Paleoimerologhiti

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Con il termine Paleoimerologhiti (dal greco "paleon" e "imerologhion" ossia "vecchio calendario") o vetero-calendaristi si indicano - talora con accento dispregiativo - quei cristiani ortodossi che non hanno accettato la modifica del tradizionale calendario ecclesiastico giuliano-costantiniano verso una variante del calendario gregoriano definito calendario giuliano rivisto. Questo aggiornamento fu promosso agli inizi del XX secolo in Grecia, poi in Romania e altrove dietro le spinte del Patriarca di Costantinopoli Melezio IV Metaxakis. Questi, ispirato da ideali massoni di unificazione religiosa sulla base del deismo illuminista (era stato iniziato in Massoneria quando era Metropolita di Kition nell'isola di Cipro) intendeva promuovere nella Chiesa ortodossa tutta una serie di modifiche in senso modernista[senza fonte] per mettere al passo coi tempi una chiesa che giudicava arretrata ed aveva come modello le chiese occidentali, in particolare quella anglicana.[senza fonte]

Secondo diversi vescovi e molti cristiani ortodossi questa modifica del Calendario sarebbe stata solo la prima del progetto del Metaxakis e foriera di uno sconvolgimento della loro Chiesa. Inoltre la loro opposizione si appoggiava su documenti canonici promulgati in vari periodi della storia della Chiesa.

Il movimento paleoimerologhita si divise quasi subito in due fazioni:

  • I Floriniti, capeggiati dal Metropolita Crisostomo di Florina, di posizioni teologiche moderate a cui seguiva un corrispondente atteggiamento;
  • i Matteiti, dal nome del vescovo Matteo Bresteni, che ritenevano che la variazione del calendario aveva privato della grazia dei sacramenti tutte le Chiese che la avevano adottata e quelle che mantenevano comunione canonica con loro.

Su questa questione teologica, nelle chiese ortodosse modernizzanti si sviluppò un ambio dibattito ed i Vecchio-calendaristi si sono trovati divisi in vari Sinodi.

Il più moderato di questi è il Sinodo della resistenza con sede principale nel monastero di Filì vicino ad Atene, che ritiene che fino alla condanna di un concilio generale di tutta l'ortodossia nessuno ha diritto di affermare che le Chiese che seguono il nuovo Calendario sono private di grazia.

Gli altri Sinodi, anche se di derivazione florinita si sono oggi arroccate su posizioni intransigenti e spesso intolleranti. Le Chiese ufficiali li considerano scismatici ma essi, al contrario, si considerano i testimoni dell'autentico cristianesimo ortodosso.

Il Sinodo più presente in Italia, con due diocesi ed un esarcato è quello moderato dei Resistenti, che in Italia ha assunto il nome di Chiesa Ortodossa Tradizionale ed ha il suo centro principale nel Monastero di San Serafino di Sarov a San Felice di Pistoia.

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