Roberto Bazlen

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« Un tempo si nasceva vivi e a poco a poco si moriva. Ora si nasce morti – alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi »
(Bobi Bazlen, Il capitano di lungo corso[1])

Roberto Bazlen, noto anche come Bobi Bazlen (Trieste, 1902Milano, 1965), è stato un critico letterario e scrittore italiano.

Studioso in particolare della letteratura tedesca, fu consulente editoriale di varie case editrici italiane, quali Edizioni di Comunità, Bompiani, Astrolabio, Giulio Einaudi e Adelphi.

Indice

Biografia [modifica]

« [...] abitatore ancora inesperto di un mondo che in una logica delle essenze sarebbe ancora il mondo successivo »
(Roberto Calasso su Bobi Bazlen[2])

Bazlen nacque nella Trieste ancora asburgica, nel 1902. Studiò nella scuola di lingua tedesca Realgymnasium, dove si appassionò alle materie letterarie, in ciò incoraggiato dal suo insegnante, il professor Mayer. Lasciata Trieste, visse a Genova, Milano e Roma.

Fu amico di Luciano Foà, Adriano Olivetti, Umberto Saba, Giacomo Debenedetti, Italo Calvino e Eugenio Montale (che conobbe nell'inverno del 1923, e che gli dedicò la lirica Mediterraneo, negli Ossi di seppia dell'ed. 1928).[3] Fu proprio Bazlen a consigliare a Montale La coscienza di Zeno di Italo Svevo (di cui fu uno dei primi scopritori),[4] e a inviargli la foto di Dora Markus (invitandolo a scrivere una poesia su di lei).[5]

Grazie alle sue scelte, fece conoscere in Italia le opere di Sigmund Freud, Franz Kafka, Robert Musil (L'uomo senza qualità), Carl Jung.[6]

Bazlen non pubblicò nulla in vita, ma nella raccolta Scritti (1984, che comprende anche le Lettere a Montale) vennero presentate le sue opere postume Lettere editoriali (1968), Note senza testo (1970) e Il capitano di lungo corso (1976); quest'ultimo libro è un romanzo, tradotto dal tedesco da Roberto Calasso, che parla di un passante della terra in viaggio secondo uno schema-modello d'ispirazione implicitamente omerica.[7]

La vita di Bazlen è al centro del romanzo Lo stadio di Wimbledon (1983) di Daniele Del Giudice, romanzo adattato al cinema da Mathieu Amalric sotto il titolo Le Stade de Wimbledon (2002).

Bibliografia [modifica]

  • Leonardo Luccone, «L'uomo scritto dagli altri». Il Foglio, 17-03-2007, pag VIII (articolo presente qui in formato PDF e consultato in data 29-03-09)

Note [modifica]

  1. ^ adelphi.it
  2. ^ Introduzione in Roberto Bazlen, Note fuori testo, Adelphi, Milano 1964.
  3. ^ La Poesia di Eugenio Montale: Atti, Università di Genova, Le Monnier 1984, p.131
  4. ^ Marisa Strada introduzione in Italo Svevo, Senilità Giunti Editore, 1995
  5. ^ La foto era stata scattata da Gerti Frankl, che Bazlen aveva conosciuto a casa di Elsa Oblath Dobra (Giulia De Savorgnani, Bobi Bazlen: sotto il segno di Mercurio Lint 1998, p.50), di cui frequentava il salotto grazie a Scipio Slataper.
  6. ^ Katia Pizzi, A city in search of an author: the literacy identity of Trieste, Continuum International Publishing Group, 2001, p.56
  7. ^ Elio Pecora, La scrittura immaginata, Guida Editori 2009, p.32

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