Gavialis gangeticus

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Gaviale del Gange
Gharial san diego.jpg
Gavialis gangeticus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Crocodylia
Famiglia Gavialidae
Genere Gavialis
Specie G. gangeticus
Nomenclatura binomiale
Gavialis gangeticus
(J.F.Gmelin, 1789)

Il Gaviale del Gange (Gavialis gangeticus J.F.Gmelin, 1789) è un rettile sauropside dell'ordine dei Crocodylia, unico rappresentante vivente della famiglia dei Gavialidi.

Il suo nome deriva dalla corruzione della parola Hindi घड़ियाल (Ghaṛiyāla, "coccodrillo"), a sua volta derivante dal nepalese घड़ा (ghaṛā, "recipiente in terracotta", in riferimento alla tipica escrescenza sull'estremità del muso dei maschi).

Evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Cranio di Gavialis bengawanicus, del Pleistocene.

Il gaviale del Gange è l'unica forma vivente del genere Gavialis e della famiglia dei gavialidi, un gruppo di coccodrilli molto diffuso nell'Era Terziaria. Il genere Gavialis include numerose forme estinte, come Gavialis bengawanicus, Gavialis breviceps, Gavialis browni, Gavialis curvirostris, Gavialis hysudricus, Gavialis leptodus, Gavialis lewisi, e Gavialis pachyrhynchus. La maggior parte delle specie, inclusa l'attuale, provengono dal subcontinente indiano, anche se G. bengawanicus è noto per resti fossili ritrovati a Giava. Gavialis probabilmente apparve nel subcontinente indiano nel Miocene inferiore, circa 20 milioni di anni fa, e si diffuse nell'arcipelago malese attraverso un canale noto come Siva-Malayan Route, nel corso del Quaternario. Resti attribuiti a Gavialis sono stati ritrovati anche a Sulawesi e nell'isola di Woodlark, a est della linea di Wallace; ciò suggerisce che un gruppo di Gavialis fu in grado di attraversare ambienti marini e di raggiungere luoghi estremamente lontani, come l'Oceania occidentale (Delfino e De Vos, 2010).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Areale del gaviale

Originariamente il gaviale era diffuso in tutti i maggiori bacini idrici del subcontinente indiano, dall'Indo a est all'Irrawaddy ad est. Attualmente, questi rettili occupano il 2% circa del proprio areale originario, occupando piccole porzioni dei fiumi Brahmaputra, Gange (da cui il nome comune ed il nome scientifico della specie) e Mahanadi[2].

Questo coccodrillo è un abitatore dei grossi corsi d'acqua a corso lento e con aree sabbiose più o meno estese.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Gli adulti misurano generalmente fra i 2,7 ed i 4,5 m di lunghezza, per un peso che oscilla fra il quintale e mezzo e i due quintali e mezzo. I maschi sono generalmente più grandi e possono raggiungere i 6,25 m di lunghezza per un peso di 350 kg[3], mentre le femmine sono più piccole e misurano generalmente al massimo 3,75 m.

Sebbene vi siano racconti di avvistamenti di animali lunghi anche più di 7 metri, i tre gaviali più grandi finora misurati sono tre maschi, uno di 7 metri preso nel fiume Kosi nel nord del Bihar nel gennaio 1924, uno di 6,5 m ucciso nel fiume Karnali all'altezza di Faizabad nell'agosto del 1920 ed uno di 6,3 m ucciso in un fiume nel distretto di Jalpaiguri nel 1934[4]. Sebbene in passato non fosse difficile osservare animali lunghi anche 6 metri, attualmente è diventato estremamente raro avvistarne di quelle dimensioni.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

Nel suo aspetto, il gaviale ricorda molto i coccodrilli veri e propri, sebbene osservandolo attentamente si possono notare gli adattamenti ad una vita ancora più strettamente legata all'ambiente acquatico.

Un gaviale in uno zoo in Florida.

