Proslogion
| Proslogion | |
|---|---|
| Titolo originale | Proslogium |
| Altri titoli | Discorso sull'esistenza di Dio (Alloquium de Dei existentia) |
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| Ritratto di Anselmo d'Aosta | |
| Autore | Anselmo d'Aosta |
| 1ª ed. originale | 1078 |
| Genere | saggio |
| Sottogenere | teologia |
| Lingua originale | latino |
Il Proslogion è un'opera di Anselmo d'Aosta, santo della Chiesa Cattolica, filosofo nonché ideatore della celebre prova ontologica dell'esistenza di Dio. Quest'opera contiene l'esposizione della detta prova ontologica e, su esplicita richiesta dell'autore, è accompagnata dalla replica filosofico-letteraria del monaco Gaunilone, detrattore della prova di Anselmo e autore del Liber pro insipiente (Libro a difesa dello stolto), che contiene la critica (poi confutata nel Liber apologeticus contra Gaunilonem respondentem pro insipiente) ad Anselmo.
Indice |
[modifica] Dio esiste
L'opera tratta inizialmente dell'esistenza di Dio partendo da un'affermazione dataci dalla fede secondo cui non si può pensare nulla di maggiore di Dio. Se poi l'insipiente - prosegue la trattazione - si avventurasse nell'affermazione "Dio non esiste", tuttavia affermandolo riconoscerebbe, almeno sul piano del pensiero, l'esistenza di questo Essere di cui non si può pensare nulla di più grande. Ciò appare fondato alla luce del fatto che ciò che non è nell'intelletto non può essere affermato e se l'insipiente invece lo afferma finisce sì per negarlo ontologicamente ma per riaffermarne l'esistenza sul piano del pensiero.
Tuttavia, ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore non può esistere soltanto nell'intelletto, perché altrimenti risulterebbe essere contraddittorio, considerato che è maggiore ciò che esiste sia nell'intelletto sia nella realtà.[1]
Si passa poi a esporre il motivo per cui Dio è l'Essere a fondamento di tutti gli esseri contingenti e si dimostra che l'uomo, che indaga Dio, essendo Sua creatura è necessariamente inferiore a Lui, di conseguenza, visto che Dio è a fondamento di tutto ciò che esiste e che non può essere giudicato (per i motivi sopra esposti) è per necessità Colui di cui non esiste nulla di migliore.
[modifica] Gli attributi di Dio e le antinomie anselmiane
Provata l'esistenza di Dio, Anselmo ne analizza ora gli attributi. Per fare questo l'autore parte dalla considerazione precedente per cui l'essere è maggiore del pensiero e, grazie a questa affermazione, procede a sciogliere le antinomie che egli stesso formula.
- Prima antinomia: "Dio è incorporeo e sensibile". Posto che Dio non è un essere contingente, bensì fondamento di ciò che è contingente, ne si deduce non solo che non è corporeo (di conseguenza è spirito) ma che, avendo creato tutto e conoscendo dunque tutto ciò che esiste, Lo si può ritenere anche sensibile perché
| (LA) « Sed si sentire non nisi cognoscere [...] non inconvenienter dicitur aliquo modo, sentire quidquid aliquo modo cognoscit. Ergo, Domine, quamvis non sis corpus, vere tamen eo modo summe sensibilis es, quo summe omnia cognoscis » |
(IT) « Ma se sentire non significa che conoscere [...], allora non viene detto in modo improprio che chi conosce in un determinato modo sente in un determinato modo. Ebbene, Signore, nonostante tu non sia corporeo, tuttavia davvero e in massimo grado sei sensibile perché in massimo grado conosci ogni cosa » |
| (Anselmo d'Aosta, Proslogion) | |
- Seconda antinomia: "Dio è onnipotente e non può molte cose", come morire o mentire. Anselmo risolve l'antinomia dicendo che ciò che giova è superiore a ciò che non giova, di conseguenza Dio non può fare cose malvagie e deve rivolgersi a ciò che giova.
| (LA) « Ergo, Domine Deus, inde verius et omnipotens, quia nihil potes per impotentiam, et nihil potest contra te. » |
(IT) « Pertanto, Signore Iddio, tu sei certamente onnipotente poiché non puoi fare nulla che ti mostri debole e nulla può contro di te » |
| (Anselmo d'Aosta, Proslogion) | |
- Terza antinomia: "Dio è impassibile e misericordioso", risolta grazie all'affermazione per cui provare sentimenti per via delle azioni altrui è inferiore rispetto al provarne spontaneamente. Ne consegue necessariamente che ciò che facciamo non turba l'impassibilità di Dio e che Egli, per via del fatto che (come da seconda antinomia) non può fare nulla che non giovi, ci guardi sempre in modo misericordioso.
- Quarta antinomia: "Dio è sommamente giusto e perdona". La soluzione che Anselmo propone è legata alla consapevolezza che è migliore colui che è buono nei riguardi degli onesti e dei malvagi rispetto a colui che è buono solo con gli onesti. Allo stesso modo è migliore chi punisce i malvagi e poi li perdona rispetto a chi li punisce solamente.
| (LA) « Hoc utique non fieret, si esses bonus tantum retribuendo et non parcendo, et si faceres de non bonis tantum bonos et non etiam de malis. » |
(IT) « Non sarebbe così infatti se tu fossi buono solo tramite la punizione e non per mezzo del perdono e se rendessi buoni solo quelli che che non sono buoni e non anche quelli che sono [davvero] malvagi » |
| (Anselmo d'Aosta, Proslogion) | |
- Quinta antinomia: "Dio è illimitato ed eterno e condivide queste caratteristiche con altri spiriti", sciolta in virtù del fatto che Dio è colui che non si può pensare nulla di maggiore e dunque è tutto dappertutto e nello stesso momento. Gli altri spiriti invece possono essere tutto in un posto o tutto in un altro, ma non in qualsiasi luogo.
Sciolte queste antinomie, Anselmo propone nuove domande, che seguono un breve intermezzo che tratta del perché l'anima non concepisce Dio nonostante senta di averLo trovato.
Come è possibile che Dio sia uno se è bene, amore, bontà, beatitudine? Se queste qualità in realtà fossero "parti" di Dio, allora risulterebbe che egli non è unità assoluta, ma molteplice e ciò contraddirebbe l'assunto secondo cui c'è un solo Essere a fondamento di tutto ciò che è contingente. Questo interrogativo, che rischia di minare il monoteismo cristiano, è subito risolto da Anselmo con la tesi per cui le qualità di Dio non sono sue parti, bensì tutte "costituiscono una cosa sola, e ciascuna di esse si identifica con tutto te stesso e con gli altri attributi".
[modifica] Dio come bene
Gli ultimi cinque capitoli completano il Proslogion con una trattazione di Dio come bene. Chiude l'opera una preghiera.[2]
[modifica] Note
- ^ Anselmo d'Aosta, Proslogion, capp. I-IV
- ^ Sintesi del Proslogion di Anselmo su filosofico.net
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