Morto da Feltre

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ritratto di Morto da Feltre (da Le vite di Giorgio Vasari)

Morto da Feltre, soprannome forse di Lorenzo Luzzo o Luzzi[1], Pietro Luzzo o Pietro Luci[2][3] (Feltre, 1480 circa – Zara o Venezia, 1527), è stato un pittore italiano operante nell'area della Repubblica di Venezia.

Madonna in trono e i santi Stefano e Vittore. ol/tavola, 252,5 x 158,5 cm, 1511, Gemäldegalerie, Berlino

Citato dal Vasari nelle Vite con il solo soprannome, gli studiosi sono divisi sul reale nome anagrafico dell'artista veneto;[1] è stata anche avanzata l'ipotesi che si tratti di due distinti pittori nati e operanti nell'area veneta nel medesimo periodo storico.[4][5] È conosciuto anche con il soprannome di Zarato o Zaroto, in riferimento al luogo della sua morte o forse perché il padre, chirurgo, lavorava a Zara. È difficile prescindere dalla biografia vasariana che è circostanziata. Il Morto quindi è sicuramente esistito e dipingeva "alla romana". In tutti i secoli trascorsi nessuna altra ipotesi di identificazione in altri pittori che non siano i feltrini Pietro o Lorenzo Luzzo è stata avanzata da nessun storico dell'arte.

Il soprannome Morto è di origine incerta; forse si può collegare al suo presunto temperamento malinconico, altri lo attribuiscono al Vasari che narra della sua abitudine di trascorrere molto tempo nei cunicoli sotterranei degli scavi antichi a caccia di "grottesche" le pitture cioè di quelle che il popolino chiamava "grotte"- Luoghi immondi ma gli unici che avevano preservato la pittura romana antica dagli agenti atmosferici.E si sa che sottoterra ci stanno appunto i "morti" In particolare egli esplorò la Domus Aurea a Roma e la Villa Adriana a Tivoli.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Feltre probabilmente nell'ultimo quarto del XV secolo, si accostò alla pittura grazie a Vittore Carpaccio che dipinse a Zara un famoso polittico, mentre Morto-Zarotto vi abitò con la famiglia. Lo seguì poi a Venezia dove fece il proprio apprendistato. In seguito e ancora giovanissimo si recò a Roma, dove collaborò con il Pinturicchio nella decorazione dell'appartamento di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) in Vaticano, ultimato nel 1494 e agli affreschi (perduti) della loggia e delle stanze da basso del mausoleo di Adriano divenuto Castel Sant'Angelo.

Fu allora, spinto probabilmente dalle voci che circolavano nella bottega del Pinturicchio, che iniziò lo studio della pittura romana antica ("grottesche") scendendo nelle "grotte" romane (Domus Aurea). Si recò poi anche nel circondario (Tivoli) e si spinse fino a Pozzuoli per rilevare e studiare le decorazioni degli antichi manufatti romani superstiti.

Successivamente, dopo la morte di Alessandro VI, fu a Firenze, dove ebbe modo di conoscere i maggiori artisti operanti nei primi anni del Cinquecento, come Michelangelo, Leonardo e Raffaello, e dove affrescò per Agnolo Doni in occasione delle nozze con Maddalena Strozzi (1504) il talamo.

Affrescò anche, secondo Giorgio Vasari, "un vano di una spalliera...per mastro Valerio dè Servi", opera ritrovata nel 2005 dove doveva essere, nel convento dei Serviti a Firenze[6]. Il talamo di Agnolo Doni costituì un esempio di pittura "alla romana", che si rifaceva cioè agli stilemi della pittura romana classica, e che spinse Raffaello a recarsi a Roma dove mai prima era giunto. Dal 1507 al 1510 Morto era a Venezia dove, a fianco di Giorgione, collaborò alla realizzazione degli affreschi nel Fondaco dei Tedeschi, a Rialto.

Si data al 1507 la "rivoluzione pittorica" del Giorgione che possiamo definire in sintesi "protoimpressionista" e che influenzò la pittura veneta, e non solo, successiva. Tale modo di dipingere era in realtà una rinascita della pittura romana antica, definita oggi "compendiaria", quale si poteva ammirare nella Domus Aurea.

Ci sono pervenute opere dell'artista databili sino al 1522. La più importante è il Cristo tra Santa Lucia e Sant'Antonio abate nella sagrestia della chiesa di Ognissanti a Feltre che porta la data in lettere romane MDXXII. L'opera per motivi stilistici è a lui attribuita in mancanza di firma e di documenti.

Secondo il Vasari, all'età di quarantacinque anni Morto, inquieto e insoddisfatto, abbandonò la pittura ed entrò nell'esercito al servizio della Repubblica di Venezia. Divenuto capitano, fu messo a capo di una truppa di duecento uomini e morì combattendo.

L'opera[modifica | modifica sorgente]

Vergine con bambino, Museo Civico di Feltre

Morto da Feltre fu l'artista che con grande interesse e dedizione, rilevò ed approfondì lo stile della pittura romana classica sopravvissuta solo nelle architetture sepolte, protetta dagli effetti rovinosi della luce e degli agenti atmosferici. Poiché appunto queste pitture si trovavano solo in quelle che il popolino chiamava "grotte" esse furono chiamate "grottesche". Non si trattava quindi solo di decorazioni fantastiche, ma anche di scene con figure o paesaggi racchiusi spesso entro riquadri secondo lo stile romano antico. Buoni esempi si trovavano nella Domus Aurea. Questo fu il maggior pregio di Morto: la riscoperta e la rinascita dello stile pittorico romano antico. Mentre infatti già nel 1400 erano rinate l'architettura e la scultura romana, che usavano materiali capaci di vincere il passare dei secoli, nulla era rimasto della evanescente e fragile pittura se non sottoterra (di qui forse il soprannome con il quale questo pittore era conosciuto fuori Feltre nel resto d'Italia). Tale merito, quello di essere stato il primo a rifare le grottesche, gli viene riconosciuto da Giorgio Vasari pochi anni dopo la sua morte. Morto fu attivo in una vasta area del Lazio e della Campania, da Roma a Tivoli (a Palestrina?) e a Pozzuoli. La sua ricerca interessò il Pintoricchio a tal punto che lo volle con sé al lavoro in Vaticano, in quel clima entusiasmante di rinnovamento della capitale della cristianità iniziato da almeno cinquant'anni.

Durante i primissimi anni del XVI secolo, per specializzarsi nelle "figure", Morto fu a Firenze accolto da Andrea di Cosimo e poté seguire il lavoro preparatorio di Leonardo e Michelangelo impegnati nella progettazione della decorazione di Palazzo Vecchio (cartoni delle battaglie di Anghiari e Cascina). A quell'epoca risale la sua decorazione a grottesche (perduta) della camera di Pier Soderini e di quella di Agnolo Doni. Nel 2003 una sua opera fiorentina citata da Giorgio Vasari è stata riscoperta proprio lì dove doveva essere: la camera di mastro Valerio nel convento dei Servi di Maria (ora Istituto Geografico Militare). Si tratta di quella "spalliera a grottesche" che si pensava perduta[7]. A Venezia dal 1507 aiutò Giorgione alla decorazione del Fondaco dei Tedeschi portando nella città lagunare lo spirito di rinnovamento accumulato nelle sue esperienze precedenti e contribuì in seguito del nuovo clima "romanizzante" che ispirò anche il Pordenone, accostandosi soprattutto a Raffaello (Madonna in gloria, Villabruna, Parrocchiale; Apparizione di Cristo a Santa Lucia e Sant'Antonio Abate, Feltre, chiesa di Ognissanti, Venere di casa dè Mezzan). Sia il Luzzo che il Sanzio ebbero infatti ad ispirarsi agli identici modelli presi dall'antichità romana.

