Forchetta

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La forchetta è una posata da tavola con due o più punte (generalmente quattro) denominate rebbi e disposte a pettine, usata per infilzare cibi solidi e portarli alla bocca o per tenerli fermi e tagliarli per mezzo di un coltello. La forchetta è realizzata principalmente in metallo; un tempo in argento, ottone e alpacca, oggi in acciaio inossidabile, ma esistono anche forchette di legno. Per la ristorazione veloce o per occasioni in cui non vi è la possibilità di lavare le posate come picnic o feste ci sono forchette in plastica usa e getta anche imbustate, in genere con coltello e cucchiaio di plastica e tovagliolo di carta, per motivi igienici.

Una forchetta

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'origine della forchetta non è chiara, è probabile un'origine romana[1][2] o comunque mediterranea, slegata agli utensili ricavati dalle ossa trovati in alcune tombe della cultura cinese Qijia (risalenti al 2400 - 1900 a.C.[3]).

In ogni caso romani e i greci facevano uso a tavola, come oggi per alcune pietanze, anche delle sole mani; nel caso di famiglie nobili e ricche si utilizzavano invece dei "ditali" d'argento, strumenti che avevano lo scopo di non scottarsi e sporcarsi le dita. Accanto ai ditali, vi era anche l'uso della forchetta. Numerosi ritrovamenti archeologici di esemplari molto curati con due o tre rebbi di epoca tardoimperiale sono conservati nei musei archeologici di Padova e Torcello.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la conseguente invasione barbarica, anche la forchetta, oggetto comunque raffinato seguì lo stesso declino, sparendo quasi completamente, almeno per le piccole dimensioni. Nell'Impero d'Oriente, invece, l'uso di questo "oggetto lussuoso" continuò, per poi venire reintrodotto in Italia dai veneziani.

Le prime forme di forchetta furono degli spiedi a due punte chiamati lingula o ligula, che venivano usati per infilzare i datteri.

Comunque in Italia le forchette cominciarono a diffondersi già nel XIV sec. nel Regno di Napoli, dove all'epoca si consigliava di adoperare un punteruolo di legno (antenato del modello in acciaio) per mangiare nella maniera migliore la pasta appena cotta e scivolosa.

Nel 1003 la forchetta venne portata in Occidente grazie alla principessa Maria Argyropoulaina [4][senza fonte], nipote di Costantino VIII, che venne data in sposa al diciannovenne Giovanni Orseolo, figlio del doge veneziano Pietro II Orseolo. Tuttavia alcuni esponenti della Chiesa vollero bandirla: San Pier Damiani la definì un "demoniaco oggetto"[senza fonte] perché nell'immaginario cristiano era un oggetto in uso al Diavolo.

A Firenze erano sicuramente in uso nella famiglia Pucci, come testimonia il dipinto di Sandro Botticelli sulle nozze di Nastagio degli Onesti, commissionato come regalo di nozze da Lorenzo il Magnifico nel 1483. Dalla corte medicea l'uso della forchetta fu diffuso in Francia da Caterina de' Medici.

La sua difficile diffusione in Occidente passò anche nella corte di Carlo V, il quale ne aveva addirittura una piccola collezione, e poi a Parigi dove rientrava fra le curiosità locali di una locanda, il tour D'argent, ambiente dove Enrico III di Valois (1551-1589), figlio di Caterina de' Medici, adoperò la forchetta per la prima volta.

L'uso della forchetta rimaneva però visto in malo modo: era considerata segno di eccessiva stravaganza, a tal punto che persino il Re Sole preferiva usare le dita alla forchetta e si convinse ad usarla soltanto quando la sua corte fu trasferita a Versailles nel 1684.

La forchetta incontrò difficoltà non solo in Francia ma anche negli altri Paesi e soprattutto nella Chiesa: le superstizioni religiose opposero la più strenua resistenza all'avanzare del progresso e della forchetta. Fu solo nel 1700 che le autorità ecclesiastiche ripresero in esame la dibattuta questione dell’infernale strumento il cui uso era ancora interdetto fra le mura dei conventi.

Soltanto dopo la metà del Settecento la forchetta iniziò a diventare quell'essenziale strumento che oggi conosciamo[senza fonte]. La forchetta venne introdotta nell'Italia meridionale probabilmente nel decennio francese, tanto che in Calabria si chiama broccia (dal francese broche, spiedo).

Tipi[modifica | modifica sorgente]

Vari tipi di forchette: da frutta, da sottaceti, da pesce, da tavola, da carne, da servizio e da arrosto

Coperto[modifica | modifica sorgente]

Servizio[modifica | modifica sorgente]

  • Forchetta da servizio, grande con tre rebbi
  • Forchetta per la pasta va posta alla destra del commensale che non dovrà incrociare le mani per prenderla.
  • Forchetta per insalata, col cucchiaio fa parte delle posate da insalata, di misura maggiore di quelle da tavola.
  • Forchettone per arrosto, con due rebbi molto lunghi e robusti
  • Forchetta per sott'aceti, piccola con due soli rebbi

Cucina[modifica | modifica sorgente]

  • Forchettone
  • Pinza (usata per gli spaghetti)

La forchetta in musica[modifica | modifica sorgente]

Il termine forchetta indica anche una particolare posizione delle dita sugli strumenti a fiato, in cui si solleva un dito compreso tra due dita abbassate (ad es., indice ed anulare abbassati sulle chiavi o sui fori, medio sollevato). Questa posizione è abbastanza innaturale per l'esecutore ed in più produce un suono più povero delle altre, ma si rende necessaria in alcuni strumenti per la produzione di alcune note. Negli strumenti moderni queste posizioni sono quasi completamente evitate grazie all'adozione di opportune chiavi.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

L'artista e designer Bruno Munari ha giocato con l'espressività antropomorfa di queste posate nelle sue forchette parlanti (1958).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sherlock, D. A combination Roman eating implement (1988). Antiquaries Journal [comments: 310–311, pl. xlix]
  2. ^ Fitzwilliam Museum – A combination Roman eating implement
  3. ^ Needham (1986), volume 6 part 5 105–108
  4. ^ Herrin Judith, Bisanzio, Corbaccio editore 2008, cap. 19

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