Enrico di Gand

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Enrico di Gand, detto Doctor Solemnis (e noto anche come Henricus a Gandavo, in latino o Hendrik van Gent, in olandese), (Gand, 1217 circa – Tournai, 1293), è stato un filosofo fiammingo. Appartenente al clero secolare, è considerato uno dei più importanti teologi del XIII secolo.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Studiò nella sua città di origine[1] e, successivamente, presso la scuola capitolare di Tournai. La leggenda che lo vuole discepolo di Alberto Magno a Colonia, non ha fondamento[2]. Nel 1267 divenne canonico a Tornai e, più tardi, arcidiacono a Bruges (1276).

Attratto dalla fama dell'università di Parigi, si trasferì nella capitale francese, dove, nel 1277 divenne maestro di teologia. In quello stesso anno partecipò a un'assemblea di professori universitari dove furono condannate alcune deviazioni dottrinarie di ispirazione averroista e tomista. Prese anche parte a varie dispute tra gli ordini e i preti secolari, appoggiando questi ultimi. In accordo con la bolla papale Ad fructus uberes di Martino IV del 1281, Enrico si schierò con il clero secolare contro gli Ordini mendicanti sulla questione della reiterazione della confessione (che prevedeva l'obbligo di confessare al proprio parroco, almeno una volta l'anno, i peccati già confessati ad un frate).

Opere[modifica | modifica sorgente]

L'essenza[modifica | modifica sorgente]

Enrico argomentò che non solo le creature individuali avessero un essere corrispondente alla loro essenza - l'essere dell'essenza (o esse essentiae), essi hanno solo una 'qualcosità' (aliquitas). L'essere creato da Dio non è l'essere della vera esistenza, ma l'essere dell'essenza, o esse latissimum (essere nel senso più esteso), o esse communissimum, la più generale forma di essere. La determinazione dell'essenza rispetto al suo essere fatto vero è una delimitazione, o specificazione, di quell'essere. Quindi, l'esse essentiae viene prima, e poi viene l'esse aliquid per essentiam, essendo un qualcosa attraverso l'essenza, infine l'intera essenza così composta è posta nella verità.

La distinzione intenzionale[modifica | modifica sorgente]

Una distinzione intenzione si trova laddove la stessa cosa sia espressa da diversi concetti in diversi modi (Quodl. V, q. 12). Diversamente da una distinzione puramente logica, una distinzione intenzionale implica sempre una sorta di composizione, sebbene si tratti di una composizione minore rispetto a quella fatta nella realtà.

Illuminazione[modifica | modifica sorgente]

La dottrina di Enrico è particolarmente infusa di Platonismo. Egli distingueva fra conoscenza degli oggetti reali e divina ispirazione, tramite la quale conosciamo l'essere e l'esistenza di Dio. I primi non gettano luce sulla seconda. Gli individui non sono costituiti dall'elemento materiale, ma dalla loro esistenza indipendente. Gli universali devono essere distinti in accordo col fatto che essi hanno un riferimento nelle nostre menti o nella mente divina. Nell'intelligenza divina esistono esemplari dei generi e delle specie degli oggetti naturali.

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Quodlibeta Theologica (Paris, 1518; Venice, 1608 and 1613)
  • Summa theologiae (Paris, 1520; Ferrara, 1646)

Erroneamente assegnato a Enrico di Gand:

  • De scriptoribus ecclesiasticis (Cologne, 1580)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Nacque a Gand (e non a Muda presso Gand)...». Cit. da Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia, vol. II, Il Pensiero medievale e rinascimentale dal Misticismo a Bacone, Novara, edizione speciale per Gruppo Editoriale l'Espresso realizzata da Istituto Geografico De Agostini, 2006 p. 255 (i contenuti di questa opera sono tratti da Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. I-III 4ª edizione, Torino, Utet, 1993, 1994 e 1998)
  2. ^ Nicola Abbagnano, op. cit. p. 255

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gracia, J.E. & Noone, T., A Companion to Philosophy in the Middle Ages, Blackwell 2003.
  • Henry of Ghent's "Summa": The Questions on God's Existence and Essence (Articles 21-24). Translation by Jos Decorte (†) and Roland J. Teske, S.J. Latin Text, Introduction, and Notes by Roland J. Teske, S.J. (Dallas Medieval Texts and Translations 5). Louvain/Paris: Peeters, 2005. ISBN 978-90-429-1590-9.
  • Henry of Ghent's "Summa": The Questions on God's Unity and Simplicity (Articles 25-30). Latin Text, Introduction, Translation, and Notes by Roland J. Teske, S.J. (Dallas Medieval Texts and Translations 6). Louvain and Paris: Peeters, 2006. ISBN 978-90-429-1811-5.

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