Pietro il Grande (miniserie televisiva)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pietro il Grande
Titolo originale Peter the Great
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1986
Formato miniserie TV
Genere biografico, storico
Puntate 4
Durata 371 min (totale)
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio sonoro
Crediti
Regia Marvin J. Chomsky e Lawrence Schiller
Soggetto Robert K. Massie
Sceneggiatura Edward Anhalt
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Bill Parker
Musiche Laurence Rosenthal
Scenografia John Blezard e Aleksandr Popov
Costumi Ella Maklakova e Sibylle Ulsamer
Produttore Marvin J. Chomsky
Prima visione
Prima TV Stati Uniti d'America
Dal 2 febbraio 1986
Al 5 febbraio 1986
Rete televisiva NBC
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 9 ottobre 1986
Al 30 ottobre 1986
Rete televisiva Rai 2

Pietro il Grande (Peter the Great) è una miniserie televisiva in quattro puntate del 1986 diretta da Marvin J. Chomsky. Tratta dal saggio storico Pietro il Grande, scritto nel 1980 da Robert K. Massie, narra la storia dello zar Pietro I di Russia, interpretato da Maximilian Schell.

Trasmessa negli Stati Uniti il 2, 3, 4 e 5 febbraio 1986 sulla rete NBC con grande successo, in Italia è andata in onda il 9, 16, 23 e 30 ottobre dello stesso anno in prima visione su Rai 2. Replicata l'1, il 2, 8 e 9 agosto 1990[1], la miniserie non è mai più stata trasmessa sulla televisione italiana.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La miniserie si apre con lo Zar nell'ultima parte della sua vita che ricorda le varie vicende storiche caratterizzanti il suo regno e la sua famiglia (saranno ricorrenti flash-back di questa fase che scandiranno i vari episodi), partendo dall'anno 1682 per poi concludersi alla fine dell'ultimo episodio, con la figura dell'ultima consorte Caterina in vesti imperiali dopo la sua incoronazione.

Primo episodio "La lotta per il potere"[modifica | modifica sorgente]

Nell'anno 1682 in Russia il potere era in realtà detenuto dai Boiari e dalla Chiesa ortodossa, e la milizia degli strelzi, creata da Ivan il Terribile un secolo prima, spadroneggiava con violenze e soprusi sulla gran parte della popolazione. Sul trono sedeva Sofia, sorellastra di Pietro e reggente dopo la morte del padre di Pietro I, lo Zar Alessio, nel 1676, che mirava al potere effettivo tramite il debole e seminfermo di mente fratello di Pietro, Ivan, esercitato in realtà da lei e dall'ambizioso Principe Golitzin, suo amante. Pietro e la madre Natalia, seconda moglie del defunto zar Alessio, si trovano a Mosca, nel Cremlino, all'interno del palazzo imperiale. In una delle loro scorrerie, gli strelzi, aizzati da Sofia, assaltano il Cremlino per uccidere il piccolo Pietro e la madre, ma riescono ad uccidere solo due congiunti della famiglia imperiale, grazie ad un mozzo di stalla, Aleksandr Menshikov, che passava per derubare i cadaveri dei soldati morti, e che provvidenzialmente uccide con una coltellata uno degli assalitori che sta per sparare a Pietro. Con questo gesto il rozzo e scaltro stalliere si guadagnerà dal futuro Zar il ruolo di braccio destro e confidente, oltre ai vari privilegi e lussi della circostanza. In realtà è risolutiva la mediazione del Patriarca e del Principe Romodanovski, che stabilirono, dietro suggerimento del Principe e di Natalia, una doppia incoronazione (due Zar), mai avvenuta fino ad allora in Russia, considerate le malferme condizioni di Ivan, ma con la piena approvazione dello stesso Patriarca. Nei primi dieci anni in realtà fu la sorellastra Sofia a regnare da sovrana indiscussa, ma la Russia era sempre in preda delle scorrerie tartare, fino a che Sofia decise di porre in qualche modo rimedio a questa situazione invalidando il trattato di pace con la Turchia, alleata dei Tartari, ed facendo elaborare al Principe Golitzin un piano per la presa della base turca di Azov. Nell'occasione Pietro annuncia il suo trasferimento dal Cremlino al palazzo di legno di Preobrazhenskoe, dietro il disappunto dei boiari presenti, per preparare tra l'altro un suo personale esercito addestrato, grazie tra l'altro al colonnello Gordon, un mercenario inglese che conosce in una sua visita "informale" alla vicina colonia degli europei, dopo un suo goffo tentativo di navigare con una vecchia barca già donata da olandesi allo Zar Alessio I, e che farà parte della sua cerchia di consiglieri di fiducia. Dovrà però guardarsi da un collaboratore del Patriarca, padre Teodosius, che viene incaricato da Sofia di "sorvegliare" Pietro ed informarla costantemente, anche sui suoi contatti con la colonia straniera, i cui componenti venivano tradizionalmente visti con diffidenza ed ostilità dal popolo, dai boiari e dalla Chiesa. Al ritorno a Mosca, le viene presentata la futura moglie, Eudoxia Lopukhina, scelta dalla madre per dare un erede a Pietro e quindi garantirgli una certezza per la definitiva successione. La donna mostrerà già agli inizi rapporti conflittuali verso Pietro, sia dal punto di vista relazionale, tanto da quello più attinente agli affari di governo. La stessa prima notte di nozze, i suoi scrupoli e la sua bigotteria esasperano Pietro fino a spingerlo a tornare precipitosamente alla colonia straniera ed a "consolarsi" con la figlia dell'oste del villaggio, Anna Mons, facendo sorvegliare dai suoi fidi la moglie rimasta sola in camera e, ritornando di soppiatto, allontana gli ospiti con uno stratagemma, facendo loro credere di avere regolarmente "consumato" il matrimonio. Subito dopo la prende con la forza, costringendolo quasi contro la sua volontà all'adempimento del "dovere" coniugale.

