Sarcosuchus imperator

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Sarcosuchus imperator
Stato di conservazione: Fossile
Sarcosuchus BW.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Sottoclasse Diapsida
Superordine Crocodylomorpha
Ordine Crocodylia
Famiglia Pholidosauridae
Genere Sarcosuchus
Specie S. imperator
Nomenclatura binomiale
Sarcosuchus imperator

Il Sarcosuchus (che significa "coccodrillo mangia carne"), è un genere estinto di coccodrillomorfo, lontano antenato degli odierni coccodrilli; visse intorno ai 112 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, nell'attuale Africa e Sud America ed è uno dei più grandi coccodrilli mai vissuti sulla terra. Era quasi due volte più grande dell'odierno coccodrillo marino e pesante fino a 8 tonnellate.

I primi resti fossili sono stati scoperti durante alcune spedizioni guidate dal paleontologo francese Albert-Félix de Lapparent, dal 1946-1959 nel deserto del Sahara. I resti ritrovati sono frammentari e costituiti da un cranio, alcune vertebre, dei denti e alcuni osteodermi. Nel 1964, un cranio quasi completo è stato trovato nel Niger dall'associazione francese CEA, ma che non fu descritto fino al 1997; solo nel 2000 gli studiosi compresero la vera anatomia dell'animale, quando una spedizione guidata dal paleontologo americano Paul Sereno scoprì 6 nuovi esemplari, di cui uno quasi completo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Sarcosuchus era un parente gigante degli odierni coccodrilli; si stima che gli esemplari adulti completamente sviluppati potessero raggiungere la lunghezza di 11-12 metri.[1] Come nei moderni coccodrilli gli le narici e gli occhi erano posizionati in cima alla testa, ciò gli conferiva la capacità di poter vedere sopra la superficie dell'acqua rimanendo nascosto ed immerso. All'interno delle sue fauci erano presenti più di 132 denti (più precisamente 35 per lato nella mascella e 31 per lato nella mandibola); inoltre la mascella superiore era più lunga di quella inferiore lasciando uno spazio tra le ganasce quando l'animale mordeva. Negli individui più giovani la forma del muso è del tutto simile a quello dei moderni gaviali, ma negli individui completamente sviluppati il muso diventa notevolmente più ampio.[1][2]

Il muso[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione dello scheletro di Sarcosuchus imperator

Alla fine del muso, il Sarcosuchus aveva una specie di rigonfiamento paragonabile a quello presente negli esemplari maschi del gaviale del Gange, ma a differenza di quest'ultimo il rigonfiamento nel sarcosuchus non era limitato solo ai maschi, infatti tutti i fossili di sarcosuchus ritrovati presentano il rigonfiamento, quindi non si tratta di dimorfismo sessuale. La funzione di tale struttura rimane ancora sconosciuta. Forse questo rigonfiamento conferiva al Sarcosuchus un accentuato senso dell'olfatto, oltre a farci pensare che questo animale potesse emettere un insolito verso di richiamo.[3]

Osteodermi[modifica | modifica wikitesto]

Gli osteodermi, (noti anche come scudi dermici), di Sarcosuchus erano molto simili a quelli dei goniopholodidps, come il Sunosuchus e il Goniopholis; questi scudi dermici formato una superficie compatta ed ininterrotta che parte della base del collo fino a metà della coda, come osservabile in Araripesuchus e altri coccodrilli basali, al contrario dei moderni coccodrilli i cui osteodermi ricoprono tutto il collo e il corpo.[1]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Sarcosuchus imperator (in rosso) messo a confronto con altre specie di Crocodylia

Un metodo comune per stimare le dimensioni dei coccodrilli o dei coccodrillomorfi, è l'uso della lunghezza del cranio, prendendo la misura dalla punta del muso fino alla base della testa,[1] in quanto nei coccodrilli le dimensioni del cranio sono correlate con la lunghezza totale del corpo, indipendentemente dal sesso.[4] Questo metodo è stato di grande aiuto per la misurazione del Sarcosuchus a causa della scarsità dei resti fossili del corpo.

