Santuario della Madonna delle Grazie (Livorno)
Coordinate: 43°29′33.18″N 10°20′59.69″E / 43.49255°N 10.3499139°E
| Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero | |
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Veduta del Santuario con la scalinata d'accesso alla piazza |
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| Religione | Cristiana Cattolica di Rito Romano |
| Diocesi | Diocesi di Livorno |
| Stile architettonico | tardobarocco |
| Inizio costruzione | XVII secolo |
| Completamento | 2000 |
Il Santuario della Madonna delle Grazie, assai più noto come Santuario di Montenero, si erge sul colle di Monte Nero, a Livorno. Il complesso, elevato al rango di basilica e tenuto dai monaci vallombrosani, è consacrato alla Madonna delle Grazie di Montenero, patrona della Toscana; il santuario comprende anche una ricca galleria di ex voto ed il Famedio, il luogo di sepoltura riservato ad alcuni illustri livornesi.
Indice |
[modifica] Storia
Il Santuario di Montenero è un complesso architettonico di origini antiche: infatti, una leggenda popolare narra la storia di un pastore claudicante che, nel 1345, ritrovando ai piedi del colle un dipinto raffigurante la Madonna, avrebbe avuto una visione attraverso la quale fu spinto a trasportare l'effigie sino in cima alla collina, dove arrivò guarito della sua malattia. A ricordare questa leggenda, all'inizio della strada che conduce al santuario, fu realizzata la piccola Cappella dell'Apparizione, risalente al 1603 e sostituita nel 1956 da una chiesa più grande.
La fama legata a quell'evento fu tanta che già sul finire del medesimo secolo i numerosi pellegrinaggi permisero l'ampliamento del primo oratorio, tenuto inizialmente dai frati terziari, poi dai Gesuati (XV - XVII secolo), e quindi dai Teatini (XVII - XVIII secolo). Furono proprio i Teatini ad iniziare i lavori di ampliamento del santuario, fino ad allora costituito da una semplice aula a pianta rettangolare. Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento fu aggiunto un atrio di forma ovale riccamente decorato, mentre, intorno al 1721 e su disegno di Giovanni del Fantasia, furono iniziati i lavori nella parte posteriore della chiesa, con l'inserimento di un corpo cruciforme destinato ad ospitare l'immagine sacra della Madonna, che fece assumere al complesso una pianta a croce latina.
Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Pietro Leopoldo, il santuario cadde in rovina, fino a quando, subentrato al potere Ferdinando III, non fu affidato alla custodia dei monaci vallombrosani (1792), che apportarono alcuni restauri.
Dopo i restauri apportati tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, un importante ampliamento si registra tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo ad opera dell'architetto Giovanni Salghetti Drioli, con il completamento del cortile di levante e la realizzazione del chiostro del convento dei vallombrosani; alcuni anni più tardi il medesimo architetto fu incaricato di eseguire il progetto della cappella dei ceri votivi (ultimata nel 1988).[1]
[modifica] Il santuario
Il santuario è costituito da diversi corpi di fabbrica disposti attorno ad una piazza rettangolare raggiungibile attraverso una scalinata. L'edificio principale è il corpo della chiesa, preceduto da un porticato e affiancato da un campanile (1820) dotato di orologio meccanico e a meridiana: lungo il portico si trovano alcune lapidi commemorative, tra le quali si segnalano quelle di importanti famiglie maronite. Non distante dal portico è situato un bassorilievo di Antonio Vinciguerra raffigurante papa Giovanni Paolo II; l'opera ricorda la visita che il pontefice fece al santuario e alla città nel 1982.
Il tempio vero e proprio è preceduto da un atrio ovale, sontuosamente decorato con pitture di Filippo Maria Galletti. Da qui tre ingressi conducono alla navata della chiesa barocca, coperta da un soffitto ligneo intagliato da Pietro Giambelli e dove sono collocate alcune tele del medesimo Galletti raffiguranti tre episodi della vita di san Gaetano di Thiene; il mirabile soffitto è l'unico rimasto integro a Livorno tra quelli analoghi un tempo presenti nel Duomo e nella chiesa della Santissima Annunziata.
Presso l'altare maggiore si innalza uno splendido tabernacolo, opera di Giovanni Baratta e del nipote Giovanni Antonio Cybei (1752), che racchiude l'immagine sacra della Madonna di Montenero (XIV secolo). Nel transetto si trovano le statue ottocentesche di San Giovanni Gualberto e di San Bernardo, opera di Temistocle Guerrazzi, fratello del celebre Francesco Domenico. La cupola è affrescata dall'artista fiorentino Giuliano Traballesi e presenta ornati di Giuseppe Maria Terreni.
[modifica] Organo
Nella chiesa vi è un organo a canne della ditta Marin e Rossi (1965) a tre tastiere e pedaliera concavo-radiale. Le canne dell'organo sono suddivise in due corpi collocati nei due transetti e sono comandate da una consolle situata a sinistra dell'altar maggiore. Di seguito la disposizione fonica.[2]
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[modifica] La galleria degli ex voto
Lungo i fianchi della chiesa si snoda la galleria degli ex voto, tra le più ricche d'Italia e contenente circa 700 raffigurazioni realizzate tra l'Ottocento ed i giorni nostri. Tra gli spaccati di vita popolare di un tempo, si possono ammirare anche le tavole di Giovanni Fattori e Renato Natali.
Inoltre, tra i numerosi ex voto presenti nelle gallerie attorno al santuario ce n'è uno particolarmente celebre e curioso: si tratta di un paio di babbucce di velluto rosso e di un corpetto tramato in oro di quelli in uso negli harem di Istanbul ai primi dell'Ottocento. Appartenvevano ad una ragazza livornese (Ponsivinio) che venne rapita dai turchi in mare presso Antignano e miracolosamente salvata poco tempo dopo dal fratello che era rocambolescamente riuscito a riscattarla.
[modifica] L'Aula Mariana
L'Aula Mariana, inaugurata il 25 marzo 2000, si trova alle spalle della piazza di Montenero ed è stata realizzata con i finanziamenti provenienti dal Grande Giubileo. Si tratta di una vasta sala ipogea, a pianta ovale (50 x 28 metri), capace di contenere 1.200 pellegrini e coperta da un giardino pensile; il progetto si deve alla mano di Adolfo Natalini.
Esternamente, gli elementi murari sono caratterizzati da un rivestimento in pietra che, verso la sommità, lascia spazio ad una parete intonacata; l'interno, nel quale predomina il chiarore delle superfici, è attualmente inagibile per molteplici problemi strutturali ed oggetto di un contenzioso tra i committenti ed il costruttore.[3]
[modifica] Il Famedio
Si tratta di un porticato che in origine doveva ospitare i dormitori dei pellegrini. Incompleto, fu allora trasformato in una sorta di "Tempio della Fama", destinato ad ospitare le tombe dei livornesi illustri. Qui riposano ad esempio Francesco Domenico Guerrazzi, Enrico Pollastrini, Carlo Bini, Giovanni Fattori e Paolo Emilio Demi, mentre due lapidi ricordano Amedeo Modigliani e Pietro Mascagni, sepolti rispettivamente a Parigi e nel Cimitero della Misericordia di Livorno.
[modifica] Le grotte
La presenza di grotte scavate nella collina retrostante al santuario è attestata sin dai tempi antichi ed in origine probabilmente sono state anche rifugio di briganti. Tuttavia, nei primi decenni del Novecento, vennero ampliate a seguito dell'interessamento di una società di escavazione, che ottenne il permesso per l'estrazione del materiale lapideo. Dopo aver ospitato rifugi durante la seconda guerra mondiale, sono state completamente consolidate nel 1971 e quindi aperte ai visitatori del santuario.
[modifica] Note
- ^ AA.VV., Giovanni Salghetti Drioli. Itinerario livornese di un architetto, Pisa 2011, pp. 87-88, 97-100, 132-134.
- ^ organoacanne.org. L'organo della chiesa. URL consultato il 01-02-2012.
- ^ Il Tirreno del 5 dicembre 2007. Aula Mariana, indaga la procura. Crepe, muffe alle pareti e travi instabili. L’edificio è a rischio. URL consultato il 12-01-2009.
[modifica] Bibliografia
- G. Batini, Toscana fuoristrada, Bonechi Editore, Firenze 1971.
- G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.
[modifica] Voci correlate
- Livorno
- Chiese di Livorno
- Diocesi di Livorno
- Quartiere di Montenero
- Colle di Monte Nero
- Fonte di San Fele
[modifica] Altre immagini
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Santuario della Madonna delle Grazie (Livorno)
[modifica] Collegamenti esterni
- Sito ufficiale del Santuario di Montenero
- Informazioni artistiche sul quadro della Madonna delle Grazie di Montenero (Livorno)
- L'organo