Il corpo è lungo e cilindrico, con corte zampe munite di cinque dita ciascuna: Le dita sono palmate, con la palmatura centrale (dita II-III e III-IV) che copre un terzo delle dita, mentre le palmature laterali (dita I-II e IV-V) che coprono di due terzi di esse. La coda è lunga quanto il corpo e fortemente compressa lateralmente nei due terzi distali. Il collo è anch'esso cilindrico, allungato e molto spesso, mentre la testa è assai caratteristica per via del muso estremamente allungato, che diviene più corto e spesso man mano che l'animale matura, essendo lungo 5,5 volte la larghezza della propria base nei giovani e 3,5 volte negli adulti.

Un giovane gaviale nello zoo di Praga lascia ben osservare il lungo muso.
Maschio adulto di gaviale nello zoo di San Diego lascia osservare la caratteristica ghara.

Nel muso trovano alloggio 106-110 denti appuntiti ed interdigitati (suddivisi in 5 pre-mascellari, 27-29 mascellari e 25-26 mandibolari per lato), dei quali solo i primi tre mandibolari sono contenuti in tasche cutanee e perciò non visibili dall'esterno[5].
Il muso termina in una dilatazione che nei maschi con la maturità sessuale, assume la forma di una vera e propria protuberanza, detta ghara, il cui scopo non è ancora stato del tutto chiarito: essa probabilmente funge da cassa di risonanza, come carattere sessuale per il riconoscimento e la scelta del partner da parte delle femmine oppure per l'emissione di bolle od altri comportamenti associati al corteggiamento[6]. Il fatto che la ghara sia presente solo nei maschi rende i gaviali gli unici coccodrilli con dimorfismo sessuale morfologico evidente.

L'intero corpo è ricoperto di squame quadrate, che sulla superficie esterna delle zampe an teriori e posteriori s'innalzano a formare delle creste. Anche la parte appiattita della coda è sormontata da una cresta, mentre la parte dorsale del corpo dalla nuca al terzo prossimale della coda presenta quattro serie longitudinali di scuti, ai lati delle quali è presente un'ulteriore fila di scutelli meno coriacei che sulla coda va a formare due creste che si riuniscono in una singola quando essa va ad assottigliarsi. Sono inoltre presenti due scuti post-occipitali di piccole dimensioni.

I gaviali sono di colore verde-oliva, a volte con presenza di maculature o strisce più scure su corpo e coda, mentre sul ventre essa ssume toni più chiari che raggiungono il verde-giallino: la colorazione, soprattutto nell'area dorsale, tende a scurirsi con l'età, divenendo grigio-nerastra dopo i 20 anni circa di vita[7].

Biologia[modifica | modifica sorgente]

I gaviali hanno abitudini prettamente acquatiche: gli adulti hanno zampe molto deboli che non li rendono in grado di camminare nel vero senso della parola, ma piuttosto di trascinare il corpo sul terreno.
Per contro, l'animale in acqua è estremamente agile, grazie alle zampe palmate, alle creste sulle zampe ed alla coda appiattita che permettono loro di muoversi a proprio piacimento e di riuscire a manovrare rapidamente e senza sforzo.

Il gaviale passa la maggior parte del proprio tempo in agguato sui fondali, in attesa del passaggio di una possibile preda. Durante il mattino oppure al pomeriggio, i gaviali si posizionano sulle rive sabbiose per prendere il sole.

In virtù del proprio habitat e dell'areale occupato, il gaviale vive in simpatria con il coccodrillo palustre, ed in passato, quando il suo areale si estendeva fino ai delta dei fiumi, vi era una simile convivenza anche col coccodrillo marino[8].

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Un gaviale emerge per ingoiare un pesce in India.