Per stimare la lunghezza di Sarcosuchus, sono state usate come punto di riferimento le dimensioni di alcuni gaviali del Gange provenienti dall'India e da alcuni coccodrilli marini provenienti dal nord dell'Australia;[1] entrambi i due punti di riferimento hanno permesso di stimare l'esatta lunghezza dell'animale.[1][5] Il più grande cranio di Sarcosuchus ritrovato (l'esemplare tipo) è lungo circa 1,6 m (5,2 piedi) ed in base a tale lunghezza si è stimato che l'individuo a cui apparteneva doveva avere una lunghezza totale di 11,65 metri,[1] per un peso di circa 8 tonnellate.[1] Ciò dimostra che Sarcosuchus era il più grande coccodrillo mai vissuto sulla terra superando in lunghezza anche il Rhamphosuchus crassidens del Miocene;[6] solo il Deinosuchus del tardo Cretaceo[7] e il Purussaurus del Miocene potevano raggiungere dimensioni paragonabili.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Sarcosuchus è comunemente classificato come facente parte del clade Pholidosauridae,[8][9] un gruppo di rettili simili ai coccodrilli, legati ma non facenti parte di Crocodylia (clade contenente coccodrilli, alligatori e gaviali). La maggior parte dei membri del Pholidosauridae possedevano lunghi, musi sottili ed prevalentemente acquatici. Sarcosuchus spicca tra i pholidosaurids per essere considerato un predatore all'apice, diverso dalla maggior parte membri noti del clade che erano piscivori specializzati.

Cladogramma semplificato di Pholidosauridae(2011).[9]

Pholidosauridae 

Pholidosaurus




Terminonaris



Sarcosuchus





Scoperta e Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

I primi riscontri[modifica | modifica wikitesto]

L'olotipo di S. imperator prima della restaurazione

Nel corso di diverse spedizioni nel Sahara, nel 1946-1959, guidate dal paleontologo francese Albert-Félix de Lapparent, alcuni fossili di un coccodrilloformi di grandi dimensioni furono rinvenuti nella regione conosciuta come Kem Kem Beds, altri sono stati trovati nella Foggara Ben Draou, vicino alla città di Aoulef, in Algeria, mentre altri provenivano da Gara Kamboute, nel sud della Tunisia, i fossili trovati erano frammenti di cranio, denti, corazze dorsali e vertebre. Nel 1957, nella regione ora conosciuta come la formazione Elrhaz, nel nord del Niger, furono ritrovati diversi denti isolati di grandi dimensioni. Lo studio di questo materiale dal paleontologo francese France De Broin, li ha aiutati a identificare come questi denti isolati provenivano dal lungo muso di un nuovo genere di coccodrillo.[8]

Tempo dopo, nel 1964, il gruppo di ricerca del francese CEA scoprì un cranio quasi completo, nella regione di Gadoufaoua, nel nord del Niger. Attualmente questo fossile rappresenta l'olotipo di Sarcosuchus imperator. Il nome del genere deriva dal greco "sarco" che significa carne e "suchus" che significa coccodrillo.[8]

Fossili dal Brasile[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977, fu descritta una nuova specie di Sarcosuchus, S. hartti, dai resti trovati nel 19° secolo nel bacino Reconcavo del Brasile.[2] Nel 1867, il naturalista americano Charles Hartt, ritrovò due denti isolati e li inviò al paleontologo americano OC Marsh che descrisse una nuova specie di Crocodylus, C. hartti.[10] Questo materiale, insieme ad altri resti sono stati assegnati nel 1907 al genere Goniopholis, come G. hartti.[11] Questi resti, comprendenti un frammento della mascella inferiore, corazza dorsale e alcuni denti, oggi custoditi nel Museo di Storia Naturale di Londra, originariamente attribuiti alla specie G. hartti sono stati riassegnati al genere Sarcosuchus.[2]

Scoperte recenti[modifica | modifica wikitesto]

