Isabel Martínez de Perón

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Isabel Martínez de Perón
Isabel Perón con el bastón y la banda presidencial.jpg

41º presidente della Repubblica argentina
Durata mandato 1º luglio 1974 –
24 marzo 1976
Predecessore Juan D. Perón
Successore Jorge Videla[1]

Presidente della Repubblica argentina facente funzioni
Durata mandato 29 giugno 1974 –
1º luglio 1974

Vicepresidente della Repubblica argentina
Durata mandato 12 ottobre 1973 –
29 giugno 1974
Presidente Juan D. Perón

Leader del Partito Giustizialista
Durata mandato 1974 –
1975
Predecessore Juan D. Perón

Prima signora d'Argentina
Durata mandato 12 ottobre 1973 –
29 giugno 1974
Presidente Juan D. Perón
Predecessore Norma Beatriz López Rega
Successore Alicia Raquel Videla

Dati generali
Partito politico Giustizialista
Tendenza politica Populismo
Peronismo di destra

Isabel Martínez de Perón, nata María Estela Martínez Cartas e soprannominata Isabelita (La Rioja, 4 febbraio 1931), è la terza moglie di Juan Domingo Perón alla cui morte succedette nel 1974 nella carica di presidente della Repubblica argentina.

Fu l'ultima presidente del Paese prima del colpo di Stato del 1976 a seguito del quale fu deposta da una giunta militare che instaurò una dittatura che durò fino al 1982.

Durante la dittatura in Argentina riparò in esilio nel 1981 in Spagna, Paese in cui vive tuttora e che ha respinto una richiesta del governo argentino, dopo il ritorno alla democrazia, di estradizione motivata dall'accusa di crimini commessi quando ella era in carica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Isabel Martínez de Perón (nata María Estela Martínez il 4 febbraio 1931 in Argentina), alias Isabelita Peron, in gioventù cantante e ballerina di night club, è stata la terza moglie del presidente Juan Domingo Perón e la prima donna presidente dell'Argentina e dell'America Meridionale dal 1º luglio 1974 al 24 marzo 1976, dopo essere succeduta a suo marito.

Dopo meno di due anni di presidenza in un contesto socio-politico straordinariamente difficile, ella fu deposta dalla giunta militare diretta dal generale golpista Jorge Rafael Videla, che dette vita all'auto-definito Processo di riorganizzazione nazionale. Vive in Spagna dal 1981.

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Isabel Martínez incontrò Perón, presidente in esilio, a Panamá, nel 1955. Era ancora una ballerina in un gruppo folcloristico. Abbandonò la carriera e lo sposò nel 1960, a Madrid. L'accompagnò poi nel suo esilio spagnolo. Nel 1965 fece un viaggio in Argentina, a titolo di delegata personale di Perón.

Allorché Perón tornò in Argentina per presentarsi alle elezioni del 1973, Isabel Martínez l'accompagnò come vicepresidente nel quadro della formula definita Perón-Perón. Ottennero oltre il 60% dei consensi ma Perón morì il 1º luglio del 1974 e Isabel assunse la carica presidenziale per continuità costituzionale.

Presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Fin dai primi momenti del suo nuovo mandato, Isabel tentò di fronteggiare una situazione per la quale non era preparata, subendo l'influenza del suo ministro del Benessere sociale e suo segretario personale, José López Rega. Cercò di far prevalere gli interessi della destra peronista contro i diversi movimenti sociali esistenti.

López Rega utilizzò fondi pubblici per il finanziamento di un gruppo armato, conosciuto col nome di Alianza Anticomunista Argentina o tripla A. Tale formazione paramilitare, sotto la sua direzione, avviò azioni di vessazioni delle personalità della sinistra argentina, che si tradussero in attentati, sequestri di persona, torture e assassini.

L'atteggiamento del governo si fece anche più duro e maggiormente repressivo, intervenendo nelle province «dissidenti», le università, contro i sindacati e i canali privati televisivi, instaurando pure una censura sempre più forte contro la stampa.

L'economia argentina subì gravi guasti: una inflazione galoppante, una paralisi degli investimenti, la sospensione delle esportazioni di carne verso l'Europa e l'avvio di un importante aggravio del debito pubblico. Fu tentata una soluzione di tipo monetaristico dal ministro Alfredo Gómez Morales, ma senza alcun successo, provocando anzi un processo di stagflazione. Le condizioni necessarie per una gravissima crisi politica erano così tutte sul tappeto.

Il colpo di Stato militare[modifica | modifica wikitesto]

I militari tentarono di convincerla a dimettersi, ma ella si rifiutò e programmò anzi di ripresentarsi alle elezioni presidenziali. Fu così deposta il 24 marzo 1976 dalla giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla.

Isabel Perón rimase in stato di detenzione da parte dei militari per 5 anni, in condizioni inizialmente tanto dure che il Nunzio apostolico dovette intervenire su sua richiesta presso il governo militare. Fu liberata nel 1981 e si avviò per l'esilio in Spagna, dove risiede tuttora. Ha fatto qualche viaggio in Argentina ma è intervenuta assai poco nella politica del suo paese, continuando a beneficiare di grande rispetto nei ranghi del Partito Giustizialista.

Il coinvolgimento di Isabelita Perón nella repressione dei desaparecidos[modifica | modifica wikitesto]

Tale vita discreta ha conosciuto la fine quando la polizia spagnola l'ha arrestata venerdì 12 gennaio 2007 nel suo domicilio di Villanueva de la Cañada, a ovest di Madrid, dove ella si è trasferita fin dal 1982, dando seguito a un mandato d'arresto emesso l'11 gennaio 2007 dal giudice federale argentino di San Rafael de Mendoza, Héctor Acosta, che chiese all'Interpol il suo arresto internazionale nel quadro dell'inchiesta sulla scomparsa dell'oppositore politico argentino, Hector Fagetti, nel corso della sua presidenza. Il rapporto "Nunca Más" (Mai Più), redatto nel 1983, stima che vi furono 600 scomparse e 500 esecuzioni di oppositori fra il 1973 e il 1976.[2]

Isabel Perón firmò in effetti il decreto 261/75, detto dell'"annientamento dell'azione di sovversione". Il provvedimento mirava particolarmente a colpire le attività del gruppo guerrigliero marxista dell'ERP (Ejército Revolucionario del Pueblo) nella regione di Tucumán (che dette l'avvio alla cosiddetta guerra sucia, cioè "guerra sporca") e autorizzava le forze armate a impiegare "tutti i mezzi disponibili" per eliminare questo pericolo.

La giustizia spagnola ha tuttavia respinto, il 28 aprile 2008, la richiesta di estradizione avanzata dall'Argentina.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín
Gran Maestro dell'Ordine di Maggio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Maggio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Presidente della Giunta militare
  2. ^ Peron fermata

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Juan Domingo Perón 1º luglio 1974 - 24 marzo 1976 Jorge Rafael Videla
Predecessore Vicepresidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Vicente Solano Lima 12 ottobre 1973 – 1º luglio 1974 Víctor Martínez
Predecessore First Lady dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Norma Beatriz López Rega 12 ottobre 1973 – 1º luglio 1974 Alicia Raquel Hartridge
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