Per la chiesa di Santo Stefano a Feltre dipinse nel 1511 la tavola della Madonna col Bambino e i santi Stefano e Vittore, conservata negli Staatliche Museen di Berlino e creduta persa durante la seconda guerra mondiale.[8]

Sempre di Morto a Feltre sono:

  • la facciata affrescata di palazzo Crico-Tauro con Abramo e, nel registro inferiore, l'adultera
  • la facciata di palazzo Avogadro-Tauro con Curzio nel registro inferiore e Giuditta a monocromo in quello superiore tra le due scene, a decorare le eminenze architettoniche, eroti danzanti
  • la stanza di Venere affrescata a casa dè Mezzan (scoperta nel 1990)
  • i quadri di grottesche affrescate nel talamo di casa dè Mezzan
  • la pala di Caupo con Maria e santi Vito e Modesto, che nel retro ha un disegno di nuda e alcuni putti
  • la Madonna con Putto affresco strappato da palazzo Muffoni-Bizzarini in via Mezzaterra a Feltre, ora al Museo Civico
  • l'apparizione di Cristo affrescata nella sagrestia di Ognissanti.
  • Un "tondo di Madonna" (Giorgio Vasari scrisse che proprio nei tondi di Madonna Morto era ricercato dai committenti Fiorentini) affresco recentemente restaurato e valorizzato nella casa del signor Cino Dall'Armi a palazzo Facen-Orum_Dall'Armi in via Mezzaterra a Feltre.
  • Lunetta con S.Gerolamo nello studio, nella cappella interna di casa de' Mezzan, scoperta nel 2012

Impulso alla riscoperta di tale pittore è venuto dal casuale ritrovamento, proprio a Feltre, di un ciclo pittorico risalente ai primi due decenni del Cinquecento presso palazzo De Mezzan; esso rappresenta una serie di personaggi mitici (Venere, Ercole, Giove, Urano, Apollo) e narra una storia fantastica sulla fondazione e la rifondazione della città di Feltre, a ridosso della sua quasi totale distruzione durante la guerra Cambraica. Lo stile è ancora una volta quello della pittura romana classica che lascia alle immagini la vitalità del respiro. In particolare per Venere si tratta di una elaborazione dei paesaggi idillico sacrali tipici della pittura romana.[9]. Attualmente la pala un tempo conservata nella chiesa di Caupo e che rappresenta Maria, il Bimbo, il Risorto e i Santi Vito e Modesto è data in prestito dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia al Museo Civico di Feltre.Essa è esposta tra l'affresco staccato de la Madonna e il Bimbo (che si può vedere in questa pagina) e il Compianto di Cristo. La pala non è firmata né datata ma stilisticamente gli appartiene. Purtroppo essa è appesa a parete e non permette di studiare i disegni di nude (schizzi per la Venere di casa de' Mezzan) e di putti che si trovano sul retro.Agli studiosi tuttavia e su richiesta dovrebbe essere possibile l'osservazione delle sue due superfici.Vedi "È ritornata a Feltre la pala di Caupo" in "L'Amico del Popolo 30 marzo 2012:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Se l'ipotesi che si chiamasse Lorenzo Luzzo (o Luzzi), sostenuta da molti storici e critici (tra i quali va ricordato Lionello Venturi), si basa principalmente sull'iscrizione 1511 Laurencius Lucius Feltr. Ping ritrovata dietro la tavola della Madonna col Bambino e i santi Stefano e Vittore (iscrizione ritenuta un falso da alcuni studiosi come Giovanni Battista Cavalcaselle), l'artista veneto viene anche riportato con il nome di Pietro Luzzo da molti altri studiosi, come lo storico feltrino Antonio Cambruzzi (Antonio Cambruzzi, Storia di Feltre, Premiata tip. sociale Panfilo