Medicina nucleare
La medicina nucleare è quella metodica di diagnostica per immagini radiologica, che consente lo studio della fissazione di un radionuclide, legato a una molecola, che "mima" l'attività metabolica di un tessuto organico fissandosi in quest'ultimo per studiarne la fisiologia.
Questi esami basandosi su prodotti radioattivi, richiedono particolari precauzioni.[1][2][3]
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Funzionamento [modifica]
L'apparecchiatura che viene utilizzata a tale scopo è costituita da cristalli a scintillazione che consentono la visualizzazione della fissazione del radionuclide all'interno dell'organismo fornendo un'immagine radiologica istantanea.
Mediante acquisizioni tomografiche è inoltre possibile lo studio tridimensionale dell'organo (PET e SPECT). Questi cristalli quando vengono colpiti dalla radiazione o dalla particella atomica contenuta nel radiofarmaco, che viene iniettato al paziente, emettono luce consentendo all'apparecchiatura di catturarla e convertirla in un segnale digitale per l'analisi computerizzata.
La scintigrafia rispetto a una normale radiografia è molto più sensibile ma meno specifica, in quanto arriva prima di quest'ultima anche se non ne possiede l'alta specificità morfologica.
Radionuclidi [modifica]
Il radionuclide utilizzato per eccellenza è il tecnezio-99m, che emette radiazioni gamma con energia di 140 KeV (ottimali per la gamma camera) ed ha un'emivita di circa 6 ore, compatibile con la durata degli esami ma comunque abbastanza lunga da consentire una limitata irradiazione del paziente e della popolazione. Il 99mTc viene prodotto tramite un generatore 99Mo-99mTc che ne garantisce un'ottima disponibilità.
Altri radionuclidi gamma-emittenti utilizzati più raramente sono:
I radionuclidi beta+ emittenti, per lo studio con la metodica PET, sono:
Essi decadono in tempi relativamente molto brevi e necessitano, per il loro ottenimento, di una macchina chiamata ciclotrone.
Terapia radiometabolica [modifica]
La terapia radiometabolica (anche terapia con radionuclidi, radioterapia metabolica) è quella branca della medicina nucleare che si occupa di trattare alcune patologie sfruttando particolari caratteristiche o degli isotopi radioattivi nativi o di alcuni farmaci, che vengono poi marcati con isotopi appropriati (di norma beta-emittitori puri, ma talvolta emettitori alfa o di elettroni monocromatici Auger o di conversione interna). È attualmente usata per:
- Ipertiroidismo: di qualunque origine sia (autoimmune, o uni- e multi-nodulare), tramite I-131
- Carcinoma tiroideo differenziato, sfruttando la capacità residua di fissare lo Iodio-131
- Terapia delle sinoviti croniche ipertrofiche dolorose
- Terapia delle metastasi ossee: usando bifosfonati coniugati con beta-emittenti puri
- Terapia dei linfoma CD20+: usando Zevalin, ossia l'unione di un anticorpo chimerico anti-CD20 con l'Y-90.
Note [modifica]
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
- Medicina nucleare nel Tesauro della BNCF
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