Nocera de' Pagani

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« Città nobilissima et illustrissima.

Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva »

Stemma di Nocera de' Pagani

Nocera de' Pagani o Nuceria Paganorum è il nome con cui era conosciuta in passato, tra XVI secolo e il 1806, una civitas che comprendeva un'ampia porzione dell'Agro Nocerino, formata da 5 attuali comuni: Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Sant'Egidio del Monte Albino e Corbara.

Il territorio di Nuceria[modifica | modifica sorgente]

Nocera de' Pagani nel 1702

Questi comuni ricadono in una parte di quello che fu il territorio di Nuceria Alfaterna in epoca tardo-antica. La città aveva in passato dominato la piana del Sarno, estendendo i suoi possedimenti fino a Stabiae e Pompei.

Il XVI secolo: Nocera de' Pagani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Nocera.

La prima attestazione del nome Nocera de' Pagani risale al XVI secolo ed è dovuta all'importanza che ricopre, a Cortenpiano, la famiglia Pagano[1][2].

La Civitas era divisa in due Dipartimenti, denominati Nocera Soprana (di cui facevano parte i casali che col tempo avrebbero dato origine alle odierne cittadine di Nocera Inferiore e Nocera Superiore) e Nocera Sottana, di cui fecero parte le Università di Sant'Egidio (il termine Università in epoca medievale era l’equivalente dell’odierno Comune) e quelle di Pagani e Corbara.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Urbanistica di Nocera Inferiore.


L’ordinamento amministrativo delle Università[modifica | modifica sorgente]

Francesco Maria Carafa, duca di Nocera

Amministrativamente le singole università, pur facendo parte della confederazione, godevano di una loro autonomia politica ed economica, disponendo di sindaci, parlamenti, magistrati particolari.

Tuttavia gli abitanti maschi e maggiorenni ogni anno, nel mese di agosto, nel corso di una assemblea pubblica tenuta nei Parlamenti Universali eleggevano un proprio Sindaco Particolare e due o più Eletti (assimilabili agli attuali Assessori), oltre ad altri magistrati con funzioni varie, come i Razionali (Revisori dei Conti).

Nel corso di una diversa assemblea, gli abitanti di Nocera Sottana eleggevano poi un Sindaco Universale, che, insieme con gli altri due Sindaci Universali eletti da Nocera Soprana, formava una sorta di Triumvirato, cui era affidato il compito di occuparsi delle problematiche comuni a tutta la confederazione.

Ogni singola Università ebbe un suo proprio Demanio, costituito da case, terre coltivate o boschi. Accanto ad esso esisteva, però, il Demanio comune della città, che era formato soprattutto da selve e boschi che ricoprivano una parte notevole del territorio.

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma di Nocera de' Pagani.

Lo stemma di Nocera de' Pagani consisteva in uno scudo riportante un albero di noce sradicato. È all'origine diretta degli stemmi di Nocera Superiore e di Nocera Inferiore e indiretta di quelli di Pagani e di Sant'Egidio del Monte Albino.

Il Lodo Baldini[modifica | modifica sorgente]

I rapporti giuridici ed economici tra le diverse componenti della città erano regolati da una sorta di Carta costituzionale, il Lodo Baldini, redatto nel 1598 dal vescovo e giurista monsignore nocerino Carlo Baldini, Arcivescovo di Sorrento. Nel Lodo il numero dei Sindaci Universali viene fissato a tre: due per Nocera Soprana, ed uno per Nocera Sottana.

I "musici nocerini"[modifica | modifica sorgente]

Erano chiamati "musici militari" i tamburini che portavano il tempo nelle battaglie. Nell'elezione dei sindaci universali i tamburini, o "musici nocerini", erano accompagnati dai "chiarinisti" (anch'essi militari che davano tempo alla musica) e dagli sbandieratori che sventolavano e alzavano le bandire con acrobazie. I Tamburini erano divisi in rullante, timpano, imperiale e battitore. Infine c'erano i due "gonfalonieri". Il primo portava il gonfalone del Ducato di Nocera de' Pagani, l'altro seguiva portando il gonfalone dell'Università.

I duchi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Nocera.

I Carafa[modifica | modifica sorgente]

Stemma della famiglia Carafa - Castriota Scanderbeg

Nel ‘500, col titolo di Duchi la tennero i Carafa, cui seguirono i Castel Rodrigo e i Pio di Savoia, fino l'abolizione del regime feudale nel 1806.

Tiberio Carafa acquistò la città nel 1521 per 50.000 ducati. Tiberio, marito di Girolama Borgia (nipote di Alessandro VI), restò duca fino al 1527, anno della sua morte.