Castaldi, 1875), come lo studioso francese André Chastel o lo stesso Giovanni Battista Cavalcaselle (in Storia della Pittura in Italia dal secolo II al secolo XVI, Le Monnier, Firenze 1833). Mentre lo storico lombardo Stefano Ticozzi nel suo Storia dei letterati e degli artisti del Dipartimento della Piave (p. XIII, G. Schiepatti, Milano 1833) chiama il pittore Morto da Feltre con il nome di Pietro Luci (Luzio/Luzzo è in Veneto forma dialettale per Lucio) e il sacerdote feltrino Antonio Vecellio usa l'appellativo di Pietro Lucio (Pietro Lucio o Luzzo detto il Zarotto o il Morto da Feltre, Rovereto 1862).
  2. ^ Pietro Luzzo per lo storico feltrino Antonio Cambruzzi (Antonio Cambruzzi. Storia di Feltre, Pubblicato da Premiata tip. sociale Panfilo Castaldi, 1875), mentre Stefano Ticozzi lo chiama Pietro Luci (Stefano Ticozzi, Storia dei letterati e degli artisti del Dipartimento della Piave, G. Schiepatti, Milano 1833, p. XIII).
  3. ^ Aa.VV., Biblioteca italiana: o sia giornale di letteratura, scienze et arti, compilato da vari letterati, Volume 6, Milano 1817, p. 242.
  4. ^ Lorenzo e Pietro (Luzzo, de Luzo, Lucius), come riportato da Luigi Antonio Lanzi in Storia pittorica della Italia dal risorgimento delle belle arti fin presso al fine del XVIII (Silvestri, 1823) o da Ralph Nicholson Wornum in The Epochs of Painting: A Biographical and Critical Essay on Painting and Painters of All Times and Many Places (Chapman and Hall, 1864) che ipotizza appartenessero alla stessa famiglia. Anche studi più recenti dello storico dell'arte Sergio Claut dimostrano come dietro le opere attribuite al Morto da Feltre si nasconda in realtà la mano di due distinti pittori.
  5. ^ Giuditta Guiotto crede che si debba tornare agli storici più vicini al pittore e considera il manoscritto di Bonifacio Pasole (1580) e di Antonio Cambruzzi (1680) a tutt'oggi i più validi. Per questi due autori feltrini lo Zarotto è Pietro Luzzo e lui sarebbe l'autore della pala di Maria con S. Vittore e S. Stefano conservata a Berlino. Bonifacio infatti era stato nominato dalla Comunità di Feltre proprio per amministrare l'altare che la custodiva. Non è credibile che, dato il suo incarico e la conseguente dimestichezza con la chiesa in questione, non si fosse mai accorto della firma "Lorenzo...". Inoltre il suo scritto lo avrebbe esposto in caso di errore alle feroci critiche dei suoi contemporanei che ancora avevano memoria storica dei fatti.
  6. ^ vedi apposita voce nel web sotto: "Opificio delle pietre dure"
  7. ^ vedi voce: Leonardo e Morto da Feltre nuove scoperte in internet e nel sito: opificio pietre dure Firenze
  8. ^ Essa reca l'iscrizione: 1511 LAVRENCIVS LVCIVS FELTR. PING (1511 Laurencius Lucius Feltr. Ping). Secondo alcuni, fra i quali Giovanni Battista Cavalcaselle, la firma è un falso.Della pala esiste una copia fotografica a grandezza naturale. Grazie al coinvolgimento della curatrice dei Musei feltrini, Tiziana Casagrande, e del Museo di Berlino, Roberto Contini, l'associazione culturale "Il Fondaco per Feltre" ha curato la riproduzione dell'opera e la conserva a Feltre nella chiesetta dell'Annunziata" (vedi attività de "Il Fondaco per Feltre")
  9. ^ Per la definizione di paesaggio idillico sacrale vedi Eugenio La Rocca, "Paesaggi che fluttuano nel vuoto. La veduta paesistica nella pittura greca e romana" nel catalogo della mostra "Roma la pittura di un impero", edizioni Skira, settembre 2009

