Grappignano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Template-info.svg
Grappignano, Castrum, particolare dei blocchi tufacei nelle diverse epoche storiche.

Grappignano è un'area archeologica nel comune di Collevecchio, in Italia.

Si trova su un terrazzo fluviale, nell'Alta Sabina tiberina, sopra la zona di confluenza del torrente Aia (Imella) ed il fiume Treja nel Tevere. Quest'area fu abitata in maniera continuativa dal paleolitico sino al medioevo, e continuò ad essere frequentata anche successivamente come rifugio sino al secolo scorso.

Indice

[modifica] Periodi storici

[modifica] Paleolitico

Per quanto riguarda il periodo preistorico sono stati rinvenuti reperti litici che attestano la presenza umana in tutte le fasi del Paleolitico: schegge di selce, raschiatoi, punte di lancia, con una maggiore consistenza per il Paleolitico Medio e un'area di industria litica. I reperti sono conservati nel museo civico di Magliano Sabina.

[modifica] Età del Bronzo e del Ferro

Nell'età del Bronzo e del Ferro si attesta la presenza di nuclei tribali insediatisi sui terrazzi alluvionali prospicienti le valli del Tevere e del torrente Aia(Imella), così da costituire un habitat strategico per il controllo dei canali fluviali e dei tratturi per la transumanza. Su un pianoro tufaceo di circa centocinquanta metri quadrati si trovano alcune cavità circolari, probabilmente impiegate come sede di pali lignei, ed altre più grandi, in uso certamente come cisterne e silos. Nella parte nord occidentale del pianoro sono visibili una serie di cavità circolari aperte frontalmente contenenti scorie di fusione: queste probabilmente avevano funzione di fornaci. Tutta l'area è circoscritta da incisioni verticali che interessano le parti perimetrali, così da formare una trincea di diversi metri. Questo insediamento, frequentato già dalla fine dell'età del Bronzo, sembrerebbe riscontrare analogie con un sito localizzato nell'Etruria padana[senza fonte].

[modifica] Periodo Arcaico Orientalizzante

Nel cosiddetto periodo Arcaico Orientalizzante l'area indicata era compresa in una rete insediativa molto articolata che è possibile ricondurre al territorio occupato dalle tribù sabine da fosso Campana, dove si erge la rupe tufacea che poneva il limite del pianoro del Pagus di Foglia (Magliano Sabina), il fosso di Casaglia, il Torrente l'Aia nella zona di Poggio Sommavilla sino a Stimigliano, trovando come limite sud il fiume Tevere.
Il Pagus di Poggio Sommavilla, 25/30 ha circa, di cui ancora oggi non sappiamo il nome, ne fu centro di riferimento, favorito soprattutto dalle naturali vie di comunicazione e da una giusta distanza con Roma a differenza dei centri sabini dislocati nella parte sud, Cures ed Eretum che da sempre furono impegnati a contrastarne militarmente le mire espansionistiche, trova affinità invece con gli insediamenti arcaici di Magliano e Otricoli. Sappiamo anche grazie a molti reperti archeologici trovati nella necropoli e negli insediamenti, ora conservati nel Museo Civico di Magliano Sabina, al museo Civico di Rieti, al Museo Nazionale di Perugia e Firenze, al Museum of Fine Arts Boston, e al Museo Nazionale di Danimarca, che vi era una vera e propria produzione ceramica locale. Vi erano presenti scambi culturali, economici e sociali, principalmente attraverso il Tevere e la valle dell'Aia, con l'area del Latium vetus, le aree Faliscia, Capenate, Vejana, Etrusca, Volsina, Orvietana, Chiusina, attraverso i valichi dei Monti Sabini nell'area della conca Velina e la valle del Tronto, attraverso la valle del Nera con l'Umbria e l'area medio adriatica e Picena.

[modifica] Periodo romano repubblicano

Dopo la conquista militare romana riconducibile al periodo medio Repubblicano cessa lo stato oligarchico arcaico con l'introduzione dell'area nella tribù Clustumina, per l' affinità Umbro-Picena dei Sabini. Resiste ancora abbastanza autonomia del Pagus di Poggio Sommavilla, si presume che in località fontanile Madonna del Piano, dove esistono resti di una Torre "Mozza" di origine romana connessa a una costruzione Altomedioevale, sia sorto un campo romano di controllo militare, divenuto sede di un probabile Foro. Sorgono le villae rustiche, con il conseguente sfruttamento imposto delle materie prime e risorse umane, l'articolazione dell'assetto viario esistente e gli approdi al tevere furono utilizzati dai romani per veicolare le merci nell'urbe. Nell'area di Grappignano troviamo il passaggio di un crocevia di direttrici che collegavano Monte delle Palme, dove ancora si possono trovare resti del fondo stradale basolato, al Pagus di Poggio Sommavilla con quello di Foglia e quell'asse evidenziato anche dalla Tabula Peutingeriana che da Forum Novum collegava la via Flaminia e l'ager Falisco attraverso il guado del tevere in località Colle Tondo vicino Grappignano, dove si trovano ancora resti della lastricatura della strada.