Il titolo passò nelle mani di Ferdinando (o Ferrante I) Carafa, che sposò Eleonora Isabella Concublet. Alla morte di Ferdinando, il 25 maggio 1558, divenne duca il figlio, Alfonso Carafa. Sposato con Giovanna Castriota Scanderbeg, morì nel 1581, e fu sepolto nella chiesetta del Convento di Sant'Andrea. Sul monumento funerario a lui dedicato campeggia lo stemma della famiglia Carafa - Castriota Scanderbeg.

Alla sua morte il ducato passò nelle mani del figlio, Ferdinando II Carafa. Sposato con Anna Clarice Carafa, fu amico di Torquato Tasso, il quale gli dedicò una delle Rime d'occassione e d'encomio (la 1411). Morì l'11 settembre 1593 lasciando in eredità titolo e palazzo al figlio.

Francesco Maria Carafa, che ebbe due mogli: Anna Pignatelli e Giovanna Ruffo; morì il 16 luglio 1642.

Gli successe Francesco Maria Domenico Carafa. Sposato con Maria Ruffo, fu l'ultimo dei Carafa a tenere Nocera. Morì nel 1647. In quell’anno la città tornò per breve tempo nel Regio Demanio e la Corona.

I Castelrodrigo[modifica | modifica sorgente]

Francisco de Moura, duca di Nocera

Nel 1660 passò a nuovi signori, i Castelrodrigo, che la terranno fino al 1707, ai quali seguiranno, fino al 1806, i Pio di Savoia.

Il 10 agosto 1656 il re di Spagna Filippo IV d'Asburgo aveva creato per Francisco de Moura Corterrea il titolo nobiliare di Duca di Nocera.

I Castelrodrigo raramente misero piede in città, governandola da lontano, nonostante i cittadini fossero sempre attenti ai loro duchi, supportandoli con veglie di preghiera e festeggiandone i matrimoni.

Primo duca post Carafa fu Francisco de Moura y Corte Real y Melo († nel 1675), primo duca di Nocera, terzo marchese di Castel-Rodrigo, secondo conte de Lumiares. Si sposò con Anna Moncada d'Aragona, figlia di Antonio Moncada d'Aragona, quarto duca di Montalto, quinto duca di Bivona; e di Juana de la Cerda, figlia di Juan de la Cerda y Aragón sesto, duca di Medinaceli.

Gli successe la figlia: Eleonora de Moura y Moncada de Aragón († nel 1707), seconda duchessa di Nocera, quarta marchesa di Castel-Rodrigo, terza contessa de Lumiares. Eleonora si sposò prima con Anielo de Guzmán y Carafa, figlio di Ramiro Núñez de Guzmán, secondo duca di Medina de las Torres, secondo marchese di Toral, conte di Arzarcóllar; e di Ana Carafa, settima duchessa di Mondragone. Non ebbe figli. Successivamente prese come marito Carlos Homodei y Lasso de la Vega, secondo marchese di Valdesaz de los Oteros. Il figlio nato da questo secondo matrimonio morì molto piccolo.

Alla sua morte subentrò la sorella Juana de Moura y Moncada de Aragón, terza duchessa di Nocera, quinta marchesa di Castel Rodrigo, quarta contessa de Lumiares. Si sposò prima con Giliberto I Pío de Savoia, secondo principe di San Gregorio; poi con Luigi Contarini, patrizio di Venezia.

Giovanna, tuttavia, non volle prestare giuramento al sovrano austriaco di Napoli Carlo VI. Per questo motivo fu spogliata di tutti i suoi feudi, compreso Nocera.

I Pio di Savoia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1709 Luigi Pio di Savoia rese omaggio al re, entrando in possesso dei titoli della moglie del fratello Giliberto.

Rimase duca di Nocera fino al 1745, tranne che per un breve periodo (1723 - 1725) quando una congiura contro gli austriaci lo privò del titolo.

Gli successe Gisberto Pío de Saboya y Spínola, quinto duca di Nocera, settimo marchese di Castel-Rodrigo, sesto conte di Lumiares, sesto marchese di Almonacid de los Oteros. Sposò María Teresa de la Cerda y Téllez-Girón, figlia di José María de la Cerda Manrique de Lara, quarto marchese di la Laguna de Camero Viejo, dodicesimo conte di Paredes de Nava.

Rimasto senza figli maschi, lasciò il titolo di Duca della città alla sorella: Isabella pio di Savoia.

