Black Flag

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Black Flag
I Black Flag in un recente live
I Black Flag in un recente live
Paese d'origine Stati Uniti Stati Uniti
Genere Hardcore punk[1]
Periodo di attività 1976- 1986
2013 -in attività
Etichetta SST Records
Album pubblicati 18
Studio 13
Live 2
Raccolte 3
Black Flag logo.jpg

Black Flag è un gruppo hardcore punk[1] statunitense formatosi a Hermosa Beach in California. La band fu fondata da Greg Ginn chitarrista, compositore principale e unico membro stabile durante i continui cambi di formazione del gruppo. Sono considerati universalmente uno dei primissimi gruppi hardcore-punk della storia della musica.[2] Il loro nome e il loro logo richiamano la bandiera nera, simbolo raffigurante il pensiero anarchico.

Nei loro testi, scritti prevalentemente da Ginn, i Flag, come molte band punk rock dell'epoca, si fecero portavoce di uno spirito anti-autoritario e anti-conformista con canzoni che descrivevano il moderno senso di isolamento, la depressione, l'alienazione, la nevrosi e la paranoia. Questi temi divennero centrali dal 1981 con l'arrivo di Henry Rollins alla voce.

La quasi-totalità del materiale dei Black Flag fu pubblicato dalla SST Records di proprietà dello stesso Ginn, una delle etichette indipendenti più importanti degli anni 80.

A partire dal secondo album lo stile dei Flag si evolse in maniera tale da affascinare ma anche da allontanare i punk e i fan della prima ora. Furono infatti i primi a unire l'hardcore-punk con noise, metal, free jazz e con una tendenza alla sperimentazione e all'improvvisazione in generale. Mentre gli altri gruppi della scena suonavano pezzi velocissimi, grezzi e basati su pochi e semplici accordi, le loro composizioni erano spesso lunghe, lente e complesse, non di rado addirittura strumentali. Di conseguenza la loro discografia è stilisticamente molto più variegata dei gruppi punk rock loro contemporanei.[3]

Oltre ad essere a tutti gli effetti una cult band i Black Flag sono sempre stati visti come un esempio all'interno della scena punk e indie rock per l'importanza data al promuovere un'auto-controllata scena e micro-economia DIY. Sono considerati dei pionieri dal movimento delle etichette indipendenti e DIY che si creò a partire dagli anni 80.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Il primo nucleo dei Black Flag si forma dai Panic. I Panic vengono creati nel 1976 a Hermosa Beach, una cittadina vicino Los Angeles (California), da Greg Ginn alla chitarra e Keith Morris alla voce. Dopo vari cambi di formazione, il gruppo riesce a trovare continuità con Gary McDaniel, che prende il soprannome di Chuck Dukowski, al basso e Brian Migdol alla batteria. Il gruppo è pronto per registrare, lo fa al Media Art di Hermosa Beach convinto da un vecchio membro del gruppo, Spot, che lavora come apprendista nello stesso studio.

I pezzi registrati vengono presi sott'occhio da una label, la Bomp; la casa però ha problemi economici e quindi non riesce a pubblicare il singolo promesso. Il quartetto attende la risoluzione dei problemi, ma infine Greg, che ha esperienza per quanto riguarda la creazione di un'impresa, in quanto proprietario della SST Electronics, decide di creare una casa discografica, la SST Records per mettere in commercio indipendentemente l'album. Nello stesso momento il gruppo decide di cambiare nome (il precedente era ritenuto troppo comune) in "Black Flag" (in italiano bandiera nera, il simbolo dell'anarchia); il nome è suggerito da Raymond Ginn (un fratello di Greg) che disegna per il gruppo anche il logo, quattro sbarre verticali nere rappresentanti, nelle sue intenzioni, 4 pistoni stilizzati che lavorano incessantemente.

Così nel dicembre del '78, Greg stampa 2.000 copie del primo singolo dei Black Flag, Nervous Breakdown, che contiene quattro brani; in tutto la spesa è di circa mille dollari. Il gruppo vende il loro lavoro per posta e le entrate ricavate sono le uniche per i componenti del gruppo che non hanno un lavoro fisso. La band decide a questo punto di farsi un nome, inizia a pubblicizzarsi spargendo centinaia di volantini a ogni concerto e disegnando il loro logo sui muri della città, il gruppo, però, a causa del suo comportamento viene preso in antipatia dalle forze dell'ordine, che interrompono ogni loro concerto per le risse che si scatenano, questo è anche il motivo per cui al gruppo viene concesso raramente di suonare due volte nello stesso locale.

Verso la fine del 1979 Keith, a causa di divergenze con il gruppo, lascia i Black Flag che trovano, nel giro di una settimana, un sostituto, Ron Reyes, che si fa chiamare Chavo Pederast. Dopo Keith, anche Brian lascia la band, venendo sostituito da Roberto Julio Belvedere, Robo. A questo punto il gruppo torna a registrare, ma durante un concerto Chavo, a pochi mesi dalla sua entrata, lascia il gruppo. Chavo accetta comunque di finire i lavori in corso per il nuovo album che viene pubblicato nel 1980 sotto forma di un EP intitolato Jealous Again.

L'arrivo di Rollins[modifica | modifica sorgente]

Henry Rollins

Il nuovo cantante viene trovato nell'estate del 1980, Dez Cadena, un fan della band e amico di Chuck, con Dez il gruppo parte per il primo tour nazionale. Nel 1981 i Black Flag pubblicano un nuovo EP, Six Pack, e il singolo Louie Louie, continuando comunque la loro attività dal vivo. Dez comunica alla band che non vuole più cantare perché le sue corde vocali si stanno rovinando e che si vuole dedicare alla chitarra, senza abbandonare il gruppo, così inizia la ricerca per un nuovo cantante. Ad uno show a New York, un fan sale sul palco per cantare un pezzo, la sua esibizione piace talmente tanto al gruppo, che decidono di fare qualche prova con lui. Henry viene assunto, con il nome di Henry Rollins, e Dez passa alla seconda chitarra.

Lo stesso anno la band registra il primo full-lenght, Damaged, la band riceve, intanto, un'offerta da una piccola label, la Unicorn Records, di proprietà della MCA Records, una major, il gruppo accetta sperando in una maggiore distribuzione. Ma dopo la stampa di 25.000 copie, la MCA annulla la produzione dicendo che la Unicorn non avrebbe dovuto fare la proposta perché l'album è, secondo la casa discografica, portatore di un messaggio negativo. La band nel 1981 decide, così, di pubblicare l'album per la SST. Questo viola, però, il contratto con la Unicorn e quindi si andrà a una battaglia legale tra la casa e il gruppo, questa causa porterà alla pena di cinque giorni di carcere per Greg e Chuck. Sulla copertina dell'edizione SST viene applicato un adesivo con scritto sopra "Come genitore, credo che questo sia un album contro i genitori", parole pronunciate dal presidente della Unicorn.

Verso la fine dello stesso anno, la band sta per lasciare l'Inghilterra in seguito a un concerto, quando Robo viene trattenuto dalla frontiera per problemi con il suo passaporto colombiano, così le date rimanenti vengono fatte con Bill Stevenson dei Descendents alla batteria, Robo lascia definitivamente il gruppo e nel maggio viene trovato il sostituto, Emil Johnson, la band con un nuovo membro registra altri brani che vengono pubblicati in TV Party. Emil lascia subito la band a causa di un litigio con Steve Corbin, un impiegato della SST e roadie della band, perché frequentava la sua ragazza. La band recluta un altro batterista, che viene cacciato dopo pochi live perché ritenuto troppo irresponsabile.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Il logo della band.

Intanto, nel 1982, il gruppo crea una raccolta, Everything Went Black, e, nel 1983, torna a suonare col gruppo Bill Stevenson (pur continuando a suonare con i Descendents). Nello stesso anno la band pubblica una compilation, The First Four Years, nel frattempo lasciano il gruppo sia Dez che Chuck (continuerà comunque a lavorare con la SST), nello stesso anno esce My War dove Greg suona anche il basso. Poco dopo viene presa una bassista, Kira Roessler, una ragazza che suonava nella band successiva ai Black Flag fondata da Dez, i DC3, con la nuova bassista registrano due album:Family Man, che ha il primo lato solo parlato (da Rollins) e il secondo solo strumentale e Slip It In, questi due lavori vengono pubblicati nell'84.Inoltre, sempre nel 1984, viene pubblicato il primo album dal vivo della band, Live '84, insieme a altri due full-lenght, Loose Nut e In My Head, e un EP strumentale, The Process of Weeding Out.

Nell'aprile dello stesso alcuni membri lasciano il gruppo per divergenze musicali, Bill viene rimpiazzato da Anthony Martinez e Kira da C'el Revuelta. Nel 1986 esce Who's Got the 10½?, registrato con Anthony e Kira. Poco dopo, però, Greg scioglie la band per dedicarsi a un nuovo gruppo, i Gone, e alla direzione della SST Records, che sta diventando una delle più importanti case a livello mondiale in ambito di rock e punk. Nel 1987 esce Wasted...Again, una raccolta delle migliori canzoni della band, nel 1989 viene pubblicato un EP, I Can See You, che contiene tre brani tratti da In My Head e uno inedito registrato con Bill e Kira.

Reunion ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Il 25 gennaio 2013 è stata annunciata, dal chitarrista Greg Ginn, la reunion dei Black Flag con il cantante Ron Reyes assieme al batterista Gregory Moore e il bassista Dale Nixon (in realtà lo stesso Ginn). Inoltre la band ha annunciato che rilascerà un nuovo album, il primo dal 1985. È stato annunciato che il bassista dei Screeching Weasel Dave Klein si è unito al gruppo. Il 2 maggio, tramite il loro sito ufficiale, la band ha rilasciato un nuovo singolo: Down in the Dirt.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album di studio[modifica | modifica sorgente]

Album dal vivo[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

EP di studio[modifica | modifica sorgente]

EP live[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Ultima formazione[modifica | modifica sorgente]

Ex membri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Black Flag, allmusic.com. URL consultato l'8-02-2009.
  2. ^ http://www.scaruffi.com/vol4/blackfla.html
  3. ^ http://www.ondarock.it/rockedintorni/blackflag.htm

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Micheal Azerrad, Our Band Could Be Your Life: Scenes from the American Indie Underground 1981–1991, Little, Brown and Company, 2001. ISBN 0-316-78753-1.
  • Henry Rollins, Get in the Van: On the Road with Black Flag, 2.13.61, 2004. ISBN 1-880985-76-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Black Flag in Open Directory Project, Netscape Communications. (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Black Flag")

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