Saga dei Faroesi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Saga dei Faroesi (in antico norreno Færeyinga Saga, in faroese Føroyingasøga o Føroya søga) è la saga della colonizzazione delle Fær Øer.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La saga traccia la storia dei faroesi dal loro insediamento nelle isole fino alla conversione al Cristianesimo e l'annessione delle Fær Øer nel Regno di Norvegia.

Uno dei personaggi principali della saga è il norvegese Sigmundur Brestisson (9611005), che aveva ricevuto, nel 999, l'incarico da re Olaf I Tryggvason di convertire le isole al cristianesimo. Brestisson era originario delle Fær Øer: la sua famiglia, infatti, era giunta nell'isola attorno al IX secolo assieme ad altri esuli che fuggivano dalla tirannia di re Harald I Hårfagre, ma due secoli dopo, la famiglia di Brestisson, che aveva prosperato nelle isole meridionali dell'arcipelago, era stata sterminata dal contingente norvegese inviato da re Olaf I per conquistare le Fær Øer.

Di fronte all'ostilità dei faroesi alla conversione, Brestisson fece irruzione di notte, con un manipolo di uomini armati, nella residenza di Tróndur í Gøtu, capo dei faroesi, e dopo averlo preso in custodia lo pose di fronte ad una scelta obbligata: o la conversione o la decapitazione. I faroesi si convertirono.

Composizione e fonti[modifica | modifica sorgente]

Di autore anonimo, la saga fu composta in Islanda all'inizio del XIII secolo ed è scritta in antico norreno. Il manoscritto originale è andato perduto, ma alcuni estratti sono stati copiati in altre saghe islandesi, in particolare nella Óláfs saga Tryggvasonar en mesta (La grande saga di Óláfr Tryggvason) che riprende e amplia la narrazione della saga omonima sul monarca norvegese contenuta nell''Heimskringla di Snorri Sturluson. Questa edizione della saga di Olaf I è presente in diversi manoscritti tra cui il Flateyjarbók (Libro dell'isola piatta[1]) conservato all'Istituto Árni Magnússon di Reykjavík.

Le copie differiscono tra loro quando si tratta di descrivere il primo insediamento nell'arcipelago. L'estratto contenuto in Flateyjarbók (di redazione più tarda) afferma che Grímur Kamban (il primo colono) si insediò nelle isole sotto il regno di Harald I di Norvegia, ma il resoconto non collima con le annotazioni sulle isole contenute nel De Mensura Orbis Terrae (Sulla misurazione [geografica] del mondo) del monaco e geografo irlandese del IX secolo Dicuil e con le versioni più antiche della Ólafs saga Tryggvasonar per i quali c'è un lasso temporale non specificato tra l'insediamento di Grímr Kamban e l'arrivo del gruppo di coloni norvegesi fuggiti sotto il regno di re Harald.

Poiché Grímr è un nome scandinavo, ma Kamban è un cognome di origine celtica si è ipotizzato che questo colono non fosse di origine norvegese, ma provenisse dall'Irlanda, le Ebridi Esterne o dall'Isola di Man, terre celtiche dove i vichinghi avevano già da tempo stabilito degli insediamenti.
Secondo Dicuil, l'isola era abitata da monaci irlandesi prima dell'arrivo dei vichinghi dalla Norvegia, per cui alcuni storici hanno anche ipotizzato che Grímr potesse essere uno di questi monaci o comunque un irlandese.

In ogni caso, la circostanza per cui le Fær Øer fossero già abitate prima dell'arrivo dei norvegesi[2] rende più verosimile la conoscenza da parte dei fuggiaschi della posizione delle isole prima di abbandonare la Norvegia.

Principali edizioni moderne[modifica | modifica sorgente]

La selezione è tratta dal catalogo della Føroya Landsbókasavn (Biblioteca Nazionale delle Fær Øer).

  • Carl Christian Rafn: Færeyínga Saga eller Færøboernes Historie i den islandske Grundtext med færøisk og dansk Oversættelse. Copenaghen 1832 (riedizione: Emil Thomsen, Tórshavn 1972 - 284 S.; edizione faroese a cura di Johan Henrik Schrøter)
  • Føroyingasøga, traduzione a cura di V. U. Hammershaimb. Tórshavn 1884. 137 S. (prima edizione della saga in faroese, edizioni successive nel 1919 e 1951)
  • Føringasøga / traduzione e commento a cura di C. Holm Isaksen. Tórshavn 1904. 116 S. (in lingua faroese)
  • Færeyingasaga. Den islandske saga om færingerne. Edito da Det kongelige nordiske oldskriftselskab, Copenaghen 1927. - xix, 84 S. (in lingua danese)
  • Føroyingasøga, traduzione a cura di Heðin Brú e Rikard Long. Skúlabókagrunnurin, Tórshavn 1962 - 105 S. (in lingua faroese)
  • The Faroe Islanders' saga, tradotto e annotato da George Johnston; edito da Michael Macklem; illustrazioni di William Heinesen. Oberon Press, Ottawa 1975. - 144 S. (in lingua inglese)
  • Færeyinga saga annotata da Ólafur Halldórsson; edito da Jón Böðvarsson. Iðunn, Reykjavík 1978 - 180 S. (in lingua islandese)
  • Færinge saga, illustrata da Sven Havsteen-Mikkelsen; traduzione di Ole Jacobsen con prefazione e note di Jørgen Haugan. Forum, Copenhagen 1981 - 143 S. (in lingua danese)
  • La saga des Féroïens, traduzione a cura di Jean Renaud; prefazione di Régis Boyer. Aubier Montaigne, Parigi 1983 - 133 S. (in lingua francese)
  • Die Färinger Saga, traduzione a cura di Klaus Kiesewetter. Ålborg 1987 - 103 S. (in lingua tedesca)
  • Färinga sagan traduzione a cura di Bo Almqvist; prefazione di Olov Isaksson; fotografie di Sören Hallgren. Gidlunds Bokförlag, Hedemora 1992 - 205 S. (in lingua svedese)
  • Føroyinga søga, illustrazioni di Sven Havsteen-Mikkelsen; traduzione di Bjarni Niclasen. Føroya skúlabókagrunnur, Tórshavn 1995 - 148 S. (in lingua faroese)
  • Føroyinga søga a cura di Høgni Joensen. : Ljóðbókanevndin, Tórshavn 2003 - (in lingua faroese)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Siglato GkS 1005 fol. e noto anche come Codex Flatöiensis, il Flateyjarbók è uno dei più importanti codici medioevali islandesi. Oltre a gran parte delle saghe dell'Heimskringla, questo pregevole manoscritto miniato comprende l'unica copia esistente del poema eddico Hyndluljóð (Il lamento di Hyndla), e le principali saghe di esplorazione e colonizzazione scandinave come Grœnlendinga saga (Saga dei Groenlandesi), la citata Saga dei Faroesi e la Orkneyinga saga (Saga degli uomini delle Orcadi).
  2. ^ Il trattato geografico di Dicuil fu redatto attorno all'825, almeno cinquant'anni prima dell'instaurazione del regno (872930) di Harald I e afferma che monaci irlandesi abitavano da molto tempo le isole e avevano introdotto l'allevamento delle pecore e la coltivazione dell'avena. La datazione del polline d'avena ritrovato in un sito archeologico dell Fær Øer colloca questi insediamenti già attorno all'anno 650. Vedi: M.J. Church, S.V. Arge, S. Brewington, T.H. McGovern, J.M. Woollett, S. Perdikaris, I.T. Lawson, G.T. Cook, C. Amundsen, R. Harrison, Y. Krivogorskaya, e E. Dunar. Puffins, Pigs, Cod and Barley: Palaeoeconomy at Undir Junkarinsfløtti, Sandoy, Faroe Islands. In Environmental Archaeology 10 (2): 179-197, 2005.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FO) Hans Jacob Debes. Føroya søga 1. Norðurlond og Føroyar. pp. 89–100. Føroya skúlabókagrunnur 1990.