Martiri della guerra civile spagnola

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La chiesa e il convento di Belchite, distrutti durante la guerra civile spagnola.

I martiri della guerra civile spagnola sono i sacerdoti, religiosi e i laici cattolici spagnoli che, durante la guerra civile spagnola (1936-1939), furono uccisi a causa della loro fede, e nei quali la Chiesa ha ritenuto di individuare gli elementi caratteristici del martirio cristiano. Alcuni sono stati canonizzati, molti beatificati, la maggior parte nel 2001 (233) e nel 2007 (498).

Il contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Il 14 aprile 1931 iniziò la seconda repubblica spagnola, con la proclamazione della Repubblica e l'esilio del re Alfonso XIII. In tale circostanza la Chiesa cattolica, con papa Pio XI, aveva invitato i cattolici alla collaborazione con il nuovo governo, nell'interesse della Spagna.

Tuttavia, appena un mese dopo la proclamazione della Repubblica, iniziò una forte ondata di anticlericalismo, con i primi atti di violenza nei confronti di religiosi e laici, a causa del malcontento verso l'appoggio dato dalla Chiesa spagnola ai ceti dominanti, in particolar modo ai latifondisti e, in seguito, al generale Franco. La violenza colpì però indiscriminatamente anche molte persone estranee alle vicende politiche.

Il maggior numero di episodi di violenza si registrarono dopo il 1936, dopo la vittoria del Fronte popolare, formato da socialisti, comunisti e antifascisti sul modello del Fronte popolare francese. Le violenze si intensificarono tra il 18 luglio 1936 e il 1º aprile 1939, dando origine a una vera e propria persecuzione religiosa, che portò alla distruzione del 70% delle chiese spagnole e all'uccisione di quasi diecimila persone, tra le quali 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 religiose e diverse migliaia di laici di entrambi i sessi, il cui numero è tuttavia impossibile precisare[1].

Le santificazioni[modifica | modifica sorgente]

San Pedro Poveda Castroverde[modifica | modifica sorgente]

Pedro Poveda Castroverde era nato a Linares, il 3 dicembre 1874. L'UNESCO ha incluso il suo nome, come umanista e pedagogo, fra le personalità illustri che hanno influito profondamente nello sviluppo della società umana e della cultura mondiale, nel campo dell'educazione e della scienza. Fu ucciso a Madrid il 28 luglio 1936, dopo aver dichiarato ai suoi assassini: “Sono un sacerdote di Cristo”.

Beatificato da Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1993; è stato proclamato santo il 4 maggio 2003, nel corso del quinto viaggio in Spagna dello stesso papa, davanti ad una folla di circa un milione di fedeli, radunati nella Plaza de Colón a Madrid.

San Giacomo Ilario (Emanuele) Barbal Cosàn[modifica | modifica sorgente]

Giacomo Ilario (Emanuele Barbal Cosàn), nato a Enviny il 2 gennaio 1898, fu arrestato nel 1936 dai miliziani della repubblica spagnola mentre camminava per la strada del suo paese di nascita. Dopo essere stato affidato a una famiglia in libertà vigilata, fu trasferito nel carcere di Lérida e poi portato davanti al comitato di Tarragona, che lo internò nella nave-carcere «Mahon». Di fronte al tribunale confermò di essere un fratello religioso delle scuole cristiane, e non un ortolano, come consigliava il suo avvocato. Condannato a morte, fu fucilato in un boschetto il 18 gennaio 1937, ma le prime due scariche di fucile lo lasciarono illeso, facendo fuggire i miliziani spaventati; fu quindi ucciso con un colpo alla tempia dal comandante del plotone di esecuzione[2].

Beatificato da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1990, è stato canonizzato il 21 novembre 1999.

Sant'Innocenzo dell'Immacolata (Emanuele) Canoura Arnau[modifica | modifica sorgente]

Emanuele era nato il 10 marzo 1887 a Santa Cecilia del Valle de Oro, in Galizia. Fu membro dell'ordine dei passionisti e insegnò in vari istituti religiosi, dove in uno questi, appartenente alla congregazione dei fratelli delle scuole cristiane, il 5 ottobre 1934, venne catturato insieme a nove fratelli lasalliani perché creduti nemici del regime e condannato a morte dai rivoluzionari che lo fucilarono, insieme agli altri, il 9 ottobre 1936.

Beatificato da Giovanni Paolo II il 19 aprile 1990, è stato canonizzato il 21 novembre 1999.

Le beatificazioni[modifica | modifica sorgente]

Le beatificazioni antecedenti al 2001[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1987 e il 1999, Giovanni Paolo II ha beatificato 227 martiri, in più udienze successive:

Le beatificazioni del 2001[modifica | modifica sorgente]

L'11 marzo 2001 papa Giovanni Paolo II ha beatificato Josè Aparicio Sanz e i 232 compagni martiri di Valencia, appartenenti a 37 diverse diocesi della Spagna. Tra di loro figurano sia religiosi che laici, impegnati in diverse attività apostoliche, uomini e donne di tutte le età e appartenenti a diverse professioni e ceti sociali.

A tutti loro è stato riconosciuto il martirio in odium fidei, cioè l'uccisione per il solo fatto di professare la fede. Tutti morirono perdonando i propri carnefici e mantenendo fede al loro credo[3].

Le beatificazioni di Benedetto XVI[modifica | modifica sorgente]

Il 29 ottobre 2005, in San Pietro, Benedetto XVI ha beatificato i seguenti martiri:

Il 28 ottobre 2007, a Roma, il cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha beatificato, su mandato di papa Benedetto XVI, 498 martiri spagnoli, sia religiosi sia laici, appartenenti a diverse diocesi e congregazioni, uccisi "in odium fidei" durante la guerra civile spagnola.

Il 18 dicembre 2011, a Madrid, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha beatificato 23 martiri della guerra civile: un laico e 22 membri della Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata[6].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Justo Fernández Alonzo, Martiri della Guerra di Spagna, voce da Bibliotheca sanctorum, Città Nuova
  2. ^ San Giacomo Ilario (Emanuele) Barbal Cosàn
  3. ^ Scheda dal sito del Vaticano
  4. ^ Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia
  5. ^ Beati 498 Martiri Spagnoli
  6. ^ ZENIT - Spagna: Beatificati 23 martiri della Guerra civile
  7. ^ ZENIT - Cardenal Amato: Testigos valiosos de la bondad de la existencia humana

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vicente Càrcel Ortì, Buio sull'altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova, 1999
  • Antonio Montero Moreno, Historia de la persecuciòn religiosa en Espana, 1936-1939, Madrid, BAC, 1960, ristampa 1999
  • Martires espanoles del siglo XX°, Madrid, BAC, 1995

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]