Ibrahim Pascià

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Ibrahim Pascià

Ibrahim Pascià (Drama, 1789Il Cairo, 10 novembre 1848) è stato un generale, politico e sovrano egiziano nel XIX secolo.

Ibrāhīm (in arabo: ابراهيم باشا) fu Khedivè d'Egitto e supremo comandante militare nelle campagne d'Arabia, di Siria e d'Anatolia. Figlio di Mehmet Ali, il viceré d'Egitto, Ibrahim governò il paese dal luglio al 10 novembre 1848. Fu il padre di Isma'il Pascià.

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Ibrāhīm Pascià nacque nell'anno dell'egira 1204/1789-1790 nel villaggio di Nusratli (oggi Nikiforos), vicino alla città di Drama, in Rumelia (Macedonia orientale, Grecia), dove la famiglia si era rifugiata temporaneamente per scappare a una pestilenza che era scoppiata a Kavala, città natale del padre e della madre.[1] Era il primo figlio di Mehmet Ali e di Amina. Falsa è la versione di alcuni storici occidentali del XIX secolo, secondo la quale la madre Amina lo avrebbe avuto dal primo marito e che sarebbe poi stato adottato da Mehmet Ali dopo il suo matrimonio con Amina.[2]

Nel 1805, all'età di sedici anni, quando suo padre salì al potere in Egitto, fu tenuto incarcerato da un ammiraglio ottomano. Ibrāhīm riottenne la libertà quando il padre respinse con successo il tentativo d'invasione del Regno Unito in Egitto, condotto dal generale Alexander Mackenzie-Fraser.

Nel 1813, Ibrahim governò provvisoriamente l'Egitto allorché il padre partì per l'Arabia per combattere i wahhabiti. Nel 1816, succedette al fratello Tusun nell'incarico di comandante in capo dell'esercito egiziano d'Arabia. Era frammassone.[3]

Campagna contro i wahhabiti[modifica | modifica wikitesto]

Con l'aiuto del colonnello francese Joseph Anthelme Sève (Sulayman Pascià), introdusse la disciplina e le metodologie europee nell'esercito egiziano. La campagna contro i wahhabiti durò circa due anni e si concluse con l'annientamento politico dei wahhabiti.

Sbarcò a Yanbu', il porto di Medina il 30 settembre 1816. Le Città Sante di Mecca e Medina erano state conquistate dai wahhabiti, e la missione di Ibrahim era quella di recuperane il controllo, cacciando i wahhabiti nel deserto del Najd.

La formazione e l'armamento dell'esercito egiziano gli garantirono la superiorità militare necessaria a prevalere sui suoi avversari. Tuttavia la conquista dell'Arabia fu assai laboriosa, a causa della necessità di prendere Diriya, bastione wahhabita nel deserto, e a causa del coraggio mostrato dai suoi nemici, che non temevano di morire per la loro causa.

Ibrahim si dimostrò dotato di tenacia, affrontando assieme al suo esercito tutte le difficoltà, non lasciandoli scoraggiare per via di qualche sconfitta. Verso la fine del 1818, egli obbligò il capo dei wahhabiti, l'imam Sulaymān (nipote di Muhammad b. ʿAbd al-Wahhāb ad arrendersi, conquistando così Diriya.

Egli fece uccidere l'imām Sulaymān, ordinando all'esercito di sparargli addosso contemporaneamente.

Operazione in Morea[modifica | modifica wikitesto]

L'11 dicembre 1819, entrò trionfalmente al Cairo. Dopo il suo rientro in patria, Ibrahim domandò al col. Sève (Sulayman Pascià) di avviare la riforma dell'esercito egiziano sul modello europeo.
Nel 1824, Mehmet Ali fu nominato governatore di Morea dal sultano ottomano Mahmud II. Mahmud II sperava così di ottenere l'aiuto dell'esercito egiziano nella guerra d'indipendenza greca (1821-1832).

