrocchia di Córdoba, dove fonda un movimento giovanile e dove si dedicherà alla visita dei più poveri delle villas, le baraccopoli argentine.

Incentra il suo lavoro pastorale sulla condizioni di vita disumane a cui sono costretti i poveri. Papa Giovanni XXIII lo nomina vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Córdoba e titolare di Listra il 12 dicembre 1960.

In quegli anni lavora insieme agli altri sacerdoti della diocesi per riconquistare uno spazio di intervento sociale e per il rinnovamento della chiesa. Questo causa forti resistenze all'interno degli ambienti ecclesiastici più conservatori. E nel 1964 viene rimosso temporaneamente dal suo incarico. Negli stessi anni partecipa a Roma al Concilio Vaticano II.

Vescovo di La Rioja[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 luglio 1968 papa Paolo VI lo nomina vescovo della diocesi di La Rioja.

A La Rioja, Angelelli incoraggia la creazione del sindacato dei minatori, dei lavoratori rurali e domestici, nonché la formazione delle cooperative dei lavoratori per la produzione di maglieria, di mattoni, di orologi e di pane e per la rivendicazione delle terre inutilizzate. Una di queste cooperative sollecita l'espropriazione di un latifondo che era cresciuto grazie all'appropriazione di piccoli appezzamenti di terra sottratti ai piccoli proprietari che non erano riusciti a pagare i propri debiti. Il governatore Carlos Menem promette di trasferire queste terre alla cooperativa.

Il 13 giugno 1973 Angelelli si trova ad Anillaco, la città natale di Menem per presiedere ai festeggiamenti patronali. È ricevuto da una folla di commercianti e proprietari terrieri, e con loro da Amado Menem, fratello del governatore, e dai figli Cesare e Manuel. La folla entra con la forza nella chiesa, e quando Angelelli sospende la celebrazione la folla comincia a lanciare pietre al vescovo. Il governatore Menem ritira il suo sostegno alle cooperative a causa dei “disordini sociali”. Angelelli denuncia i gruppi conservatori, dicendolo durante le celebrazioni religiose, e dichiarando interdetti i Menem e i loro sostenitori.

Il superiore generale dei gesuiti, Pedro Arrupe, e l'arcivescovo di Santa Fe, Vicente Zazpe Faustino (inviato dalla Santa Sede come soprintendente) visitano La Rioja e sostengono Angelelli, che nel frattempo aveva presentano le sue dimissioni al Papa. Quasi tutti i sacerdoti della diocesi sostengono il loro vescovo ed esprimono la loro solidarietà: "il potere ha manipolato la fede per preservare una situazione di ingiustizia e di oppressione".

La guerra sporca[modifica | modifica wikitesto]

La breve presidenza di Isabel Martínez de Perón (iniziata nel 1974) resta contraddistinta per l'inizio della cosiddetta "guerra sporca", che degenerò in attentati, rapimenti, torture e omicidi, innescando una persecuzione nei confronti della sinistra.

Il 12 febbraio 1976, il vicario della diocesi di La Rioja e due membri attivisti del movimento sociale vengono arrestati dai militari. Il 24 marzo, un colpo di Stato esautora Isabel Perón e da inizio al processo di riorganizzazione nazionale. Angelelli si reca a Córdoba per chiedere al comandante della Terza Arma, Luciano Benjamín Menéndez, che fine abbiano fatto i due rapiti. Menéndez, rivolgendosi minaccia Angelelli dicendogli di stare attento.

L'assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Angelelli sapeva di essere stato preso di mira dai militari e che il prossimo a morire sarebbe stato lui. Il 4 agosto del 1976, mentre Angelelli si trovava alla guida, insieme a padre Arturo Pinto, di ritorno da una messa celebrata a El Chamical, viene circondato da un veicolo con a bordo tre militari e la Fiat 125 sulla quale viaggiava viene fatta ribaltare. Le versioni ufficiali diranno che si è trattato di un incidente.

Posizione della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Angelelli, la Chiesa cattolica accettò la versione dell'incidente automobilistico, anche se ufficiosamente alcuni dei suoi membri hanno contestato questa versione. L'Osservatore Romano parlò di uno strano incidente. Il cardinale Juan Carlos Aramburu negò che si trattasse di un crimine.

L'8 giugno 2018 papa Francesco ha riconosciuto come martirio la morte di Angelelli e ha aperto, in questo modo, la strada per la beatificazione.[1]

Omaggi ad Angelelli[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 agosto 2006, due giorni prima dell'anniversario della morte di Angelelli, il presidente argentino Nestor Kirchner firmò un decreto dove dichiarava il 4 agosto giorno di lutto nazionale.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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