Napata

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I resti del Tempio di Amon a Napata (attuale Jebel Barkal)

Napata (Nàpata; in egizio Np.t; in greco τὰ Νάπατα; in latino Napăta)[1] è il nome di una località situata nella antica Nubia.
Il nome attuale è Gebel Barkal (Sudan), ed è situata sulla riva orientale del Nilo nei pressi della città di Karima (18,5° N, 31,9° E) (circa 400 km a nord della capitale Khartum).
Le gole di Napata sono citate nel opera Aida di Giuseppe Verdi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di Napata è attribuita a Thutmose III intorno al 1450 a.C.
All'inizio del I millennio a.C., in seguito all'indebolimento del controllo egizio, divenne il centro dell'indipendente Regno di Kush.
Capitale del regno di Nubia, intorno al 750 a.C., a seguito di alcune campagne di conquista, la città ebbe il rango di capitale dell'Egitto durante la XXV dinastia egizia.
Anche con lo spostamento della capitale a Meroe, Napata rimase una delle città sante ove avveniva l'incoronazione del sovrano meroitico.
Con il lento declino del regno di Meroe, conclusosi col completo collasso nel 350 d.C. circa, la città perse importanza e venne distrutta dai romani.

Successivamente si riprese ma mai tornò all'antico splendore e potenza. Ospita le rovine di numerosi templi e palazzi tra i quali un tempio di Amon ed uno di Mut.

Contatti con l'Impero Romano[modifica | modifica sorgente]

Iscrizioni su una lastra d'oro ritrovata a Napata. L'alfabeto utilizzato è quello geroglifico egizio

Ai tempi di Augusto Napata era la capitale del regno nubiano di Meroe e fu conquistata dai Romani nel 23 a.C.

Infatti, per far fronte ad una rivolta scoppiata ad Alessandria d'Egitto nel 25 a.C., Publio Petronio richiamò le truppe dalla frontiera meridionale egiziana. Candace, regina di Meroë, approfittò della situazione ed invase l'Egitto, penetrando nel territorio della Tebaide e saccheggiando il tempio di Philae.

Petronio condusse allora una campagna militare nel paese nubiano, 870 miglia a sud di Assuan, per respingere l'esercito invasore, che fu sconfitto nel 24 a.C.

In seguito l'esercito egizio assieme ai Romani marciò fino alla capitale Napata, che fu saccheggiata. Candace, costretta da Petronio al pagamento di pesanti tributi, si rivolse ad Augusto, con il quale sancì un trattato di pace.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fischer. Rudolph. Die schwarzen Pharaonen. Gustav Lübbe Verlag, Bergisch Gladbach 1986. ISBN 3-88199-303-7
  • Kendall,Timothy. The Gebel Barkal Temples 1989-90: A Progress Report. Work of the Museum of Fine Arts, Boston, Sudan Mission. Geneva: 7th International Conference for Nubian Studies, 3-8 Sept., 1990.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ voce dell'Enciclopedia Treccani

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