Ibrāhīm fu inviato nel Peloponneso con una squadra navale e un esercito di 17.000 uomini. La spedizione partì per la Grecia il 4 luglio 1824, ma per vari mesi la spedizione fu nell'incapacità di andare oltre l'isola di Creta e Rodi. Per timore dei brulotti greci, i battelli si fermarono in Morea. Il 26 febbraio 1825, dopo l'ammutinamento dei marinai greci a causa del mancato versamento della loro paga, Ibrāhīm sbarcò a Modone. Resterà in Morea fino all'ottobre 1828, attendendo l'intervento delle potenze occidentali in questa guerra.

Le operazioni di Ibrāhīm in Morea furono condotte con ferocia. Sconfisse facilmente i Greci e giunse il 24 aprile 1826 a metter fine all'assedio di Missolonghi, che costò la vita a numerosi soldati turchi ed egiziani. Gli insorti greci avevano creato molti problemi al suo esercito e, per vendetta, egli distrusse il paese, inviando poi migliaia di greci in Egitto per servire come schiavi. Questi provvedimenti indignarono le Potenze europee, la Francia, il Regno Unito e la Russia che si allearono per fermare e sconfiggere i troppo dinamici egiziani.

Dopo la battaglia di Navarino, il 20 ottobre 1827, vinta dalle potenze europee, la Spedizione di Morea, condotta dalla Francia lo costrinse a capitolare e Ibrāhīm lasciò il Paese il 1º ottobre 1828.

Campagna di Siria[modifica | modifica wikitesto]

Il governo ottomano, geloso dei suoi successi, tentò d'impedire alle sue truppe di tornare in Egitto. i britannici che s'erano incontrati con la sua flotta a Navarino, l'avevano descritto come un uomo obeso, malato e marcato dai segni del vaiolo. Mirando all'indipendenza, o quanto meno all'autonomia, dell'Egitto, suo padre Mehmet Ali entrò in urto con l'Impero ottomano e ordinò a suo figlio di liberare l'Egitto. Insieme aderirono appieno al progetto di una nazione che radunasse tutti gli arabi dall'Egitto alla Mesopotamia (Iraq).[4]

In Siria sconfisse i Turchi, liberò Damasco il 27 maggio 1832, inflisse una disfatta all'esercito ottomano a Homs l'8 luglio, batté ancora l'esercito ottomano a Beilan il 29 luglio, poi invase l'Anatolia e conquistò Konya il 21 dicembre.

Dopo la sua campagna militare, rimase in Siria, di cui divenne Governatore. Dopo la conclusione del Trattato di Kutayye, inviò il suo esercito per prendere Istanbul. Ma i suoi soldati furono costretti a tornare sui loro passi dal momento che i britannici e gli austro-ungarici non volevano una nazione araba indipendente dall'Impero ottomano, decidendo pertanto di aiutare gli Ottomani perché riuscissero a sbarazzarsi delle forze egiziane. Ibrahim fu quindi costretto a lasciare l'Anatolia nel febbraio 1841.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1846, effettuò una visita nell'Europa occidentale, venendovi ricevuto col rispetto che il suo rango richiedeva. Quando suo padre divenne troppo vecchio e fu colpito da forme degenerative di senilità, Ibrāhīm fu nominato Reggente (luglio 1848), ma premorì al padre per tisi il 10 novembre 1848, rendendo necessario il ritorno sul trono del vecchio Mehmet Ali, prima che questi potesse trasmettere ogni potere al figlio di Ibrāhīm e suo nipote, ʿAbbās Hilmī, ritenuto vicino politicamente ai britannici, che s'erano sempre opposti con ogni mezzi alla prospettiva che Ibrāhīm potesse edificare uno Stato moderno in Egitto.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 1845
Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
— 1845
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
— 1846

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Afaf Lufti al-Sayyid Marsot, Egypt in the reign of Muhammad Ali, Cambridge 1984, p. 27, dove il nome del paese è riportato come Nasratli, adottando una vocalizzazione alternativa, ma errata, del nome turco scritto in caratteri arabi.
  2. ^ Afaf Lufti al-Sayyid Marsot, Egypt in the reign of Muhammad Ali, Cambridge 1984, p. 27.
  3. ^ Politique - Actualités Politique en France - L'Express
  4. ^ Charles Saint-Prot, Le nationalisme arabe: Alternative à l'intégrisme, p. 11.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Governatore dell'Egitto Successore
Mehmet Ali 1848-1849 ʿAbbās I

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