Denti di S. imperator

Nel 2000, una spedizione del paleontologo americano Paul Sereno, nei depositi della Formazione Elrhaz, portò alla luce molti scheletri parziali, numerosi teschi e circa 20 tonnellate di fossili, datati tardo periodo Aptiano e primo Albiano, del Cretaceo inferiore. Ci è voluto circa per identificare le ossa di Sarcosuchus, e assemblarle insieme per ricostruire lo scheletro.[12]

Altro materiale fossile aggiuntivo è stato ritrovato e descritto nel 2010, nella zona di Nalut, nel nord-ovest della Libia. Questi fossili ritrovati nella Formazione Cabao, sono stati datati Hauteriviano-Barremiano.[13]

Paleobiologia[modifica | modifica wikitesto]

Modello di Crescita[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base del numero di anelli di crescita, noto anche come linee di crescita arrestati, ritrovati negli osteodermi dorsali (o corazza dorsale) di un individuo subadulto, risulta che l'animale era circa l'80% delle dimensioni massime degli adulti, è stato quindi stimato che il S. imperator raggiungeva le massime dimensioni all'età di 50-60 anni, in quanto questi animali nonostante le grandi dimensioni, erano a sangue freddo[4][14]. Ciò suggerisce che, come è stato dimostrato in Deinosuchus,[7] il S.imperator raggiungeva le sue massime dimensioni aumentando la durata della vita e non accelerando la velocità di deposizione delle ossa come nei grandi mammiferi o nei dinosauri.

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione del Cranio

Il cranio del Sarcosuchus sembra essere un mix tra quello del Gaviale del Gange (lungo e sottile, adatto a predare pesci), e quello del Coccodrillo del Nilo (più robusto, adatto a prede molto grosse). Alla base del muso, i denti hanno corone lisce e robuste che non si incastrano tra loro quando l'animale chiudeva la bocca, come nei coccodrilli. Gli studiosi quindi conclusero che l'animale aveva una dieta simile a quella del coccodrillo del Nilo, che comprendeva grandi prede terrestri, come i dinosauri che vivevano nella stessa regione.

Tuttavia, un'analisi del 2014 di un modello biomeccanico del cranio, suggerisce che a differenza di Deinosuchus,Sarcosuchus non era in grado di eseguire la "manovra di rotazione acquatica", usata dai coccodrilli odierni per strappare brandelli di carne dalla preda.[15][16]

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

I resti di S. imperator furono ritrovati in una regione del deserto di Ténéré, di nome Gadoufaoua, più precisamente nella formazione Elrhaz del Gruppo Tegama, risalente al tardo periodo Aptiano e ai primi dell'Albiano, del Cretacico inferiore, circa 112 milioni di anni fa. La stratigrafia della regione e la fauna acquatica rinvenuta indica che si trattava di un ambiente fluviale interno, con abbondanza di acque dolci e un clima tropicale umido. Il S. imperator condivideva le acque con il pesce olosteo Lepidotus e il celacanto Mawsonia. La fauna terrestre era composta in maggior parte da dinosauri, tra cui gli iguanodontidi Lurdusaurus (che era il dinosauro più comune nella regione) e Ouranosaurus. Nella zona vivevano anche grandi sauropodi come il Nigersaurus. Vi erano anche alcuni teropodi, che condividevano con il gigantesco coccodrillo il territorio e le prede, tra cui gli spinosauridi Suchomimus e Spinosaurus, il carcharodontosauride Eocarcharia e l'abelisauride Kryptops.[17][18]

