Mahābhārata

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Mahābhārata
Draupadi and Pandavas.jpg
Illustrazione tratta dal poema epico Mahābhārata, ritraente Draupadi e i suoi mariti
Autore Vyasa
1ª ed. originale IV secolo a.C.
Genere testo sacro e poema epico
Lingua originale sanscrito
« … ciò che qui c'è, lo si può trovare anche altrove;
ma ciò che qui non si trova, non esiste in nessun luogo. »
(Mahābhārata, I,62, 53 ma anche XVIII,5,50)
Pagina da una serie Mahābhārata conservata nel museo di Brooklyn

Il Mahābhārata ([mɐɦaːˈbʱaːrɐtɐ]; sanscrito: महाभारत, "La grande storia di Bhārata"), a volte chiamato semplicemente Bhārata, è uno dei più grandi poemi epici dell'India, insieme al Rāmāyaṇa, oltre ad uno dei testi sacri più importanti della religione induista.

Nella maggiore edizione pervenuta ai giorni nostri, il Mahābhārata consta di quasi 100.000 strofe (corrispondenti a quattro volte la Bibbia, o a sette volte l'Iliade e l'Odissea messe insieme[1]), divise in 18 libri (parva) più un'appendice, l'Harivaṃśa,[1] (ma meno del poema chirghiso Manas) che ne fanno l'opera più imponente non solo della letteratura indiana, ma dell'intera letteratura mondiale.

Origini ed autori[modifica | modifica wikitesto]

Si narra che il poema sia opera del saggio Vyāsa, che include se stesso tra i più importanti personaggi dinastici del racconto. La prima parte del Mahābhārata dichiara che fu il Deva Gaṇeśa, su richiesta di Vyāsa, a scrivere il poema sotto la sua dettatura; Gaṇeśa acconsentì, ma solo alla condizione che Vyāsa recitasse il poema ininterrottamente, senza alcuna pausa. Il saggio, allora, pose a propria volta una ulteriore condizione: Gaṇeśa avrebbe non solo dovuto scrivere, ma comprendere tutto ciò che udiva ancor prima di scriverlo. In questo modo Vyāsa avrebbe potuto riprendersi un poco dal suo continuo parlare, semplicemente recitando un verso difficile da capire. A questa situazione fa riferimento anche una delle storie che spiegano il modo in cui si ruppe la zanna sinistra di Gaṇeśa (elemento essenziale della sua iconografia): nella foga della scrittura il suo pennino si ruppe, ed egli si spezzò una zanna affinché la trascrizione potesse andare avanti senza interruzioni, così da permettergli di mantenere la parola data[2].

Si ritiene che il Mahābhārata derivi da un originale lavoro molto più breve, chiamato Jaya (Vittoria). La collocazione temporale degli eventi qui descritti non è chiara: alcune persone li collocano con una certa sicurezza nell'India Vedica, attorno al 1400 a.C. Gli studiosi hanno analizzato gli eventi astronomici descritti nel Mahābhārata (ad esempio, le eclissi) datando i fatti al 1478 a.C. circa, o in alternativa al 3100 a.C. In ogni caso, è importante ricordare che la ricerca di una datazione esatta degli avvenimenti descritti nel Mahābhārata è di importanza secondaria rispetto all'imponente contenuto filosofico, etico e culturale dell'opera, e alla sua posizione all'interno della letteratura sanscrita classica.

Come la maggior parte della letteratura indiana antica, anche il Mahābhārata veniva trasmesso oralmente, di generazione in generazione. Questo ha reso particolarmente facile l'interpolazione di storie ed episodi addizionali all'interno del testo; si parla anche di variazioni locali, sviluppatesi in regioni diverse. Comunque, nella maggior parte dei casi le modifiche sono consistite in ulteriori aggiunte, e non in alterazioni della storia originale.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Kurukshetra e Bhagavad Gita.
Il re Shantanu chiede la mano di Sathyavati, la quale attraverso un rapporto pre-matrimoniale generò il rishi Vyāsa.

Il poema ha una struttura molto complessa, raccoglie numerose storie e leggende che costituiscono buona parte del ricco patrimonio mitologico indiano mentre la trama centrale occupa poco più di un quinto dell'opera.[1]

La trama centrale inizia circa 5200 anni fa,[3] quando entrambi i figli del re Shantanu e della regina Sathyavati, Chitrāngada e Vicitravirya, muoiono senza lasciare alcun erede. Allora, Satyavati invitò il saggio Vyasa a fecondare le due vedove di suo figlio Vicitravirya: Ambika e Ambalika. Vyasa accettò, ma dato che l'ascesi lo aveva deturpato, il suo aspetto era poco gradevole.

Al momento del concepimento quindi, la prima delle vedove, Ambika, chiuse gli occhi per non vederlo. Vyasa predisse per tale motivo che suo figlio sarebbe nato cieco, sia fisicamente che spiritualmente.
La seconda vedova, Ambalika, resistette e non chiuse gli occhi, ma nonostante ciò non potette evitare di impallidire alla sua vista. Vyasa perciò predisse che suo figlio sarebbe nato itterico e che avrebbe vissuto poco.

Il tempo passò e i figli nacquero. Il primo, come predetto, nacque cieco e fu chiamato Dhritarashtra. Il secondo, itterico, fu chiamato Pandu.

Nonostante il figlio maggiore fosse Dhritarashtra, il trono venne ereditato da Pandu, a causa della cecità di Dhritarashtra.

Le due mogli di Pandu gli diedero cinque figli, avatar di altrettante divinità,[3] indicati con il patronimico Pandava. Dhritarashtra ebbe cento figli (non ciechi) indicati con il patronimico Kaurava.

Presto però i cugini si trovarono in contrasto: i Kaurava, figli dello zio primogenito, pretendevano il diritto al trono; i Pandava, figli del re Pandu, lo reclamavano ugualmente.

Questi contrasti continuarono ad inasprirsi, culminando, dopo esili, cospirazioni e varie traversie,[3] in una sanguinosa guerra che durò 18 giorni, portando a decidere sul campo di battaglia di Kurukshetra le sorti del regno di Hastinapura.

È durante questa guerra che viene ambientato il Bhagavad Gita (lett. Il canto del Beato), sicuramente il capitolo più popolare dell'opera, durante il quale Krishna, l'incarnazione Divina, assiste l'eroe Pandava Arjuna impartendogli una serie di insegnamenti volti a raggiungere la realizzazione spirituale.

La guerra viene infine vinta dai Pandava: sopravvivono solo otto guerrieri e qualche donna.[3] Yudhishthira, il fratello maggiore dei cinque Pandava, diventa il nuovo re, regnando per trentasei anni.

L'epopea termina con la morte di Krishna che conclude l'era del Dvapara Yuga e dà inizio all'ultima era, quella del Kali Yuga.

I "Parva" del Mahābhārata[modifica | modifica wikitesto]

  • Cap. 1: Adi Parva (आदि पर्व) - libro delle origini
  • Cap. 2: Sabha Parva (सभा पर्व) - libro della grande sala
  • Cap. 3: Aranyaka Parva o Vana Parva (आरण्यक पर्व) - libro della foresta
  • Cap. 4: Virata Parva (विराट पर्व) - libro di Virata
  • Cap. 5: Udyoga Parva (उद्योग पर्व) - libro dei tentativi di pace e dei preparativi per la guerra
  • Cap. 6: Bhisma Parva (भीष्म पर्व) - libro di Bhisma (i cui capitoli dal 25esimo al 42esimo costituiscono i 18 canti della Bhagavad Gita[4])
  • Cap. 7: Drona Parva (द्रोण पर्व) - libro di Drona
  • Cap. 8: Karna Parva (कर्ण पर्व) - libro di Karna
  • Cap. 9: Shalya Parva (शल्य पर्व) - libro di Shalya
  • Cap. 10: Sauptika Parva (सौप्तिक पर्व) - libro dell'assassinio dei dormienti
  • Cap. 11: Stri Parva (स्त्री पर्व) - libro delle donne
  • Cap. 12: Shanti Parva (शान्ति पर्व) - libro della pace
  • Cap. 13: Anushasana Parva (अनुशासन पर्व) - libro degli insegnamenti (contenente l'inno Vishnu sahasranama, "I mille nomi di Vishnu")
  • Cap. 14: Asvamedhika Parva (आश्वमेधिक पर्व) - libro del sacrificio del cavallo
  • Cap. 15: Ashramavasika Parva (आश्रमवासिक पर्व) - libro della vita nell'Ashram
  • Cap. 16: Mausala Parva (मौसल पर्व) - libro delle mazze
  • Cap. 17: Mahaprasthanika Parva (महाप्रस्थानिक पर्व) - il libro della grande dipartita
  • Cap. 18: Svargarohana Parva (स्वर्गारोहण पर्व) - libro del Paradiso
  • Appendice: Harivamsha (हरिवंश) - genealogia di Hari

Opere derivate[modifica | modifica wikitesto]

Il mazzo di fiori del Mahābhārata[modifica | modifica wikitesto]

Nell'XI secolo la trama del Mahābhārata fu riassunta da Kṣemendra nell'opera Bhāratamañjarī, ossia Il mazzo di fiori del Mahābhārata.

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Il Mahābhārata ha avuto diversi adattamenti cinematografici. Fra questi:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) "Mahabharata." Encyclopædia Britannica. 2009. Encyclopædia Britannica Online. URL consultato il 12 marzo 2009.
  2. ^ Cfr. le altre tradizioni indeuropee nelle quali una mutilazione è conseguenza del mantenimento della parola data (ad es. il dio Týr nella mitologia norrena).
  3. ^ a b c d Veda 2006, pag.17
  4. ^ Esnoul 2007, pag.5
  5. ^ The Mahabharata su The Internet Movie Database

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Samhita Arni, Il Mahabharata raccontato da una bambina. Volume 1, tradotto da Ottavio Fatica, Adelphi, 2002, ISBN 978-88-459-1690-8.
  • Samhita Arni, Il Mahabharata raccontato da una bambina. Volume 2, tradotto da Ottavio Fatica, Adelphi, 2003, ISBN 978-88-459-1815-5.
  • Oscar Botto, Storia delle letterature d'Oriente, Milano, 1969.Contiene una sintesi del Mahābhārata nel vol. III pagg. 48 sgg..
  • Jean-Claude Carrière, Il mahabharata, tradotto da Cesare Barioli, Vallardi Industrie Grafiche, 2003, ISBN 978-88-7696-363-6.
  • Anne-Marie Esnoul (a cura di), Bhagavadgītā, tradotto dal francese da Bianca Candian, Milano, Oriente Universale Economica Feltrinelli, febbraio 2007, ISBN 978-88-07-81953-7.
  • Salvatore Lo Bue, La storia della poesia. Vol. 4: Gli altari della parola. Poesia orientale vedica. Inni e Mahabharata, prefazione di Agata Pellegrini, FrancoAngeli, 2004, ISBN 978-88-464-5268-9.
  • Mahabharata, in 7 volumi, tradotto dal sanscrito dal prof. Ramesh Menon , tradotto dall'inglese da Giorgio Borgonovi e Marco Marzagalli, Edizioni La Comune.
  • Il Mahabharata, raccontato da Rasupuram K. Narayan, tradotto da Riccardo Mainardi, Milano, Guanda, 1992, ISBN 978-88-7746-376-0. Nell'originale è una riduzione in inglese dell'opera.
  • Alberto Pelissero (a cura di), Arjuna e l'uomo della montagna (dal Mahābhārata), presentazione di Giuliano Boccali, Il leone verde, 1997, ISBN 978-88-87139-03-7.
  • Mia Peluso (a cura di), Mahabharata, versione per bambini, illustrata da Simona Vajana, Milano, Mursia, 1996, ISBN 978-88-425-2112-9.
  • Vittore Pisani (a cura di), Mahabharata. Episodi scelti, Torino, UTET, 1968.
  • Flavio Poli, Induismo. Vol. 4: I testi della tradizione. Il Mahàbhàrata, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 2000, ISBN 978-88-7094-413-6.
  • Mahabharata, raccontato da Chakravarti Rajagopalachari, tradotto da Marzio Tosello, Mondadori, 1995.
  • Daniela Sagramoso Rossella (a cura di), Storia di Śakuntalā: Mahābhārata, Venezia, Marsilio, 1991, ISBN 88-317-5505-6.
  • Bharati Swami Veda, Bhishma. Vivere e morire secondo il Mahabharata, Mimesis Edizioni, 2006, ISBN 978-88-8483-494-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Testi completi in caratteri devanagari ed in sanscrito traslitterato: