Jahiliyya

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Jahiliyya (arabo: جاهلية‎, ovvero jāhiliyya, "Ignoranza o Età del peccato") è il termine che in arabo i musulmani danno al periodo precedente la missione profetica di Maometto.

Secondo i musulmani si tratta quindi di "ignoranza" della verità salvifica che, il Profeta dell'Islam avrebbe avuto l'incarico da Allah di svelare agli uomini col Corano.

Oggi il termine ha conosciuto nuova fortuna dal momento che i movimenti fondamentalisti islamici hanno preso a usarlo per indicare non tanto gli ambienti non musulmani, quanto quelli che, ufficialmente musulmani, agiscono però in modo difforme da quanto quei movimenti reputano essere il più puro e autentico Messaggio islamico.

Da qui il neologismo "giahilita" usato da parti della stampa scritta e parlata nel riferire di queste polemiche, per buona parte interne al mondo musulmano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel VI secolo, la Penisola arabica e la fascia arida e desertica che va dal golfo di Aqaba alla depressione del Giordano e alla Siria, era abitata, nelle sue aree centrali e settentrionali, da tribù nomadi indipendenti mentre in quelle meridionali erano attive, sotto il nome di Himyariti (i latini Homerites), gli eredi dei grandi regni sabei, del Hadramawt, del Qataban, di Awsan e dei Minei, tutte culture sedentarie estremamente progredite nelle conoscenze idrauliche e assai attive fin da prima del secondo millennio a.C. nel commercio dei cosiddetti "aromata", fra cui il famoso incenso, assai richiesti in area mediterranea, mesopotamica e iranica. La via dell'incenso era infatti una pista carovaniera che si snodava dai porti arabi sul Mar Rosso e il Golfo Persico, dove giungevano le preziose merci da Cina, India ed Etiopia, verso la Siria e l'Armenia, punteggiata da favolose città sorte in mezzo alle aree desertiche proprio grazie all'arricchimento con il traffico delle spezie: oltre all'Arabia felix (il ricco Yemen), le città carovaniere di Petra, Palmira, Baalbek, Jerash o Bosra.

I beduini (da bedu, cioè abitante della badiya, la steppa desertica) erano invece dediti al piccolo e grande nomadismo a causa del loro speciale modo di produzione che si legava strettamente all'allevamento di ovini e del dromedario (arabo jamal, collettivo ibil) e assaltando altri gruppi nomadi o le carovane dei mercanti. Erano politeisti e il santuario di Mecca era forse il più importante centro di incontro sia religioso sia commerciale, quanto meno nella regione del Hijāz. Tutta l'area viveva di un fecondo equilibrio, ormai pluri-millenario, tra gli abitanti sedentari delle città e le tribù nomadi del deserto, i cui contatti generavano una buona prosperità per entrambi.
L'area era contesa dall'Impero bizantino e da quello persiano sasanide: i primi avevano favorito la nascita del regno arabo dei Ghassanidi, tra Petra e Palmira, mentre il secondo appoggiava quello dei Lakhmidi con centro a Hira. L'Impero di Axum infine, alleato di Bisanzio e centro di cultura cristiana-monofisita, aveva conquistato lo Yemen, ripreso poi a fine del VI secolo dai Persiani: la guerra etiopico-persiana rovinò gravemente la florida economia yemenita, distruggendo il vitale sistema di dighe a canali che garantiva la fertilità straordinaria della regione. La riduzione delle aree coltivabili e delle oasi di ristoro sconvolse i traffici dei beduini, privati ormai delle derrate fresche e dei luoghi di ristoro yemeniti, e costrinse un'ampia fetta di popolazione a migrare verso nord, aumentando la popolazione e l'importanza di città quali La Mecca e Yatrib.
All'inizio del VII secolo, Maometto riuscì a fare degli Arabi una nazione, fondando uno Stato teocratico.

Politeismo arabo[modifica | modifica sorgente]

I riti e i culti praticati dagli arabi fino al VI secolo provenivano in larga parte dagli antichi regni vicini, come quello dei moabiti, degli edomiti e dei nabatei, soprattutto i connotati astrali e numerose figure mitologiche. La ricchezza di divinità soprattutto femminili presentava similarità con le divinità babilonesi e fenicie. I beduini inoltre, essendo un popolo nomade che facilmente entrava in contatto con altre popolazioni, avevano assimilato anche usi a tradizioni di un popolo che gli era molto affine per origini etniche, lingua e tradizioni, quello ebraico, tanto che nel VI secolo era diffusa una sorta di "monoteismo imperfetto", una devozione cioè al Dio di Abramo, progenitore comune secondo la Genesi di ebrei e arabi, affiancata al culto di idoli, tra i quali quello degli oggetti bethel era fondamentale: si trattava di pietre di origine celeste come la più famosa Pietra Nera della Mecca, portata secondo la tradizione dall'Arcangelo Gabriele ed anneritasi per i peccati degli uomini. Nel santuario della Kaaba, dov'è tutt'oggi custodita, dovevano confluire periodicamente tutte le tribù beduine.

La religione nelle aree centrali e occidentali arabiche si basava su tre divinità, Manat, al-Uzza e Allat, quest'ultima citata anche da Erodoto, subordinate ad un Dio più importante, Allah. Poi vi era un'infinità di spiriti (jinn) e divinità minori, che venivano rappresentate da rocce, alberi o alture. Predominante era l'enoteismo, nel senso che ogni tribù aveva una divinità protettrice, pur non negando l'esistenza di altre divinità protettrici di altri gruppi umani.

Monoteismo nella penisola arabica[modifica | modifica sorgente]

Gli Abissini avevano inoltre diffuso nella penisola arabica il Cristianesimo secondo la dottrina miafisita (che sosteneva che Cristo avesse una natura ibrida di divino ed umano), mentre i Persiani vi avevano importato lo zoroastrismo ed il cristianesimo nestoriano (secondo la quale in Cristo avevano convissuto due persone, rigidamente separate, ed unite solo moralmente, una divina e una umana). Alcune tribù beduine erano state convertite interamente al cristianesimo.
Esistevano inoltre numerose comunità ebraiche (sia ortodosse che eretiche) nelle città principali, compresa La Mecca e, soprattutto Medina, con numerosi commercianti ed agricoltori.
Nel nord della penisola, diverse tribù si erano convertite ad una forma particolare di Cristianesimo giudaizzante, derivato dall'antica eresia "Ebionita".
Con l'inizio della predicazione di Maometto nel 610 la vita della Mecca fu trasformata per sempre.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert G. Hoyland, Arabia and the Arabs - From the Bronze Age to the coming of Islam, Londra and New York, Routledge, 2001.
  • Patricia Crone, Meccan Trade and the Rise of Islam, Princeton University Press, 1987, ISBN 1-59333-102-9
  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740 (per la parte storico-religiosa)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]