Madre Coraggio e i suoi figli

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Madre Coraggio e i suoi figli
Cronaca della Guerra dei Trent'Anni
Opera teatrale in 12 parti
Autore Bertolt Brecht
Titolo originale Mutter Courage und ihre Kinder
Lingua originale Tedesco
Composto nel 1938-1939
Personaggi
  • Anne Fierling, nota come Madre Coraggio
  • Kattrin la muta, sua figlia
  • Eilif, il figlio maggiore
  • Schweizerkas, il figlio minore
  • Il reclutatore
  • Il brigadiere
  • Il cuoco
  • Il comandante
  • Il cappellano
  • Il capo dell'armeria
  • Yvette Pottier
  • L'uomo bendato
  • Un altro brigadiere
  • Il vecchio colonnello
  • Uno scrivano
  • Un giovane soldato
  • Un soldato più anziano
  • Un contadino
  • La moglie del contadino
  • Il giovane
  • La vecchia
  • Un altro contadino
  • La contadina
  • Un giovane contadino
  • L'alfiere
  • Soldati
  • Una voce
 

Madre Coraggio e i suoi figli (sottotitolo: Cronaca della guerra dei Trent'anni), sovente tradotto in Madre Courage e i suoi figli è uno dei capolavori di Bertolt Brecht che scrisse questo testo destinato al teatro fra il 1938 ed il 1939.

Scritto proprio alla vigilia della seconda guerra mondiale, il testo risulta essere una denuncia di tutte le guerre e degli orrori che esse producono. Sull'intento politico-ideologico prevale qui l'intento realistico di Brecht, che rappresenta la mentalità degli oppressi e le sue terribili contraddizioni.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è ambientata in Polonia, Svezia e Germania tra il 1624 e il 1636 durante la guerra dei trent'anni. Racconta le disavventure di una vivandiera, Anna Fierling, che cerca di guadagnarsi da vivere vendendo mercanzie nei territori combattuti. La guerra le porta buoni affari visto che i soldati sono le uniche persone che hanno i soldi necessari per comprare le sue cose. Quindi lei si limita a seguire l'esercito cattolico o protestante. La guerra, sfortunatamente le porterà via i suoi tre figli, lasciandola sola con i suoi affari. Quest'opera ambientata nel 1600 molto probabilmente è stata scritta come protesta e critica sulla prima guerra mondiale vissuta dall'autore di persona, ma anche su tutte le guerre e di come rovinano l'esistenza dell'uomo. Lei, “piccola capitalista”, non si rende conto che sarà poi schiacciata dai “grandi capitalisti” che sono i regnanti, che si interessano solo delle sorti della guerra, ma dai quali dipendono gli affari dei “piccoli capitalisti”. Il dramma antimilitarista risulta quindi anche un dramma anticapitalista. La protagonista, come la maggior parte delle eroine di Brecht, è una donna coraggiosa, con un’energia vitale inesauribile. In lei si apre chiaro il contrasto tra la capitalista e la madre: il nome stesso, “Madre Coraggio”, sottolinea questi due aspetti che si fondono insieme. Ma il coraggio e la volontà di affermarsi negli affari prevarrà sulla “madre”, e la renderà cieca di fronte alle tragedie che le si porranno davanti. La guerra la priverà dei suoi tre figli e la lascerà sola, con il cuore ormai indurito dal dolore; ma il suo istinto materno ormai completamente offuscato non le permetterà di rendersi conto che la guerra è un male; anzi lei cercherà in essa nuovi affari.

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

Anna Fierling (Madre Coraggio): il personaggio principale, popolana indurita dalla guerra, incarna il doppio ruolo di affarista senza scrupoli e di madre protettiva. Ha trovato il modo di fare affari seguendo l'esercito cattolico durante la guerra dei trent'anni, vendendo provviste e oggetti di vario genere. Riesce a fare buoni affari grazie a questa guerra che rende tutti i beni molto più ricercati e necessari; più volte la si sente affermare che lei vorrebbe quasi che la guerra continuasse in modo da seguitare ad arricchirsi. Il suo attaccamento al carro e ai soldi le costerà la vita dei suoi figli (Eilif, Schweizerkas e Kattrin) più o meno indirettamente, mettendo in risalto uno dei temi dell'opera, cioè che i poveri in tempo di guerra tendono a considerare i soldi come l'unica via per la sopravvivenza, essendo ossessionati dai beni materiali che diventano perfino più importanti dei sentimenti e dei rapporti con la famiglia stessa.

Eilif: il figlio maggiore, arruolato nel primo atto nell'esercito. Giovane violento che si presta bene a fare il soldato, si distinguerà sul campo di battaglia per le sue gesta "eroiche" (tipo uccisioni di contadini e furto di bestiame) considerate quasi normali in tempo di guerra, dove sopravvive solo chi è più furbo. Morirà per ultimo quando finisce la guerra, condannato per i suoi crimini che durante la guerra non erano considerati tali, ma in tempo di pace ritornano punibili.

Schweizerkas: il secondo figlio, considerato dalla madre onesto, ingenuo e non molto intelligente. Verrà arruolato pure lui nell'esercito protestante e morirà per primo prigioniero di quello cattolico.

Kattrin: la figlia minore, è diventata muta e poi sfregiata per causa della guerra, è considerata da molti critici l'unica eroina dell'opera perché morirà sacrificandosi e salvando un intero villaggio da un attacco a sorpresa. Non è a caso che l'unico personaggio ancora puro di cuore sia incapace di esprimersi, quasi come significare che in tempo di pace la bontà e l'altruismo vengono coperti da tutti gli orrori e le cattive azioni che la guerra porta.

Cappellano: caratterizza una casta di persone paurose e false, interessate come tutti gli uomini alla propria sopravvivenza ed interessi, non si fa problemi a rinunciare all'onore per sopravvivere e rinunciare pure ai voti proponendo un matrimonio a Madre Coraggio.

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Il tema della guerra - La guerra è la causa della situazione di Madre Coraggio. La guerra gioca il doppio ruolo di salvezza e distruzione. Salva Madre Coraggio dalla povertà, ma non risparmierà i suoi figli portandoli uno dopo l'altro alla morte. La guerra che è voluta dai "grandi" ma che colpisce la vita della povera gente, le persone diventate cieche e insensibili, quasi abituate a tutta questa distruzione e ingiustizia. Il mondo nella guerra viene messo a nudo dall'autore che ne mostra tutti i risvolti, dalle ingiustizie commesse dai soldati alla prostituzione, alle torture, alle differenze tra soldati comuni e generali, al come le persone diventino egoiste e tutte le virtù siano nascoste e i valori ribaltati.

Il tema della Povertà - Quest'opera mette in risalto uno dei pensieri principali di Bertold Brecht, e cioè che i poveri sono ossessionati dai soldi e dai beni materiali, considerati l'unica via per sopravvivere. Sono più importanti della religione, più importanti dei sentimenti. Madre Coraggio perderà tutti e tre i figli a causa di questa mentalità, preferendo trattare per la vita del figlio o dedicandosi agli affari invece che badare ai propri figli. Malgrado le esperienze vissute, Madre Coraggio non impara da queste morti e continua seppur rattristata nella sua normale attività di mercante a cui tiene inconsapevolmente più di ogni altra cosa. Perfino la fine della guerra è vista da Madre Coraggio quasi come una brutta cosa, visto che non le permetterà più di fare buoni affari.

Madre Coraggio in relazione con il teatro epico[modifica | modifica wikitesto]

Bertolt Brecht è considerato il fondatore del teatro epico, e gli aspetti di questo tipo di teatro sono fortemente presenti in quest'opera. Infatti la narrazione è onnisciente e non tiene conto di mostrare i sentimenti dei personaggi, né di suscitarne negli spettatori, ma piuttosto di narrare i fatti così come sono. Il teatro epico a differenza di quello borghese non cerca l'immedesimazione degli spettatori nei personaggi, anzi ne provoca l'estraneazione, in modo che gli spettatori possano analizzare oggettivamente, imparare, riflettere e trarne conclusioni della realtà rappresentata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006, in occasione del Cinquantenario della morte di Bertolt Brecht, sotto gli auspici del Goethe Institut, le tre componenti etniche della Bosnia, attraverso il Teatro Nazionale Serbo di Banja Luka, il Festival Internazionale MES di Sarajevo e la Matrix Croatica di Mostar hanno prodotto lo spettacolo Madre Coraggio e i suoi figli, per la regia della belgradese-berlinese Mira Erceg-Havemann, protagonista l'attrice spalatina Ksenia Prohaska, come atto di denuncia della follia delle guerre, con l'occhio attento proprio al conflitto che dieci anni prima aveva sconvolto quella regione.

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