Nefertari

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Dipinto dal tempio di Abu Simbel

Nefertari Meretenmut (Akhmim, 1295 a.C.Abu Simbel, 1255 a.C.) è stata una regina egizia.

Grande Sposa Reale di Ramses II, sovrano egizio della XIX dinastia, fu una delle regine più influenti dell'antico Egitto, a fianco di nomi come Hatshepsut, Tyi, Nefertiti e Cleopatra VII, pur non avendo regnato in modo autonomo[1].

La sua tomba, QV66, è considerata tra le più belle della Valle delle Regine.

Il suo nome, espresso in geroglifici, appare così:

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t G15 nfr i t
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Z4
U7
t
n
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che, traslitterato in nfrt iry mryt n mwt (Neferetiry meritenmut), vuol dire "la bellissima amata da Mut".


Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini di Nefertari sono sconosciute benché sia molto probabile che appartenesse, per nascita, alla nobiltà; presumibilmente discendente del faraone Ay, come ci indica un pomello con iscritto il nome del faraone e ritrovato nella tomba della regina . Probabilmente la regina nacque nella città di Akhmim, come testimoniano diverse statue. Il fratello Amonmose ricoprì la carica di sindaco di Tebe. Un particolare curioso: nei dipinti la pelle di Nefertari è dipinta di colore scuro, anziché chiara come sarebbe prassi per le raffigurazioni delle donne.

Nefertari fu la più importante delle otto spose di Ramesse e per più di venti anni fu una delle figure preminenti della politica egizia. Dopo il 20º anno di regno del sovrano (circa 1240 a.C.) la sua influenza diminuì a tal punto che alcune sue immagini che la raffiguravano insieme al sovrano furono cancellate. Dal matrimonio con Ramesse II nacquero due figlie e quattro maschi ma nessuno di questi sopravvisse al padre tanto da ereditarne il trono.

Nefertari morì nel 25º anno di regno di Ramesse, all'età di circa 40 anni, probabilmente ad Abu Simbel e fu seppellita in QV66 nella Valle delle Regine. Il suo posto come Grande Sposa Reale fu preso da Isetnofret, madre di Merenptah.

Status sociale[modifica | modifica sorgente]

Nefertari fu, insieme alla regina Tiy, la sola Grande Sposa Reale ad essere deificata in vita. Ad Abu Simbel, a fianco del suo imponente tempio, Ramesse II fece erigere anche un piccolo tempio dedicato ad Hathor e Nefertari.
Il suo altissimo status è confermato dalle pitture che la rappresentano della stessa grandezza del sovrano.
Negli scavi di Ḫattuša, la capitale ittita, sono state rinvenute copie delle lettere, scritte in alfabeto cuneiforme, riportanti la corrispondenza tra Nefertari e la regina Puduheba, moglie del sovrano ittita Hattušili III. Nelle lettere la regina egizia ha il ruolo di elemento di pacificazione tra i due regni.
Un altro indice di rilevanza sociale è rappresentato dagli appellativi con i quali venne denominata la regina: "signora di grazia", "dolce d'amore", "colei per cui splende il sole"[2]. Ancora più importante è il titolo di "sovrana di tutte le terre", esatto analogo femminile dell'appellativo "sovrano di tutte le terre" riservato al faraone, che non compare normalmente nella titolatura delle regine[3].

I figli[modifica | modifica sorgente]

Il grande numero di figli di Ramesse II rende talvolta difficile associare con sicurezza questi con le relative madri quindi l'elenco seguente è da ritenersi probabile ma incerto e non esaustivo.

La tomba[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Nefertari dalla sua tomba

Il ciclo pittorico che decora la tomba ipogea di Nefertari è uno dei più completi e significativi del nuovo regno. Questa vasta tomba scoperta nel 1904 dall'egittologo Ernesto Schiaparelli, purtroppo deturpata e saccheggiata al punto da essere priva della mummia, è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata.

È infatti diversa rispetto alle tombe di altre regine (solitamente più semplici e dotate solo di una camera funeraria), e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re. Sulle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo. I dipinti raggiungono apici di qualità nell'ambito dell'arte funeraria egizia soprattutto per la ricchezza di colori (verde, blu egiziano, rosso, ocra gialla, bianco e nero) e di dettagli, mentre i temi e i contenuti rispettano le indicazioni contenute nel Libro dei morti[2]. Le immagini descrivono il viaggio di Nefertari verso l'aldilà, durante il quale gioca a senet, entra nel mondo sotterraneo dove incontra molte divinità tra le quali Osiride e Iside. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari trionfa e si tramuta in Osiride (dio dei morti), con il conseguente, auspicato raggiungimento dell'immortalità e della pace eterna.

All'interno della tomba furono ritrovati resti del sarcofago in granito rosa e pochi pezzi del corredo funeriario: 34 ushabti, un frammento di bracciale d'oro, amuleti, cofanetti di legno dipinti e un paio di sandali in fibra intrecciata.

Nelle opere moderne[modifica | modifica sorgente]

Anne Baxter interpreta Nefertari ne "I dieci comandamenti" di Cecil B. De Mille
  • Nefertari è stata interpretata al cinema da Anne Baxter nel film I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille. È rappresentata come una donna calcolatrice e vendicativa, perdutamente innamorata di Mosé, che però la rifiuta. Costretta a sposare l'odiato Ramses, da cui ha un figlio, costringe il marito ad inseguire Mosè quando suo figlio muore in seguito ad una delle dieci piaghe d'Egitto. L'inseguimento si concluderà con la disfatta dell'esercito del faraone, inghiottito dalle acque del Mar Rosso.
  • Nefertari è il cognome, nel manga e anime One Piece, della stirpe reale di Alabasta, isola ispirata proprio all'antico Egitto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Non va confusa con Nefertiti, Grande Sposa Reale di Amenhotep IV (Ekhnaton o Akhenaton), vissuta intorno al 1336 a.C., cioè circa 80 anni prima.
  2. ^ a b "Il restauro della tomba di Nefertari", di Neville Agnew & Shin Maekawa, pubbl. su Le Scienze, num.384, agosto 2000, pag.73-77
  3. ^ C. Leblanc, A. Siliotti, Nefertari e la Valle delle Regine (1997), p. 111

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Christian Leblanc, Alberto Siliotti, Nefertari e la valle delle Regine, Giunti
  • Anna Maria Donadoni Roveri, Alessandro Roccati, Enrica Leospo, Nefertari. Regina d'Egitto, La Rosa
  • Mohamed Nasr, Mario Tosi, La tomba di Nefertari, Bonechi
  • Michelle Moran, La regina eretica, Newton Compton
  • Elvira D'Amicone, Elena Fontanella (a cura di), Nefer: la donna dell'Antico Egitto, Federico Motta Editore, Milano, 2007, ISBN 978-88-7179-839-3

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