Gino Girolimoni

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Gino Girolimoni (Roma1 ottobre 1889 – Roma19 novembre 1961) è stato un fotografo e mediatore [1] italiano. Accusato di gravi delitti, fu additato come mostro dalla stampa. Successivamente scagionato, ne ebbe comunque la vita sconvolta. La sua vicenda rappresenta un caso emblematico degli effetti perversi di una campagna giornalistica pilotata e aprioristicamente accusatoria sulla pubblica opinione.

Indice

[modifica] La vicenda

Nel periodo 1924-28, Roma fu colpita da una serie di rapimenti, stupri ed omicidi di sette piccole bambine [2]. Emma Giacobini, di quattro anni, fu la prima vittima. Rapita mentre giocava in un giardino pubblico il 31 marzo 1924, fu ritrovata il giorno dopo a Monte Mario, con i segni della violenza ma ancora viva. Pochi mesi dopo ebbe un tragico epilogo il rapimento e lo stupro di una seconda bambina.

I giornali si fecero interpreti dell'angoscia popolare sollecitando la cattura dell'efferato criminale. Lo stesso Benito Mussolini, indispettito per gli insuccessi delle indagini e non volendo che il regime fosse ritenuto incapace di assicurare l'ordine, convocò il capo della polizia Arturo Bocchini e lo sollecitò ad assicurare al più presto l'omicida alla giustizia.

I corpi di altre cinque bambine, nel corso degli anni successivi, vennero rinvenuti con gli stessi segni di violenza delle prime vittime.

La polizia arrestò un sacrestano, con fama di pedofilo, e un vetturino, ma ambedue risultarono estranei ai fatti. Il vetturino, sopraffatto dalla vergogna, si uccise avvelenandosi. I sospetti, per una serie di circostanze, tra le quali la testimonianza di un oste e l'abbordaggio di una servetta dodicenne, conversero su un giovane uomo di trentotto anni, scapolo, corteggiatore di signore, proprietario di una Peugeot verde, con la quale amava girare per la città in cerca di avventure: Gino Girolimoni. Le cronache del tempo diedero grande enfasi al fatto che l'uomo possedesse due case, che nella fantasia popolare erano destinate ad abitazione l'una e per nascondere le sue vittime l'altra. Altro elemento di stupore il suo armadio che conteneva ben dodici abiti.

Tra le donne corteggiate dall'uomo, come sarà chiarito più tardi, c'era la signora che aveva al servizio la giovane domestica: Girolimoni l'aveva avvicinata per raggiungere la padrona.

Girolimoni venne arrestato il 7 maggio 1927. Mentre cercava, con lunghi appostameti davanti alla casa, di dare un biglietto alla domestica della signora corteggiata, la ragazza oppose resistenza e, pare, venisse strattonata. Tanto bastò per essere arrestato con la terribile accusa. La notizia fu ripresa dai giornali che la pubblicarono con grande rilievo: finalmente era stato catturato il "mostro di Roma". L'Agenzia Stefani [3], il 9 maggio 1927, scrisse che, dopo "laboriose indagini", erano state raccolte "prove irrefutabili" contro di lui. Anche il criminologo Samuele Ottolenghi, seguace delle teorie lombrosiane, pretese di ravvisare nei tratti somatici dell'arrestato i segni caratteristici del criminale [4]. Gli indizi a carico dell'accusato non avrebbero potuto essere più irrazionali: secondo alcune testimonianze il violentatore aveva i baffi mentre Girolimoni no. Questo, invece di scagionarlo "inchiodava" l'accusato, come prova della sua capacità di nascondersi e deviare le indagini.

La solerzia e l'onestà professionale del commissario di Pubblica Sicurezza Giuseppe Dosi [5] riuscirono a smontare i fragili indizi. Girolimoni, difeso dall'avvocato Ottavio Libotte, venne definitivamente prosciolto dal giudice istruttore Rosario Marciano, dopo che lo stesso pubblico ministero Mariangeli ne aveva chiesto l'assoluzione "per non aver commesso il fatto".

Il proscioglimento di Girolimoni passò però sotto silenzio: la notizia, per ragioni di convenienza politica, venne relegata dai giornali, con scarsa evidenza, nelle pagine interne: il giornale romano La tribuna ne diede notizia in un trafiletto a pagina quattro. La sua vita, nonostante l'assoluzione, fu irrimediabilmente sconvolta: non ebbe alcun indennizzo per l'ingiusta accusa, il suo nome rimase, per anni, sinonimo di violentatore e pedofilo ed una sua richiesta di modificarlo venne ignorata dalle autorità. Non riuscendo più a proseguire il suo lavoro, perse ben presto il suo discreto patrimonio. Cercò di sopravvivere riparando biciclette o facendo il ciabattino nei popolari quartieri di San Lorenzo e Testaccio.

Morì, poverissimo, nel 1961. Ai funerali, celebrati il 26 novembre nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura, parteciparono solo pochi amici. Tra questi il commissario Dosi. La salma fu tumulata nel cimitero del Verano a spese del Comune

Sulla vicenda, nel 1972, venne realizzato il film di Damiano Damiani: Girolimoni, il mostro di Roma, interpretato da Nino Manfredi.

[modifica] Note

  1. ^ Girolimoni offriva assistenza agli operai vittime di un infortunio sul lavoro per ottenere un risarcimento dai propri datori di lavoro.
  2. ^ Questi i nomi delle giovani vittime: Emma Giacobini (sopravvissuta alla violenza), Bianca Carlieri, Armanda Leonardi, Rosina Pelli, Elisa Berni, Celeste Tagliaferro, Elvira Coletti (sopravvissuta alla violenza).
  3. ^ Prima agenzia di stampa italiana. Sorta nel 1853, su iniziativa di Cavour, rimase attiva sino alla fine della Repubblica di Salò, nel 1945.
  4. ^ Fonte: Annibale Paloscia. Storia della Polizia. Roma, Newton Compton editori, 1989, pagina 45.
  5. ^ Dosi fu osteggiato dai suoi superiori ed il suo impegno duramente punito: arrestato fu internato per diciassette mesi in un manicomio criminale. Liberato nel 1940, fu reintegrato nella Polizia solo dopo la caduta del Fascismo. Ebbe in seguito importanti incarichi anche internazionali e scrisse un libro, citato in Bibliografia, sul caso che tanto lo coinvolse. Notizie sulla vicenda Dosi possono trovarsi in: Annibale Paloscia, opera citata, pagine 67-68.

[modifica] Bibliografia

  • Damiano Damiani; Gaetano Strazzulla. Girolimoni: il mostro e il fascismo. Bologna, Cappelli, 1972
  • Giuseppe Dosi. Il mostro e il detective. Firenze, Vallecchi, 1973
  • Cristiano Armati; Yari Selvetella. Roma criminale. Pagine 62-76. Roma, Newton Compton, 2006. ISBN 88-541-0706-9

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

  • [1] La doppia emme di Girolimoni di Folco Cimagalli
  • [2] L'angolo nero di Alessandra Buccheri
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