Secondo episodio "Il potere assoluto"[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'addestramento del suo reggimento personale nei pressi del palazzo ligneo di Preobrazenkoe che ormai da tempo il colonnello Gordon ha preso sotto le sue cure, il giovane Pietro conosce un'altra persona, che come già Menshikov sarà un prezioso alleato: il trafficante ebreo Dimitri Shafirov, che lo informa anticipatamente della disfatta subìta dall'esercito russo di Golitsyn, caduto in un agguato dei turchi costato la morte di 45.000 uomini, e delle intenzioni della sorellastra Sofia di far passare l'evento come una vittoria davanti ai boiari ed alla corte, per mantenerne il controllo ed il potere. Pietro manda a monte il piano di Sofia arrivando nel mezzo del conferimento al principe Golitzin della "vittoria" e raccontando la realtà dei fatti e la sconfitta, con particolari tali da "sbugiardare" Golitsyn e la stessa Sofia, che aveva inscenato il tutto per mascherare la disfatta. Golitsyn riprende i contatti con gli strelzi, mentre Pietro va a "premiarsi" con la figlia del taverniere, Anna Mons, già conosciuta intimamente subito dopo l'infelice matrimonio con Eudoxia. Al rientro lui e la scorta vengono fatti segno con alcuni colpi di arma da fuoco da parte di alcuni sicari, e mentre hanno la meglio sugli assalitori un lontano suono di campane annuncia la nascita dell'erede maschio alla corona, lo zarevic Alessio. Successivamente verrà a sapere dei mandanti dell'agguato subito, agenti della reggente Sofia, gabellato dai boiari conservatori e dal Patriarca come "un gruppo di estremisti". Il fratello minore di Menshikov va da Yakovitj (mandante tramite Sofia dell'agguato fallito) per recapitare ordini dello zar Pietro, per tutta risposta questi lo interroga sui particolari difensivi di Preobrazenkoe e dietro al suo rifiuto, lo fa torturare ed uccidere. Lo stesso padre di Menshikov è in realtà un sostenitore di Sofia ed un acerrimo nemico di Pietro, e di tutte le innovazioni e cambiamenti che vuole portare in Russia, e di ciò il figlio è consapevole. Questi, furente per l'assassinio del fratello minore, va da Yakovitj e lo uccide con una palla di pistola in fronte. Ai funerali del fratello, Menshikov conferma tuttavia la sua lealtà a Pietro nonostante la palesata ostilità verso lo zar del vecchio e reazionario padre. Di lì a poco anche Pietro avrà altri due problemi, la madre gravemente ammalata e le trame ormai palesi della reggente Sofia e Golitsyn, con un tentativo di ribellione da parte dei pochi strelzi rimasti a loro fedeli, soffocato da Neciayev, fedele a Pietro. La ormai ex reggente verrà confinata per ordine del fratellastro Pietro nel monastero di Novodevicij, mentre il suo amante e sodale Golitsyn viene privato del titolo di boiaro, delle sue proprietà e condannato all'esilio nel villaggio di Ostrov, all'estremo nord dell'Impero. La madre di Pietro di lì a poco muore, e sia nella fase del trapasso che a funerale celebrato vi saranno nuovi conflitti tra la zarina, causa anche i freddi rapporti tra lei e la suocera, e lo stesso Patriarca, visto che tra l'altro a quest'ultimo Pietro anticiperà una svolta dei rapporti in futuro tra la Chiesa e la Corona che sarà non proprio a favore dei privilegi finora detenuti dal Patriarcato. In una sortita dalle mura del Cremlino per fare fronte ad una manifestazione di mugik guidata dal padre di Menshikov, Pietro promette al popolo duri sacrifici per far emergere la Russia tra le grandi potenze, contro le stesse inveterate abitudini di gran parte della popolazione. L'ennesimo saccheggio ed eccidio da parte dei Tartari in un villaggio convince Pietro ad intraprendere una nuova campagna contro i Turchi, questa volta via mare. Pur essendo tradizionalmente la Russia priva di vere tradizioni marinare, lo Zar fa armare una flottiglia di chiatte armate con cui martella la città-fortezza di Azov fino alla conquista della stessa ed all'effettuazione di efferate rappresaglie sui presunti colpevoli di maltrattamenti, torture ed uccisioni verso i prigionieri russi. In queste circostanze Pietro non si separa mai dallo zarevic Alessio, cinvolgendolo anche nei momenti più crudi e drammatici della campagna, con la convinzione di temprarne il carattere. Durante le celebrazioni della vittoria, a Pietro viene comunicata la morte del cagionevole fratellastro co-zar Ivan, e così comprende di essere ormai l'unico solo autocrate di Russia. Nei festeggiamenti, Pietro conosce Katerina Skevronskaya, una lavandaia della Livonia vedova di un militare svedese, all'inizio ambita da Menshikov, che diventerà in futuro principale confidente nonché moglie di Pietro. Durante un rapporto tra questa e Menshikov, Pietro, sollecitato da una recluta, furente rinfaccia a Mensikov una troppa libertà riguardo alla gestione degli equipaggiamenti dei soldati a scapito della qualità effettiva, ma i due sodali subito dopo si rappacificano, e Menshikov si defila lasciando Katerina a Pietro. Se da una parte la vittoria di Azov rintuzza le ostilità fomentate dai boiari guidati da Sukhorukov, i rapporti tra Pietro ed Eudoxia arrivano ad un punto di rottura: lei ha saputo della tresca con Katerina e ritorna al Cremlino con lo zarevic Alessio, in modo da rendere palese la situazione anche fuori dalla corte. La vittoria di Azov convince Pietro a costituire una vera flotta per fronteggiare i rivali svedesi, che richiederà impegni finanziari e di conseguenza si palesa l'ostilità dei boiari conservatori, i quali non la ritengono necessaria, ed intanto istruisce alla marineria lo zarevic Alessio, con gli stessi goffi risultati provati da lui stesso allora, ed in più rafforzando i traumi verso il padre che si paleseranno successivamente con una malcelata ostilità. Intento la zarina, Sofia, il Patriarca ed i boiari ostili iniziano ad allearsi per sabotare la nuova politica di Pietro, visto che anche la Chiesa oltre ai nobili sarà chiamata a contribuirne in modo gravoso con pesanti tasse.