Isabel María Pío de Savoia y Moura (1719-1799), sesta duchessa di Nocera, ottava marchesa di Castel-Rodrigo, settima contessa de Lumiares, quinta marchesa de Almonacid de los Oteros. Si sposò con Manuel de Velasco y López de Ayala, tredicesimo conte de Fuensalida, sesto conte de Colmenar de Oreja. Non ebbe eredi. In seconde nozze sposò Antonio José Valcárcel y Pérez Pastor. Morì nel 1799 lasciando il feudo di Nocera alla famiglia del marito.

Furono secoli, soprattutto al tempo del Vicereame spagnolo, assai difficili e funestati da guerre, pestilenze, eruzioni vesuviane, terremoti, alluvioni, a cui però gli abitanti seppero sempre reagire con grande vitalità.

Successione dei duchi[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Nocera de' Pagani[modifica | modifica sorgente]

La divisione[modifica | modifica sorgente]

Questo modello piuttosto avanzato di governo durò fino al cosiddetto Decennio Francese, quando il Regno delle Due Sicilie cadde sotto la dominazione napoleonica.

Il 18 ottobre 1806, infatti, con la legge n. 211, il Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, abolì gli Antichi Regimenti Municipali e, quindi, anche la Civitas Nuceriae con le sue Università, in sostituzione delle quali ed in analogia con quanto era previsto nell’ordinamento amministrativo francese, nacquero cinque Comuni: Nocera San Matteo (che associò le Università di San Matteo, Tre Casali e Sperandei), Nocera Corpo, Pagani, Sant'Egidio del Monte Albino e Corbara.

Le due Nocera si riunificarono nel 1834, formando il comune di Nocera. La scissione definitiva si ebbe nel 1851, quando si divisero in Nocera Inferiore e Nocera Superiore a causa di divergenze terriere. La divisione tra le due città correva allora e segue tutt'oggi, il percorso delle mura occidentali dell'antica Nuceria Alfaterna.

Nel 1853 gli stessi proprietari terrieri che avevano chiesto l'autonomia per Nocera Superiore, a causa dell'importanza e della floridità economica che avevano acquisito i villaggi inferiori, chiesero la riunificazione, resa necessaria dalla incapacità del Comune a far fronte ai suoi obblighi finanziari. Tuttavia queste non avvenne mai.

Fino al 1986 il nome Nocera de' Pagani è rimasto per indicare la diocesi nocerina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Belsito F., De Pascale C., Storia di Pagani, Angri, 2014
  2. ^ Altri ritengono che la prima attestazione di "Pagani" nell'agro nocerino come toponimo risale al 1308-1310: in questo periodo le ''Rationes Decimarum Campaniae'' riportano come S. Maria ''de Lipagani" una chiesa precedentemente ricordata come S. Maria de Pau (n.5761 a.1309; ancora, n.6097 de Paganis). Il locus medievale di Pau, ricordato nel Codex Diplomaticus Cavensis (vol.IV, DLXXXV a. 1006; vol. VIII, n.MCCCLXXI a.1064), nel territorio della contea longobarda di Nuceria, è distante da quello che sarebbe divenuto il nucleo di Nocera de' Pagani, l'odierna Pagani. È possibile che il cognome "Pagano", appartenente ad una famiglia divenuta nobile in età normanna o ritenuta di origine normanna, abbia mutuato, per qualche ragione a noi non nota (patronato sulla chiesa, possesso di beni in quell'area), il proprio nome dal toponimo ''Pau'', volgarizzato in "Palo" (S. Maria a/de Palo), riscontrabile nella documentazione medievale come attributo ''pauanus, paduanus o paganus", da cui i cognomi Palo, Padovano e Pagano diffusi nel territorio. Scomparso il casale di Pau, forse già in età normanna, rimase, però, la famiglia Pagano, da cui provenne Nocera de' Pagani, etimo nato per indicare la parte più occidentale dell'agro nocerino, in cui erano comprese l'area attorno al fortilizio di Corteinpiano, il casale di Barbaciano, nuclei dell'odierna Pagani. Cfr. voce Pagani in Dizionario di Toponomastica, Utet, Torino,1990.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Teobaldo Fortunato (a cura di), Nuceria, scritti in onore di Raffele Pucci, Postiglione (SA), 2006
  • Gennaro Orlando, Storia di Nocera de' Pagani, Napoli, 1888
  • Salvatore Silvestri, S.Egidio tra Storia e Leggenda (Appunti, ipotesi e documenti dal 216 a.C. al 1946), 1993
  • Salvatore Silvestri - Salvatore Vollaro, S.Egidio, S.Lorenzo e Corbara (La Storia e le Famiglie), 2001
  • Salvatore Silvestri, S.Egidio. Un luogo chiamato Preturo, Edizioni Gaia 2010, ISBN 978-88-89821-75-6