Fossa delle Marianne

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Coordinate: 11°21′N 142°12′E / 11.35°N 142.2°E11.35; 142.2

Localizzazione della fossa delle Marianne.
La fossa delle Marianne sulla mappa dell'Oceano Pacifico.

La fossa delle Marianne è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo. È localizzata a nord-ovest dell'Oceano Pacifico, ad est delle isole Marianne, a 11° 21' nord di latitudine, e 142° 12' est di longitudine, tra Giappone, Filippine e Nuova Guinea.

La fossa, che forma un leggero arco lungo circa 2 500 km, si trova in corrispondenza dell'incontro di due placche tettoniche, in una zona di subduzione, dove la placca del Pacifico si insinua sotto la placca delle Filippine.

Il punto più profondo si trova a circa 11 000 metri sotto il livello del mare.

Nei pressi della fossa delle Marianne (così come per tutte le altre fosse sottomarine), sono presenti molti vulcani sottomarini (come ad esempio in Giappone).

Le rilevazioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1907 Otto Krummel, in "Handbuch der Ozeanographie", pubblica la prima mappa riportante la profondità della depressione rilevata dalla spedizione Challenger.

I primi rilievi della profondità di questa zona dell'Oceano Pacifico furono effettuati dalla spedizione Challenger, che tra il dicembre 1872 e il maggio 1876 compì quella che è considerata la prima spedizione oceanografica, percorrendo 68 890 miglia circumnavigando il globo. Le misurazioni effettuate dalla corvetta Challenger nella zona scoprirono l'esistenza della depressione, rilevando una profondità massima di 4 475 braccia, equivalenti a 8 184 metri.

Nel 1899 la carboniera statunitense Nero, incaricata di effettuare rilievi idrografici, riportò una profondità massima di 9 636 m (5 269 braccia).[1]

Nel 1951 il vascello Challenger II della Royal Navy esplorò per la prima volta la zona utilizzando un sonar, scoprendo la depressione profonda 10 900 m posta a 11° 19' N, 142° 15' E, in seguito battezzata Challenger Deep. Il rilevamento venne eseguito misurando con un cronometro il ritorno del segnale al ricevitore e, dato che tale misura era effettuata a mano, fu necessario applicare una correzione di circa 40 metri, cosicché la profondità venne rettificata a 10 863 m.

Nel 1957, il vascello sovietico Vitjaz misurò una profondità di 11 034 m. Tuttavia, dato che successive spedizioni dell'epoca non avevano potuto ripetere tale misura, essa non venne considerata accurata. Nel 1962 la M.V. Spencer F. Baird registrò la più grande profondità dell'epoca, pari a 10 915 m.

Nel 1984 il vascello giapponese Takuyo, nave altamente specializzata, misurò con il sonar multi-direzionale di cui era dotato una profondità massima di 10 924 m. Il 24 marzo 1995, undici anni dopo, un'altra sonda nipponica, la Kaiko, ottenne una nuova misurazione record di 10 916 m.

Nel 2009 fu effettuata una misurazione mediante il robot Nereus, che rilevò 10 902 m.[2]

L'ultima misura è stata effettuata il 7 dicembre 2011, mediante mappatura del fondo marino con un sonar scientifico (echosounder) posto su una nave idrografica; secondo gli autori della ricerca, il punto più profondo (Challenger Deep), si trova a 10 994 ± 40 m sotto il livello del mare.[3][4] Questa misura sarebbe, tra l'altro, compatibile con quella effettuata dal vascello sovietico Vitjaz nel 1957.

L'immersione del batiscafo Trieste[modifica | modifica sorgente]

23 gennaio 1960: il batiscafo Trieste poco prima dell'immersione.

In un'immersione senza precedenti, il batiscafo Trieste (di progettazione e produzione italiana) della U.S. Navy (prima batteva bandiera civile marina italiana) raggiunse la profondità della fossa il 23 gennaio 1960 alle 13:06. Sul batiscafo erano presenti il tenente di vascello Don Walsh e Jacques Piccard. Come zavorra vennero usati pellet di ferro, mentre per favorire il galleggiamento fu usata benzina, più leggera dell'acqua. Il riempimento con benzina aveva anche lo scopo di rendere lo scafo incomprimibile. Gli strumenti di bordo individuarono una profondità di 11 521 m, più tardi rettificati a 10 916 m. Sul fondo della fossa Walsh e Piccard furono sorpresi di trovare delle particolari specie di sogliole o platesse, lunghe circa 30 cm ed anche dei gamberetti. Secondo Piccard, «il fondo appariva luminoso e chiaro, un deserto che faceva trapelare diverse forme di diatomee».

L'immersione del Deepsea Challenger[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 è stata organizzata una nuova immersione con il sommergibile Deepsea Challenger costruito da un'equipe australiana con la collaborazione dello Scripps Institution of Oceanography, del Jet Propulsion Laboratory e della Università di Hawaii.

La spedizione ha il compito di raccogliere campioni e filmare l'ambiente circostante.

Dopo un'immersione di prova effettuata il 7 marzo 2012 nella New Britain Trench (Isole Salomone), ad oltre 8000 metri di profondità, il regista James Cameron il 26 marzo 2012 si è immerso raggiungendo con successo il fondo della fossa ( - 10.994 m.). Cameron è così diventato il terzo uomo nella storia a compiere l'impresa, il primo in solitaria.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) A. Theberge, Thirty Years of Discovering the Mariana Trench in Hydro International, 24 marzo 2009. URL consultato il 31 luglio 2010.
  2. ^ Un robot svela l'abisso in Repubblica.it.
  3. ^ Fossa Marianne è profonda 10994 metri in Ansa.it.
  4. ^ (EN) Scientists map Mariana trench in Telegraph.co.uk.

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