Terzo episodio "La grande ambasceria"[modifica | modifica sorgente]

Sono passati alcuni anni... Pietro è sempre più deciso a tassare la Chiesa. Per cercare di fargli cambiare idea, il principe Romodanovskij e il principe Sukhorukov gli mostrano il tesoro dello zar Michele dicendogli di usare quello piuttosto che imporre tasse alla Chiesa. Pietro comunica loro che userà il tesoro ma che tasserà ugualmente la Chiesa.

Recatosi da Shafirov, Pietro scopre che egli è follemente innamorato della figlia di Sukhorukov e poi lo infoma del suo piano di costruire una flotta di navi.

Quarto episodio "La grande guerra del Nord"[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nell'agosto 1984 il quotidiano La Stampa riportò alcune false notizie sulla miniserie come ad esempio la partecipazione di Franco Nero nel cast e la durata della miniserie di 10 ore.[2]
  • Nell'agosto 1986, nel corso di un'intervista al quotidiano La Stampa, Maximilian Schell disse:[3]
« Da ragazzo i miei due eroi erano Alessandro Magno e Pietro il Grande. E ancora oggi, nell'interpretare il ruolo di Pietro, lo vedo come una figura eroica, un eroe che ha saputo portare la Russia nel mondo moderno. Certo, egli aveva un potere assoluto. La vita e la morte erano nelle sue mani, ma la sua grande ambizione era quella di modernizzare la Russia, di migliorarla. »

Inesattezze storiche[modifica | modifica sorgente]

Tutte le inesattezze storiche presenti nella miniserie non sono giustamente presenti nel libro di Robert K. Massie da cui essa è tratta.