[modifica] Periodo romano imperiale

Con l'avvento dell'impero romano, I a.C. , l'area fu introdotta nell'ager Foronovanus elevato a Municipio, si ha la cessazione di ogni forma di produzione autonoma locale. Abbiamo testimonianza nella zona del Sacramento non lontana da Grappignano, di una fornace per la produzione di materiali laterizie che probabilmente doveva rifornire Roma, anche se è stato rinvenuto molto materiale proveniente dalle aree statoniense-amerino e ortano-narniense. Diversi materiali d'epoca imperiale sono stati ritrovati a Grappignano, in un'area interessata da cavità e cunicoli ora parzialmente chiusa, chiamata "A Grotte der Djavolu".

[modifica] Età medievale

A Grappignano nella parte sud del pianoro sopra descritto possiamo ancora ammirare i resti di una struttura fortificata medioevale di carattere difensivo e di controllo delle vie di comunicazione del Gualdo. Costruita su preesistenti mura Romane, costituita nella parte nord da una torre subito sopra il fossato che taglia in due il pianoro, dove si possono notare ancora le feritoie difensive e il torrione che insiste verso la valle del torrente l'Aia, circoscritto da rupi, speroni tufacei e pendi sostenuti da sostruzioni, che nascondono cisterne, cunicoli e cavità. Le prime citazioni Medioevali lo riportano con il nome di Carpinianum, faceva parte del Gastaldato di Cicinianus, (Cicignano frazione di Collevecchio) con Thoccia, Fianello e la villa di Agrippa a Montebuono, appartenenti al Ducato di Spoleto. Con l'estensione del potere del monastero Longobardo di Farfa ne divenne feudo, si ha notizia che un certo Gualperto chiede a Farfa che gli vengano dati in uso i beni da lui donati precedentemente, siti in Fianello e Carpiniano. Con l'avvento di Alberico II Duca di Spoleto affidò all'abate Leone il monastero di San Salvatore Maggiore sul Soratte con molte terre della Sabina, in un passo del Chronicon p. 26 del Monaco Benedetto del Soratte tratto dal testo (Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia Sabina, Umberto Mattei 2003), sulla zona di Grappignano si legge: Fundum Antiscanis, vinealis petite sex, toti in massa de Tocie petite de tera hubi dicutur a Saline, tres petite de terra a fundum Antiscanu a Monumento usque ad ripam castri Summa Villa, fundum Antiquum cum aliis nominibus integro, fundum Casali hubi est ecclesia Sancti Valentini, cum fundu Carpiniano. cioè, sei pezze di terra del fondo Antiscano, tutte le pezze de terra nella Massa di Toccia dove si chiama Salina,tre pezze di terra del fondo Antiscano dal Monumento sino alla ripa sotto il castello di Poggio Sommavilla, il fondo Antico per intero con tutti i suoi vocaboli con il Casale ove è la chiesa di San Valentino e il fondo di Grappignano. Fece parte della septimiliana, dopo il 1000 passo feudo del monastero di Farfa. Nelle prime decadi del mille Giovanni Arduino occupa infeudandosi Toccia e Grappignano, sappiamo che esisteva una chiesa dedicata a San Giovanni, ma presto ritorna alla septimiliana farfense. Nel 1193 fu dato feudo da Papa Celestino III, Giacinto dei Boboni, all'Abbazzia di San Salvatore maggiore di Soratte, fu feudo dei Taddellini, fu occupato da Magliano nel 1283 insieme a Toccia e Poggio Sommavilla in un periodo di lotte fra Guelfi e Ghibellini e di forti mire espansionistiche sulla Alta Sabina Tiberina, della città di Narni. Nel 1302 fu infeudato da Napoleone Orsini insieme a Toccia e Poggio Sommavilla, la chiesa fu dedicata a San Nicola, nel 1344 morto Napoleone Orsini fu concesso insieme a Foglia , Poggio Sommavilla, Vacone, Rocchette di Gallese agli eredi Orsini. Quando anche Collevecchio fu fatto feudo Orsini nel 1368 Grappignano dipese da esso, venne menzionato per l'ultima volta nel 1416 come prelevante 15 rubbie di sale nel liber secunde imposite salis et focatici.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Bibliografia

  • P. Santoro (a cura di), Civiltà arcaica dei Sabini nella valle del Tevere, III. Rilettura critica della necropoli di Poggio Sommavilla, Pisa-Roma 1977
  • U. Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia di Sabina, 2004
  • U. Mattei, La Sabina tiberina dalla preistoria alla fine dell'impero romano, 2004
  • F. Verga, Ager Foronovanus I (Forma Italiae, 44), Firenze 2006

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti