Chiesa armena di San Gregorio Illuminatore
Coordinate: 43°33′08.71″N 10°18′34.52″E / 43.5524194°N 10.3095889°E
| Chiesa armena di San Gregorio Illuminatore | |
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La facciata |
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| Paese | |
| Regione | |
| Località | |
| Religione | Chiesa armeno-cattolica |
| Diocesi | Patriarcato di Cilicia degli Armeni |
| Anno consacrazione | 1714 |
| Architetto | Ferdinando de' Medici, Giovanni del Fantasia |
| Stile architettonico | tardobarocco |
| Inizio costruzione | prima metà del XVIII secolo |
| Completamento | 1714 |
| Demolizione | dopo la seconda guerra mondiale |
La chiesa armena di San Gregorio Illuminatore era la chiesa cattolica della nazione armena di Livorno.
Distrutta dopo la seconda guerra mondiale, i resti della sola facciata, ancora proprietà del Patriarcato di Cilicia, si possono ammirare in via della Madonna, non distante dal tempio dei Greci Uniti e dalla chiesa della Madonna. Dal 27 settembre 2008 è sede di un centro interculturale.
Indice |
[modifica] La chiesa
[modifica] Storia
Gli armeni, presenti a Livorno per le loro attività commerciali, ottennero il permesso di costruire una chiesa nazionale solo nel Settecento, dopo aver vinto le resistenze della Santa Sede. Quest'ultima infatti guardava con sospetto la concessione elargita alla comunità armena, temendo un radicamento delle posizioni gregoriane.
Il progetto eseguito da Ferdinando, figlio di Cosimo III de' Medici, fu messo in atto da Giovanni del Fantasia; i lavori furono quindi portati a termine nel 1714, anno in cui la chiesa fu consacrata a San Gregorio Illuminatore.
[modifica] Descrizione
Del grande luogo di culto a croce latina, con cupola all'intersezione del transetto con la navata, non restano altro che la facciata e alcuni marmi dell'interno, che per oltre mezzo secolo, prima di essere ricollocati nei ricostruiti locali della chiesa, furono abbandonati nel giardino di Villa Fabbricotti. In realtà della facciata rimane solo il portico d'ingresso, nel quale erano ospitate alcune sepolture e che precedeva l'ingresso vero e proprio: il portico, schermato in passato da una maestosa cancellata (ricostruita nel 2008), è costituito da una serliana sormontata dalle sculture, opera di Andrea Vaccà, della Fede e della Carità che affiancano San Gregorio.
All'interno, ridotto ad un piccolo oratorio nel dopoguerra nonostante i danni riportati non fossero tali da decretarne l'abbattimento[1], si trovavano opere che furono in gran parte trafugate durante l'ultima guerra. Due statue di Paolo Emilio Demi, sopravvissute ai saccheggi, furono trasferite nella chiesa di Santa Maria del Soccorso.
[modifica] Il Cimitero degli Armeni
Fu edificato nella seconda metà del Settecento lungo l'attuale via Provinciale Pisana, quando furono interdette le sepolture nella chiesa di San Gregorio; fu chiuso nel 1875 a seguito dell'espansione urbana dei sobborghi di Livorno. Qui si trovava ad esempio la tomba di Gregorio Sceriman, artista e letterato, la cui famiglia fu proprietaria della Villa Rodocanacchi sulle colline intorno alla città.
[modifica] Note
- ^ Il giudizio viene espresso ad esempio da G. Panessa, La Livorno delle Nazioni. I luoghi della preghiera, Livorno 2006, p.31.
[modifica] Bibliografia
- G. Panessa, La Livorno delle Nazioni. I luoghi della preghiera, Livorno 2006.
- G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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