Ad integrazione della nota 8º: La pala con Maria e i Santi Stefano e Vittore che reca la scritta: Lorenzo Luzzo 1511 in lettere arabe ( e non romane come scrisse il Morto nell'affresco di Ognissanti) effettivamente nel manoscritto di Bonifacio Pasole (1580), che ne era l'amministratore per la Magnifica comunità di Feltre e che ben conosceva la tradizione orale ancor fresca, viene detta di Pietro Luzzo - Zarotto. Lo stesso scrisse Antonio Cambruzzi (1680) nel suo manoscritto della Storia di Feltre, che aggiunse però che Pietro Luzzo detto Zarotto era il Morto da Feltre del Vasari. Cambruzzi era sacerdote presso il convento di Santa Maria del Prato di Feltre e si presume che come tale conoscesse bene la pala, custodita nella chiesa di S. Stefano a Feltre in Piazza Maggiore, davanti alla quale poteva aver anche celebrato la Santa Messa e quindi se la firma ci fosse stata l'avrebbe ben vista. Nella trascrizione della fine dell'Ottocento della storia di Feltre del Cambruzzi fatta da Antonio Vecellio compare l'attribuzione a Lorenzo Luzzo. Poiché la pala fu requisita dai francesi al seguito di Napoleone e poi entrò nel mercato antiquario e fu venduta, potrebbe essere stata segnata con il nome di Lorenzo Luzzo per renderla più appetibile ai compratori.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, quarta parte, Firenze 1568
  • Bonifacio Pasole, "Breve compendio delle cose più notabili dell'antiquissima et nobilissima città di Feltre" manoscritto conservato presso il fondo dei manoscritti Cicogna, Venezia. 1580
  • Stefano Ticozzi, Dizionario degli architetti, scultori, pittori, intagliatori in rame, in pietre preziose, in acciajo per medaglie e per caratteri, niellatori, intarsiatori, musaicisti d'ogni eta e d'ogni nazione, Milano 1830-1833
  • Antonio Vecellio, Pietro Lucio o Luzzo detto il Zarotto o il Morto da Feltre, in Il Messaggiere Tirolese, Rovereto 1862
  • Antonio Cambruzzi - Antonio Vecellio "Storia di Feltre", (trascrizione del 1873 del manoscritto di Antonio Cambruzzi del 1680 conservato presso la biblioteca del seminario vescovile a Feltre) II Volume
  • Antonio Vecellio, "I pittori feltrini" edizioni Panfilo Castaldi, Feltre,1898
  • Ruggero Zotti, Morto da Feltre, P. Prosperini, Padova 1911
  • Andrè Chastel, "La grottesca", Einaudi, Torino, 1989
  • Giuditta Guiotto, "Grottesche e putti in casa de' Mezzan di Feltre", Dolomiti, XVII n.3, giugno 1993
  • Soprintendrenza per i beni artistici e storici del Veneto "Pietro de Marescalchi restauri studi e proposte per il cinquecento feltrino" Canova 1994-
  • Giuditta Guiotto, "Le pitture del Morto nella casa de' Mezzan a Feltre", Dolomiti, XVIII n.2, aprile 1995
  • Giuditta Guiotto, "Giovan Battista Cavalcaselle taccuino di viaggio sul Morto da Feltre", Dolomiti, XXI n.5, ottobre 1998
  • Giuditta Guiotto, "Il Compianto del Cristo al Museo Civico di Feltre" Dolomiti XXV n.1, febbraio 2003
  • Giuditta Guiotto, "Casa de' Mezzan, un libro di storia fatto con la pietra" Rivista Feltrina, El Campanon, XXVI n.12 nuova serie, dicembre 2003.
  • Maria Carchio, Alessandro del Meglio, Roberto Manescalchi, "Le grottesche del Morto" Bollettino degli Ingegneri, n°10, ottobre 2004.
  • Giuditta Guiotto, "L'affresco della Madonna del Carmine del Morto da Feltre e le vicende della famiglia Bizzarini- Muffoni che lo possedeva" Rivista Feltrina, El Campanon, XXVII n.14 nuova serie, dicembre 2004.
  • Francesco Monicelli, "Nel Palagio Affreschi del cinquecento nei palazzi urbani", Arsenale, San Giovanni Lupatoto (VR), saggio di Tiziana Conte "Gli affreschi interni di committenza privata nei palazzi urbani di Feltre". 2005
  • Foto e commento di redazione in copertina "L'arrivo dei Magi (particolare) in casa de' Mezzan a Feltre, l'affresco attribuito generalmente al Morto da Feltre è di grande interesse..." Dolomiti, XXX n. 6, dicembre 2007.
  • In "Le via di Giorgione: ambienti, opere, memorie" a cura di Lionello Puppi, Enrico Maria Dal Pozzolo, Giorgio Fossaluzza, Skira, Milano 2009, saggio di Giorgio Fossaluzza "Alto Veneto; Belluno e Feltre" e di Enrico Maria Dal Pozzolo "Venezia"
  • Giuditta Guiotto, "A Feltre un Tondo di Madonna del Morto da Feltre" Dolomiti, XXXIII n.2, aprile 2010.
  • Giuditta Guiotto "Nuovi ambienti cinquecenteschi a casa de' Mezzan a Feltre" Dolomiti XXXV n.2,aprile 2012
  • Giuditta Guiotto "Il ritrovamento di Morto da Feltre" L'ORIOLI Anno XI n.6 Marzo 2014

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]