  • Nella miniserie è Sofia che calma gli Strelzi mostrando loro che lo zarevic Ivan è vivo ed annunciando le dimissioni della zarina Natalia da reggente. In realtà a calmare inizialmente gli Strelzi fu proprio Natalia che si presentò in pubblicò insieme ad Ivan e Pietro. Gli strelzi, poi, iniziarono a compiere un massacro uccidendo anche numerosi parenti di Natalia e Pietro. Nella miniserie il massacro è mostrato prima.
  • Non fu il Principe Romodanovski a suggerire a Sofia un co-regno con Ivan e Pietro come zar. Furono gli strelzi, dietro ordine di Sofia, a pretendere che anche Ivan divenisse zar insieme a Pietro.
  • Aleksandr Menshikov era coetaneo di Pietro. Nella miniserie invece Pietro viene mostrato come un bambino mentre Aleksandr come un giovane adulto.
  • Il primo incontro tra Menshikov e Pietro non avvenne durante la rivolta degli strelzi, ma presso la dimora dello svizzero François Lefort.
  • L'incontro tra Pietro e il generale Patrick Gordon non avvenne nelle modalità mostrate nella miniserie. I due si incontrarono nel Quartiere Tedesco di Mosca.
  • Nella miniserie Pietro conosce Anna Mons prima di sposarsi. In realtà la conobbe dopo il matrimonio.
  • Pietro non violentò mai la moglie Evdokija.
  • Nella miniserie è presente sempre e solo un Patriarca. In realtà durante la vita di Pietro si sono succeduti due patriarchi: Gioacchino e Adriano. Dopo la morte del patriarca Adriano, Pietro impedì che venisse eletto un nuovo patriarca ed affidò a Stefano di Rjazan' il compito di amministrare la Chiesa.
  • Pietro non sbuggiardò mai in pubblico Golicyn, si limitò a non partecipare ai festeggiamenti per la pseudo vittoria conseguita.
  • Lo zarevic Alessio nacque nel 1690 mentre nella miniserie avviene prima dell'arresto di Sofia e Vasilij Golicyn avvennuto nel 1689.
  • Nella miniserie la zarina Natalia muore dopo una lunga malattia. In realtà essa morì di una malattia durata solo due giorni.
  • Nella miniserie Pietro è mostrato insieme ad Anna Mons quando riceve da Menshikov la notizia che la madre Natalia sta morendo. In realtà Pietro si trovava ad un banchetto quando ricevette la notizia.
  • Nella miniserie Pietro è mostrato accanto alla madre fino alla sua morte. In realtà Pietro, dopo un litigio con il Patriarca, lasciò il Cremlino e fece ritorno a Preobraženskoe e fu lì che ricevette la notizia della morte della madre.
  • Nella miniserie Pietro partecipa ai funerali della madre e dopo di essi tiene un discorso davanti al popolo russo. In realtà Pietro non partecipò ai funerali della madre.
  • La presa della Fortezza di Azov avvenne nel 1696 e, contrariamente a quanto mostrato nella miniserie con Pietro non c'era il figlio Alessio.
  • Contrariamente a quanto mostrato nella miniserie, lo zar Ivan, il fratellastro di Pietro, non morì dopo la presa di Azov, ma poco tempo prima.
  • Contrariamente a quanto mostrato nella miniserie Pietro non incontrò Caterina ad Azov ma in casa di Menshikov diversi anni dopo.
  • Nella miniserie la Grande Ambasceria è mostrata avere luogo molti anni dopo di quando ebbe realmente avvenne. Contrariamente a quanto mostrato al tempo dell'Ambasceria Pietro non conosceva ancora Caterina e quindi non la portò in viaggio con sé e lo zarevic non era un giovane adulto ma solamente un bambino di anni.
  • Il generale Gordon non venne ucciso durante la battaglia di Narva del 1700, ma morì di malattia nella sua casa di Mosca nel 1699.
  • Pietro ebbe molti più figli dei soli due mostrati nella miniserie.
  • Evdokija non venne inizialmente chiusa nel convento di Novodevičij ma nel convento dell'Intercessione di Suzdal'.
  • Il personaggio di Dimitri Shafirov è parzialmente ispirato a quello di Peter Shafirov.

Premi e nominations[modifica | modifica sorgente]

Primetime Emmy Award

Premio Golden Globe

Writers Guild of America Award

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "L'avventura di Pietro il Grande", La Stampa, 2 agosto 1990. URL consultato il 30 giugno 2014.
  2. ^ "Pietro il grande zar russo-americano", La Stampa, 8 agosto 1984. URL consultato il 30 giugno 2014.
  3. ^ "E' in arrivo lo zar Pietro", La Stampa, 11 agosto 1986. URL consultato il 30 giugno 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]