Gli adulti di gaviale sono predatori specializzati nella cattura di pesci, i quali costituiscono il loro unico cibo: alcuni esemplari, tuttavia, sono stati osservati cibarsi della carne di animali morti, mentre i racconti di attacchi all'uomo a scopo predatorio non sono confermati. La forma della bocca e dei denti risulta particolarmente adatta allo scopo: i denti conici e stretti offrono infatti una buona presa sulla pelle viscida dei pesci, mentre il muso sottile offre scarsa resistenza in acqua, consentendo repentini movimenti laterali atti alla predazione. Spesso i gaviali utilizzano il corpo e la coda per tagliare le vie di fuga alle prede, costringendole a dirigersi verso le rive, dove possono essere catturate con maggiore facilità[9]. Sebbene i gaviali catturino le prede in immersione, come gli altri coccodrilli essi sono costretti ad emergere per inghiottirle.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Coppia di gaviali allo zoo di San Antonio.

La stagione degli amori dura circa due mesi, dalla fine di novembre all’inizio di gennaio. I maschi controllano un harem di diverse femmine, scegliendo un banco sabbioso affiorante e scacciandone energicamente gli intrusi. I maschi corteggiano le femmina gonfiando il collo, soffiando bolle dal naso in immersione ed emettendo suoi sibilanti o gutturali che possono essere uditi anche a un chilometro di distanza.

La nidificazione avviene nella stagione secca, da marzo a maggio. La femmina scava nella sabbia con le zampe posteriori una buca profonda circa mezzo metro generalmente a 5 metri dalla riva, nella quale deposita dalle 20 alle 95 uova (in media 37). L’uovo del gaviale è il più grande tra i coccodrilli, con un peso di circa 160 grammi. La determinazione del sesso, come anche in altri rettili, è temperatura dipendente.

L'incubazione dura fra i 71 e i 94 giorni, dimodoché i piccoli schiudono poco prima dell'inizio del monsone. Alla schiusa, i piccoli gaviali pigolano flebilmente, al che la femmina comincia a scavare mettendo il nido allo scoperto e permettendo loro di raggiungere l'acqua. Sebbene essa li tenga costantemente d'occhio per un certo periodo, non li trasporta tenendoli in bocca come fanno altre specie di coccodrilli, probabilmente per via della conformazione del muso.

I gaviali misurano alla schiusa circa 37 cm: essi si nutrono prevalentemente di insetti ed anfibi, dieta grazie alla quale raggiungono la lunghezza di un metro in circa 18 mesi. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a circa 10 anni, quando misurano 3 metri di lunghezza[10].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

L'areale del gaviale del Gange, così come la consistenza numerica della specie, si sono ridotti del 96-98% circa nell'arco di circa settant'anni, passando ai 5000-10000 individui selvatici stimati nel 1946 ai 235 censiti nel 2006: in virtù di questa improvvisa diminuzione, avvenuta in meno di una generazione, esso viene considerato una specie in pericolo critico[1].
In India, il gaviale viene considerato un animale protetto dal 1972, mentre la CITES ascrive questo animale all'appendice I, proibendone quindi ogni commercio e consentendone il prelievo solo in casi eccezionali.

Il drastico declino della popolazione selvatica di gaviali è attribuibile ad una concatenazione di cause, non ultima la caccia indiscriminata a cui questo animale è stato sottoposto per ottenerne la pelle (molto ricercata nell'industria conciaria), trofei di caccia o parti anatomiche per la medicina tradizionale: anche i pescatori solevano uccidere i gaviali per evitare la competizione per il pescato. Attualmente, tuttavia, la caccia non viene considerata un pericolo primario per questo rettile, mentre i rischi più gravi per la sopravvivenza della specie provengono dalla pesca intensiva con rete da posta e dalla continua perdita dell'habitat riproduttivo a causa della costruzione di dighe ed argini e dell'inquinamento massiccio delle acque[11]. A causa di ciò, il declino della popolazione di gaviali è accelerato a partire dal 1997, portando al suo dimezzamento (da 436 a 232 esemplari adulti) nel giro di meno di dieci anni[1].