Invece, Sarcosuchus hartti fu ritrovato nel bacino Reconcavo, in Brasile, più precisamente nella formazione Ilhas, risalente al tardo Aptiano. Il territorio presentava un ambiente lacustre, simile all'habitat di S. imperator, comprendente ,anche , una fauna acquatica simile, tra cui Lepidotus e due specie di Mawsonia. La presenza di dinosauri nell'area è ancora da definire, in quanto i pochi fossili ritrovati sono perlopiù di natura frammentaria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Paul C. Sereno, Larson, Hans C. E., Sidor, Christian A. e Gado, Boubé, The Giant Crocodyliform Sarcosuchus from the Cretaceous of Africa in Science, vol. 294, nº 5546, 2001, pp. 1516–9, DOI:10.1126/science.1066521, PMID 11679634.
  2. ^ a b c E. Buffetaut e Taquet, P., The Giant Crocodilian Sarcosuchus in the Early Cretaceous of Brazil and Niger in Paleontology, vol. 20, nº 1, 1977.
  3. ^ Giant croc and a right load of bulla, Geology News, 2 novembre 2001. URL consultato il 22 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2005).
  4. ^ a b A. R. Woodward, White, J. H. e Linda, S. B., Maximum size of the alligator (Alligator mississippiensis) in J. Herpetol, vol. 29, nº 4, 1995.
  5. ^ (DE) H. Wemuth, Das Verhaltnis zwischen Kopf-, Rumpf- und Schwanzlange bei den rezenten Krokodilen in Senckenbergiana Biologica, vol. 45, 1964.
  6. ^ J. J. Head, Systematics and body size of the gigantic, enigmatic crocodyloid Rhamphosuchus crassidens, and the faunal history of Siwalik Group (Miocene) crocodylians in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 21, Supplement to No. 3, 2001, pp. 59A.
  7. ^ a b G. M. Erickson e Brochu, C. A., How the "terror crocodile" grew so big in Nature, vol. 398, nº 6724, 1999, DOI:10.1038/18343.
  8. ^ a b c (FR) France De Broin e Taquet, Philippe, Découverte d'un Crocodilien nouveau dans le Crétacé inférieur du Sahara in C. R. Acad. Sc. Paris, vol. 262, D, 1966.
  9. ^ a b Daniel Fortier, Perea, Daniel e Schultz, Cesar, Redescription and phylogenetic relationships of Meridiosaurus vallisparadisi, a pholidosaurid from the Late Jurassic of Uruguay in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 163, Supplement S1, 2011, DOI:10.1111/j.1096-3642.2011.00722.x.
  10. ^ Othniel C. Marsh, Notice of some new reptilian remains from the Cretaceous of Brazil in American Journal of Science, vol. 47, nº 141, 1869.
  11. ^ J. Mawson e Woodward A. S., On the Cretaceous formation of Bahia (Brazil) and on vertebrae fossils collected therein in Q. Ji geol. Soc. London, vol. 63, 1907.
  12. ^ Niger Expedition 2000, Project Exploration: The SuperCroc Website. URL consultato il 22 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2011).
  13. ^ J. Le Loeuff, Métais, E.; Dutheil, D.B.; Rubino, J.L.; Buffetaut, E.; Lafont, F.; Cavin, L.; Moreau, F.; Tong, H.; Blanpied, C.; and Sbeta, A., An Early Cretaceous vertebrate assemblage from the Cabao Formation of NW Libya in Geological Magazine, in press, 2010, DOI:10.1017/S0016756810000178.
  14. ^ S. Grenard, Handbook of Alligators and Crocodiles, Malabar, Florida, Kreiger, 1991.
  15. ^ C. Q. Choi, Spinning Slayers: Giant Crocs Used 'Death Rolls' to Kill Dinosaurs in LiveScience.com, Purch, 4 maggio 2014. URL consultato il 6 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2014).
  16. ^ DOI: 10.1080/08912963.2014.893300
  17. ^ Paul C. Sereno, Wilson, Jeffrey A., Witmer, Lawrence M., Whitlock, John A., Maga, Abdoulaye, Ide, Oumarou e Rowe, Timothy A., Structural Extremes in a Cretaceous Dinosaur in PLoS ONE, vol. 2, nº 11, 2007, DOI:10.1371/journal.pone.0001230, PMC 2077925, PMID 18030355.
  18. ^ Paul. C. Sereno e Brusatte, Stephen L., Basal abelisaurid and carcharodontosaurid theropods from the Lower Cretaceous Elrhaz Formation of Niger in Acta Paleontologica Polonica, vol. 53, nº 1, 2008.

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