Brulotto

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Brulotti cinesi, nel Wujing Zongyao, 1044.

Il brulotto è un natante, spesso di piccole dimensioni, caricato con esplosivo o materiali infiammabili, destinato ad essere usato come arma, dirigendolo sulla flotta nemica allo scopo di incendiarne o farne esplodere le navi.

Si trattava quasi sempre di un vecchio bastimento, di piccola taglia, che in passato era stata imbarcazione da guerra o da commercio, e che veniva trasformato e adattato allo scopo.

Il suo uso è conosciuto fin dall'antichità.

Esempi storici[modifica | modifica sorgente]

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Guerra del Peloponneso: nel 415-413 a.C., Tucidide riferisce che, durante la spedizione ateniese in Sicilia, i siracusani avevano catturato 18 triremi agli Ateniesi e, per distruggere il resto della flotta, inviarono contro di essa un vecchio bastimento da trasporto riempito di sarmenti e di legno di pino infiammato. Gli ateniesi riuscirono però a spegnere le fiamme.[1].

La sconfitta dell'Invincibile Armata[modifica | modifica sorgente]

Come riporta William Camden, storico ufficiale della corte elisabettiana, negli Rerum anglicarum et hibernicarum Annales, quest'arma fu usata nella notte del 27 luglio 1588 dalla flotta inglese contro l'Invincible Armada (Invincibile Armata), la potentissima flotta creata da Filippo II per invadere l'Inghilterra. Durante la notte l'ammiraglio inglese Francis Drake fece approntare otto brulotti che mandò in mezzo alla flotta spagnola. Il vero effetto di questa tattica non fu l'effettivo danneggiamento della flotta nemica, ma la sua dispersione nel mare e la diffusione del panico fra gli equipaggi. In seguito le più agili navi inglesi ebbero ragione delle enormi navi spagnole ormai sparpagliate e isolate.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tucidide, Guerra del Peloponneso, VII, 53.

William Camden, Rerum anglicarum et hibernicum Annales.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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