Attualmente, sussistono piccole popolazioni isolate di gaviale in tre aree protette lungo il fiume Mahanadi, nello stato indiano dell'Orissa, dove esse appaiono in crescita a dispetto del fatto che non ne venga osservata la riproduzione[12]. Questi animali sono inoltre presenti in Nepal, dove sussistono popolazioni riproduttive ed in espansione nel parco nazionale di Chitwan e nel Parco nazionale reale di Bardia[13][14].

Riproduzione in cattività e reintroduzione[modifica | modifica sorgente]

Da circa 30 anni, i gaviali vengono allevati in appositi santuari ed in seguito rilasciati in aree protette per ripopolarle o rimpinguare il numero di animali presenti: i primi programmi di reintroduzione iniziati in India e Nepal si risolsero generalmente in fallimenti, in quanto gli animali venivano rilasciati in ambienti fondamentalmente inospitali e lasciati al proprio destino[1]. Agli sforzi profusi spesso non è tuttavia corrisposto un effettivo incremento del numero di riproduttori selvatici. Ad esempio, fra il 1977 ed il 2006 in una riserva sul fiume Girwa sono stati rilasciati 909 animali, ma sono stati individuati solo 20 nidi, mentre nel santuario di Chambal a fronte dei 3776 gaviali rilasciati fra il 1978 ed il 2006 sono stati individuati 68 nidi. Spesso, inoltre, i giovani esemplari durante la stagione dei monsoni vengono portati a valle dalla corrente, in zone non protette dove sono ancora più vulnerabili all'inquinamento ed al bracconaggio[1].

A partire dal 1975 è stato portato avanti dal governo indiano un programma di riproduzione e reintroduzione di questo animale finanziato dalla FAO e dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, denominato "Project Crocodile".
Il progetto consisteva nell'acquisto di uova feconde dal Nepal e nell'arrivo di un maschio adulto dallo zoo di Francoforte, oltre alla fondazione fra il 1975 ed il 1982 di sedici fra santuari e centri di riabilitazione in aree compatibili con l'insediamento di questi rettili, dove esemplari giovani schiusi in cattività sarebbero stati inseguito rilasciati. Fino al 2004, sono state raccolte sia in natura che in cattività circa 12000 uova e più di 5000 esemplari sono stati rilasciati in cattività. Il taglio periodico di fondi ha però fatto sì che il progetto sia andato avanti a singhiozzo, con raccolta di dati piuttosto discontinua.
Nel dicembre del 2010, l'allora ministro dell'ambiente indiano Jairam Ramesh, durante una visita a una delle strutture adibite alla riproduzione dei gaviali situata a Madras, annunciò la creazione di un comitato di coordinazione per la conservazione di questo rettile operante su un'area di 1600 chilometri quadrati lungo il fiume Chambal, fra gli stati di Madhya Pradesh, Rajastan ed Uttar Pradesh. Quest'ente avrebbe avuto rappresentanti provenienti dai ministeri e dai dipartimenti preposti al controllo delle risorse idriche, allo sviluppo ed all'agricoltura dei tre stati indiani, oltre a portavoce delle varie associazioni ed enti per la conservazione della fauna (fra cui il WWF). Compito dell'ente sarebbe stato quello di fare luce sull'ecologia ed il comportamento del gaviale, al fine di meglio valutare eventuali strategie di protezione della specie e del suo ambiente. A questo scopo venne mobilitato su base quinquennale un fondo di 50-80 milioni di rupie, pari a circa 1-1,5 milioni di euro[15][16].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Choudhury, B.C., Singh, L.A.K., Rao, R.J., Basu, D., Sharma, R.K., Hussain, S.A., Andrews, H.V., Whitaker, N., Whitaker, R., Lenin, J., Maskey, T., Cadi, A., Rashid, S.M.A., Choudhury, A.A., Dahal, B., Win Ko Ko, U., Thorbjarnarson, J & Ross, J.P. 2007, Gavialis gangeticus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ Whitaker, R., The Gharial: Going Extinct Again in Iguana, vol. 14, n. 1, 2007, p. 24–33.
  3. ^ Stevenson C., Whitaker R., Gavialis gangeticus in: Crocodiles. Status Survey and Conservation Action Plan, III, Manolis S.C., Stevenson C., 2010, p. 139–143.
  4. ^ Wood, G.L., The Guinness Book of Animal Facts and Feats, Sterling Pub Co Inc., 1983. ISBN 978-0-85112-235-9.
  5. ^ Brazaitis, P., A Guide to the Identification of the Living Species of Crocodilians, Science Resource Center, Wildlife Conservation Society, 2001.
  6. ^ Martin, B.G.H. and Bellairs, A.D’A., The narial excresence and pterygoid bulla of the gharial, Gavialis gangeticus (Crocodilia) in Journal of Zoology, vol. 182, n. 4, 1977, pp. 541–558. DOI:10.1111/j.1469-7998.1977.tb04169.x.
  7. ^ Boulenger, G. A., The Fauna of British India, including Ceylon and Burma. Reptilia and Batrachia, Taylor and Francis, 1890.
  8. ^ Rao R. J., Choudhury B. C., Sympatric distribution of Gharial Gavialis gangeticus and Mugger Crocodylus palustris in India in Journal of the Bombay Natural History Society, vol. 89, 1990, p. 313–314.
  9. ^ Piper, R., Extraordinary Animals: An Encyclopedia of Curious and Unusual Animals, Greenwood Press, 2007.
  10. ^ Whitaker R., Basu D., The Gharial (Gavialis gangeticus): A review in Journal of the Bombay Natural History Society, vol. 79, 1983, p. 531–548.
  11. ^ Whitaker R., Basu D., Huchzermeyer F., Update on gharial mass mortality in National Chambal Sanctuary in Crocodile Specialist Group Newsletter, vol. 27, n. 1, 2008, p. 4–8.
  12. ^ Bustard, H.R., Movement of wild Gharial, Gavialis gangeticus (Gmelin) in the River Mahanadi, Orissa (India) in British Journal of Herpetology, vol. 6, 1983, p. 287–291.
  13. ^ Maskey T. M., Percival H.F., Status and Conservation of Gharial in Nepal. in 12th Working Meeting of the Crocodile Specialist Group, Thailand, 1994.
  14. ^ Priol, P., Gharial field study report in rapporto al Dipartimento nepalese dei Parchi Nazionali e della COnservazione della Fauna Selvatica, 2003.
  15. ^ Gharial Conservation gets a leg-up!, The Madras Crocodile Bank Trust and Center for Herpetology.
  16. ^ P. Oppilli, A sanctuary coming up for ghariyals, The Hindu, 27 dicembre 2010. URL consultato il 27 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bustard, HR & Singh, LAK (1978). Studies on the Indian gharial, Gavialis gangeticus (Gmelin) (Reptilia, Crocodilia). Change in terrestrial locomotory pattern with age. J. Bombay Nat. Hist. Soc. 74: 534-536
  • Delfino, M.; De Vos, J. (2010). "A revision of the Dubois crocodylians, Gavialis bengawanicus and Crocodylus ossifragus, from the Pleistocene Homo erectus beds of Java". Journal of Vertebrate Paleontology 30 (2): 427.
  • Maskey, BGH & Bellairs, AD'A (1977). The narial excresence and pterygoid bulla of the gharial, Gavialis gangeticus (Crocodilia). J. Zool., Lond. 182: 541-558
  • Rao, RJ & Singh, LAK (1994). Status and conservation of the gharial in India. In: Crocodiles. Proceedings of the 12th Working Meeting of the Crocodile Specialist Group. IUCN, Gland, Switzerland. Vol.1. pp. 84-97
  • Singh, LAK & Bustard, HR (1977). Studies on the Indian gharial, Gavialis gangeticus (Gmelin): V. Preliminary observations on maternal behavior. Indian Forester 103: 671-678
  • Whitaker, R & Basu, D (1983). The gharial (Gavialis gangeticus): a review. J. Bombay Nat. Hist. Soc. 79: 531-548


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